STAZIONI QUARESIMALI

STAZIONI QUARESIMALI

 

  1. 4. giovedì 21 marzo: Cavanella“
    “Salve, re dei Giudei!”.
    Gesù, Pilato e il potere (19,1-16)

STAZIONI QUARESIMALI

Entriamo nel tempo della Quaresima, che è il cammino di quaranta giorni che ci porta a celebrare con gioia la festa della Pasqua. Quest’anno il cammino è proposto come Stazioni quaresimali, cioè degli incontri settimanali alternativamente in Cattedrale e nelle altre chiese dell’Unità Pastorale con lo stile degli incontri che abbiamo già sperimentato in  Avvento. Le stazioni quaresimali (esercizi del quotidiano) consistono in una sosta di un’ora dalle 20.30 alle 21.30 per un momento di preghiera davanti al Gesù Eucaristia, una riflessione sulla Parola di Dio e a conclusione il canto della Compieta con la benedizione eucaristica. Nel periodo del silenzio ci sarà possibile anche accostarci al sacramento della Confessione. Per quanto riguarda la riflessione sulla parola di Dio, don Federico ci guiderà passo passo nel racconto della Passione secondo Giovanni, che di solito leggiamo il Venerdì Santo. Una contemplazione anticipata della croce che ci preparerà a vivere la Settimana della Passione e a continuare a stupirci del suo amore e della ricchezza di significato che la croce del Signore Gesù dà alla nostra stessa vita di credenti.

STAZIONI QUARESIMALI

 Calendario

  1. giovedì 28 febbraio: Cattedrale
  1. giovedì 07 marzo: Paludetto  “Non lo conosco!”.

Il processo religioso e Pietro (18,12-27)

  1. giovedì 14 marzo: Cattedrale

“Cos’è la verità?”

Gesù, i Giudei e Pilato (18,28-40)

  1. giovedì 21 marzo: Cavanella

“Salve, re dei Giudei!”.

Gesù, Pilato e il potere (19,1-16)

Risultati immagini per Gesù, i Giudei e Pilato

 

  1. giovedì 21 marzo: Cavanella
  2. venerdì 29 marzo: Cattedrale
  3. giovedì 04 aprile: Sindacale
  4. giovedì 11 aprile: Teson
  5. mercoledì 17 aprile: Cattedrale

 

 

“I SANTI MARTIRI COME NOSTRA DENT DE FAMEJA” (17-02-2019)

Per noi di Concordia i Santi Martiri sono come gente di casa, come parenti e familiari stretti.
Ci rivolgiamo a loro con uguale confidenza e affetto come facciamo con i più cari amici e lo facciamo per ogni necessità. Ricorriamo a loro in momenti di grave necessità, ma anche per le piccole e semplici cose di ogni giorno. Sono anche entrati nel linguaggio comune tanto che è facile sentire in ogni circostanza il consiglio: “prega i Santi Martiri”. Ad essi va il nostro pensiero e il nostro ricordo e quando passiamo in Cattedrale ci è doveroso sostare un attimo nella Cappella loro dedicata, che dall’anno scorso è diventata anche Santuario Diocesano, per un saluto di rispetto e di cortese e confidente amicizia.
Ai Santi Martiri ci hanno affidato i nostri cari alla nostra nascita e a loro raccomandiamo noi, i nostri parenti e familiari quando hanno concluso questa vita. E come si fa con uno di casa, a loro raccontiamo le nostre cose più intime e le necessità, i problemi, le angosce e le tristezze. Come pure veniamo contenti e riconoscenti a ringraziare per i benefici e le cose belle che abbiamo ricevuto, sicuri che è anche per la loro intercessione che esse ci sono accadute. E anche quando qualche persona che noi conosciamo o a noi cara ha preso una strada non buona e ha abbandonato la via della Chiesa è ancora ai nostri Martiri che confidiamo la nostra preoccupazione e chiediamo il loro aiuto.
E quante spose e mamme hanno messo nel taccuino dei mariti e dei figli che partivano in cerca di lavoro all’estero il santino con la preghiera dei Santi Martiri affidandoli alla loro protezione.
In questi nostri tempi in cui la fede cristiana anche qui a Concordia sta perdendo la sua consistenza e si è un po’ intiepidita, con più forza vogliamo implorare che i Santi Martiri ci diano quel coraggio e quell’intrepida fede che li hanno portati a testimoniare Cristo e il suo Vangelo fino alla morte sulle sponde del Lemene.
Oggi, 17 febbraio, che è la loro festa con gioia e riconoscenza preghiamo e cantiamo con entusiasmo e a voce forte l’Inno: “A voi la lode o Martiri, presidio e gloria nostra…”. Continuate cari Martiri nostri a proteggere Concordia e tuta la dent de Cuncuardia sparnisada pal mondo. Amen
Don Natale

