DON NATALE

Modifica

17 novembre  2019-  “LA SPERANZA DEI POVERI NON SARÀ MAI DELUSA” Salmo 9, 19

E’ questo il messaggio della III Giornata mondiale dei Poveri, che papa Francesco ci offre prendendola dal versetto 19 del salmo 9. C’è un passo del vangelo dove Gesù ci ricorda che i poveri li avremmo sempre con noi.

Hélder Câmara vescovo brasiliano del quale è in corso la causa per la beatificazione usava dire: “La Chiesa mi ha ordinato Vescovo, i poveri mi hanno convertito al Vangelo”.

Colei che ha assunto come programma di vita servire i più poveri dei poveri e ha fondato su di esso il lavoro della sua congregazione è Madre Teresa di Calcutta ora dichiarata Santa. Raccontando da dove le era derivata questa attenzione – Madre Teresa – ci ha lasciato alcune bellissime testimonianze dell’educazione ricevuta in famiglia.

Ricordava: “La regola sulla quale si fonda l’accoglienza albanese è: “La casa è di Dio e dell’ospite”; mentre i simboli sono tre: pane, sale e cuore.” Ebbene, Madre Teresa farà di questa regola e di questi simboli la sua ragione di vita. Ogni dimora che aprirà sarà la casa di Dio e, di conseguenza, la casa dove ospiterà, sfamerà, disseterà, curerà i poveri, che definiva suoi “fratelli ospiti”. Il suo pane non sarà soltanto quello di farina, ma soprattutto quello di Gesù Eucaristia, sorgente della sua forza. Il suo sale sarà il gusto per la vita, attinto alla fonte della fede, immensa, dirompente, straripante. In ultimo, il cuore, cioè l’amore. Ancora oggi, fra il popolo albanese esiste questa usanza: quando si offre qualcosa a qualcuno si usa la mano destra per porgere, mentre la mano sinistra viene tenuta al petto per simboleggiare l’offerta fatta con tutto il cuore. Una tradizione che Madre Teresa assorbì fin nel profondo e porterà fuori dalla propria casa e dai confini albanesi, fino alle strade più abbandonate del mondo. Ricordava ancora: “Quando penso a mia mamma e a mio papà, mi viene sempre in mente, quando alla sera eravamo tutti insieme a pregare (…). Vi posso dare un solo consiglio: che al più presto torniate a pregare insieme, perché la famiglia che non prega insieme non può vivere insieme. E non abbiamo mai avuto così bisogno di pregare insieme come oggi. Penso che tutte le difficoltà del mondo abbiano origine dal fatto che non diamo tempo ai bambini, alla preghiera e alla vita insieme. Tutte le crisi del mondo vengono da questo: i genitori sono così presi dal lavoro, che non hanno tempo per i figli. I figli sono soli e non hanno dialogo con i genitori.” Ricordava anche: “Il mio papà spesso mi dava del denaro, o cibo o vestiti, e mi diceva: “Vai da quella famiglia. Non farti notare. Se trovi la porta o la finestra aperta, lascia il nostro aiuto e scappa”. Io ho fatto tante volte questo lavoro. Mio padre voleva aiutare, ma non farsi notare, facendo quello che dice il Vangelo: “Quando fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra quel che fa la tua destra, affinché la tua elemosina rimanga in segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto, ti darà la ricompensa”. Ricordava con commozione: “Quando manifestai il desiderio di donare a Dio la mia vita facendomi missionaria, mia madre era contraria, non voleva perdermi, ma alla fine disse: “Va bene, figlia mia, va’, ma sta’ attenta di essere soltanto di Dio e di Cristo”. Un giorno mi avrebbe chiesto: “Figlia mia, sei vissuta soltanto per Dio?”. Tutti a casa abbiamo pregato insieme perchè mantenessi fede a questa promessa.

La felice intuizione del Papa nell’indire questa Giornata mondiale dei Poveri è un forte richiamo a vivere nella concretezza la nostra fede cristiana e nel manifestarla con gioia nella certezza che la speranza dei poveri non andrà mai delusa, dice il Signore.

don Natale


10 novembre  2019- BUON “SAN MARTINO”: CARA PARROCCHIA

Fin da piccolo della figura di S. Martino mi veniva raccontato questo significativo episodio. Si diceva che in un giorno di freddo intenso, Martino, che era al galoppo con il suo cavallo – al tempo era un giovane cavaliere – avendo incontrato un povero tutto infreddolito, non avesse esitato a estrarre la spada e a tagliare in due il suo grande mantello, donandone una metà al povero perché si coprisse dal freddo. La storia commentava questo bell’atto di carità con il fatto che anche il cielo da quel giorno l’11 di novembre fa splendere un bel sole a mitigare l’aria, in modo che nessuno abbia, in questo giorno, a soffrire il freddo in ricordo dall’atto di carità di S. Martino e quel giorno da allora si chiama “estate di S. Martino”.  Nella memoria dei più anziani c’era anche un altro modo di dire che non era affatto benevolo come il precedente esso era “fare S. Martino”. Voleva dire che per l’11 di novembre i contadini fittavoli, che erano stati privati dell’affitto da parte del padrone, erano obbligati a lasciare la casa e i campi entro quel giorno.  Capiamo perciò come per i contadini fosse un giorno molto triste, dovendo raccogliere le loro poche cose e andare alla ricerca di un altro padrone che li prendesse in affitto con le loro famiglie, dando loro la possibilità di coltivare a mezzadria dei campi. Il tutto era almeno un po’ mitigato dal fatto che lo sfratto avveniva nel tempo in cui si erano conclusi i raccolti, per cui i contadini potevano usufruire almeno di una specie di buona uscita potendo avere almeno una parte del raccolto che avevano provveduto a coltivare durante l’anno.  Meno noto è il fatto che S. Martino, benché anziano e malato, volle recarsi in un paese della sua diocesi – era infatti diventato vescovo di Tours – per cercare di mettere pace tra i parrocchiani e fu proprio  lì  che morì, compiendo questo atto di pacificazione e di amore verso i suoi fedeli.

Lunedì scorso il nostro Vescovo ha riunito i parroci e i vicepresidenti dei Consigli Pastorali. Ci ha avvisati che tutti dobbiamo prepararci, per dire così, a “fare S. Martino”, cioè a cambiare il nostro tipo di partecipazione alla vita della parrocchia. Prendeva spunto, il Vescovo, da alcuni numeri e da quello che tutti possiamo osservare, cioè della diminuzione della partecipazione alla vita parrocchiale e concludeva dicendo che la vita delle nostre parrocchie è molto cambiata soprattutto come frequenza, in modo particolare nel mondo giovanile. E’ urgente allora, ha detto il Vescovo, che in forza della grazia del Battesimo tutti ci poniamo in verifica per vedere quali cose vadano cambiate, quali modalità siano da valorizzare per potere ancora annunciare la bellezza del Vangelo in un modo che è velocemente cambiato; insomma come essere cristiani e parrocchie credibili, ancora capaci di trasmettere la fede oggi. Urge, lo ha ripetuto più volte, cominciare a fare delle scelte e prendere delle decisioni in fedeltà al Vangelo e fare anche noi come chiesa locale un “San Martino” – non si può continuare a fare come si è sempre fatto-. Ci viene chiesto di lasciare cioè la casa di un tempo con le abitudini, i tempi e i modi dell’annuncio passati, per trasferirci in una realtà di parrocchia, che ora si chiama Unità Pastorale, per un’azione pastorale integrata operando delle scelte che si colleghino, in un modo ordinato e condiviso, in una pastorale d’insieme. Si tratterà di portare come preziosa eredità i frutti buoni di esperienze, di vita di carità e di preghiera che abbiamo coltivato un tempo e trasferirli in modo nuovo e adatto per la gente di oggi. Sappiamo che questo passaggio comporterà anche qualche sacrificio e fatica, perché il cambiare lo è sempre, ma dobbiamo renderci conto che solo rinnovando il modo dell’annunzionon la sostanza, del messaggio cristiano potremmo portare, anche in questi nostri tempi, la testimonianza che il Cristo risorto è risposta all’ uomo di ieri, di oggi e di sempre. Allora prepariamoci a fare anche per le nostre parrocchie un “San Martino” all’insegna della fedeltà alla perenne novità del Vangelo.

