Letture della domenica

 -Anno 16°  n. 32 – 5 luglio 2020                                        

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

Anche l’insuccesso si fa preghiera

La preghiera di Gesù ringrazia il Padre non tanto per l’azione di nascondimento nei confronti di alcuni, quanto per l’azione di rivelazione nei confronti di altri. L’accento non è punitivo nei confronti di chi non ha accolto la rivelazione, quanto di ringraziamento a Dio che rivela ai piccoli i suoi disegni. In particolare, rivela l’uomo Gesù come Messia. L’adesione di alcuni, definiti con un termine che può indicare anche gli infanti, i “senza parola”, dunque senza istruzione, è l’angolatura da cui Gesù guarda gli eventi e li coglie nella loro dimensione positiva, che svela cioè il volere di Dio, ciò in cui Dio mette il suo compiacimento. Questi semplici, credendo alla parola e alle opere compiute da Gesù, hanno colto in lui la rivelazione del Padre, e questa azione diviene svelamento e giudizio del cuore di altri, la cui sapienza intellettuale e dotta si rivela inconsistente davanti alla semplicità dei piccoli. È come se nel nostro testo confluissero due tradizioni: quella sapienziale che afferma che i piccoli sono destinatari della rivelazione divina (“Grande è la misericordia di Dio: egli rivela i suoi segreti agli umili”: Sir 3,20 secondo il testo ebraico) e quella profetica che polemizza con la sapienza intellettuale (“Perirà la sapienza dei sapienti e si eclisserà l’intelligenza degli intellettuali”: Is 29,14). Il “sì” di Gesù al Padre è dunque anche il riconoscimento della modalità con cui Dio agisce nella storia, scegliendo il minore, il più piccolo, chi agli occhi umani è disprezzabile e non conta nulla. È dunque un “sì” che sgorga dalla familiarità di Gesù con il cuore di Dio, un cuore che predilige il minore, il piccolo, il dimenticato, da Abele in poi. Anche Abele, che nel testo biblico non pronuncia parola (Gen 4,1-16), è un “infante”, un senza parola. E ciò che è stato rivelato, ovvero “queste cose” (Mt 11,25), è il senso profondo delle “opere del Messia” (Mt 11,2), quel senso che è rimasto nascosto ai dotti e sottili ragionatori di questo mondo (cf. 1Cor 1,20).

Prima Lettura 

Ecco, a te viene il tuo re umile.
Dal libro del profeta Zaccarìa. Zc 9,9-10
Così dice il Signore: «Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Farà sparire il carro da guerra da Èfraim e il cavallo da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle nazioni, il suo dominio sarà da mare a mare e dal Fiume fino ai confini della terra».
Parola di Dio

Salmo Responsoriale. Dal Sal 144 (145)
R. Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre. R.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. R.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. R.

Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto. R.

Seconda Lettura

Se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani. Rm 8,9.11-13
Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.
Parola di Dio

Alleuia, alleluia.     (Cfr. Mt 11,25)

Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.

Alleluia, alleluia.

Vangelo  

Io sono mite e umile di cuore.
Dal Vangelo secondo Matteo. Mt 11,25-30
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Parola del Signore

PER APPROFONDIRE

5 LUGLIO 2020

“DON E PAA PRIMA COMUNIONE COME CHE SE FA?”

Non solo per il primo incontro con Gesù nella Santa Comunione ma un po’ tutti i sacramenti sono da collocare entro le linee guida imposte dal coronavirus. Non vi nascondo che stante le incertezze per il futuro mi trovo in difficoltà a dare delle indicazioni precise, ma provo a riflettere su alcune linee.

BATTESIMO: il Battesimo per il momento è celebrato con la cerimonia propria fuori dalla S. Messa per le precauzioni che ci sono richieste e per delicatezza e rispetto per i bambini e i loro famigliari.

PRIME COMUINIONI che è giusto chiamare Celebrazioni della Messa di prima Comunione. Vorrei richiamare alcune riflessioni al riguardo.

