SANTI MARTIRI CONCORDIESI

SANTI MARTIRI CONCORDIESI

Concordia ha un grande dono, che è anche un impegno: avere le ossa dei Santi Martiri Concordiesi custoditi in quello che è diventato dal 2017 santuario diocesano.

Santi Martiri Concordiesi, pregate per noi che ricorriamo a voi in questo momento di sofferenza per il Coronavirus!

PASSIONE DEI SANTI MARTIRI
Al tempo dell’imperatore Diocleziano la legge imponeva che i cristiani abbandonassero la fede in Gesù, altrimenti sarebbero stati uccisi loro e quanti li aiutavano. In tutto il territorio dell’Impero romano furono distrutte le chiese, bruciati i libri sacri, uccisi vescovi, preti e diaconi e moltissimi fedeli. Nella città di Vicenza, che apparteneva alla regione della Venetia et Histria, la persecuzione era molto dura. Donato e Solone, due fratelli cristiani, decisero di lasciare quella città e cercare rifugio qui, a Concordia. I due fratelli cominciarono ad annunciare il vangelo di Gesù; molti, dopo averli sentiti predicare, chiesero di diventare cristiani, e vennero battezzati da Donato. Fra i nuovi fedeli c’erano anche Nemegio e sua figlia Lucilla, che era cieca. Appena ricevuto il battesimo, la giovane Lucilla cominciò a gridare e a dire che ci vedeva, anzi, che vedeva una splendida luce. Per mandato imperiale a Concordia giunse un nuovo governatore, di nome Eufemio, con il compito di rimettere in vigore la vecchia religione pagana; al suo ingresso in città subito si recò nel tempio a fare un sacrificio. Alcuni traditores riferirono al governatore che in città erano arrivati due vicentini che adoravano Cristo e che costoro avevano convertito altri: era necessario intervenire per far obbedire agli ordini degli imperatori. Eufemio, venuto a sapere che i cristiani si riunivano nelle loro case, mandò i soldati ad arrestarli; i soldati li trovarono uniti in preghiera. I fedeli vennero arrestati come malfattori, incatenati e trascinati fino alla sede del governatore. Eufemio volle prima di tutto sapere chi fossero, da dove venissero e se fossero a conoscenza delle disposizioni degli imperatori. Ordinò loro di compiere un sacrificio agli dèi di Roma; Donato a nome di tutti rispose che non intendevano assolutamente obbedire a ordini che andavano contro la loro coscienza: i cristiani avrebbero continuato a seguire Cristo, a costo della vita. Il governatore non perse tempo e ordinò subito alle guardie di spogliare i cristiani e di torturarli con fruste e flagelli. Dopo innumerevoli frustate comandò loro di nuovo di sacrificare agli dèi e di abiurare la fede cristiana. Ma le torture non avevano piegato i fedeli, che continuarono a rifiutarsi di abbandonare Cristo per le divinità pagane. Accanto a Donato e Solone intervennero anche Secondiano e Silvano, a confermare la decisione di non tradire Gesù. Il governatore decise di torturarli ancora più brutalmente: li fece stendere su un cavalletto e bruciare con le torce accese. La reazione dei cristiani torturati fu solo la preghiera fiduciosa, e Dio diede loro forza anche per sopportare i dolori del fuoco. Sperando di averli spaventati e sicuro che un po’ di tempo passato in prigione li avrebbe resi più disponibili, Eufemio li fece rinchiudere nelle celle sotterranee del palazzo. Il giorno dopo furono trascinati fuori dalla prigione e ricondotti dal governatore. Fu ripetuta la richiesta: se volevano avere salva la vita, dovevano abbandonare Cristo e fare un sacrificio agli dèi pagani. Ma Donato, Silvano, Secondiano, Romolo, Giusto, Eutichio, Crisanto, Cordio, Policrazio, Nemegio e tutti gli altri, uniti e decisi, rifiutarono. Gli aguzzini insistettero ancora con le torture, facendoli distendere e versando su di essi olio bollente; con dei pugni di ferro furono colpiti in faccia, vennero spezzate le loro mascelle e furono ridotti in fin di vita. Nonostante l’atroce sofferenza, nessuno di loro rinnegò il nome di Gesù. Il governatore Eufemio decise allora di mettere fine alle torture e pronunciò per i cristiani la sentenza di condanna a morte per decapitazione. Il gruppo dei condannati, scortati da soldati e carnefici, fu trascinato fuori città, lungo il fiume Lemene. Prima del colpo di spada, i condannati si misero in preghiera, poi si salutarono con gioia, si diedero il bacio di pace, come se andassero alla comunione. I soldati gettavano le teste mozzate nel fiume, ma queste prodigiosamente cantavano inni a Cristo Signore. I cristiani di Vicenza volevano portare via le loro reliquie, ma i nostri padri si opposero e seppellirono i santi martiri appena fuori delle mura. La tomba di Donato, Secondiano e Romolo e dei loro compagni divenne poi il centro della vita della nostra Chiesa: su di essa sorse la Cattedrale. La fede della diocesi di Concordia – Pordenone trova un solido fondamento nella loro coraggiosa testimonianza. Dalle loro ossa nel corso dei secoli usciva un’acqua purissima, che i sacerdoti raccoglievano e distribuivano ai fedeli per gli ammalati: sono innumerevoli le guarigioni ottenute grazie ai Santi Martiri, e la loro intercessione può ottenere ancora oggi le grazie di cui abbiamo bisogno.

Link per seguire in diretta le celebrazioni in cattedrale

https://www.youtube.com/channel/UC-E7IZJAn_kjPEKe8zOsqRg