Buon “San Martino”, dunque, cara parrocchia!

don Natale

3 novembre  2019-  “DALLA TERRA E DAL LAVORO: PANE PER LA VITA”

E’ questo il titolo del messaggio per la 69a Giornata del Ringraziamento.
Dunque il pane; uso dire che sono nato in un forno perché mia madre ha lavorato per tanti anni al forno e per noi il forno era come la seconda casa. Specialmente l’inverso il forno era il luogo dove andavamo il pomeriggio a fare i compiti al caldo a quei tempi infatti il forno era aperto di mattina prestissimo e rimaneva chiuso al pomeriggio. Per me il pane ha sempre rivestito (posso dire) un “affetto” particolare. La gioia di mangiarlo ancora fresco e profumato e il grande rispetto che da sempre mi era stato insegnato per cui “guaia a strassar el pan” era quasi peccato, soprattutto pensando a chi, per povertà, non poteva che permettersi al posto del pane solo “una feta de poenta sala”. Si aveva un tale rispetto e quasi una devozione che anche quando cadeva a terra non si buttava mai via, ma data una soffiata e una rapida pulita con la mano e poi si mangiava.
Per il cristiano poi il pane è dono della bontà di Dio e sua benedizione come recita la liturgia:” Benedetto sei tu Signore, Dio dell’universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane, frutto della terra e del lavoro dell’uomo; lo presentiamo a te, perché diventi per noi cibo di vita eterna”. E “guadagnarse el pan” è sinonimo di impegnarsi nel lavorare e quando si vuole riconoscere la bontà di una persona si dice: “All’è bon come el pan”.
Ho un ricordo particolare legato al pane. Un tempo c’erano dei poveri che venivano per le case a chiedere l’elemosina e c’era un uomo anziano che regolarmente ogni settimana veniva a casa nostra e sapeva che le davamo qualche panino, solo si raccomandava che fosse tenero perché non aveva denti per masticare il pane se era croccante e quando lo riceveva prima di metterlo nel sacchetto lo baciava e, nascondendosi con la mano la bocca sdentata, con un mezzo sorriso diceva grazie nel nome del Signore e della Madonna.
Nel messaggio della giornata del ringraziamento c’è un titoletto che recita: “Pane spezzato per la fraternità e la pace”. Commentando la frase del Padre nostro – dacci oggi il nostro pane quotidiano – papa Francesco ha affermato durante l’Udienza dello scorso 27 marzo: «Il pane che chiediamo al Signore nella preghiera è quello stesso che un giorno ci accuserà. Ci rimprovererà la poca abitudine a spezzarlo con chi ci è vicino, la poca abitudine a condividerlo. Era un pane regalato per l’umanità, e invece è stato mangiato solo da qualcuno: l’amore non può sopportare questo. Il nostro amore non può sopportarlo; e neppure l’amore di Dio può sopportare questo egoismo di non condividere il pane». Mangiare e spezzare il pane diventa dunque anche l’impegno a condividere con il prossimo il pane materiale e il pane della solidarietà.
San Paolo ci ricorda di essere molto attenti quando riceviamo il pane dell’Eucaristia perchè: “Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, mangia e beve la propria condanna”.
Mentre Gesù ci assicura: “Io sono il pane vivente, quello disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”.
GRAZIE a tutti gli agricoltori e ai contadini che si adoperano per celebrare la Giornata del Ringraziamento nelle nostre comunità parrocchiali. Attraverso il dono dei frutti della terra diciamo GRAZIE a Dio e ci disponiamo ad essere disponibili a spezzare il pane della solidarietà e della condivisione con ogni fratello che è nel bisogno.

don Natale


27 ottobre 2019-  INVOCARE I SANTI E PREGARE PER I DEFUNTI

Ricordo che quando frequentavo le scuole elementari uno dei temi che le maestre ci assegnavano in questo periodo era “Racconta la visita al cimitero”.  Era infatti ed è -spero – “d’obbligo” nelle festività dei Santi e dei defunti recarci in cimitero a portare un fiore, accendere un lume e a dire una preghiera sulle tombe dei nostri cari. Sono piccoli segni ma con essi si cerca di esprimere, così come siamo capaci, tre bei sentimenti.

  1. Il fiore dice un grazie per tutto quello che i nostri cari ci hanno donato e fatto mentre erano con noi. Un grazie che forse avremmo potuto e dovuto dire prima e soprattutto esprimere più spesso e invece talvolta abbiamo trascurato, a volte ce ne siamo dimenticati, altre ancora non ci siamo preoccupati di dire. Lo diciamo ora, con un po’ di vergogna per il ritardo, sia almeno un grazie sincero e bello simboleggiato dal fiore che portiamo.
  2. Il lume sta ad indicare la vittoria della luce sul buio della morte. Esso mostra che il Cristo Risorto, che è la luce venuta nel mondo, ha vinto con la luce della sua risurrezione la morte. Il lume acceso ricorda che la vita non finisce nel buio del nulla e del niente, ma che con la morte noi andiamo incontro alla Luce vera che illumina ogni uomo: è il volto splendente del Cristo che con la sua risurrezione ha vinto la morte e ha assicurato a tutti noi la vittoria sulla morte. Questo lume acceso è un segno che ci richiama alla fede nella risurrezione dei morti ed è un impegno affinchè teniamo accesa anche in noi la fede e la speranza della risurrezione.
  3. La preghiera con essa affidiamo alla misericordia del Signore i nostri cari defunti. Per loro chiediamo che, riconciliati nell’amore e nella grazia del Signore, possano vivere per sempre nella gioia e nella pace del Paradiso con la Beata Vergine Maria, i nostri Santi Martiri Concordiesi, tutti i Santi e con coloro che ci hanno preceduto, oltre la morte, nella pienezza dell’amore di Dio Padre.

Tra tutte le preghiere che si recitano per i defunti c’è la preghiera del Santo Rosario che un tempo veniva recitata in ogni casa la sera dei morti. Quella sera nessuno usciva anche perché le osterie erano chiuse e dal campanile a intervalli regolari suonavano le campane a martello. C’erano infatti degli uomini che durante la notte, saliti alla cella del campanile, dandosi il turno suonavano le campane per ricordare a tutti di pregare per i defunti.

A sottolineare il “dovere” di pregare per i defunti c’è questo ricordo di un anziano sacerdote egli racconta: «Qualche anno fa mi recai in ospedale a trovare un anziano contadino amico di famiglia, ormai morente. Con la confidenza che ci accomunava da tempo, gli chiesi se avesse paura della morte. Mi rispose di sì, che aveva un po’ di timore; ma poi fece un’affermazione che mi sorprese: Mi consola– mi disse – però l’idea del funerale. Se penso al funerale cristiano la morte non mi spaventa! Quando vado ai funerali, vedendo tanta gente che prega per il morto, penso: vuoi che il Padre eterno non ascolti tutte quelle persone, i loro canti e le loro preghiere! Quanta fede, quale speranza e che consapevolezza del valore della carità e solidarietà fraterna aveva quel semplice uomo».

E’ molto bello e veramente cristiano che ci siano sempre tante persone che partecipano ai funerali, è un modo evangelico per esprimere nella preghiera e nella partecipazione la speranza cristiana nella vita oltre la morte; è pure un modo concreto di esprimere vera solidarietà e fraternità in Cristo ai defunti e ai loro famigliari.