La Messa di Prima Comunione va celebrata con e nella comunità. È un evento che riguarda non solo il bambino e la sua famiglia ma tutta la parrocchia. Deve risultare chiaro che il motivo centrale è il primo incontro con Gesù nella santa Comunione. Perché risulti chiaro bisogna cercare di evitare di concentrarsi su tutte quelle realtà che possono “distrarre” dalla centralità dell’incontro con Gesù. Stante queste limitazioni si dovranno trovare soluzioni che ci permettono di celebrare, a piccoli gruppi, in un contesto rispettoso della presenza dei famigliari e della comunità. Queste osservazioni ci dicono che non sarà più come prima e le varie limitazioni ci aiuteranno a rivedere e anche a “purificare” la celebrazione della Prima Comunione che con l’andare del tempo si è sempre più caricata di esteriorità, venendo a perdere il significato profondo e vero di questo incontro con il Signore Gesù inizio di una autentica relazione di amicizia e di vita spirituale con il Signore nel tempo. Per questo cerchiamo di confrontarci e concentrarci sul significato e importanza della Comunione poi saremo anche capaci di trovare l’accodo per i tempi e i modi delle celebrazioni nel rispetto delle regole.

PRIME CONFESSIONI. Segno dell’amore misericordioso del Signore la confessione è giorno di festa per tutta la comunità che si unisce alla gioia del singolo che accoglie il perdono del Signore dopo aver riconosciuto il proprio peccato. Nei bambini è importante che, nell’emozione di questo incontro, essi abbiano a sperimentare la presenza di un Dio che è sempre pronto ad accogliere chi sbaglia e a fare festa per ogni nostro ritorno alla casa del Padre accompagnati dalla preghiera e dalla presenza della comunità. Essa va collocata all’interno di una propria celebrazione e vissuta insieme alla gente. Bisognerà pensare con voi genitori quale sia il momento più opportuno e le modalità concrete per vivere con serenità e gioia questo incontro con il Signore che perdona.

CRESIME per il momento sono sospese, noi siamo stati fortunati, per così dire, perché per quest’anno a Concordia le avevamo già celebrate giusto in tempo prima del lockdown; al Teson verranno celebrate non appena possibile, in accordo con la comunità, i catechisti e le famiglie. Sarà da organizzare il percorso di catechesi per il prossimo anno.

MATRIMONI. Secondo le nuove disposizioni si possono celebrare ed è permesso agli sposi che durante la celebrazione non indossino la mascherina.

CATECHISMO. Sarà da rivedere e collegare anche con le norme che verranno date per le scuole. Certo anche qui senza creare allarmismi ma con la tenacia dei piccoli passi ci dovremmo preparare a un modo di evangelizzazione e di catechesi che risponda al mondo che è cambiato.

“Don e paa prima comunione come che se fa?”

“Doven parlase insieme e capì che no l’è pì come prima

e dopo ciapà e decision che mejo ne aiuta a incotrarse col Signor”.

don Natale

28 GIUGNO 2020“LA MARE DE SAN PIERO”

La settimana attorno al 29 giugno, festa dei Santi Pietro e Paolo, viene chiamata la settimana “de la mare de San Piero”. I nostri vecchi avevano infatti osservato che in questo periodo era facile che ci fossero temporali improvvisi e molto forti, come anche folate burrascose di vento e devastanti tempestate. Così com’è descritto dal parroco di allora, don Osvaldo Moretti, nelle cronache di Concordia:“Oggi 2 luglio 1870, fu una grandine così desolatrice in Concordia da non lasciare neppure una foglia sopra gli alberi; le viti spogliate e macerate come pure gli altri vegetabili (sic), le biade troncate con tutti gli altri legumi, così da non conoscere il luogo dove erano germinati. Il frumento era per buona parte già raccolto. Questo giorno sacro alla Visitazione di Maria a santa Elisabetta, il Signore ci ha visitati”. Da quell’evento disastroso la popolazione di Concordia ha fatto il voto che passa sotto il titolo di “Madonna del tempeston” e che da 150 anni si ripete ogni anno proprio il 2 di luglio con la processione della Madonna dalla Cattedrale alla chiesa della Tavella.

