DON NATALE

25 agosto 2019: QUANDO COMINCIA IL CATECHISMO?

 Scusi don quando comincia il catechismo?” –Signora ogni domenica c’è catechismo!” “Come adesso fate catechismo di domenica! Perché ghe digo subito che me fiol de domenega el ga la partia”. “Vede signora il catechismo è accogliere e riflettere sulla Parola di Dio, vivere nella preghiera e nei sacramenti l’incontro con il Signore e poi cercare che la nostra vita traduca il vangelo in scelte coerenti prime fra tutti quella di amare il prossimo come noi stessi. Proprio questo che viene proposto nella Messa ecco perché essa è il primo e vero Catechismo”.

Questa potrebbe essere una descrizione di che cosa sia il Catechismo. Ai miei tempi non si diceva infatti catechismo, ma “Dottrina”; la si faceva prima di andare a scuola verso le 7,30. Il parroco o il cappellano faceva salire tutti noi bambini in coro, dove c’erano le famose “banciute” (mini – banchi per bambini) e lì si faceva dottrina. Essa consisteva prima di tutto nella recita, tutti assieme, delle preghiere del mattino; poi, a turno, dovevamo rispondere a delle domande già predisposte con risposte già predisposte. Per fare un esempio la prima domanda era: “Chi ci ha creati? “. E si rispondeva: “Ci ha creati Dio” e poi “Chi è Dio?” e si rispondeva:” Dio è l’essere perfettissimo Creatore e Signore del cielo e della terra”. A conclusione ci veniva poi letto o raccontato un episodio della Bibbia. E poi via di corsa a scuola. Si chiamava Dottrina perché ci venivano impartite in maniera mnemonica (da imparare a memoria) alcune verità fondamentali della fede e ci venivano fatte conoscere  alcune parti della Bibbia, ora invece si chiama Catechesi, perché si sottolinea il rapporto di relazione personale e comunitario con il Signore Gesù, aspetto questo che  un tempo veniva trasmesso e vissuto all’interno della vita famigliare e della parrocchia. E ora? Oggi i tempi sono cambiati, abbiamo a disposizione tantissimi più mezzi per conoscere le verità della fede e con i mezzi di comunicazione moderni possiamo allargare di tanto le nostre conoscenze, ma invece rischia di venir meno quello che è l’essenza del cristianesimo e cioè il nostro rapporto personale con il Signore.

Allora è certamente importante che i ragazzi vengano al Catechismo e, anche per quello che ci ha suggerito il Vescovo nella visita pastorale, si potranno trovare iniziative e proposte che possano rispondere meglio alla realtà dei ragazzi di oggi, ma il punto è un altro, la vera e prima catechesi si fa in famiglia e vivendo e partecipando alla vita della parrocchia a cominciare dalla partecipazione della Messa domenicale.

Cari genitori avete già capito dove sto andando, infatti se per tutta l’estate non si ha partecipato ad alcuna celebrazione domenicale, se non si è mai entrati durante questo tempo in una chiesa per una preghiera e un pensiero al Signore, se in casa non c’è stato il tempo per prendere in mano il Vangelo o per leggere una rivista che faccia riflettere sulla vita cristiana o ci presenti l’esempio di qualche persona che cerca di vivere concretamente da cristiano il vangelo allora anche il bellissimo lavoro dei catechisti, che ringrazio di cuore per il loro servizio, resta così sospeso e infruttuoso. Lo scopo primo infatti del catechismo è che il ragazzo possa incontrarsi direttamente con il Signore e diventarne vero amico, il resto poi lo farà il Signore.  Ecco allora perché il Catechismo ha bisogno di un accompagnamento da parte della famiglia, che non solo con le parole ma anche con l’esempio testimoni e trasmetta la bellezza di credere e vivere con il Signore.

Catechisti, sacerdoti, comunità siamo tutti impegnati ad aiutare la famiglia in questo compito assunto il giorno del battesimo dei figli, quando è stato loro chiesto:”Cari genitori, chiedendo il Battesimo per il vostro figlio, voi vi impegnate a educarlo nella fede, perché, nell’osservanza dei comandamenti, impari ad amare Dio e il prossimo come Cristo ci ha insegnato. Siete consapevoli di questa responsabilità? “. Quel giorno voi avete risposto: “Si, lo vogliamo”.  Un che siamo chiamati a rinnovare ogni giorno a cominciare dalla partecipazione alla Messa della domenica.