“L’eterno riposo dona loro Signore

e splenda ad essi la luce perpetua.

Riposino in pace. Amen”

don Natale


13 ottobre 2019- “ANDATE ANCHE VOI A LAVORARE NELLA MIA VIGNA” (Mt 20,4

“ANDATE ANCHE VOI A LAVORARE NELLA MIA VIGNA” (Mt 20,4)

L’invito lo troviamo nella parabola che Gesù ha raccontato per indicare che la sua chiamata è a tutte le ore e in tutti i tempi della nostra vita. Essere operai nella vigna del Signore significa aver accolto la sua proposta e aver risposto liberamente, gratuitamente e gioiosamente. Significa mettere a disposizione tempo, entusiasmo e capacità a servizio della comunità sia parrocchiale sia civile per il bene del prossimo. Le chiamate del Signore sono tante e per molteplici servizi, ci sono coloro che sono chiamati come operatori  liturgici (chierichetti, gruppi di preghiera e adorazione, cantori e lettori, ministri della comunione e della consolazione), ci sono gli operatori della catechesi e dell’evangelizzazione (catechisti dei vari gruppi, coloro  che  accompagnano ai sacramenti del battesimo, comunione, confessione, cresima e matrimonio, i gruppi animatori e delle Giomeniche e i gruppi sposi, gli animatori  dell’AC e i capigruppo dell’ AGESCI), gli operatori Caritas e Missioni (coloro che incontrano e assistono persone segnate dalla povertà e dalla necessità, coloro che collaborano per l’invio di materiali o li distribuiscono a chi ne ha bisogno e promuovono l’ospitalità del cuore e la generosità della condivisione), gli operatori  degli ambienti di incontro e formazione (gli operatori dell’Oratorio, della Casa Alpina, tutti coloro che lavorano nelle contrade per i varie appuntamenti durante l’anno e coloro che sono preziosissima “manodopera” per le tante iniziative della vita parrocchiale).

Altro versante e cuore pulsante della vita civile sono le numerose Associazioni, che sono vanto e orgoglio di Concordia tutta e di Teson, Sindacale, Paludetto e Cavanella.

Questa domenica 13 ottobre ci ritroviamo alla Messa delle ore 10,00 per iniziare tutti assieme il nuovo ANNO PASTORALE: un modo per dire che, nel rispetto della loro indipendenza e della loro autonomia, Parrocchia e Città si adoperano a perseguire il bene comune per tutti gli abitanti di Concordia.  Tre sussidi:

  1. Il nostro Vescovo Giuseppe ha scritto una lunga lettera per indicare l’orientamento del nuovo anno pastorale 2019-2020. Porta come titolo: “… e Camminava con loro” dove si richiama a Gesù Risorto che cammina insieme con noi per aiutarci a riconoscere, interpretare e scegliere. La lettera ci propone, con una articolata e motivata riflessione, tutta una serie di attenzioni, di proposte e di opportunità per incontri, confronti, ascolti in un proficuo cammino giovani e adulti nella comunità.
  2. Come memoria visiva viene consegnata ad ogni parrocchia e ad ogni oratorio un’icona che rappresenta Gesù risorto con i due discepoli di Emmaus e contiene l’invito a vivere l’incontro con il Cristo vivo nelle strade della vita soprattutto nei tre momenti.
  3. mettersi in cammino avendo come compagno di viaggio Gesù
  4. essere in ascolto in maniera “ardente” della sua Parola
  5. partecipare alla sua Mensa riconoscendolo nel Pane spezzato e nel Vino versato per la nostra salvezza nell’Eucaristia.
  6. Verrà consegnato ai rappresentanti dei vari gruppi di operatori e delle varie associazioni una “barbatella”, cioè una pianta di vite con l’invito a piantarla e a coltivarla perché produca frutto così come è chiesto ad ogni gruppo e associazione.

Aveva il nonno, nel suo campo, alcune piante di uva “bacò” che ha il pregio di essere la prima a maturare e non ha bisogno di alcun trattamento. Il nonno, quando nella vite incominciavano a formarsi i grappoli e fino alla maturazione, subito dopo pranzo, prendeva la sua bicicletta e si recava ogni giorno al campo per vedere la sua vignetta. Gli ho chiesto: “Ma nonno perché vai ogni giorno sul campo tanto fino a che non è matura non c’è niente da fare”. Mi ha risposto: “Anche la vide, come i cristiani, la ga bisogno dell’ocio del paron per creser benon”. Anche noi abbiamo bisogno dell’occhio buono del Signore per portare molto frutto. Buon lavoro a tutti nella vigna del Signore!

 don Natale

6 ottobre 2019-   “CONCORDIA, TERRA DI MARIA”

Questa definizione, che era solito dare il Vescovo Livio, è confermata dalle celebrazioni e ricorrenze mariane in tutto il territorio del comune di Concordia.
Ritengo che la devozione alla Madonna non solo sia una cosa bella, che fa onore a Concordia, ma anche un’attenzione cristiana arricchente per tutti noi concordiesi. Da quanto ci dicono le cronache del passato sembra confermato che le feste mariane, in genere, abbiano avuto l’avallo e la convalida dall’autorità della Chiesa solo dopo che la devozione semplice e forte del popolo le aveva “inventate”, attribuendo di volta in volta titoli diversi, a seconda delle necessità, alla Vergine Maria. Insomma, all’origine di ogni festa mariana c’è il cuore filiale di un popolo che vuole fare festa e onorare Colei che, per dono di Gesù dall’alto della Croce, è diventata nostra Madre celeste.
Maria Santissima è Madre di bontà e di tenerezza, aiuto sempre presente nei momenti belli come nei momenti bui della vita del popolo cristiano, che sempre si è affidato a Lei riconoscendola quale Madre dispensatrice di ogni grazia, cui consegnare le ansie, le sofferenze e le avventure della vita. Osservando il calendario ci si rende conto di come tutti i luoghi della nostra Unità Pastorale hanno un riferimento esplicito a Maria: Madonna della Misericordia al Paludetto, Madonna del Tempeston e Natività di Maria alla Tavella, Madonna del Carmelo a Cavanella, Madonna Maria bambina a Teson, Madonna della Pace al Loncon, Madonna del Santo Rosario prima a Concordia e poi a Sindacale e infine la Madonna della Salute che ogni dieci anni lascia l’altare in Cattedrale per essere portata in processione a benedire la nostra città.
Mi fermo un attimo a questo mese di ottobre sulla devozione della Madonna del S. Rosario. Ho sentito raccontare che un tempo nelle stalle ci si riuniva e il più anziano teneva su il Rosario, ed era un momento semplice ed efficace per mantenere unita la famiglia e affidare tutti e tutto all’intercessione materna di Maria.
Il mio ricordo per la recita del Rosario è diverso, non avendo i miei la stalla, ci riunivamo nella cucina, che era l’unica stanza in comune nella casa. Veniva accesa da noi bambini una candela, che poi veniva infilata in un bicchiere pieno fino a metà di sabion in modo che reggesse diritta la candela e s’incominciava la recita. Quando a reggere la recita veniva una mia zia, questa lo recitava in latino, ma venivano fuori tanti strambolotti e noi bambini ridevamo. Quando cresciuto sono andato in Seminario e ho studiato un po’ di latino mi divertivo a chiedere alla zia che ci recitasse in latino la preghiera del “Salve Regina” e poi dicevo alla zia che neanche la Madonna, con tutta la sua bontà, aveva capito niente di quella preghiera. La zia mi rispondeva: “Ricuardate che la Madonna la capis sempre tut perché la scolta non sol che-e parole ma il cuor di chi che prea”. Grande sapienza dei semplici! Oggi in tante famiglie di Concordia, specialmente dove ci sono anziani, ci sono degli orari serali che sono sacri e nei quali è proibito disturbare, perchè per televisione o per Radio Maria è trasmesso il S. Rosario e come mi diceva una nonna: “Vado meio, a andarghe drio aa Teevision perché se no da soa me perdo, invesi cusì insieme rivo benon fino in fondo al Rosario”.
Cari anziani, con l’aiuto della televisione, della radio o da soli continuate a recitare il S. Rosario per le famiglie, per i giovani e per la parrocchia. Per chi può cerchi di riunirsi nei vari luoghi delle parrocchie dove si recita insieme il Rosario e raccogliere nella preghiera alla Madonna anche l’intercessione per tutti gli abitanti della zona in modo particolare per coloro che vivono situazioni di sofferenza nel corpo e nello spirito.
E a tutti, almeno in questo mese di ottobre dedicato alla recita del Santo Rosario, pregare insieme in famiglia almeno una decina di Ave Maria: facciamo così rifiorire nelle nostre case la preghiera e manteniamo viva la tradizione di Concordia, terra di Maria perchè Lei, da buona Madre, continui a proteggerci e a guidarci, tenendoci per mano, verso suo Figlio Gesù.
Don Natale