 

“LA CARITÀ NON AVRÀ MAI FINE”  (3 febbraio 2019)

Oggi la liturgia ci presenta l’inno alla carità di San Paolo nella prima lettera ai Corinzi. Forse ci farà bene leggere a commento e riflettere su questa lettera aperta del parroco don Alessandro per Giovanni che è morto da solo in casa e ritrovato dopo un mese.

Giovanni Irrera. Chi era? Giovanni Irrera non era nessuno. Come tale è morto. Quando? Non lo sappiamo. E’ stato trovato morto in casa sua sabato 26 gennaio 2019. Probabilmente è deceduto, stando alle condizioni del suo corpo, un mese fa. Abitava davanti alla nostra chiesa, pochi metri più in là del municipio. Nessuno lo ha cercato, nessuno si è preoccupato di lui. Era in vita solo per il fatto di essere nato, la sua storia muore con lui. Veniva alla Caritas a chiedere un po’ di aiuto. Andava in su e giù per il corso con quel suo giacchettone di pile, il berretto di lana, la barba non curata, il passo stanco, lo sguardo di chi non ha grandi motivi per vivere. Disse a qualcuno che si sarebbe trasferito altrove per cercare un lavoretto che gli permettesse di arrotondare la misera pensione di 300 euro con la quale doveva pagare l’affitto e provvedere a sé stesso. E invece il suo corpo abbandonato nel letto è restato qui, da prima di Natale. Nessuno gli era vicino quando si è sentito male nessuno gli ha preso la mano, nessuno gli ha sussurrato quelle parole che solo nell’ultimo istante dell’esistenza si ha il coraggio di pronunciare, nessuno lo ha incoraggiato dicendogli che, se anche il suo essere sulla terra fosse stato tutto un fallimento, il suo entrare in cielo sarebbe stato un trionfo. Nessuno ha pianto per lui, nessuno ha pregato. Nessuno conosceva la sua vita e la sua storia ma per quanto possa essere stata pessima, non meritava una morte così. Vorrei chiedere perdono a Giovanni a nome di tutti, a nome di quelli che non lo hanno mai salutato e di quelli che hanno pensato male di lui; a nome di chi non gli ha dato delle opportunità e a nome di chi (familiare o conoscente) a Natale aveva il dovere di fargli almeno una telefonata». Io credo che sia morto la notte di Natale ( non ho nessuna prova ma le persone importanti agli occhi di Dio, nascono e muoiono in giorni importanti ) quando gli angeli irruppero nel buio e annunciarono la pace ai pastori, agli ultimi della terra. Anche quella notte cantarono ma solo Giovanni ebbe l’opportunità di ascoltarli: Vorrei che la comunità conoscesse la sua non-storia e vorrei che tutti fossimo più attenti al nostro prossimo. Vorrei che il giorno del suo funerale ci fosse tutta la comunità non quella delle grandi occasioni ma quella degli uomini di buona volontà che desiderano e si impegnano affinché, almeno nella comunità di chi si dice cristiano, nessuno abbia a morire da solo.

Don Alessandro

(Don Alessandro Fortunati, parroco di Acquasparta, in provincia di Terni)

 

 

Domenica 3 febbraio 2019   (27.01.2019)

Giornata per la vita: “È vita, è futuro”. Il messaggio della Conferenza Episcopale Italiana

Con questo affermativo ed esplicativo titolo la Chiesa Italiana invita a riflettere  e a impegnarsi  sul grande dono della vita in tutte le stagioni della esistenza. Questi alcuni passaggi che aiutano la riflessione:

-L’esistenza è il dono più prezioso fatto all’uomo, attraverso il quale siamo chiamati a partecipare alla vita stessa di Dio nel figlio suo Gesù. Questa è l’eredità, il germoglio, che possiamo lasciare alle nuove generazioni: “Facciano del bene, si arricchiscano di opere buone, siano pronti a dare e a condividere: così si metteranno da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera”.