Quando comincia allora il Catechismo? Ogni domenica, alla Santa Messa.                                                                

Don Natale

18 AGOSTO 2019-

CHE NON SIA SOLO POLENTA E COSTA O FRITTURA MISTA

Giovedì sera, solennità di Maria Assunta in cielo, sono sbarcato dopo un tragitto in batea davanti alla Madonna della Pescheria a Portogruaro per onorare una tradizione popolare cristiana che data 1630. Devo confessare che vedere tanta gente che ci aspettava dopo aver recitato il Santo Rosario e molta di più era stata la gente che aveva partecipato al mattino presto alla S. Messa celebrata dal nostro Vescovo, mi ha posto una domanda: “Ma tutta questa gente e tantissime altre a Santo Stefano e nelle altre feste patronali cosa ci dice ? E’ fede, è devozione  o semplice folclore?”. 

Confesso che non sono in grado di dare una risposta chiara , ma questo mi permette di fare una riflessione su quanto sia importante la pietà popolare a sostegno della fede. Il Concilio Vaticano II ha molto sfoltito di quello che era venuto sovrapponendosi nei secoli in una mescolanza non ben chiara tra originale e genuina devozione e contorno non sempre in sintonia con essa. Una cosa mi preoccupa ed è l’assenza dei giovani a queste devozioni popolaritanto che tante processioni ormai hanno dovuto sostituire i portatori delle statue – una volta orgoglio e diritto dei giovani – con dei carrettini più o meno nobili. E’ questo è perché noi adulti non siamo stati capaci di trasmettere il vero significato di queste feste devozionale o semplicemente perché esse non incontrano più la sensibilità dei giovani? E in questo caso sappiamo noi adulti  “inventare” altre forme che siano ancora in grado di “emozionare” e rinnovare la fede e insieme conservare la freschezza della pietà popolare senza come si dice “buttare via con l’acqua sporca anche il bambino”? Sento questo come un interrogativo pressante perché se perdiamo la memoria  di queste feste popolari e non sappiamo sostituirle con qualcosa di veramente valido e “attraente”per la gioventù cosa rimarrà di esse? Solo degustazioni varie di polente e costa o frittura mista, qualche sballo o qualche cosa di peggio? Noi  adulti e i giovani ci ritroviamo sempre più deboli e soli ad affrontare la vita venendoci a mancare orientamenti e  valori che diano spessore di speranza e di gioia alla vita. Si sta avvicinando la Festa dei Ragazzi e con essa l’inizio del nuovo anno pastorale che ci propone di camminare  con i giovani per una autentica proposta di evangelizzazione e una proposta di vita che sia improntata al discernimento per scoprire la vita come “vocazione” come risposta alla proposta di amore di Cristo vivo.

San Paolo nella lettera ai Romani scrive: “Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.
Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?  E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati? Come sta scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene! ( Rom. 10,13-15).

Siamo noi adulti che abbiamo la grave e gioiosa responsabilità  di annunziare ai giovani Cristo, e questo non dobbiamo farlo dall’alto delle nostre comode poltrone ma mettendoci in cammino con loro, a partire dalla nostra coerenza alla vita cristiana nella concretezza della vita di ogni giorno. Credo che con molta umiltà dovremmo noi adulti metterci a riflettere e poi cercare insieme con i giovani momenti e piccole iniziative che possano tentare un cammino di fede e autentica evangelizzazione reciproca. 

Papa Francesco
ai partecipanti all'”euromoot” dell’unione internazionale delle guide e scouts d’Europa ha detto Avete compiuto un lungo cammino per arrivare qui! Avete fatto tanta strada. Siete un po’ stanchi, sicuramente. Di una cosa sono sicuro: che dentro vi sentite più liberi di prima. Sono sicuro di questo. E che cosa ci dice questo? Che la libertà si conquista in cammino, non si compra al supermercato. Si conquista in cammino. La libertà non arriva stando chiusi in stanza col telefonino e nemmeno sballandosi un po’ per evadere dalla realtà. No, la libertà arriva in cammino, passo dopo passo, insieme agli altri, mai soli.

E allora buona strada a tutti,  giovani e adulti; insieme mai soli !