29 settembre 2019- UNA FATICOSA E DIFFICILE DECISIONE

Dopo tre mesi di sperimentazione è giunto il momento di prendere una decisione sulle celebrazioni domenicali.

Se provo a dire che non mi è facile giungere a prendere una decisione riguardo alla Sante Messe per l’Unità Pastorale Concordiese, forse non risulto credibile, ma so che alla fine, comunque si decida, la responsabilità spetta a me in quanto chiamato dal Vescovo a essere parroco di questa comunità. Avevo messo in preventivo che ogni cambiamento avrebbe potuto accontentare alcuni e scontentare altri, provo comunque a dare ragione dei motivi che hanno portato a questa decisone, che sottoporremo a verifica e nel tempo anche a possibili cambiamenti.

  1. Le indicazioni della diocesi prevedono che, tra l’inizio di una celebrazione e l’inizio della successiva, ci sia il tempo di un’ora e mezza. Questo perché il sacerdote che celebra non è un impiegato che fa un lavoro, ma egli stesso è direttamente coinvolto e partecipe della celebrazione e per lui, come per il popolo presente, la S. Messa è memoria della passione morte e risurrezione del Signore Gesù, che ancora una volta fa dono di sé nel Pane spezzato e nel calice del Vino versato, cioè del suo Corpo e del suo Sangue per la nostra salvezza. Un tempo adeguato, senza fretta, è condizione rispettosa per vivere e pregare con vera e proficua partecipazione.
  2. Se nella S. Messa l’Eucaristia fa’ la Comunità e la Comunità fa’ l’Eucaristia, risulta evidente che anche il sacerdote che presiede deve fare parte integrante della Comunità, deve condividerne il cammino nella gioia e nelle fatiche e rappresenta, con la sua presidenza, il Signore che si prende cura dei suoi figli. Allora con orari più dilazionati, il sacerdote può essere in mezzo alla gente, avendo un po’ più di tempo da condividere, senza essere costretto a scappare di corsa per l’altra celebrazione.
  3. Nel programmare l’anno pastorale ci siamo anche accorti che in alcune domeniche uno di noi sacerdoti non sarebbe potuto essere a disposizione per le celebrazioni delle S. Messe domenicali, in quanto impegnato a seguire altri servizi pastorali. Infatti la cura di settori o di gruppi all’interno della Comunità richiede la presenza del sacerdote proprio nei tempi, ormai ristretti, del sabato e della domenica.

Capisco la difficoltà che c’è in ogni cambiamento e in questo in particolare, ma la mancanza di sacerdoti è sempre più evidente, così come la diminuzione dei cristiani alla partecipazione alla S. Messa; l’ampia possibilità di mezzi di trasporto permette inoltre di scegliere, in casi di necessità, altri orari dove comunque ci sarà sempre un sacerdote della nostra parrocchia a celebrare.

Io mi auguro che, dopo un momento di sconforto e anche di insofferenza angustiata, potremo “adattarci” a questo nuovo orario delle celebrazioni domenicali.

Resta inteso che, per quanto riguarda le celebrazioni in festività più significative e frequentate (Natale, Pasqua, Feste della Madonna e dei Santi Patroni…), si cercherà di essere attenti a dare, con delle aggiunte di orario, ampia possibilità a tutti di partecipare alle Sante Messe.

Confido sulla vostra collaborazione e comprensione, nella speranza che si riconoscano i motivi di tali cambiamenti e a tutti con sincerità chiedo scusa per gli inevitabili disagi che tali scelte possano recare loro. Grazie.

                                                                                   Don Natale

15  settembre 2019-   E SI VA A INCOMINCIARE…

Mercoledì 11 settembre è cominciata la scuola: auguri agli studenti, agli insegnanti, al personale non docente e alle famiglie. Un tempo il primo girono di scuola – che era il 1° di ottobre – si andava alla Santa Messa in Cattedrale per chiedere al Signore che ci accompagnasse durante il nuovo anno scolastico. Subito dopo c’era vacanza perché il 4 ottobre si festeggiava S. Francesco patrono d’Italia e anche durante l’anno la vita della scuola era collegata con le festività religiose. Si andava a scuola rigidamente a piedi e si partiva con la cartella a tracolla e con dentro oltre i libri e i quaderni anche un panino semplice da mangiarsi alla ricreazione. Arrivati a scuola si aspettava di metterci in fila per salire ordinati e silenziosi in aula, dove si incominciavano le lezioni con un segno di croce e quando c’erano feste civili con il canto dell’Inno d’Italia. Per l’inverno a riscaldare un po’ l’aula c’era la famosa stufa color argilla, fatta di vari elementi con il maestro che ogni tanto ci metteva d’entro un pezzo di legno, ma che era sufficiente solo a intiepidire e più che altro a dare l’impressione di un po’ di calore. Ogni settimana veniva il cappellano per le 20 mezz’ore messe a disposizione dalla scuola per integrare le ore di religione fatte dalle insegnanti. Iniziava in contemporanea con la scuola anche il catechismo, che un tempo si chiamava “dottrina”. Veniva fatto, prima della scuola, in Cattedrale dove c’erano le famose “banciute” per sedersi e si incominciava con tutte le preghiere del mattino e poi con le domande e risposte che riassumevano, in maniera sintetica, la principale verità della fede cristiana. E oggi?… c’è stata l’intesa Stato – Chiesa, ora c’è la possibilità di avvalersi o meno dell’ora di religione, un’opportunità per conoscere la religione cattolica in modo da avere gli elementi per una scelta consapevole. Dall’altra parte il catechismo – non più “dottrina” – è stato spostato al pomeriggio ed è libera scelta delle famiglie, perché viene riconosciuto come un aiuto che la parrocchia, nei suoi incaricati, i catechisti, offre alla famiglia, alla quale compete primariamente la responsabilità dell’educazione umana e cristiana. Prossimamente avremo modo di incontrare i genitori, per presentare loro il percorso che la parrocchia intende attivare in questo nuovo anno pastorale. Un punto importante sarà chiesta la collaborazione attiva delle famiglie; infatti ci saranno per ogni gruppo di catechismo alcune proposte da condividere. Io spero che, data l’importanza dell’educazione cristiana dei ragazzi, ci troveremo tutti a lavorare insieme per trasmettere alle giovani generazioni quello che a nostra volta abbiamo ricevuto, e che dà significato e valore alla nostra esistenza, motivando il perché vivere e il per chi vivere. Nella riflessione della Chiesa c’è questa convinzione: “Il luogo abituale della catechesi è la famiglia dove si parla di Gesù, dove Lo si prega insieme, dove si vive il Vangelo nella vita di ogni giorno e dove Lo si fa presente nell’amore al prossimo. Infatti la fede si respira con l’aria di casa, si magia con il pane di ogni giorno, si impara ad amare nell’amore di affetto dei genitori.”