Accogliere, servire, promuovere la vita umana e custodire la sua dimora che è la terra significa scegliere di rinnovarsi e rinnovare, di lavorare per il bene comune guardando in avanti.

Si rende sempre più necessario un patto per la natalità, che coinvolga tutte le forze culturali e politiche e, oltre ogni sterile contrapposizione, riconosca la famiglia come grembo generativo del nostro Paese.

Per aprire il futuro siamo chiamati all’accoglienza della vita prima e dopo la nascita, in ogni condizione e circostanza in cui essa è debole, minacciata e bisognosa dell’essenziale.

Ci è chiesta, nello stesso tempo, la cura di chi soffre per la malattia, per la violenza subita o per l’emarginazione, con il rispetto dovuto a ogni essere umano quando si presenta fragile.

Non vanno poi dimenticati i rischi causati dall’indifferenza, dagli attentati all’integrità e alla salute della “casa comune”, che è il nostro pianeta. La vera ecologia è sempre integrale e custodisce la vita sin dai primi istanti.

Incoraggiamo quindi la comunità cristiana e la società civile ad accogliere, custodire e promuovere la vita umana dal concepimento al suo naturale termine. Il futuro inizia oggi: è un investimento nel presente, con la certezza che “la vita è sempre un bene”, per noi e per i nostri figli. Per tutti. È un bene desiderabile e conseguibile.

 Don Natale

 

 

COSA “SERVE” FARE LA CRESIMA  (13.01.2019)

C’è qualcuno che ha ipotizzato che se anche la Cresima fosse abolita nella vita del cristiano non cambierebbe molto. Sembra infatti che la Cresima sia uno di quei benevoli artifici per “costringere” i ragazzi e le loro famiglie a frequentare ancora il catechismo e la Chiesa dopo la fanciullezza. Tanto che in un modo scherzoso, ma per tanti versi vero, si dice la Cresima e la celebrazione “dell’addio” dei ragazzi alla Chiesa.

La risposta che come Unità Pastorale si tenta di dare va invece in senso opposto e cerca di far vivere questo sacramento non come ultima tappa, ma come inizio di un modo più responsabile e costruttivo di essere parte della comunità cristiana. Ecco allora che il cammino della Cresima conosce anche altre proposte che la completano: l’esperienza importante dell’imparare a fare gruppo che viene vissuta, primariamente con la proposta di un cammino di preparazione e di formazione  come “animatore” per le varie attività come il Grest, la Festa dei Ragazzi, i campi parrocchiali a Tramonti, le Giomeniche; l’immersione nella solidarietà concreta nella Caritas parrocchiale, come alcuni hanno sperimentato i giorni di servizio alla mensa della Caritas di Roma; come anche in altre “esperienze” più ampie in Oratorio, nella Liturgia e nelle realtà associative come l’Azione Cattolica e gli Scout.  Sono tutte proposte che cercano di far percepire con il cristiano nella vita abbia uno spazio attivo e responsabile che si specificherà poi come “vocazione”.

Celebrare allora il sacramento della Cresima fa prendere coscienza di un fondamentale passo verso una maturazione umana e cristiana per il ragazzo.

A questo va aggiunto, non come ultimo aspetto, ma come fondamentale nella fede, il dono dello Spirito Santo che è potenza  e forza di Dio per vivere bene e con gioia il vangelo di Gesù e conseguire una vita bella, impegnata  e ben riuscita come ce la propone il Signore.

Ecco perché è importante che la Comunità tutta accompagni con la preghiera e l’esempio i cresimandi e le loro famiglie, perché lo Spirito Santo scenda su di loro con i suoi doni e faccia loro trovare e realizzare il loro spazio nella vita della società e della Chiesa.                                                      Don Natale

 

 

 

Epifania del Signore  (06-01-2019)

“LASCIATE CHE I BAMBINI VENGANO A ME NON GLIELO IMPEDITE “  dice Gesù.

Come da tradizione la festa dell’Epifania del Signore Gesù è anche la festa dei bambini.

E’ infatti  entrata nella consuetudine  di celebrare in questo giorno la benedizione dei bambini.