                                               don Natale

VENERDÌ 3 AGOSTO 2018 “SAN STIEFIN”
A UN ANNO DALLA NOMINA A PARROCO

Il 3 agosto dell’anno scorso veniva ufficializzato quello che già si sapeva, cioè il mio venire a Concordia come parroco. Questo arrivo non era nei miei pensieri e aspettative per tanti motivi ma principalmente perché mi rendevo conto che non sarebbe stato un impegno indifferente, ed era una responsabilità che avrebbe richiesto oltre capacità pratiche e sapienza di cuore anche resistenza e forze fisiche che, con l’avanzare dell’età, si sa che vanno diminuendo. Ho fatto presente, come è giusto, le mie osservazioni e ho presentato al Vescovo tutte le mie perplessità e le mie reali difficoltà nell’accettare questo nuovo servizio. Alla fine, dopo le sue insistenti richieste, ho accettato confidando nell’aiuto del Signore che mi chiedeva, attraverso il mio Vescovo, questa nuova disponibilità, sapendo che il Signore se ci da un peso ci da anche la forza e la gioia, sì la gioia, di portarlo. Ce l’ha detto Gesù nel vangelo: “il mio giogo è dolce e il mio peso leggero». (proprio leggero non è, ma…). E poi ho avuto la presenza, come aiuti preziosi, di don Enrico, di don Federico e di don Sergio e poi prima del seminarista e poi diacono don Daniele, la loro condivisione pastorale mi ha rassicurato non poco e in questi mesi ho avuta ampia e bella conferma della loro efficace e positiva collaborazione. Grazie di cuore a tutti loro.
E poi, a dirla tutta, sapevo che “a dent de Cuncuardia , ancia se un puoc selvadega non la se tira indrio quan che l’è da da una man e ancia do”. E anche questo ho potuto verificare ampiamente: ho trovato cordialità, simpatia, benevolenza e sincera e buona collaborazione. Grasie dent de Cuncurdia.
Invero un po’ mi rattrista constatare che anche a Concordia è calata la frequenza alla vita cristiana e le partecipazioni alle celebrazioni, mentre ho ritrovato con piacere la Concordia attiva, che sa mettersi a disposizione, che si dà da fare con generosità e senza tanto ragionare forti della logica del: “Chel che se ha da fa bisogna fao e basta”.
Non ho progetti ad ampio raggio ma per quello che potrò collaborare a fare nella nostra Unità Pastorale Concordiese mi piacerebbe puntare, per quello che riguarda l’evangelizzazione e l’annuncio del Vangelo, sulla fascia di età che va dai 30 e ai 50 anni. Giovani e famiglie che so essere oberati da tanti impegni, da tante incombenze e che vedo affaticati e alla fine della settimana stanchi. Vorrò per questa attenzione pastorale confrontarmi con tutti a partire da quello che il nostro Vescovo ci darà come indirizzo e direzione dopo la sua Visita Pastorale dello scorso maggio. E poi incontrerò i Consigli Pastorali, i catechisti, i gruppi sposi, la Caritas e le Missioni, i vari gruppi che ci sostengono con la preghiera e soprattutto vorrei riuscire ad ascoltare i veri protagonisti con i quali poter iniziare qualche, anche piccola, proposta concreta di cammino, qualche esperienza significativa che ci porti a confrontarci e ad incontrarci con il Signore Gesù; Lui il Risorto, vivo, presente, che cammina con noi. Faccio affidamento alla generosa predisposizione della gente di Concordia, alla sua solidarietà, all’aiuto al prossimo: questo essere pronti a correre incontro a chi è nel bisogno senza calcoli ma liberamente, gratuitamente e gioiosamente è premessa importante perché come ha detto Gesù questo ci porta a “non essere distanti dal regno di Dio”.
Cantiamo e dunque continuiamo a camminare insieme.

Concludo dicendo che dopo il primo assestamento necessario nel cambiamento ora posso dire di essere serenamente contento di ritrovarmi qui con voi e voglio provarmi a dare quello di cui sarò più capace perché insieme andiamo, come discepoli, dietro al Signore per vivere e testimoniare come Santo Stefano e i nostri Santi Martiri la bellezza del Vangelo che da senso e pienezza di significato a tutta la vita.
Don Natale

14 luglio 2019- EDUCARCI PER EDUCARE

Percorso formativo per genitori e adulti

Quando sarà terminata l’estate potremmo tirare le somme e potremmo constatare quante e quanto varie sono state le iniziative per aiutare a stare insieme, per condividere momenti di sano svago e di amicizia, per dare spazio a ragazzi e giovani per pensare, per riflettere in maniera divertente e impegnata. Un grazie grandissimo a tutti coloro che si sono spesi per questo prezioso servizio. Grazie per il prima e anche per il dopo di questi mesi.