Chiediamo alla Vergine Maria e ai nostri Santi Martiri che ci aiutino a iniziare bene questo nuovo anno pastorale, camminando insieme come famiglie e parrocchie dell’Unità Pastorale e a proseguirlo, per quanto riusciremo, cantando insieme.
E andiamo a incominciare…

Don Natale

1 settembre 2019-     FESTA DEI RAGAZZI:
PERCHÉ TUTTI POSSIAMO ESSERE VINCITORI

Ero presente quando 53 anni fa’ iniziò la Festa dei Ragazzi, ideata dal compianto don Bruno della Rossa. Essa si riassumeva in unica giornata: si apriva con la S. Messa delle ore 8,00 (la “Messa dei fioi”) e dopo si andava in oratorio, dove cominciavano i vari giochi. A mezzogiorno – e questa era una bella iniziativa – i ragazzi delle zone centrali invitavano a pranzo a casa loro un ragazzo che abitava in zone più distanti, in modo da essere tutti puntuali verso le 14,00 per riprendere le gare fino a che c’era luce. Non c’erano coppe o trofei per i vincitori, ma caramelle per tutti lanciate dalla terrazza dell’oratorio. Queste erano anche le medaglie che si conquistavano a suon di spintoni e di salti in alto per acchiapparle; prima di arrivare a casa già erano tutte mangiate.
Poi, in modo particolare sotto la direzione di don Roberto Battel, la Festa dei Ragazzi cominciò a strutturarsi come grande gara competitiva e, per rendere la cosa più frizzante – conoscendo lo spirito campanilistico dei concordiesi – furono inventate le contrade.
Nello scorrere dei tempi la Festa dei Ragazzi ha avuto varie aggiunte e modifiche, ma è rimasto lo spirito di competizione agonistico e la passione- affetto per l’appartenenza alla propria contrada.
Quello che vorrei sottolineare, visto anche l’impegnativo programma, senza togliere niente all’aspetto agonistico e alla competizione, è ricordare, forse più agli adulti che ai ragazzi, che comunque è sempre un gioco, un bel grande gioco e come tale deve rimanere appassionato ed entusiasmante, senza mai trascendere in qualcosa di diverso.
Nel gioco e nella competizione – si sa – c’è solo uno che vince, ma tutti hanno la possibilità comunque di divertirsi. Quello che invece non va dimenticato è il fatto che questo gioco o festa è anche una occasione di formazione umana e cristiana. Non sto qui ora ad elencare quanto istruttiva e formativa possa essere la Festa dei Ragazzi, che è esempio unico nella varietà delle proposte educative divertenti per i nostri giovani. Vorrei solo ricordare a tutti che questo appuntamento di settembre segna anche la ripresa delle attività parrocchiali, e qualifica anche l’indirizzo di tutte le altre attività come stile e come impegno. Il tema di quest’anno già è un primo importante indirizzo: “Lasciate che i bambini vengano a me – dice Gesù” e “Finché la palla rimbalza, la vita non sbadiglia.”
Innanzitutto l’apertura e l’accoglienza a tutti i ragazzi sta a indicare uno stile di chiesa aperta, pronta a incontrare e a camminare con tutti coloro che si rendono disponibili per un percorso di crescita nel bene e nel servizio.
A questo si unisce l’importanza del volontariato, sul quale si basa la Festa dei Ragazzi tutto quello che viene fatto di bene e di bello per gli altri nasce dalla disponibilità di giovani e adulti che liberamente, gratuitamente e gioiosamente si mettono in gioco: questo è il bel frutto della concretezza e dell’autenticità della vita cristiana.
In fine l’aspetto formativo che si qualifica dal fatto che le competizioni sono sempre di gruppo, fatte insieme, dove l’apporto di tutti è fondamentale per la riuscita, così anche nella vita è insieme che si costruisce, è insieme che si cresce, non isolandoci o rimanendo chiusi con i nostri strumenti social fuori dalla vita reale.
Come da programma ci saranno inoltre degli spazi per momenti di riflessione ogni inizio di giornata, con il riferimento esplicito al Signore oltre che momenti celebrativi per la propria relazione con il Signore e la vita dei sacramenti: queste occasioni sono opportunità di grande valore educativo e formativo.
L’augurio è che tutti possano vivere bene questa Festa dei Ragazzi perché se solo una sarà la contrada che vincerà la coppa, tutti, proprio tutti, dovranno esserne i vincitori.
E poi facciamo rimbalzare la palla…

Don Natale


25 agosto 2019: QUANDO COMINCIA IL CATECHISMO?

 Scusi don quando comincia il catechismo?” –Signora ogni domenica c’è catechismo!” “Come adesso fate catechismo di domenica! Perché ghe digo subito che me fiol de domenega el ga la partia”. “Vede signora il catechismo è accogliere e riflettere sulla Parola di Dio, vivere nella preghiera e nei sacramenti l’incontro con il Signore e poi cercare che la nostra vita traduca il vangelo in scelte coerenti prime fra tutti quella di amare il prossimo come noi stessi. Proprio questo che viene proposto nella Messa ecco perché essa è il primo e vero Catechismo”.

Questa potrebbe essere una descrizione di che cosa sia il Catechismo. Ai miei tempi non si diceva infatti catechismo, ma “Dottrina”; la si faceva prima di andare a scuola verso le 7,30. Il parroco o il cappellano faceva salire tutti noi bambini in coro, dove c’erano le famose “banciute” (mini – banchi per bambini) e lì si faceva dottrina. Essa consisteva prima di tutto nella recita, tutti assieme, delle preghiere del mattino; poi, a turno, dovevamo rispondere a delle domande già predisposte con risposte già predisposte. Per fare un esempio la prima domanda era: “Chi ci ha creati? “. E si rispondeva: “Ci ha creati Dio” e poi “Chi è Dio?” e si rispondeva:” Dio è l’essere perfettissimo Creatore e Signore del cielo e della terra”. A conclusione ci veniva poi letto o raccontato un episodio della Bibbia. E poi via di corsa a scuola. Si chiamava Dottrina perché ci venivano impartite in maniera mnemonica (da imparare a memoria) alcune verità fondamentali della fede e ci venivano fatte conoscere  alcune parti della Bibbia, ora invece si chiama Catechesi, perché si sottolinea il rapporto di relazione personale e comunitario con il Signore Gesù, aspetto questo che  un tempo veniva trasmesso e vissuto all’interno della vita famigliare e della parrocchia. E ora? Oggi i tempi sono cambiati, abbiamo a disposizione tantissimi più mezzi per conoscere le verità della fede e con i mezzi di comunicazione moderni possiamo allargare di tanto le nostre conoscenze, ma invece rischia di venir meno quello che è l’essenza del cristianesimo e cioè il nostro rapporto personale con il Signore.

Allora è certamente importante che i ragazzi vengano al Catechismo e, anche per quello che ci ha suggerito il Vescovo nella visita pastorale, si potranno trovare iniziative e proposte che possano rispondere meglio alla realtà dei ragazzi di oggi, ma il punto è un altro, la vera e prima catechesi si fa in famiglia e vivendo e partecipando alla vita della parrocchia a cominciare dalla partecipazione della Messa domenicale.