A questa celebrazione, un po’ perché è bello vedere insieme tanti bambini, un po’ perché una benedizione non fa’ male e non si sa mai, un po’perché veramente si crede nell’aiuto e nella benedizione di Dio, la frequenza di bimbi e genitori  risulta sempre significativa e numerosa.

Cari genitori con voi anche tutta la comunità chiede la benedizione dei vostri figli. Ben sappiamo   infatti come sia difficile essere genitori e come sia impegnativo indirizzare i figli su scelte positive e belle. Così è giusto e bello e cristiano chiedere per voi e per i vostri figli l’assistenza e la benedizione del Signore. Ma vorrei anche, con grande rispetto e grande delicatezza, ricordare  a voi da una parte l’importanza di chiedere il battesimo per i vostri figli “ Perché – come ci ricordava papa Francesco – essere battezzati e non essere battezzati non è la stessa cosa, perché il battesimo ci inserisce  in quell’atto d’amore  che è la morte e la risurrezione di Cristo e così per mezzo del sacramento del Battesimo, noi siamo salvati e redenti dallo Spirito Santo e fuoco”. E dall’altra parte richiamare all’impegno assunto, come dice la formula del rito del Battesimo: “Chiedendo il battesimo per i vostri figli voi –cari genitori vi impegnate a educarli nella fede, perché, nell’osservanza dei comandamenti, imparino ad amare Dio e il prossimo, come Cristo ci ha insegnato. Siete consapevoli di questa responsabilità? “.

Richiamando a questa responsabilità da voi promessa  essa vi chiede di trasmettere ai figli, con le parole ma soprattutto con la vita, la bellezza di seguire il Signore attraverso il suo Vangelo. Cari genitori lasciate che i bambini vengano al Signore e non solo non glielo impedite, ma voi stessi accompagnateli e voi stessi venite ad incontrare il Signore.  Noi tutta comunità parrocchiale oggi, festa dell’Epifania, per questo preghiamo!                                                                                                                             

don Natale

 

 

“ Te Deum laudamus…”   (30.12.18)

31 dicembre 2018 un anno si chiude, buona fine!

 Se pensiamo all’anno trascorso troviamo senz’altro un qualcuno  da ringraziare.

C’è senz’altro  un qualcuno a cui chiedere scusa e con cui fare la pace. 

C’è anche qualcosa da migliorare e da riproporre in maniera positiva e bella per l’anno che verrà.  Se poi tutto ciò lo mettiamo anche nella preghiera allora diventa canto di lode :” Te Deum laudamus… In te, Dómine, sperávi: 
non confúndar in ætérnum.” ( Ti lodiamo Signore… Tu sei la nostra speranza non saremo confusi in eterno”.

1° gennaio 2019 un nuovo anno inizia: auguri !

In questo nuovo anno che inizia c’è speranza che impariamo a fare il bene e a comportarci da persone con un po’ più di cuore e di onestà. C’è fiducia che nel mondo ci disponiamo a volerci bene e ad andare almeno un po’ più d’accordo. C’è  l’impegno  a costruire rapporti più positivi e di buon vicinato e ad andare oltre a tutto ciò che divide per  costruire ponti – non muri- su tutto quello, ed è tanto, che ci unisce. Se in questo  trova spazio la preghiera  allora diventa invocazione  piena di fiducia con certezza che non siamo soli ad affrontare questo nuovo anno ma che lo Spirito Santo è con noi e per questo lo invochiamo: “Veni, creátor Spíritus,  mentes tuórum vísita, imple supérna grátia, quæ tu creásti péctora… “ (Vieni, o Spirito creatore,visita le  nostre menti, riempi della tua grazia i cuori che hai creato.)

E’ vero anche gli aridi numeri del calendario possono diventare simboli e in questa maniera ci danno la opportunità  e possibilità per riflettere e per costruire un mondo più bello dove trovi posto Dio e l’uomo e il loro amore riempia questa nostra amata  terra.

AUGURI

Buona fine e Buon principio nel nome del Signore Gesù

 

 

E’ IL NATALE DEL SIGNORE GESÙ

E ANCHE NOSTRO SE LO VOGLIAMO

23 dicembre 2018

Carissimi è il primo Natale che celebro insieme a voi dopo tanti anni: facciamo festa perché la nostra vita è illuminata dalla presenza del Signore Gesù che si è fatto uomo per salvarci.

