11 febbraio 2018- Commento Araldico allo Stemma Episcopale Mons. Livio Corazza

COMMENTO ARALDICO  ALLO STEMMA EPISCOPALE

Lo stemma di Mons. Livio Corazza è iscritto in uno scudo secondo la tradizione araldica Ecclesiastica. Una croce astile a un braccio traverso è posta in palo verticalmente dietro lo scudo; un cappello prelatizio (chiamato galero), con cordoni a dodici fiocchi, pendenti, sei per ciascun lato, di colore verde, si riferisce all’ordine dell’episcopato.

I simboli posti all’interno dello scudo stanno a significare:

 in alto: la stella cometa, segno di Speranza per il cammino dei Magi, consolazione nelle avversità; è la luce della Grazia e della Parola di Dio, secondo il versetto biblico “Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino” (Sal 118, 105); la stella è rappresentata a otto punte, indicando il richiamo figurativo e simbolico a Maria, venerata nella Diocesi di Forlì – Bertinoro nei titoli del Fuoco e del Lago;

 al centrol’ancora di salvezza, plasmata nella forma della Croce di Concordia.

La Fede che ci è consegnata dai padri, viene accolta e vissuta, per essere poi donata ai figli.

 In basso: i fiumi: Livenza e Tagliamento – limiti della Diocesi di Concordia – Pordenone; il Noncello, che attraversa Pordenone; il Fiume e il Sile, legato ai ministeri pastorali a Fiume Veneto e Orcenico di Sotto; il Lemene che bagna la Chiesa Cattedrale di Concordia di cui è stato parroco; il Montone, che dopo aver attraversato Forlì, raggiunge il mar Adriatico.

Il campo rosso: è il colore della Carità.

Dunque Fede, Speranza e Carità si intrecciano in un unico grande mandato, che diventa scelta per lo stile del ministero pastorale.

 

IN TE DOMINE SPERAVI

Il motto episcopale è tratto del testo latino del Salmo 70: “In te, Signore, ho sperato”. Questo salmo è la preghiera di un uomo in età avanzata che si rivolge a Dio nella prova, ed è caratterizzato da una particolare confidenza. Nella sua lunga vita l’orante ha sperimentato molte volte la presenza del Signore, la fede in Dio non è per lui solo qualcosa di teorico, bensì è una certezza che si è maturata negli anni e che è stata continuamente confermata dall’azione divina. Per questo, nonostante le difficoltà e i nemici, in tutto il salmo egli eleva insistente la lode. Il passato, abitato dalla presenza di Dio, diventa fondamento per mantenere la fede nel presente e rafforzare la speranza per il futuro; solo a Dio, Signore del tempo, appartiene la storia personale di ogni uomo. Da qui l’atteggiamento di fondo dell’autore sacro: la speranza. Dio è stato il protagonista del suo passato: essendo giusto e fedele non potrà che esserlo anche del futuro, la sua presenza non verrà mai meno.

Nella liturgia questo versetto del Salmo 70 è usato in modo particolare come frase finale dell’inno Te Deum, che secondo la tradizione viene cantato ad ogni ordinazione episcopale. Il cristiano in questo inno ripercorre la grandezza di Dio, la gioia della gloria celeste e la salvezza operata da Cristo per concludere con la stessa confidenza espressa nel salmo dall’anziano orante ebreo: Sei sempre stato con me, Signore, tu sei la mia speranza, non sarò confuso in eterno.

 

Saluto

Carissimi, entro con trepidazione e letizia nelle vostre case, con nel cuore le novità che tutti già sapete.

Novità che raccontano e rivelano sorprese belle e che al tempo stesso ospitano sensazioni di tremore e timore, come ben potete immaginare.

Supponevo di restare con voi ancora per molto tempo, invece il Signore ha deciso diversamente. Voglio subito ringraziare ciascuno di voi, con affetto sincero e genuino, per la pazienza che avete con me in questi anni. Sono stati anni intensi, di servizio, di lavoro, di esperienze e di relazioni sempre più profonde, abbiamo imparato a conoscerci e a volerci bene.

Sono stato a tempo pieno a Concordia, Teson e Sindacale, lasciando tutto il resto. D’altra parte, è soltanto dando tutto che si può costruire qualcosa. Ottanta mesi, in genere, sono certamente pochi per costruire qualcosa di profondo. Ma spero abbiate la bontà di comprendere la mia buona volontà. Quello che ho fatto, l’ho vissuto nello spirito della gratuità più assoluta, e di questo ne vado fiero.

Vorrei farvi tante raccomandazioni, invece mi limito a farne una sola, ed è rivolta ai genitori: lasciate che i vostri figli incontrino il Signore Gesù! È Lui, è solo Lui, che può dare un progetto vero e uno scopo di vita ai vostri figli. Tutto è utile, ma non tutto è importante, e nulla è come la fiducia che può dare Gesù. Non mettete all’ultimo posto la fede in Lui. Non è tempo perso, neanche la domenica, andare insieme ad incontrarlo. Stare insieme in famiglia al supermercato o in chiesa, non è davvero la stessa cosa. Vi auguro che possiate capire la differenza. Siamo pur sempre nel tempo quaresimale, pertanto un invito alla conversione dovete permettermelo.

Arriverà in settembre il nuovo Parroco. Nel frattempo don Enrico, con alcuni collaboratori (don Sergio, don Nicolas, don Giulio…), affronterà questi mesi. Ma ancora più importanti siete voi, con la vostra preghiera e la vostra appassionata partecipazione.

Se avete il desiderio di farmi un regalo, pregate sempre per me. Ogni giorno. Ho tanto bisogno di voi, della vostra preghiera e del vostro incoraggiamento. Per la mia nuova missione a Forlì-Bertinoro e per la chiesa universale. Un vescovo, infatti, non è a servizio solo della sua diocesi, ma, insieme agli altri vescovi, collabora con il Papa all’edificazione dell’unica chiesa di Cristo.

Concordiesi carissimi, ho imparato a conoscervi, a stimarvi e ad amarvi. Voi però non aspettate di conoscere il nuovo Parroco, vogliategli subito bene. Se viene a Concordia, vuol dire che è uno che ha voglia di lavorare per la vigna del Signore.

Grazie ancora a tutti. Grazie a don Pasquale, don Julius, don Enrico, don Iosif, don Sergio, don Umberto, don Armando, don Pietro, don Nicolas, don Giulio, ai preti della Romania… E grazie ai tanti collaboratori e volontari laici. Grazie alle 200 persone che ogni settimana si impegnano a fare qualcosa per le parrocchie dell’unità pastorale.

Un saluto speciale, ma lo farò personalmente, a tutti gli ammalati e gli infermi, che hanno sempre pregato per me e accolto con amore e gioia!

A tutti, buon cammino!

Don Livio Corazza Parroco