Se questi agenti atmosferici si sono sempre verificati, è però sotto gli occhi di tutti il fatto che la cupidigia egoistica di noi uomini in questi ultimi anni ha contribuito a deteriorare di molto le condizioni del nostro pianeta tanto da esigere un allarme generale a prendersi cura del creato allarme che ha trovato puntuale preoccupazione nella Chiesa e che ha spinto Papa Francesco a scrivere, per la prima volta nella storia, una enciclica sulla salvaguardia della creazione dal titolo: Laudato si’. A cinque anni dalla sua pubblicazione il Papa ha indetto un anno di preghiera e di riflessione sull’enciclica, dal 24 maggio di quest’anno fino al 24 maggio del prossimo anno. Dio ci ha creato per la comunione, per la fraternità, e ora, nella pandemia, più che mai si è dimostrata illusoria la pretesa di puntare tutto su se stessi, di porre l’individualismo alla base della società. Ma stiamo attenti! Appena passata l’emergenza, è facile ricadere in questa illusione. “Invito tutte le persone di buona volontà – ha aggiunto Francesco – ad aderire per prendere cura della nostra casa comune e dei nostri fratelli e sorelle più fragili”. Un anno che invita a un “periodo di più intensa orazione e azione a beneficio della casa comune”, “per riabituarci a pregare”, “per riflettere sui nostri stili di vita”, “per intraprendere azioni profetiche, invocando scelte coraggiose”. Ci sono delle decisioni da prendere in perfetta sintonia con l’impegno costante del Papa, fedele portavoce del grido di sofferenza della Terra, dei più poveri e dei migranti. Tanto da coniare – proprio nella sua Laudato si’ – la definizione di ecologia integrale, riferendosi a un approccio verso la natura, che non prescinda mai dall’aspetto umano, sociale e culturale. Un approccio che è diventato il suo  “modo di operare” in questi anni così delicati per gli equilibri ambientali e che il Papa ha portato avanti attraverso gesti concreti e simbolici, come quando lo abbiamo visto parlare di ambiente con Fidel Castroregalare la sua enciclica a Donald Trump e convocare un sinodo a impatto zero per difendere il futuro dell’Amazzonia.   

Per accompagnare questo anno speciale dedicato alla cura del pianeta, il Papa ha scritto una preghiera invitando tutti a recitarla. Eccola:

Dio amorevole, Creatore del cielo, della terra e di tutto ciò che contengono.

Apri le nostre menti e tocca i nostri cuori, affinché possiamo essere parte del creato, tuo dono.

Sii presente ai bisognosi in questi tempi difficili, specialmente i più poveri e i più vulnerabili.

Aiutaci a mostrare solidarietà creativa nell’affrontare le conseguenze

 di questa pandemia globale.

Rendici coraggiosi nell’abbracciare i cambiamenti rivolti alla ricerca del bene comune.

Ora più che mai, che possiamo sentire di essere tutti interconnessi e interdipendenti.

Fai in modo che riusciamo ad ascoltare e rispondere al grido della terra e al grido dei poveri.

Possano le sofferenze attuali essere i dolori del parto di un mondo più fraterno e sostenibile.

Sotto lo sguardo amorevole di Maria Ausiliatrice, ti preghiamo per Cristo Nostro Signore. Amen.