Cari genitori avete già capito dove sto andando, infatti se per tutta l’estate non si ha partecipato ad alcuna celebrazione domenicale, se non si è mai entrati durante questo tempo in una chiesa per una preghiera e un pensiero al Signore, se in casa non c’è stato il tempo per prendere in mano il Vangelo o per leggere una rivista che faccia riflettere sulla vita cristiana o ci presenti l’esempio di qualche persona che cerca di vivere concretamente da cristiano il vangelo allora anche il bellissimo lavoro dei catechisti, che ringrazio di cuore per il loro servizio, resta così sospeso e infruttuoso. Lo scopo primo infatti del catechismo è che il ragazzo possa incontrarsi direttamente con il Signore e diventarne vero amico, il resto poi lo farà il Signore.  Ecco allora perché il Catechismo ha bisogno di un accompagnamento da parte della famiglia, che non solo con le parole ma anche con l’esempio testimoni e trasmetta la bellezza di credere e vivere con il Signore.

Catechisti, sacerdoti, comunità siamo tutti impegnati ad aiutare la famiglia in questo compito assunto il giorno del battesimo dei figli, quando è stato loro chiesto:”Cari genitori, chiedendo il Battesimo per il vostro figlio, voi vi impegnate a educarlo nella fede, perché, nell’osservanza dei comandamenti, impari ad amare Dio e il prossimo come Cristo ci ha insegnato. Siete consapevoli di questa responsabilità? “. Quel giorno voi avete risposto: “Si, lo vogliamo”.  Un che siamo chiamati a rinnovare ogni giorno a cominciare dalla partecipazione alla Messa della domenica.

Quando comincia allora il Catechismo? Ogni domenica, alla Santa Messa.                                                                

Don Natale

18 AGOSTO 2019-

CHE NON SIA SOLO POLENTA E COSTA O FRITTURA MISTA

Giovedì sera, solennità di Maria Assunta in cielo, sono sbarcato dopo un tragitto in batea davanti alla Madonna della Pescheria a Portogruaro per onorare una tradizione popolare cristiana che data 1630. Devo confessare che vedere tanta gente che ci aspettava dopo aver recitato il Santo Rosario e molta di più era stata la gente che aveva partecipato al mattino presto alla S. Messa celebrata dal nostro Vescovo, mi ha posto una domanda: “Ma tutta questa gente e tantissime altre a Santo Stefano e nelle altre feste patronali cosa ci dice ? E’ fede, è devozione  o semplice folclore?”. 

Confesso che non sono in grado di dare una risposta chiara , ma questo mi permette di fare una riflessione su quanto sia importante la pietà popolare a sostegno della fede. Il Concilio Vaticano II ha molto sfoltito di quello che era venuto sovrapponendosi nei secoli in una mescolanza non ben chiara tra originale e genuina devozione e contorno non sempre in sintonia con essa. Una cosa mi preoccupa ed è l’assenza dei giovani a queste devozioni popolaritanto che tante processioni ormai hanno dovuto sostituire i portatori delle statue – una volta orgoglio e diritto dei giovani – con dei carrettini più o meno nobili. E’ questo è perché noi adulti non siamo stati capaci di trasmettere il vero significato di queste feste devozionale o semplicemente perché esse non incontrano più la sensibilità dei giovani? E in questo caso sappiamo noi adulti  “inventare” altre forme che siano ancora in grado di “emozionare” e rinnovare la fede e insieme conservare la freschezza della pietà popolare senza come si dice “buttare via con l’acqua sporca anche il bambino”? Sento questo come un interrogativo pressante perché se perdiamo la memoria  di queste feste popolari e non sappiamo sostituirle con qualcosa di veramente valido e “attraente”per la gioventù cosa rimarrà di esse? Solo degustazioni varie di polente e costa o frittura mista, qualche sballo o qualche cosa di peggio? Noi  adulti e i giovani ci ritroviamo sempre più deboli e soli ad affrontare la vita venendoci a mancare orientamenti e  valori che diano spessore di speranza e di gioia alla vita. Si sta avvicinando la Festa dei Ragazzi e con essa l’inizio del nuovo anno pastorale che ci propone di camminare  con i giovani per una autentica proposta di evangelizzazione e una proposta di vita che sia improntata al discernimento per scoprire la vita come “vocazione” come risposta alla proposta di amore di Cristo vivo.

San Paolo nella lettera ai Romani scrive: “Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.
Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?  E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati? Come sta scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene! ( Rom. 10,13-15).

Siamo noi adulti che abbiamo la grave e gioiosa responsabilità  di annunziare ai giovani Cristo, e questo non dobbiamo farlo dall’alto delle nostre comode poltrone ma mettendoci in cammino con loro, a partire dalla nostra coerenza alla vita cristiana nella concretezza della vita di ogni giorno. Credo che con molta umiltà dovremmo noi adulti metterci a riflettere e poi cercare insieme con i giovani momenti e piccole iniziative che possano tentare un cammino di fede e autentica evangelizzazione reciproca. 

Papa Francesco
ai partecipanti all'”euromoot” dell’unione internazionale delle guide e scouts d’Europa ha detto Avete compiuto un lungo cammino per arrivare qui! Avete fatto tanta strada. Siete un po’ stanchi, sicuramente. Di una cosa sono sicuro: che dentro vi sentite più liberi di prima. Sono sicuro di questo. E che cosa ci dice questo? Che la libertà si conquista in cammino, non si compra al supermercato. Si conquista in cammino. La libertà non arriva stando chiusi in stanza col telefonino e nemmeno sballandosi un po’ per evadere dalla realtà. No, la libertà arriva in cammino, passo dopo passo, insieme agli altri, mai soli.

E allora buona strada a tutti,  giovani e adulti; insieme mai soli !

                                               don Natale

VENERDÌ 3 AGOSTO 2018 “SAN STIEFIN”
A UN ANNO DALLA NOMINA A PARROCO

Il 3 agosto dell’anno scorso veniva ufficializzato quello che già si sapeva, cioè il mio venire a Concordia come parroco. Questo arrivo non era nei miei pensieri e aspettative per tanti motivi ma principalmente perché mi rendevo conto che non sarebbe stato un impegno indifferente, ed era una responsabilità che avrebbe richiesto oltre capacità pratiche e sapienza di cuore anche resistenza e forze fisiche che, con l’avanzare dell’età, si sa che vanno diminuendo. Ho fatto presente, come è giusto, le mie osservazioni e ho presentato al Vescovo tutte le mie perplessità e le mie reali difficoltà nell’accettare questo nuovo servizio. Alla fine, dopo le sue insistenti richieste, ho accettato confidando nell’aiuto del Signore che mi chiedeva, attraverso il mio Vescovo, questa nuova disponibilità, sapendo che il Signore se ci da un peso ci da anche la forza e la gioia, sì la gioia, di portarlo. Ce l’ha detto Gesù nel vangelo: “il mio giogo è dolce e il mio peso leggero». (proprio leggero non è, ma…). E poi ho avuto la presenza, come aiuti preziosi, di don Enrico, di don Federico e di don Sergio e poi prima del seminarista e poi diacono don Daniele, la loro condivisione pastorale mi ha rassicurato non poco e in questi mesi ho avuta ampia e bella conferma della loro efficace e positiva collaborazione. Grazie di cuore a tutti loro.
E poi, a dirla tutta, sapevo che “a dent de Cuncuardia , ancia se un puoc selvadega non la se tira indrio quan che l’è da da una man e ancia do”. E anche questo ho potuto verificare ampiamente: ho trovato cordialità, simpatia, benevolenza e sincera e buona collaborazione. Grasie dent de Cuncurdia.
Invero un po’ mi rattrista constatare che anche a Concordia è calata la frequenza alla vita cristiana e le partecipazioni alle celebrazioni, mentre ho ritrovato con piacere la Concordia attiva, che sa mettersi a disposizione, che si dà da fare con generosità e senza tanto ragionare forti della logica del: “Chel che se ha da fa bisogna fao e basta”.
Non ho progetti ad ampio raggio ma per quello che potrò collaborare a fare nella nostra Unità Pastorale Concordiese mi piacerebbe puntare, per quello che riguarda l’evangelizzazione e l’annuncio del Vangelo, sulla fascia di età che va dai 30 e ai 50 anni. Giovani e famiglie che so essere oberati da tanti impegni, da tante incombenze e che vedo affaticati e alla fine della settimana stanchi. Vorrò per questa attenzione pastorale confrontarmi con tutti a partire da quello che il nostro Vescovo ci darà come indirizzo e direzione dopo la sua Visita Pastorale dello scorso maggio. E poi incontrerò i Consigli Pastorali, i catechisti, i gruppi sposi, la Caritas e le Missioni, i vari gruppi che ci sostengono con la preghiera e soprattutto vorrei riuscire ad ascoltare i veri protagonisti con i quali poter iniziare qualche, anche piccola, proposta concreta di cammino, qualche esperienza significativa che ci porti a confrontarci e ad incontrarci con il Signore Gesù; Lui il Risorto, vivo, presente, che cammina con noi. Faccio affidamento alla generosa predisposizione della gente di Concordia, alla sua solidarietà, all’aiuto al prossimo: questo essere pronti a correre incontro a chi è nel bisogno senza calcoli ma liberamente, gratuitamente e gioiosamente è premessa importante perché come ha detto Gesù questo ci porta a “non essere distanti dal regno di Dio”.
Cantiamo e dunque continuiamo a camminare insieme.

