LETTURE DELLA DOMENICA

Anno 17° n.41 – 12 settembre 2021

Domenica 19 settembre 2021

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

IL GIUSTO E L’EMPIO

Il Libro della Sapienza, che abbiamo ascoltato nella prima Lettura, ci parla del giusto perseguitato, di colui la cui sola presenza dà fastidio agli empi. L’empio viene descritto come quello che opprime il povero, non ha compassione della vedova né rispetta l’anziano (cfr 2,17-20). L’empio ha la pretesa di pensare che la sua forza è la norma della giustizia. Sottomettere i più fragili, usare la forza in una qualsiasi forma, imporre un modo di pensare, un’ideologia, un discorso dominante, usare la violenza o la repressione per piegare quanti semplicemente, con il loro quotidiano agire onesto, semplice, operoso e solidale, manifestano che un altro mondo, un’altra società è possibile. All’empio non basta fare quello che gli pare, lasciarsi guidare dai suoi capricci; non vuole che gli altri, facendo il bene, mettano in risalto questo suo modo di fare. Nell’empio, il male cerca sempre di annientare il bene. Gesù nel Vangelo ci ricorda una tentazione sulla quale dovremo vigilare con attenzione: l’ansia di essere i primi, di primeggiare sugli altri, che può annidarsi in ogni cuore umano. Quante volte è accaduto che un popolo si creda superiore, con più diritti acquisiti, con maggiori privilegi da preservare o conquistare. Qual è il rimedio che propone Gesù quando appare tale pulsione nel nostro cuore e nella mentalità di una società o di un Paese? Farsi l’ultimo di tutti e il servo di tutti; stare là dove nessuno vuole andare, dove non arriva nulla, nella periferia più distante; e servire, creando spazi di incontro con gli ultimi, con gli scartati. Se il potere si decidesse per questo, se permettessimo al Vangelo di Cristo di giungere nel profondo della nostra vita, allora la globalizzazione della solidarietà sarebbe davvero una realtà. «Mentre nel mondo, specialmente in alcuni Paesi, riappaiono diverse forme di guerre e scontri, noi cristiani insistiamo nella proposta di riconoscere l’altro, di sanare le ferite, di costruire ponti, stringere relazioni e aiutarci “a portare i pesi gli uni degli altri” (Gal 6,2)».

papa Francesco

Prima Lettura

Condanniamo il giusto a una morte infamante.

Dal libro della Sapienza. Sap 2,12.17-20
 
[Dissero gli empi:]
«Tendiamo insidie al giusto,
che per noi è d’incomodo
e si oppone alle nostre azioni;
ci rimprovera le colpe contro la legge
e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta.
Vediamo se le sue parole sono vere,
consideriamo ciò che gli accadrà alla fine.
Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto
e lo libererà dalle mani dei suoi avversari.
Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti,
per conoscere la sua mitezza
e saggiare il suo spirito di sopportazione.
Condanniamolo a una morte infamante,
perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà».

Parola di Dio.
 

Salmo Responsoriale
Dal Salmo 53 (54)

R. Il Signore sostiene la mia vita.

Dio, per il tuo nome salvami,
per la tua potenza rendimi giustizia.
Dio, ascolta la mia preghiera,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca. R.
 
Poiché stranieri contro di me sono insorti
e prepotenti insidiano la mia vita;
non pongono Dio davanti ai loro occhi. R.
 
Ecco, Dio è il mio aiuto,
il Signore sostiene la mia vita.
Ti offrirò un sacrificio spontaneo,
loderò il tuo nome, Signore, perché è buono. R.
 

Seconda Lettura

Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia.

Dalla lettera di san Giacomo apostolo. Gc 3,16-4,3

Fratelli miei, dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dall’alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia.
Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni.

Parola di Dio.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Dio ci ha chiamati mediante il Vangelo,
per entrare in possesso della gloria
del Signore nostro Gesù Cristo. (Cf. 2Ts 2,14)

Alleluia.