don Natale

21 GIUGNO 2020 DUE NUOVI SACERDOTI

Sabato 27 giugno alle ore 9,30 il nostro Vescovo Giuseppe ordinerà due nuovi sacerdoti: don Daniele Falcomer e don Marco Cigana. È festa grande per le loro famiglie, per la Diocesi e per le parrocchie d’origine; è festa anche per Concordia e Maniago, comunità dove i due novelli sacerdoti hanno vissuto la loro presenza di servizio come diaconi. Sia benedetto il nome del Signore! Dopo la dolorosa e faticosa “prova” del coronavirus abbiamo un grande e bel segno di speranza e di coraggio. Infatti scegliere di mettersi servizio della comunità e di seguire il Signore come suoi discepoli nel sacerdozio è dono e grazia che va accolta e vissuta con fiducia e gioia per seguire Gesù e per camminare insieme alla gente. Se penso alla mia di ordinazione sacerdotale 47 anni fa ricordo che a quel tempo c’erano 10 sacerdoti diocesani e 10 sacerdoti appartenenti a ordini religiosi nativi di Concordia. Ora i tempi sono cambiati e le presenze sacerdotali sono molte di meno anche se il Signore continua a fare maturare la messe in abbondanza e ci invita a pregare perché il Padre mandi operai per la sua messe. Papa Francesco un giorno, a chi gli chiedeva  perché terminasse ogni suo discorso chiedendo di non dimenticarsi di pregare per lui, ha detto che lui ha imparato un po’ alla volta il grande valore anzi l’indispensabile sostegno della preghiera e confessava che da giovane sacerdote non era così continuativo il suo chiedere che si pregasse per lui, ma poi man mano che andava avanti nella vita si è accorto che il prete, come tutti, ha bisogno del sostegno della preghiera sia propria che di quella degli altri  e così ha cominciato a chiedere in ogni circostanza di pregare per lui.  Allora anch’io chiedo per i preti novelli e per tutti i preti la preghiera vostra perché ci sostenga e ci renda sempre più fedeli a Dio e al prossimo. Volendo poi dare una specificazione e intenzione alla preghiera potrei tradurla così:

     Preghiamo perché i preti siano fedeli dispensatori della Bella Notizia del Vangelo e la trasmettano con gioia, con la consapevolezza che i primi destinatari di essa sono loro stessi, perchè quello che annunciano ha bisogno di trovare corrispondenza fedele nella loro vita.

    Preghiamo perché i preti abbiano a cuore di testimoniare con forza e tenerezza la misericordia di Dio. Siano instancabili annunciatori della grazia del perdono del Signore. Per farlo con efficacia, loro per primi, vivano la bellezza del perdono di Dio e riconoscano con l’umiltà di essere amati e perdonati dal Signore. Ad una intervista a Papa Francesco hanno chiesto: “Chi è papa Francesco?”. E il papa, dopo averci pensato un attimo, ha risposto:” Sono un peccatore che ha avuto la gioia di incontrare l’amore e il perdono del Signore”

     Preghiamo perchè i preti vivano concretamente il servizio della carità e sappiano prendersi a cuore la gente a cominciare dai piccoli, poveri e ultimi. Sappiano essere ospitali nel cuore e nella vita e mettano in pratica l’insegnamento di Gesù che è presente in coloro che hanno fame e sete, in coloro che sono malati, stranieri, in carcere e afflitti da ogni avversità, accogliendo loro accolgono Gesù. Papa Giovanni XXIII, alla sua partenza dalla Bulgaria, ha salutato la gente con questa promessa: “Secondo una tradizione irlandese, tutte le case mettono alla finestra, nella notte di Natale, una candela accesa, per indicare a Maria e a San Giuseppe, che cercano un rifugio nella notte santa, che in quella casa c’è posto per loro. Ebbene, ovunque io sia, anche in capo al mondo, se un bulgaro passerà davanti alla mia casa troverà sempre alla finestra una candela accesa. Egli potrà bussare alla mia porta e gli sarà aperto; sia cattolico o ortodosso, egli potrà entrare e troverà nella mia casa la più calda e la più affettuosa ospitalità”.

Non dimentichiamoci dunque di pregare per don Daniele e don Marco

e per tutti i preti.