Concludo dicendo che dopo il primo assestamento necessario nel cambiamento ora posso dire di essere serenamente contento di ritrovarmi qui con voi e voglio provarmi a dare quello di cui sarò più capace perché insieme andiamo, come discepoli, dietro al Signore per vivere e testimoniare come Santo Stefano e i nostri Santi Martiri la bellezza del Vangelo che da senso e pienezza di significato a tutta la vita.
Don Natale

14 luglio 2019- EDUCARCI PER EDUCARE

Percorso formativo per genitori e adulti

Quando sarà terminata l’estate potremmo tirare le somme e potremmo constatare quante e quanto varie sono state le iniziative per aiutare a stare insieme, per condividere momenti di sano svago e di amicizia, per dare spazio a ragazzi e giovani per pensare, per riflettere in maniera divertente e impegnata. Un grazie grandissimo a tutti coloro che si sono spesi per questo prezioso servizio. Grazie per il prima e anche per il dopo di questi mesi.

C’era, ricordo, nel cortile degli zii in Friuli, come anche nei cortili vicini, una fontana che buttava sempre acqua buona, fresca anche se per me   sapeva un po’ di ruggine, ma mi dicevano che era perché conteneva minerali che fanno bene alla salute. Poi cominciò a buttare sempre meno acqua e alla fine non buttò più niente e così anche le fontane dei vicini. Chiamarono gli esperti che sentenziarono che dopo il grande terremoto del 1976 le falde non erano più le stesse e per questo le sorgenti si erano esaurite.

Dopo il “terremoto” del cambio generazionale che oggi è molto più velocizzato, potremmo chiederci se anche le fonti delle nostre relazioni si sono esaurite, visto che non sappiamo più capire quello che i giovani e ragazzi dicono con le parole e soprattutto con il loro modo di fare, con le loro scelte e decisioni.  E allora bisogna che i genitori, ma in generale noi adulti ci chiediamo come e dove ritrovare le fonti per far di nuovo zampillare l’acqua del dialogo, delle relazioni e, in fondo, del vero amore verso le giovani generazioni. Abbiamo ancora bisogno di imparare e dobbiamo chiederci come essere da adulti di fronte ai giovani e come essere ancora collaboratori nella formazione e nell’arte antica e sempre nuova dell’educare, per trasmettere valori e orientamenti come attrezzature, perché i giovani possano affrontare il futuro costruendolo nel loro presente.

Così lunedì 15 luglio alle ore 20,30 in sala Rufino avremmo modo di regalarci – genitori, adulti e giovani – un tempo per “educarci per educare” o, come meglio ci dirà il relatore Lorenzo Battistutta, che guiderà gli incontri, per non soffrire e fare soffrire pur volendo con tutto noi stessi solo voler bene e amare gli altri. Le tematiche presentate sono indicate come le tre intelligenze e si dividono in intelligenza emotiva, razionale e istintiva.

Scrive il formatore ed educatore Battistutta: “La nostra persona utilizza 3 canali principali di espressione con il mondo esterno che danno senso e risonanza alla relazione con se stessi e con gli altri. Conoscerle diventa un prezioso strumento per superare incomprensioni e tensioni all’interno di relazioni personali ed educative”.

L’invito che mi permetto di fare con una certa insistenza ai genitori e a tutti a cui sta a cuore il tema dell’educazione è quello di partecipare a questi tre incontri introduttivi per avere un primo assaggio di quello che vorremmo costruire durante l’anno come aiuto continuativo sul tema dell’educazione e della formazione del dialogo tra adulti e giovani.

 Don Natale

7 luglio 2019 – MENO MESSE E PIÙ MESSA

E’ questa una affermazione che circolava più di 30 anni fa. In essa si sottolineava  che la verità della S. Messa non viene espressa dalla quantità di Messe celebrate,  ma la S. Messa è dono di Gesù per la partecipazione attiva e consapevole di coloro  che  sono presenti. Così, sia detto con tutto il rispetto, talvolta a vedere dall’esterno non si ha la sensazione che ci sia un’assemblea che vive con autentica partecipazione la S. Messa, ma piuttosto un gruppo di persone che  solo assiste alla celebrazione. La partecipazione autentica poi non si esaurisce nei gesti e nelle preghiere, ma è data dalla “verità” dei gesti e dalla ”sapienza” delle preghiere per un autentico coinvolgimento in quello che è celebrato in memoria di Gesù Cristo  morto e risorto per la nostra salvezza: Gesù morendo sulla Croce ci ha fatto  dono di sé e ci ha lasciano nel pane e nel vino la presenza del suo Corpo e del suo Sangue offerti per la remissione dei nostri peccati e quelli del mondo intero. Questo senza dimenticare che, là dove è possibile, si cerchi di andare incontro, negli orari e nei tempi, alle necessità della gente proprio per una più fruttuosa partecipazione. Le persone poi sappiano, nel caso, fare qualche sacrificio per vivere nel migliore dei modi la partecipazione alla S. Messa.

Così il cambio di orari, con gli inevitabili disagi che possono derivare da essi, non sono dei capricci ma nascono da reali difficoltà per combinare dignitosamente le varie celebrazioni, in modo che siano, anche da parte del celebrante, una vera liturgia di lode e di ringraziamento al Signore con tutta l’assemblea, senza fretta e con lo spazio per una vera condivisione di fede. Dall’altra parte il fatto che la partecipazione alla S. Messa comporti anche delle scelte che esigono qualche rinuncia e qualche sacrificio rende più vera la partecipazione a questo dono che il Signore ci ha chiesto di fare “in memoria di Lui”. Venendo poi alla celebrazione durante la settimana c’è da considerare che la presenza  in parrocchia di un solo sacerdote durante il periodo estivo richiede anche qui di ci sia una  qualche modifica. La presenza preziosa poi tra noi del diacono don Daniele ci permette di sostituire la celebrazione della santa Messa con la liturgia della Parola con la possibilità per chi lo desidera della S. Comunione. Per ciò durante la settimana questi sono gli orari delle celebrazioni:

Il lunedì, il mercoledì e il venerdì alle ore 7,00

e il martedì, il giovedì e il sabato alle ore 18,30

VERRÀ CELEBRATA LA SANTA MESSA e

Il lunedì, il mercoledì e il venerdì alle ore 18,30

e il martedì, il giovedì alle ore 7,00

VERRÀ CELEBRATA LA LITURGIA DELLA PAROLA

CON LA POSSIBILITÀ DELLA SANTA COMUNIONE.