Vangelo

Il Figlio dell’uomo viene consegnato… Se uno vuole essere il primo, sia il servitore di tutti.

Dal Vangelo secondo Marco. Mc 9,30-37
 
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Parola del Signore.

PER APPROFONDIRE

19 settembre –

L’È ORA CHE TORNENI TUTI A SCUA

Da qualche giorno è ripresa la scuola e contrariamente a quello che si temeva è ripresa abbastanza bene, senza gravi difficoltà anche se la pandemia non aiuta certamente, ma almeno ci ha resi consapevoli di una cosa che bisogna prepararci e predisporre il più possibile tutto in anticipo. Facciamo gli auguri agli alunni e agli studenti, diciamo grazie agli insegnanti e a tutto il personale della scuola e aggiungiamo una raccomandazione alle famiglie a collaborare perché la scuola non è un parcheggio, ma è palestra dove si apprendono oltre che nozioni e conoscenze anche l’arte di vivere da cittadini e da abitanti del mondo. Vi e ci guidi tutti il Signore con il dono del suo Santo Spirito. Ma non è solo per i ragazzi e i bambini che con il mese di settembre inizia la scuola ma per tutti noi l’è timp de tornà a scua aa scua dea vita. Cosa intendo con questo?

  • “Bisugna che torneni a dise bundì”, a dirlo con gli occhi puliti e il sorriso aperto, guardandoci in faccia e pronti a farci compagni di cammino e a vivere in amicizia.
  • “Bisugna che torneni a damandarse tra de noi – astu bisugna de qual cosa” Cioè ad offrire gli uni gli altri il servizio e la disponibilità dell’aiuto fraterno e sarebbe bello anche riuscire ad anticipare le necessità degli altri. Ricordo che quando nel curtif in una famiglia veniva cucinato qualcosa di diverso le mamme ci mandavano nelle famiglie vicine con il piatto coperto da un tovagliolo a offrire quello che era stato cucinato dicendo: “Me mare a ve manda da sercia – buon disnà”.
  • “Bisugna che torneni a ciapà in man el Vangelo e el rosario”. Per ricordare che nelle nostre famiglie bisogna che si torni a pregare e a mettere in partica il Vangelo. Che si riprenda la bella abitudine di iniziare e concludere la giornata con l’invocazione al Signore e invocare la protezione della Beata Vergine Maria e dei Santi. Si preghi per noi ma anche per gli altri. Scriveva San Paolo al suo discepolo e vescovo Timoteo: “Voglio che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza polemica”.

“Bisugna che torneni a voleghe ben aa Cesa e a parochia”. Il modo concreto di voler bene è prima di tutto quello di interessarsi di quello che viene proposto in parrocchia e poi cercare di parteciparvi. Quest’anno poi ci sarà chiesto di riflettere sul volto che vorremmo avesse la Chiesa e la vita cristiana a seguito della grande prova della pandemia. Ci sarà chiesto di vedere come ciascuno, in forza del battesimo, possiamo essere presenza attiva e operosa incoraggiati e sostenuti dalla forza dello Spirito Santo. Vorremmo che apparisse nella sua bellezza il volto splendente della Chiesa di fronte agli uomini e donne del nostro tempo.

  • “Bisugna che torneni a iessi cristiani, ma cristiani veri come che Dio comanda”. Che si riassume nell’antico e sempre nuovo comandamento che Gesù ci ha consegnato: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”.

Ecco auguriamo buon ritorno a scuola agli studenti e a tutti: “Buon ritorno alla scuola del Signore!”

don Natale

12 settembre –INSIEME VERSO IL SINODO

“RIMESSI IN CAMMINO DAL RISORTO”