Andando per le famiglie, incontrando i nostri anziani e le persone malate, ho avuto testimonianze di quanto il Natale con l’annuncio che il Signore viene in mezzo a noi, trovi presenza di gioia e di festa nel cuore delle persone costrette dalla malattia o dall’anzianità a rimanere nelle loro case. Una di esse, con un dolce sorriso a conclusione della preghiera e dopo aver ricevuto la S. Comunione, ha usato una immagine bellissima per descrivere la gioia di questo incontro, dicendo: ”Sono contentissima! La presenza di Gesù “me ga verto el cuor”.

Si dirà che oggi la vita è diventata molto più complessa e ingarbugliata, che non c’è tempo non solo per le relazioni con gli altri, ma non c’è tempo neanche per se stessi e purtroppo neanche per il Signore…

Eppure io credo che se per un attimo riusciamo a fermarci, se per qualche momento abbandoniamo pensieri e preoccupazioni contingenti, sono sicuro che riaffiorano dal profondo della nostra vita la nostalgia di qualcuno e di qualcosa di grande e bello, riaffiora in noi anche un desiderio di tenerezza e un bisogno di innocenza e di pulito che possa dare valore e significato alla nostra stanca esistenza. E quello che in maniera elegante e poetica scriveva sant’Agostino: “Ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in Te”.

Mi sono chiesto quale regalo potremmo farci per un Natale cristiano e ne ho trovati tre: ognuno veda poi quello che più gli può essere utile.

Il primo: un po’ di silenzio (se non sai dove trovarlo entra in una chiesa) fermati lì e cerca di ritrovare un po’ di pace in te stesso, vedi cosa stai facendo della tua vita e dove stai orientando la tua esistenza. Se sei sincero questo ti aiuterà a ricominciare a vivere la tua fede e fare veramente Natale.

Il secondo: ascolta un canto natalizio o un pezzo di buona musica; sarà una buona medicina per disintossicarti dalla vita agitata che facciamo e ci aiuterà a ritrovare quello che diceva padre David Maria Turoldo nella poesia sul Natale: “Ma quando facevo il pastore allora ero certo del tuo Natale. I campi bianchi di brina, i campi rotti dal gracidio dei corvi… Io portavo le pecore fino al sagrato e sapevo d’essere uomo vero del tuo regale presepio”. E forse anche tu potrai rimetterti in cammino senza vergogna come i pastori per andare a incontrare Gesù, anzi per lasciarti incontrare da Gesù.
In fine il terzo: è assaporare il profumo del muschio ancora umido. E’ il ricordo bello dei tempi in cui si andava a raccoglierlo lungo i fossi o nelle zone all’ombra e nel raccoglierlo le mani si gelavano ma eravamo contenti perché potevamo con esso allestire il nostro presepe perché senza muschio non è un vero presepe e con esso l’incanto della nascita di Gesù nella umiltà e nella povertà diventa anche solidarietà e condivisione con chi è nel bisogno e nella necessità. Allora è vero anche il Natale
Ecco volevo con questi doni, mentre ritorno con ricordo commosso a quando ero bambino qui a Concordia, ricordarci che il Natale è fatto anche di tenerezza e di affetto, di calore di famiglia riunita e in pace e sì anche di una preghiera così come ce la ricordiamo ma ancora meglio fatta con le parole nostre che ci vengono dal cuore e allora in essa fiorirà sommessa e sincera anche una richiesta di perdono al Signore per essere stati lontani per vie di tristezza e di cattiveria e ora finalmente sentiamo il bisogno di ritrovare il sentiero di casa anzi il desiderio “de torna a cjasa” in quella povera grotta dove da sempre (forse da qualche Natale o più) ci aspetta il Salvatore del mondo: Gesù Bambino per fare festa con noi per il nostro ritorno.
Don Natale

I Consigli pastorali di Concordia, Sindacale e Teson, le Suore della Provvidenza, tutti i collaboratori pastorali, Don Natale, don Enrico, don Sergio, don Federico, don Nicolas e don Davide, vi augurano un
Buon Natale di Gesù!

IL SIGNORE È FELICE E NOI CON LUI.  16 dicembre 2018

 Nella Bibbia si usano più di venticinque termini per descrivere la felicità. Così, per ricordare a noi cattolici, spesso depressi e dolenti che la fede ha a che fare con la gioia, S. Paolo scrive ai cristiani di Filippi: è vero, ci sono fatiche, ci si lascia cadere le braccia vedendo le tante contraddizioni che viviamo, siamo continuamente travolti da mille notizie che ci scoraggiano. Ma se il Signore è vicino, e se lo accogliamo in noi nulla ci può veramente spegnere, angustiare, allontanare la gioia dal cuore.

