10 novembre 2019- San Martino

BUON “SAN MARTINO”: CARA PARROCCHIA. Fin da piccolo della figura di S. Martino mi veniva raccontato questo significativo episodio. Si diceva che in un giorno di freddo intenso, Martino, che era al galoppo con il suo cavallo – al tempo era un giovane cavaliere – avendo incontrato un povero tutto infreddolito, non avesse esitato a estrarre la spada e a tagliare in due il suo grande mantello, donandone una metà al povero perché si coprisse dal freddo. La storia commentava questo bell’atto di carità con il fatto che anche il cielo da quel giorno l’11 di novembre fa splendere un bel sole a mitigare l’aria, in modo che nessuno abbia, in questo giorno, a soffrire il freddo in ricordo dall’atto di carità di S. Martino e quel giorno da allora si chiama “estate di S. Martino”. Nella memoria dei più anziani c’era anche un altro modo di dire che non era affatto benevolo come il precedente esso era “fare S. Martino”. Voleva dire che per l’11 di novembre i contadini fittavoli, che erano stati privati dell’affitto da parte del padrone, erano obbligati a lasciare la casa e i campi entro quel giorno. Capiamo perciò come per i contadini fosse un giorno molto triste, dovendo raccogliere le loro poche cose e andare alla ricerca di un altro padrone che li prendesse in affitto con le loro famiglie, dando loro la possibilità di coltivare a mezzadria dei campi. Il tutto era almeno un po’ mitigato dal fatto che lo sfratto avveniva nel tempo in cui si erano conclusi i raccolti, per cui i contadini potevano usufruire almeno di una specie di buona uscita potendo avere almeno una parte del raccolto che avevano provveduto a coltivare durante l’anno. Meno noto è il fatto che S. Martino, benché anziano e malato, volle recarsi in un paese della sua diocesi – era infatti diventato vescovo di Tours – per cercare di mettere pace tra i parrocchiani e fu proprio lì che morì, compiendo questo atto di pacificazione e di amore verso i suoi fedeli. Lunedì scorso il nostro Vescovo ha riunito i parroci e i vicepresidenti dei Consigli Pastorali. Ci ha avvisati che tutti dobbiamo prepararci, per dire così, a “fare S. Martino”, cioè a cambiare il nostro tipo di partecipazione alla vita della parrocchia. Prendeva spunto, il Vescovo, da alcuni numeri e da quello che tutti possiamo osservare, cioè della diminuzione della partecipazione alla vita parrocchiale e concludeva dicendo che la vita delle nostre parrocchie è molto cambiata soprattutto come frequenza, in modo particolare nel mondo giovanile. E’ urgente allora, ha detto il Vescovo, che in forza della grazia del Battesimo tutti ci poniamo in verifica per vedere quali cose vadano cambiate, quali modalità siano da valorizzare per potere ancora annunciare la bellezza del Vangelo in un modo che è velocemente cambiato; insomma come essere cristiani e parrocchie credibili, ancora capaci di trasmettere la fede oggi. Urge, lo ha ripetuto più volte, cominciare a fare delle scelte e prendere delle decisioni in fedeltà al Vangelo e fare anche noi come chiesa locale un “San Martino” – non si può continuare a fare come si è sempre fatto-. Ci viene chiesto di lasciare cioè la casa di un tempo con le abitudini, i tempi e i modi dell’annuncio passati, per trasferirci in una realtà di parrocchia, che ora si chiama Unità Pastorale, per un’azione pastorale integrata operando delle scelte che si colleghino, in un modo ordinato e condiviso, in una pastorale d’insieme. Si tratterà di portare come preziosa eredità i frutti buoni di esperienze, di vita di carità e di preghiera che abbiamo coltivato un tempo e trasferirli in modo nuovo e adatto per la gente di oggi. Sappiamo che questo passaggio comporterà anche qualche sacrificio e fatica, perché il cambiare lo è sempre, ma dobbiamo renderci conto che solo rinnovando il modo dell’annunzio, non la sostanza, del messaggio cristiano potremmo portare, anche in questi nostri tempi, la testimonianza che il Cristo risorto è risposta all’ uomo di ieri, di oggi e di sempre. Allora prepariamoci a fare anche per le nostre parrocchie un “San Martino” all’insegna della fedeltà alla perenne novità del Vangelo. Buon “San Martino”, dunque, cara parrocchia! don Natale