14 aprile 19-PREPARIAMOCI A VIVERE LA SETTIMANA SANTA

PREPARIAMOCI A VIVERE LA SETTIMANA SANTA
Per prepararci alla settimana fra tutte la più santa vorrei raccogliere la genuinità e la tenerezza di una di quelle santità della porta accanto anzi dell’orto accanto.
“Si tratta di ”Bepi” un uomo che a me che avevo 5 anni sembrava altissimo, e quando lo vedevo arrivare era come vedere spuntare il sole. “Bepi” mi portava nell’orto dietro casa sua per cogliere la verdura. Qui c’erano ortaggi per tutti: per noi, per l’asilo, per i poveri e anche per lui, per Bepi. Quando era il tempo dei pomodori “Bepi” ne prendeva uno lo divideva a metà, facevamo il segno della croce, perché era il primo della stagione, e lo mangiavamo metà per ciascuno. Perché bisogna ringraziare il Signore per quello che ci dona attraverso la terra e il nostro lavoro. Lo osservavo quando lavorava ed era proprio come pregasse. Lui m’insegnava a distinguere erba da erba: “Ecco mi diceva queste sono carote. Non si vedono, sono sotto. Questa invece è solo erba, somiglia alla carota ma sotto non ha niente, bisogna imparare a distinguere il buono dal cattivo. A volte l’esterno confonde, ma il frutto dice il vero. Dal frutto puoi riconoscere anche gli uomini”.
Poi le sue mani grandi snidavano dalla terra un’esile carota, la passava sotto la fontana e me la dava da mangiare. Bepi quando suonava la campana di mezzogiorno si fermava con il cappello in mano e la testa abbassata, si faceva il segno della croce e stava così in silenzio fino a che la campana non smetteva di suonare. Bepi era rimasto vedovo da tempo e adesso viveva solo, ma questo non lo aveva chiuso in se stesso, lo aveva aperto agli altri e quello che produceva nell’orto, ed era un bell’orto il suo, era anche per gli altri.
Sì, Bepi era un uomo buono, un santo della porta accanto, egli faceva le cose di ogni giorno con amore e con generosità verso il prossimo. Sì un santo dei gesti semplici e quotidiani.
Un giorno non arrivò, lo attesi invano. Poi mi dissero che era morto cioè che era andato da Gesù. Sentivo tristezza ma insieme ero felice. Gesù era stato sempre con lui e ora era bello che lui fosse sempre con Gesù”.
Ho voluto raccogliere in questo piccolo quadro di vita semplice e buona di un tempo, quello che essenziale nella vita del cristiano, quello a cui la Settimana Santa ci richiama nella figura di Gesù nella sua ultima settimana sulla questa terra.
Come Gesù impariamo a volere bene agli altri, ad affidarci al Signore, a saper ringraziare e a fare un po’ di silenzio. Vivere la Settimana Santa è entrare sempre più nella logica di Dio, nella logica della Croce, che non è prima di tutto quella del dolore e della morte, ma quella dell’amore e del dono di sé che porta vita. E’ entrare nella logica del Vangelo.
Seguire, accompagnare Cristo, rimanere con Lui esige un “uscire”. Uscire da se stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dalla tentazione di chiudersi nei propri schemi che finiscono per chiudere l’orizzonte dell’azione creativa di Dio. Dio è uscito da se stesso per portarci la sua misericordia che salva e dona speranza.
La Settimana Santa è un tempo di grazia che il Signore ci dona per aprire le porte del nostro cuore, della nostra vita, delle nostre parrocchie ed “uscire” incontro agli altri, farci noi vicini per portare la luce e la gioia della nostra fede. Uscire sempre! E questo co amore e con la tenerezza di Dio, nel rispetto e nella pazienza, sapendo che noi mettiamo le nostre mani, i nostri piedi, il nostro cuore, ma poi è Dio che li guida e rende feconda ogni nostra azione.
Auguro a tutti di vivere bene questi giorni seguendo il Signore con coraggio, portando in noi stessi un raggio del suo amore a quanti incontriamo.

Buona Settimana Santa

Don Natale