C’era, ricordo, nel cortile degli zii in Friuli, come anche nei cortili vicini, una fontana che buttava sempre acqua buona, fresca anche se per me   sapeva un po’ di ruggine, ma mi dicevano che era perché conteneva minerali che fanno bene alla salute. Poi cominciò a buttare sempre meno acqua e alla fine non buttò più niente e così anche le fontane dei vicini. Chiamarono gli esperti che sentenziarono che dopo il grande terremoto del 1976 le falde non erano più le stesse e per questo le sorgenti si erano esaurite.

Dopo il “terremoto” del cambio generazionale che oggi è molto più velocizzato, potremmo chiederci se anche le fonti delle nostre relazioni si sono esaurite, visto che non sappiamo più capire quello che i giovani e ragazzi dicono con le parole e soprattutto con il loro modo di fare, con le loro scelte e decisioni.  E allora bisogna che i genitori, ma in generale noi adulti ci chiediamo come e dove ritrovare le fonti per far di nuovo zampillare l’acqua del dialogo, delle relazioni e, in fondo, del vero amore verso le giovani generazioni. Abbiamo ancora bisogno di imparare e dobbiamo chiederci come essere da adulti di fronte ai giovani e come essere ancora collaboratori nella formazione e nell’arte antica e sempre nuova dell’educare, per trasmettere valori e orientamenti come attrezzature, perché i giovani possano affrontare il futuro costruendolo nel loro presente.

Così lunedì 15 luglio alle ore 20,30 in sala Rufino avremmo modo di regalarci – genitori, adulti e giovani – un tempo per “educarci per educare” o, come meglio ci dirà il relatore Lorenzo Battistutta, che guiderà gli incontri, per non soffrire e fare soffrire pur volendo con tutto noi stessi solo voler bene e amare gli altri. Le tematiche presentate sono indicate come le tre intelligenze e si dividono in intelligenza emotiva, razionale e istintiva.

Scrive il formatore ed educatore Battistutta: “La nostra persona utilizza 3 canali principali di espressione con il mondo esterno che danno senso e risonanza alla relazione con se stessi e con gli altri. Conoscerle diventa un prezioso strumento per superare incomprensioni e tensioni all’interno di relazioni personali ed educative”.

L’invito che mi permetto di fare con una certa insistenza ai genitori e a tutti a cui sta a cuore il tema dell’educazione è quello di partecipare a questi tre incontri introduttivi per avere un primo assaggio di quello che vorremmo costruire durante l’anno come aiuto continuativo sul tema dell’educazione e della formazione del dialogo tra adulti e giovani.

 Don Natale

7 luglio 2019 – MENO MESSE E PIÙ MESSA

E’ questa una affermazione che circolava più di 30 anni fa. In essa si sottolineava  che la verità della S. Messa non viene espressa dalla quantità di Messe celebrate,  ma la S. Messa è dono di Gesù per la partecipazione attiva e consapevole di coloro  che  sono presenti. Così, sia detto con tutto il rispetto, talvolta a vedere dall’esterno non si ha la sensazione che ci sia un’assemblea che vive con autentica partecipazione la S. Messa, ma piuttosto un gruppo di persone che  solo assiste alla celebrazione. La partecipazione autentica poi non si esaurisce nei gesti e nelle preghiere, ma è data dalla “verità” dei gesti e dalla ”sapienza” delle preghiere per un autentico coinvolgimento in quello che è celebrato in memoria di Gesù Cristo  morto e risorto per la nostra salvezza: Gesù morendo sulla Croce ci ha fatto  dono di sé e ci ha lasciano nel pane e nel vino la presenza del suo Corpo e del suo Sangue offerti per la remissione dei nostri peccati e quelli del mondo intero. Questo senza dimenticare che, là dove è possibile, si cerchi di andare incontro, negli orari e nei tempi, alle necessità della gente proprio per una più fruttuosa partecipazione. Le persone poi sappiano, nel caso, fare qualche sacrificio per vivere nel migliore dei modi la partecipazione alla S. Messa.