Andando a trovare i malati e gli anziani nelle loro case ho trovato certo sofferenza e difficoltà, ma in genere le persone sono accudite con amore e grande affetto e in tantissime di loro la benedizione e la presenza della santa Comunione è accolta con gioia e festa. Una signora ha detto: “La presenza della santa Comunione è il mio più bel regalo per Natale, questa visita ha reso felice la mia giornata e la mia vita”.

Avvento è questo: tornare a credere che “il Signore è felice” e che ci rende felici.

Siamo ormai prossimi al Santo Natale vediamo di non lasciarci sfuggire questa gioia: veniamo a incontrare il Signore  per essere nella gioia vera del Natale.

Don Natale

 

 

 

“IO IL PRESEPE L’HO FATTO” 9 dicembre 2018

Nella tradizione cristiana con la festa dell’Immacolata Concezione di Maria si apre il presepio.

Andando per le case, in questo tempo d’Avvento, la gente mostra con compiacenza, magari piccolo, magari in un angolino, il suo presepio. Una anziana  signora mostrandomi il suo presepio mi diceva: ”Ha tutte le statuine un po’ beccate, ma io un segno per il Natale lo voglio in casa, ho incominciato a fare il presepio quando i miei figli erano piccoli, e l’ho fatto con i nipotini e ora lo faccio anche se  tutti sono cresciuti e io sono  diventata vecchia. Io il presepio, fin che potrò, lo faccio”.

Non entro nelle polemiche che ogni Natale vengono fuori sul presepio sì e il presepio no e capisco anche che il presepio non è certamente  sufficiente per vivere da cristiani il Natale.

Il presepio però può ricordarci che Gesù è venuto tra noi per amore e solo per amore nostro e mi può forse aiutare a vivere il Natale con un po’ più di amore, un po’ più di bontà e a rinnovare un po’ la nostra fede e la nostra speranza nel Signore .

E allora ritorni nelle nostre famiglie questo segno semplice e bello del presepio che non offende nessuno ma può far ritornare in noi la nostalgia di un rapporto più umano, più gentile, più solidale e più cristiano tra di noi. E anche noi come i pastori proviamo a metterci in cammino per incontrare il Bambino Gesù che è nato per noi ed è venuto a portare a tutti la sua pace e la sua gioia perché impariamo anche noi a volergli bene volendoci bene tra di noi. Io il presepio l’ho fatto!

Don Natale

 

Incomincia con questa domenica il tempo santo dell’Avvento. 2 dicembre 2018

E’ un tempo da vivere insieme: chiamiamo allora anche altri, tutti a mettersi in cammino con le nostre comunità. E’ quello dell’Avvento un tempo bello che ci invita all’attesa di Colui che continuamente viene.

E’ un tempo carico di riconoscenza perché ci ricorda che Gesù è venuto a cercarci, si è fatto uomo, per raccontarci del grande amore e della nostalgia che Dio ha per noi uomini.

E’ tempo per mettere un po’ di ordine nella nostra vita e liberare dal peso del male la nostra coscienza con il perdono di Gesù. E’ tempo di vigilare sui nostri rapporti: rapporto con Dio e rapporti con le persone, rapporti con gli avvenimenti della storia dove Dio continua a manifestarsi.

L’Avvento ci invita a “perdere un po’ di tempo” per fare il segno del presepe e dell’albero in famiglia, per stare un po’ di più con i nostri di casa e per guardare un po’ più in là del nostro piccolo orticello.

Impareremo allora ad essere più disponibili, a dare un po’ del nostro tempo per essere di aiuto a qualcuno, a dire una buona parola e soprattutto ad ascoltare e fare un po’ di compagnia a chi vive momenti di solitudine e di tristezza.  Compiamo qualche gesto di disinteressata amicizia e di solidarietà!

L’Avvento è tempo di gioia che va attinta dalla Parola di Dio per imparare a fare una vita più semplice, più pulita e così più bella.  Buon cammino di Avvento a tutti nel Signore Gesù.

Don Natale