don Natale

14 GIUGNO 2020LA FIESTA DEL CORPUS DOMINI

Gelsomino Molent nel libro “Mai dismintiarai”. La Concordia di ieri in sessanta racconti scrive: “La fista de Corpus Domine i feva la prucission, senpre de matina, e banda par banda dea strada ‘ndove che passsava la prucission i meteva tute fras’cie verde de saes. I tosatei dea prima comunione i spandeva, man man che i ciaminava, fiori davanti al prete che el portava el Signor ne l’Ostensorio grand”. Era una festa e una gioia per tutti che il Signore Gesù nell’Eucaristia passasse per le vie del paese e la sua presenza fosse di benedizione per tutti. C’era anche chi ornava i portoni con rami verdi e fiori e dai balconi pendevano drappi colorati, in genere erano copri letti più belli che non si usavano mai e si tiravano fuori solo in queste occasioni o quando doveva venire il medico o il prete a portare la comunione a qualche malato. Anche quest’anno avremmo dovuto fare la processione e passare a benedire con il Santissimo la nostra cittadina, ma è arrivato il coronavirus e ancora non si può. Per due mesi siamo stati bloccati in casa e non avevamo la possibilità di muoversi nemmeno per venire a Messa e fare la Comunione. Abbiamo sentito alcuni protestare perché non erano d’accordo e rimproverare perché la Chiesa era stata un po’ troppo arrendevole nel cedere ai divieti. Questo esprimeva una grande bel desiderio di celebrare la S. Messa e di ricevere la Comunione. Quando poi finalmente ci è stato possibile ritornare a celebrare la S. Messa con il popolo i posti in chiesa, pur ridotti per via delle limitazioni imposte dal coronavirus, non sono stati tutti occupati, certo c’è ancora la paura e la difficoltà di ritornare alla “normalità” e quindi aspettiamo con fiducia nella speranza. Vorrei lasciare ora tre piccoli segni che richiamano il significato e il dono grandissimo che Gesù ci ha fatto nell’Eucaristia.

  1. Il catino, la brocca dell’acqua e l’asciugamano. Sono i segni con cui Gesù, nell’ultima cena, ha lavato i piedi agli apostoli. Sono anche i segni con cui l’evangelista Giovanni narra l’Eucaristia. L’evangelista ha così voluto dirci che l’Eucaristia è vera e autentica nella nostra vita se anche noi siamo capaci di vivere la nostra esistenza nel servizio di amore di Gesù nel semplice e significativo gesto del lavare i piedi gli uni gli altri.
  2. Il pane spezzato e condiviso. I cristiani della chiesa dell’origine chiamavano l’Eucaristia “pane spezzato”. A significare che Gesù ha preso la sua vita e come pane l’ha spezzata con la sua morte in croce e ne ha fatto dono di condivisione per tutti. L’Eucaristia per essere autentica e vera in noi deve renderci pronti a fare anche noi della nostra vita un dono di amore da condividere con gli altri, con tutti gli altri.
  3. La vite che piange. Abbiamo tante volte osservato come dopo la potatura, all’inizio della primavera, la pianta della vite “piangeva”, era il segno che la vite era viva e che era pronta a donare la linfa vitale ai tralci perché producessero frutti abbondanti. Gesù ci ha ricordato che se vogliamo portare frutto anche noi, come i tralci, dobbiamo rimanere uniti alla vite. Ricevendo l’Eucaristia anche noi riceviamo la linfa vitale che è Cristo in modo che la nostra vita produca frutti abbondanti di bene e di gioia. L’Eucaristia è dunque fondamentale per la nostra vita cristiana essa come diceva Carlo Acutis, un giovane ragazzo, del quale è in corso la causa di beatificazione e che ha cercato di essere presente ogni giorno alla S. Messa e di ricevere la Santa Comunione: “L’Eucaristia è la mia autostrada per il cielo, infatti l’Eucaristia ci fa diventare simili a Gesù e già su questa terra pregustiamo il Paradiso”.

Sia lodato e ringraziato in ogni momento,

il Santissimo e Divinissimo Sacramento.

don Natale

7 GIUGNO 2020

VIENI A PRENDERE UN CAFFE’