Papa Francesco ha indetto per l’anno 2025 –anno santo della Redenzione del Signore Gesù– un Sinodo straordinario per tutta la Chiesa cattolica. Egli chiede che ogni diocesi si metta in ascolto di quello che lo Spirito Santo dice e quello che egli ci indica attraverso la sua azione in mezzo a noi. Il Papa ha chiesto che questo processo abbia dei tempi e dei passaggi diversi a incominciare dall’ascolto e dalla riflessione del popolo di Dio che è chiamato a rendere ragione di quanto nella vita di ogni giorno percepisce dell’azione delle Spirito Santo che agisce con noi e tante volte anche nonostante noi sulle strade della storia. Sinodo significa camminare insieme, camminare sulla stessa strada impegnati a tradurre nel qui e nell’ora la bellezza e la forza del Vangelo di Gesù. Così anche alla nostra diocesi il Vescovo Giuseppe ha chiesto di iniziare questo cammino insieme ponendoci in ASCOLTO di tutti coloro che vorranno esprimere: osservazioni, critiche, attese, indicazioni e tutto ciò che può essere utile sia per una verifica e poi per orientare l’essere comunità cristiana in questo mondo che cambia e che ora è profondamente trasformato dalla dolorosa prova della pandemia.

Così siamo chiamati a fare giungere i nostri pareri tramite la parrocchia e l’Unità Pastorale alla Diocesi che li vaglierà e raccolti diverranno premesse fondamentali per una seria e approfondita analisi e per condividere alcune decisioni che indicano per dove camminare insieme in futuro sotto l’azione dello Spirito Santo.

Anche il titolo che ci guiderà in questi due anni è già di per sé significativo: “RIMESSI IN CAMMINO DAL RISORTO” quest’anno sarà fatta attenzione all’ASCOLTO e il prossimo anno alla SINODALITA’. Verremo a proporre domande alle quali chiediamo che sia come singolo che come gruppo – famiglia, associazioni, gruppi sportivi, di aggregazione ecc. – si risponda con libertà, in maniera anonima e anche si cerchi di indicare “concretamente” alcune proposte da mettere in atto per conseguire soluzioni nella situazione attuale. Vi pongo intanto quattro domande che riguardano i quattro ambiti del percosso di ascolto dell’Assemblea Sinodale sulle quali incominciare a riflettere e provare a formulare alcune risposte. Ecco le quattro domande:

  1. IL CORAGGIO DI CAMBIARE: Cosa deve cambiare nelle nostre comunità perché la proposta del Vangelo possa incontrare le situazioni e le attese della gente?
  • IL BATTESIMO SORGENTE DELLA FEDE: Quali proposte fare perché ci sia una formazione e una “catechesi” come “esperienza di fede” nella vita dei battezzati?
  • IL RINNOVAMNETO DELLA PASTORALE CON SCELTE AUDACI: Come desidereresti che le famiglie, gli sposi, i genitori, i giovani e gli anziani siano aiutati a vivere la concretezza della loro fede?
  • IL MINISTERO DEI SACERDOTI DEI RELIGIOSI E RELIGIOSE: Da alcuni suggerimenti pratici perché sia più evangelico il servizio pastorale dei preti e dei religiosi e delle suore.

Queste quattro domande con delle specificazioni ulteriori saranno anche fatte oggetto della riflessione dei vari gruppi e associazioni parrocchiali, ma è importante che ciascuno rifletta personalmente per dare risposte secondo la propria sensibilità

GRAZIE SE LEGGERAI E DOPO AVER LETTO PROVI A FORMULARE ALCUNE

RISPOSTE.                                                                                                  don Natale

5 settembre 2021 —-RIPARTIAMO

Si chiude la Festa dei Ragazzi n° 55 un successo in questo tempo di pandemia, una sfida vinta da don Daniele e da tutto il suo staff insieme con gli adulti e gli animatori. Le grida che dall’Oratorio hanno rallegrato da mattina a notte le vie della città di Concordia, le magliette indossate dai partecipanti che hanno colorato in lungo e in largo ogni angolo di Concordia, la gioia per le vittorie e la tristezza per le sconfitte, l’entusiasmo per la partecipazione, l’impegno ad esserci ad ogni costo con ogni tempo e in ogni appuntamento ha contaminato piccoli e grandi e intere famiglie di Concordia. L’orgoglio per appartenenza alla propria contrada e la grandezza di esserne parte, la necessità di condividere appassionatamente ogni sentimento di gioia e dolore, di esaltazioni e depressioni e che in una parola si chiama amore ha attraversato come un’onda impetuosa tutta Concordia. In fondo sono tutti sentimenti che chi non l’è de Cuncuardia nol po capì cos che l’è la fiesta dei ragassi è una cosa grande che contamina tutta la città e che quest’anno in particolare ha per noi il sapore di una ripartenza con entusiasmo e con grinta.