Quindi ogni giorno sarà celebrata la santa Messa e anche alternativamente la liturgia della Parola. Rimane chiaro che qualora ci fosse un altro sacerdote disponibile durante la  settimana verrà celebrata la santa Messa  al posto della liturgia della Parola come avviene  normalmente durante l’anno. Spero che anche questi cambiamenti ci aiutino a “liberaci” da una certa abitudine consolidata  che talvolta  può “mortificare” una partecipazione gioiosa, fresca  e nuova  alle celebrazioni.

                                                                         Don Natale

2 luglio “MADONNA DEL TEMPESTON”

“Oggi 2 luglio 1870, fu una grandine così desolatrice in Concordia da non lasciare neppure una foglia sopra gli alberi; le viti spogliate e macerate come pure gli altri vegetabili (sic), le biade troncate con tutti gli altri legumi, così da non conoscere il luogo dove erano germinati. Il frumento era per buona parte già raccolto. Questo giorno sacro alla Visitazione di Maria a santa Elisabetta, il Signore ci ha visitati.” Don Osvaldo Moretti, Economo Spirituale di Concordia dal 1 ottobre 1859 al giorno d’oggi. L’anno successivo 1871 iniziò la processione che dura anche ai nostri giorni.

Così veniva descritta la grave tempesta, anzi il “tempeston”, che procurerà fame e miseria nella popolazione di Concordia che, a quei tempi, era per lo più composta da mezzadri e contadini, i quali dipendevano quasi totalmente dai raccolti della terra. E da tanta sciagura è venuto il desiderio di affidarsi, con un voto, alla protezione della Madonna e, come segno esterno, venne istituito l’impegno nel giorno del 2 luglio della processione con la statua della Madonna dalla Cattedrale alla Madonna della Tavella. Questo voto e questa festa della Madonna del Tempeston si è conservata nel tempo come una delle feste più proprie del popolo di concordiese. Tutta Concordia, con le frazioni e le chiese succursali, vanta numerose tradizioni che ricordano fa la gente l’importanza di venerare la B. V. Maria, la dolce Madre celeste che sempre guarda ai suoi figli con occhi misericordiosi. Mi sento di esclamare: “Beata la comunità e la famiglia dove si onora e si prega la Madonna, e dove si ricorre a Lei come figli peccatori sì, ma sempre figli e figli bisognosi di protezione, di aiuto e di soccorso!”

Concordia, così come la ricordo nei tempi della mia infanzia, ha sempre risposto con fervore alla devozione della Madonna e alle processioni. Un tempo la frequenza dei fedeli alla celebrazione si calcolava osservando se i primi della processione, dopo aver fatto il giro della piazza, si trovavano a dover aspettare di entrare in Cattedrale, attendendo che gli ultimi uscissero per iniziare la processione: allora la partecipazione era da considerarsi molto buona. Tempi del passato si dirà, ma tempi genuini e belli in cui non ci si vergognava, anzi, era un onore portare in processione la statua della Madonna. Un tempo – detto per inciso – in cui chi si trovava per strada si fermava e aspettava in silenzio, fino a che la processione non fosse passata, come un semplice e doveroso atteggiamento di rispetto che oggi talvolta viene a mancare. Una sana devozione alla Vergine Maria è premessa fondamentale per vivere il nostro rapporto di fede con il suo Figlio Gesù. S. Paolo VI diceva: “Andiamo a Maria per arrivare a incontrare Gesù”.

Il ricorso fiducioso, confidente e filiale alla Madonna trova sempre accoglienza nel cuore di colei che ci è Madre e, anche se non sempre veniamo ascoltati in quello che chiediamo, sempre veniamo esauditi in quello che è bene per noi. Con questo stesso spirito S. Bernardo di Chiaravalle ha composto questa bellissima preghiera a Maria.

Ricordati, o piissima Vergine Maria, che non si è mai inteso al mondo

che qualcuno sia ricorso alla tua protezione, abbia implorato il tuo aiuto,

chiesto il tuo patrocinio e sia stato da te abbandonato.

Animato da tale confidenza, a te ricorro, o Madre,

Vergine delle vergini, a te vengo, e, peccatore come sono,

mi prostro ai tuoi piedi a domandare pietà.

Madre del divin Verbo, 

ascolta le mie preghiere ed esaudiscile. Amen.

Don Natale

23 giugno 2019

Incominciamo a pensarci, per arrivare a decisioni condivise.

Con l’avvio dei campi a “Casa Ropa” a Tramonti di Sopra, con le iscrizioni e i preparativi per i vari GREST per i ragazzi, e inoltre con le proposte di ritrovarci una sera alla settimana per gli adulti, per approfondire e riflettere su temi e argomenti di carattere religioso ed educativo, è cominciato il tempo dell’estate che, almeno per qualche settimana, ci permetterà di ritemprare, arricchire di nuove esperienze e incontri il corpo e lo spirito. Sappiamo anche che queste varie attività tengono impegnati i sacerdoti, perché occupati a seguire le varie iniziative e ciò comporta che non possano essere disponibili come prima a servizio della comunità. Ferie e vacanze fanno altresì che la gente si sposta e anche la partecipazione alle celebrazioni diminuisce sensibilmente. Tutto ciò richiede di fare un po’ il punto per una riflessione che porti poi a delle scelte condivise.

Senza fare tanti giri di parole, ecco il punto: intanto per i mesi di luglio e agosto c’è la necessità di ridimensionare e organizzare in maniera diversa le celebrazioni e in generale il “servizio” religioso nella nostra Unità Pastorale Concordiese.

Permettete però che prima aggiunga anche un’altra considerazione a mio avviso molto importante sotto l’aspetto pastorale. Si potrebbe obiettare al fatto che i preti della parrocchia sono occupati in altri servizi, di sostituirli con altri sacerdoti, giostrandosi di volta in volta e prendendoli dove eventualmente fossero disponibili – anche se sappiamo che esistono sempre meno queste possibilità e che si riducono ulteriormente in periodo estivo -. Questa soluzione, fatte salve le eccezioni, finisce per dare l’idea che la parrocchia sia una specie di “self-service”, una sorta di “supermercato” dove uno va, prende e se ne va, e non una famiglia dove ritrovi le persone che conosci e dove hai modo di intessere con esse una vera relazione di comunione e di fraternità. Si rischia di dimenticare che la parrocchia è il luogo dove è piacevole fermarsi ed entrare in un dialogo costruttivo, di conoscenza profonda e autentica.

Ecco quindi una possibile proposta che, sperimentata in questo tempo estivo, possa poi fornirci indizi ed elementi concreti per poter trarre anche ulteriori decisioni per il futuro.

Sono certo di incontrare pareri diversi – anche opposti – ma dobbiamo, credo, tutti metterci in ascolto delle idee degli altri, in modo tale da non arroccarci sulle nostre posizioni e arrivare a un confronto sincero e disponibile. Qui non si tratta di “togliere per il gusto di togliere”, ma di vedere come e se sia possibile apportare delle modifiche per un migliore servizio e una maggiore partecipazione, che sia non solo di comodità ma di vera e autentica vita di comunità cristiana.L’ipotesi, intanto per i mesi di luglio e agosto, delle celebrazioni delle S. Messe festive è la seguente.

CATTEDRALE: sabato ore 18,30

                              domenica ore 7,30 – ore 10.00 – ore 18,30

TESON :             domenica  ore  10,00 o 9,30

SINDACALE:    domenica ore  11,00

Paludetto:        domenica ore 9,00  (con il mese di agosto di sabato ore 17,00)

Cavanella:        sabato ore 17,00 in luglio (in agosto di domenica ore 9,00.)

Questo orario ci consentirebbe di avere due soli sacerdoti alla domenica, in modo tale che l’altro possa essere disponibile per le varie attività estive.

Confido sulla vostra comprensione e sui vostri consigli: abbiamo ancora due settimane per eventuali decisioni. GRAZIE

Don Natale