Il vescovo di Pinerolo ha scritto, prima del coronavirus, la lettera pastorale alla sua diocesi con questo titolo: “Vieni a prendere un caffè”. È un titolo insolito per una lettera di un Vescovo alla gente della sua diocesi ma, come ampiamente è spiegato nel corso della lettera, essa è un pressante invito a recuperare un rapporto di prossimità e di amichevole vicinanza con le persone. La lettera intende sottolineare l’importanza delle relazioni che, sia in ambito civile che anche come cristiani, abbiamo lentamente abbandonato. “Vieni a prendere un caffè” è un modo per dirti fermati, sostiamo un momento in compagnia, guardiamoci negli occhi e facciamoci racconto di quello che rallegra o intristisce il nostro cuore, entriamo, ma non frettolosamente, in un vero rapporto di relazione tra di noi. Giovedì sera abbiamo avuto una di queste soste di due ore in Cattedrale per pregare invocando lo Spirito Santo perchè come dice il profeta Gioiele “Lo Spirito Santo doni ai nostri giovani la gioia di profetizzare e agli anziani quella di sognare” anche in questo tempo di prova e di sofferenza per il coronavirus. Perchè? Credo che tutti vorremmo che questa pandemia finisse “ieri” e la crisi economica “l’altro ieri” ma non è così. La questione è molto più seria: “non è una parentesi per ritornare come prima”. Non torneremo alla società e alla Chiesa di prima. Questo tempo parla, ci parla, anzi ci urla per dirci con forza la necessità di cambiare. La società che ci sta alle spalle non era “la migliore società possibile” nè la Chiesa era “la Chiesa che veramente sognavamo” anzi ricordate come ci lamentavamo per la poca frequenza alla Messa, per l’abbandono dei giovani, per la insensibilità per i valori morali ed etici della proposta evangelica? Bene possiamo, anzi dobbiamo, non tornare alla società e alla Chiesa di prima. Ecco perché questo è il tempo per profetizzare e per sognare in modo che cresca nella società e nella Chiesa qualcosa di nuovo. Questa era una società e anche una chiesa sbilanciata sull’individuo. Ognuno era interessato a vivere bene per sé, convinto che quando sto bene io mi basta e gli altri vedano loro di arrangiarsi come riescono. Rimanere chiusi per tre mesi ci ha fatto rendere conto che le RELAZIONI con gli altri sono importanti quanto l’aria che respiriamo o il cibo che mangiamo. Ci siamo resi conto che noi siamo le relazioni che riusciamo a costruire. Questo ha significato riscoprirsi parte di una COMUNITA’. L’abbiamo scoperto sperimentandolo sulla nostra pelle e soffrendolo nella nostra testa. Bene adesso che lo abbiamo scoperto proviamo anche a viverlo. “No, la pandemia non è stata una parentesi”, ma potrà invece essere invece una nascita, la nascita di una società diversa, e di una Chiesa-Comunità diversa.  Non sprechiamo questa occasione, l’opera di purificazione della pandemia che ci ha fatto vedere meglio ciò che è bene per noi come cittadini e come cristiani. Così come cristiani non dobbiamo tornare alla Chiesa di prima. Non pensiamo infatti di risolvere tutto perché adesso possiamo celebrare di nuovo la S. Messa con la gente. Credo all’importanza fondamentale della S. Messa per il cristiano perché senza la S. Messa ci manca l’Eucaristia e non c’è comunità non c’è Chiesa senza Eucaristia.  Così spero che ci troviamo in molti, noi dell’Unità Pastorale concordiese, per celebrare assieme giovedì di questa settimana alle 20,00 sul piazzale della cattedrale il Corpus Domini e per condividere nel dono dell’Eucaristia la voglia di diventare, a nostra volta, dono di servizio e amore agli altri, a tutti gli altri. Ma insieme vogliamo recuperare anche la dimensione della Chiesa domestica, della Chiesa in famiglia e in essa vivere momenti di riflessione sulla Parola di Dio, riscoprire la bellezza di spazi di silenzio e godere nello stupore e nella meraviglia di fronte alla bellezza della natura e la gioia semplice della preghiera assieme ai propri famigliari. Non solo una comunità che va in Chiesa ma anche una Chiesa che va agli altri a tutti gli altri. Incominciamo a sognare per essere non cristiani “devoti” – in modo individualistico, intimistico, astratto, ma “credenti” che credono in Dio che è TRINITA’ cioè relazione tra le tre Persone per nutrire la propria vita e per riuscire a credere alla vita oltre la morte.  Non comunità chiuse, ripiegate su se stesse e sulla propria organizzazione, ma comunità aperte alla fantasia dello Spirito, cariche di speranza, comunità che contagiano di passione e di entusiasmo e gusto di vivere. Comunità dove si raccoglie e ci si fa l’invito: “Vieni a prendere un caffè e lo si dice con il sorriso sulle labbra e con la gioia di stare insieme in compagnia.

don Natale