  1. Ripartiamo da Cristo. E’ da Gesù che prima di tutto dobbiamo ripartire perché è lui il fondamento, quella pietra angolare sulla quale poggiarsi per far ripartire la nostra vita cristiana. Chi se non da Cristo possiamo ritrovare forza ed entusiasmo per una ripartenza serena e forte. Anche noi come San Pietro ripetiamo: “Signore da chi andremo tu solo hai parole che danno pienezza alla vita”.
  • Ripartiamo dalla Comunità. La nostra comunità si chiama Unità Pastorale Concordiese. Abbiamo imparato a camminare insieme poi la pandemia ci ha bloccato e ora, con tutte le cautele del caso, ma anche con coraggio e fiducia riprendiamo a ritrovarci insieme e soprattutto a fare progetti e sogni insieme.
  • Ripartiamo “da me”. Ripartiamo cioè da ciascuno di noi, infatti solo se ciascuno metterà se stesso a disposizione di tutti, se ciascuno si disporrà a collaborare insieme agli altri, solo se ciascuno sarà capace di uscire dal proprio egoismo per diventare capace di condivisione, solo se l’io saprà fondersi con il noi allora potremmo ripartire alla grande con il Signore.

Proprio pensando alla ripartenza che i vescovi italiani così hanno scritto:

Vorremmo   esprimere   un   sentimento   di   gratitudine   con   una   carezza   d’affetto   verso i malati e quanti ancora soffrono per la pandemia; verso i medici e gli operatori sanitari, per la generosità nella cura e nell’assistenza alla persona; verso gli anziani, con l’invito a conservare e a raccontare la memoria del Paese; verso i poveri, con l’impegno a custodirli e curarli, non chiudendo gli occhi davanti alle vecchie e nuove marginalità; verso le famiglie, per la capacità di tenuta complessiva, messa a dura prova; verso i sacerdoti, come ringraziamento per il loro essere prossimi al Popolo di Dio; verso i catechisti, gli educatori, gli operatori pastorali, perché sono davvero maestri e testimoni; verso tutte le donne e gli uomini di buona volontà, credenti e non credenti, perché in questo tempo di difficoltà con le loro scelte consapevoli stanno costruendo il Paese del futuro. Non è tempo di inutili contrapposizioni, ma di dialogo aperto: in gioco c’è il futuro dei nostri ragazzi. La ripresa autunnale delle attività pastorali sarà probabilmente ancora condizionata dalla pandemia. Siamo però convinti che riprendere il Cammino insieme costituisca un’occasione propizia di rilancio e di accompagnamento delle comunità, oltre che una voce profetica rispetto alle istanze del presente e del futuro. Così nel nome del Signore ripartiamo tutti con entusiasmo e con coraggio, nella solidarietà e nella condivisione, nella gioia di essere gli uni per gli altri aiuto e sostegno incoraggiamento e amorevole soccorso per tutti. BUONA RIPARTENZA

don Natale

29 AGOSTO 2021 —- L’E’ADES SE A DA FA’ SUL SERIO

Ho incontrato un ragazzo con la maglietta della contrada di…e gli ho detto:” Vai a fare allenamento?”. Lui con un sorriso che esprimeva sicurezza mi ha risposto: “Sì perché ades se fa sul serio”.

Ormai gli ultimi giorni di agosto stanno per terminare e con la Festa dei Ragazzi riprenderanno le varie attività, dalla scuola, al catechismo, dal lavoro a quelle e piccole realtà di cui è intessuta la nostra vita sociale e anche cristiana. Non possiamo dimenticare che questo periodo durissimo della pandemia ci ha fiaccato non solo nel corpo, ma anche direi soprattutto nello spirito.