Così il cambio di orari, con gli inevitabili disagi che possono derivare da essi, non sono dei capricci ma nascono da reali difficoltà per combinare dignitosamente le varie celebrazioni, in modo che siano, anche da parte del celebrante, una vera liturgia di lode e di ringraziamento al Signore con tutta l’assemblea, senza fretta e con lo spazio per una vera condivisione di fede. Dall’altra parte il fatto che la partecipazione alla S. Messa comporti anche delle scelte che esigono qualche rinuncia e qualche sacrificio rende più vera la partecipazione a questo dono che il Signore ci ha chiesto di fare “in memoria di Lui”. Venendo poi alla celebrazione durante la settimana c’è da considerare che la presenza  in parrocchia di un solo sacerdote durante il periodo estivo richiede anche qui di ci sia una  qualche modifica. La presenza preziosa poi tra noi del diacono don Daniele ci permette di sostituire la celebrazione della santa Messa con la liturgia della Parola con la possibilità per chi lo desidera della S. Comunione. Per ciò durante la settimana questi sono gli orari delle celebrazioni:

Il lunedì, il mercoledì e il venerdì alle ore 7,00

e il martedì, il giovedì e il sabato alle ore 18,30

VERRÀ CELEBRATA LA SANTA MESSA e

Il lunedì, il mercoledì e il venerdì alle ore 18,30

e il martedì, il giovedì alle ore 7,00

VERRÀ CELEBRATA LA LITURGIA DELLA PAROLA

CON LA POSSIBILITÀ DELLA SANTA COMUNIONE.

Quindi ogni giorno sarà celebrata la santa Messa e anche alternativamente la liturgia della Parola. Rimane chiaro che qualora ci fosse un altro sacerdote disponibile durante la  settimana verrà celebrata la santa Messa  al posto della liturgia della Parola come avviene  normalmente durante l’anno. Spero che anche questi cambiamenti ci aiutino a “liberaci” da una certa abitudine consolidata  che talvolta  può “mortificare” una partecipazione gioiosa, fresca  e nuova  alle celebrazioni.

                                                                         Don Natale

2 luglio “MADONNA DEL TEMPESTON”

“Oggi 2 luglio 1870, fu una grandine così desolatrice in Concordia da non lasciare neppure una foglia sopra gli alberi; le viti spogliate e macerate come pure gli altri vegetabili (sic), le biade troncate con tutti gli altri legumi, così da non conoscere il luogo dove erano germinati. Il frumento era per buona parte già raccolto. Questo giorno sacro alla Visitazione di Maria a santa Elisabetta, il Signore ci ha visitati.” Don Osvaldo Moretti, Economo Spirituale di Concordia dal 1 ottobre 1859 al giorno d’oggi. L’anno successivo 1871 iniziò la processione che dura anche ai nostri giorni.

Così veniva descritta la grave tempesta, anzi il “tempeston”, che procurerà fame e miseria nella popolazione di Concordia che, a quei tempi, era per lo più composta da mezzadri e contadini, i quali dipendevano quasi totalmente dai raccolti della terra. E da tanta sciagura è venuto il desiderio di affidarsi, con un voto, alla protezione della Madonna e, come segno esterno, venne istituito l’impegno nel giorno del 2 luglio della processione con la statua della Madonna dalla Cattedrale alla Madonna della Tavella. Questo voto e questa festa della Madonna del Tempeston si è conservata nel tempo come una delle feste più proprie del popolo di concordiese. Tutta Concordia, con le frazioni e le chiese succursali, vanta numerose tradizioni che ricordano fa la gente l’importanza di venerare la B. V. Maria, la dolce Madre celeste che sempre guarda ai suoi figli con occhi misericordiosi. Mi sento di esclamare: “Beata la comunità e la famiglia dove si onora e si prega la Madonna, e dove si ricorre a Lei come figli peccatori sì, ma sempre figli e figli bisognosi di protezione, di aiuto e di soccorso!”

Concordia, così come la ricordo nei tempi della mia infanzia, ha sempre risposto con fervore alla devozione della Madonna e alle processioni. Un tempo la frequenza dei fedeli alla celebrazione si calcolava osservando se i primi della processione, dopo aver fatto il giro della piazza, si trovavano a dover aspettare di entrare in Cattedrale, attendendo che gli ultimi uscissero per iniziare la processione: allora la partecipazione era da considerarsi molto buona. Tempi del passato si dirà, ma tempi genuini e belli in cui non ci si vergognava, anzi, era un onore portare in processione la statua della Madonna. Un tempo – detto per inciso – in cui chi si trovava per strada si fermava e aspettava in silenzio, fino a che la processione non fosse passata, come un semplice e doveroso atteggiamento di rispetto che oggi talvolta viene a mancare. Una sana devozione alla Vergine Maria è premessa fondamentale per vivere il nostro rapporto di fede con il suo Figlio Gesù. S. Paolo VI diceva: “Andiamo a Maria per arrivare a incontrare Gesù”.