Facciamo fatica a vedere il domani e facciamo fatica a vederlo con speranza. Per questo dovremmo cercare di essere ciascuno per l’altro di incoraggiamento, di sostegno, preziosa presenza di fiducia nel domani. Santa Madre Teresa di Calcutta, con santa intuizione, si era accorta che solo se sapremo aiutare gli altri saremmo capaci di aiutare noi stessi. Ella aveva riassunto questa idea in questa preghiera:

“Signore, quando ho fame, dammi qualcuno che ha bisogno di cibo;

quando ho un dispiacere, offrimi qualcuno da consolare;

quando la mia croce diventa pesante, fammi condividere la croce di un altro;

quando non ho tempo, dammi qualcuno che io possa aiutare per qualche momento;

quando sono umiliata, fa che io abbia qualcuno da lodare;

quando sono scoraggiata, mandami qualcuno da incoraggiare;

quando ho bisogno della comprensione degli altri, dammi qualcuno che ha bisogno della mia; quando ho bisogno che ci si occupi di me, mandami qualcuno di cui occuparmi;

 quando penso solo a me stessa, attira la mia attenzione su un’altra persona”.

L’è ades che bisogna fa sul serio, se cioè è il momento in cui si vede se la nostra fede è fondata sulla roccia o sulla sabbia, si vede se sa resistere alla tempesta impetuosa, se sa essere forte nei tempi di arsura e nelle aridità della vita.

L’è ades che bisogna fa sul serio, e come diceva San Paolo: “E’ quando sono debole che allora sono forte…”. Cioè è quando abbiamo riconosciuto nella verità la debolezza della nostra arroganza e prepotenza nei confronti dei nostri fratelli e sorelle che allora avremmo capito che “non semo propio nient” come ci ricordavano i nostri vecchi, ma nel Signore possiamo tutto perché “niente è impossibile a Dio”.

L’è ades che bisogna fa sul serio, infatti all’inizio di questo nuovo anno pastorale dobbiamo tutti metterci di buona lena per ricominciare sapendo che non è come prima, ma che possiamo ricreare, nell’aiuto del Signore, cieli nuovi e terra nuova dove regneranno giustizia e verità, solidarietà e generosità, amore per Dio e amore per il prossimo.

L’è ades che bisogna fa sul serio, e impariamolo dall’entusiasmo dei nostri ragazzi, dalla disponibilità e dalla generosità del servizio dei nostri animatori, dalla presenza discreta e costante degli adulti e… rimettiamoci in cammino.

Facciamolo, in questo nuovo anno pastorale che andiamo ad incominciare, con grinta e con coraggio, facciamolo incoraggiandoci e sostenendoci a vicenda. Riprendiamo con lena il percorso che è stato così malamente interrotto dal Covid 19 e guardiamo con occhi puliti e chiari al nostro futuro, Dio non ci ha dimenticati, Dio è con noi sempre. Sono con noi anche la Beata Vergine Maria della Salute, i nostri Santi Martiri e i santi protettori delle nostre parrocchie.

E poi come diceva il papa Giovanni XXIII nel famoso discorso alla luna all’inizio del Concilio Vaticano II: E poi, tutti insieme ci incamminiamo cantando, sospirando, piangendo, ma sempre sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, continuare e riprendere il nostro cammino.»

don Natale

22 AGOSTO 2021 “SEMO I MEIO”

Sono partiti gli allenamenti per la festa dei ragazzi n°55. A ben vedere è questo un traguardo importante e lusinghiero che, fatta eccezione per l’interruzione forzata dello scorso anno, ha suscitato nello scorrere degli anni, entusiasmato, ha eccitato, fatto arrabbiare e piangere, consumato quintali di adrenalina pura a ragazzi e adulti, talvolta, e non sempre in maniera positiva, questo è stato più per gli adulti che per i ragazzi per i quali invece è nata e dedicata la festa dei ragazzi. Data la tenacia di don Daniele e i suoi collaboratori- organizzatori, nel rispetto delle regole in tempo di pandemia, ci prepariamo a vivere con grande impegno ma soprattutto con gioia e allegria e in amicizia tra contrade questa 55A festa dei ragazzi. Da una Contrada all’altra dove fervono gli allenamenti c’è solo una certezza semo noi i meio. Questa espressione che suona anche come sprone e incoraggiamento mi da lo spunto per una riflessione a più ampio raggio.