Il ricorso fiducioso, confidente e filiale alla Madonna trova sempre accoglienza nel cuore di colei che ci è Madre e, anche se non sempre veniamo ascoltati in quello che chiediamo, sempre veniamo esauditi in quello che è bene per noi. Con questo stesso spirito S. Bernardo di Chiaravalle ha composto questa bellissima preghiera a Maria.

Ricordati, o piissima Vergine Maria, che non si è mai inteso al mondo

che qualcuno sia ricorso alla tua protezione, abbia implorato il tuo aiuto,

chiesto il tuo patrocinio e sia stato da te abbandonato.

Animato da tale confidenza, a te ricorro, o Madre,

Vergine delle vergini, a te vengo, e, peccatore come sono,

mi prostro ai tuoi piedi a domandare pietà.

Madre del divin Verbo, 

ascolta le mie preghiere ed esaudiscile. Amen.

Don Natale

23 giugno 2019

Incominciamo a pensarci, per arrivare a decisioni condivise.

Con l’avvio dei campi a “Casa Ropa” a Tramonti di Sopra, con le iscrizioni e i preparativi per i vari GREST per i ragazzi, e inoltre con le proposte di ritrovarci una sera alla settimana per gli adulti, per approfondire e riflettere su temi e argomenti di carattere religioso ed educativo, è cominciato il tempo dell’estate che, almeno per qualche settimana, ci permetterà di ritemprare, arricchire di nuove esperienze e incontri il corpo e lo spirito. Sappiamo anche che queste varie attività tengono impegnati i sacerdoti, perché occupati a seguire le varie iniziative e ciò comporta che non possano essere disponibili come prima a servizio della comunità. Ferie e vacanze fanno altresì che la gente si sposta e anche la partecipazione alle celebrazioni diminuisce sensibilmente. Tutto ciò richiede di fare un po’ il punto per una riflessione che porti poi a delle scelte condivise.

Senza fare tanti giri di parole, ecco il punto: intanto per i mesi di luglio e agosto c’è la necessità di ridimensionare e organizzare in maniera diversa le celebrazioni e in generale il “servizio” religioso nella nostra Unità Pastorale Concordiese.

Permettete però che prima aggiunga anche un’altra considerazione a mio avviso molto importante sotto l’aspetto pastorale. Si potrebbe obiettare al fatto che i preti della parrocchia sono occupati in altri servizi, di sostituirli con altri sacerdoti, giostrandosi di volta in volta e prendendoli dove eventualmente fossero disponibili – anche se sappiamo che esistono sempre meno queste possibilità e che si riducono ulteriormente in periodo estivo -. Questa soluzione, fatte salve le eccezioni, finisce per dare l’idea che la parrocchia sia una specie di “self-service”, una sorta di “supermercato” dove uno va, prende e se ne va, e non una famiglia dove ritrovi le persone che conosci e dove hai modo di intessere con esse una vera relazione di comunione e di fraternità. Si rischia di dimenticare che la parrocchia è il luogo dove è piacevole fermarsi ed entrare in un dialogo costruttivo, di conoscenza profonda e autentica.

Ecco quindi una possibile proposta che, sperimentata in questo tempo estivo, possa poi fornirci indizi ed elementi concreti per poter trarre anche ulteriori decisioni per il futuro.

Sono certo di incontrare pareri diversi – anche opposti – ma dobbiamo, credo, tutti metterci in ascolto delle idee degli altri, in modo tale da non arroccarci sulle nostre posizioni e arrivare a un confronto sincero e disponibile. Qui non si tratta di “togliere per il gusto di togliere”, ma di vedere come e se sia possibile apportare delle modifiche per un migliore servizio e una maggiore partecipazione, che sia non solo di comodità ma di vera e autentica vita di comunità cristiana.L’ipotesi, intanto per i mesi di luglio e agosto, delle celebrazioni delle S. Messe festive è la seguente.

CATTEDRALE: sabato ore 18,30

                              domenica ore 7,30 – ore 10.00 – ore 18,30

TESON :             domenica  ore  10,00 o 9,30

SINDACALE:    domenica ore  11,00

Paludetto:        domenica ore 9,00  (con il mese di agosto di sabato ore 17,00)

Cavanella:        sabato ore 17,00 in luglio (in agosto di domenica ore 9,00.)

Questo orario ci consentirebbe di avere due soli sacerdoti alla domenica, in modo tale che l’altro possa essere disponibile per le varie attività estive.

Confido sulla vostra comprensione e sui vostri consigli: abbiamo ancora due settimane per eventuali decisioni. GRAZIE

Don Natale