Possiamo dire che se no semo i meio almeno ci sforziamo di essere cittadini che con onestà, nel rispetto per gli altri, nell’attenzione a chi è nel bisogno ci adoperiamo per rispondere insieme e singolarmente con solidale partecipazione alla condivisione e alla solidarietà? Quel grande senso di buon vicinato, di accorgerci della presenza e della necessità di chi ci sta accanto è sempre stato un segno che ha contraddistinto la vita sociale di Concordia. Non smettiamo di essere anche i meio nell’ospitalità del cuore e della vita di ogni fratello che viene in cerca di aiuto.

Possiamo dire che se no semo i meio ci sappiamo tuttavia preoccupare di informarci sui fatti e situazioni senza essere superficiali e sparare giudizi a caso che sono il più delle volte il riflesso di pregiudizi? Credo che sia impegno di tutti nutrirsi non solo di beni materiali, ma anche nutrire la mente e la vita e alimentarla e arricchirla con sane letture attingendo anche alla gloriosa storia della nostra Concordia e poi anche all’attualità, essere insomma attenti cittadini del mondo.

Possiamo dire che se no semo i meio ci preoccupiamo però di vivere il nostro rapporto con la fede, il nostro rapporto con il Signore e con il Vangelo con coerenza e con costanza? Non voglio qui ricordare come in questi ultimi tempi, anche a causa della pandemia, sia rallentata la partecipazione alla vita cristiana attiva in parrocchia, ma voglio sperare che pur con le dovute cautele possiamo riprendere una “normalità” di relazioni e di partecipazione attiva. Abbiamo davanti a noi un anno pieno di impegni e una ripresa della vita pastorale molto stimolante. In vista poi dell’Assemblea Sinodale vorremmo impegnarci a “inventare” nuovi modi di essere cristiani per rispondere alle esigenze del mondo di oggi. Più volte ci è stato ricordato come alla pandemia, questa prova faticosa e dolorosa, non ne usciremmo uguali, ne usciremo o peggio o meglio. Dipende da noi e dalla condivisione di un cammino fatto insieme con gioia.

Ed è qui che tutti e ciascuno dobbiamo renderci disponibili perché veramente come cristiani poter dire “semo i meio”.

E poi auguri a tutte le sei contrade e come il solito vicano i meio.don Natale

15 AGOSTO 2021

FIESTA DEA SUNTA

Affido oggi, festa di Maria Assunta in cielo, il commento settimanale non ad una riflessione ma ad una preghiera, mi pare  bello salutare così la nostra Mamma del Cielo.

Oggi, nella solennità della tua Assunzione, o Maria, volgiamo lo sguardo verso Te, 
“Piena di grazia”, Vergine che ci indichi il cielo, la meta a cui siamo tutti incamminati.

Ti presenti in questo giorno come “nuova creatura”, che, ai piedi della Croce, 
hai raccolto la promessa della resurrezione.

Ti sentiamo vicina, Madre dei redenti, che insegni a superare ogni turbamento; 
che conforti il popolo di Dio nella quotidiana lotta contro il male e il peccato.

Tu ci precedi, Vergine celeste, nel nostro pellegrinaggio di fede.  Sostieni, o Maria, 
la nostra speranza; incoraggia la Chiesa a proseguire sulla via della fedeltà al suo Signore, fidando unicamente nella potenza redentrice della santa Croce.

Con animo grato a Dio, il nostro pensiero ritorna a Te che ci rinnovi ogni giorno l’invito di Cristo a quanto Tu dicesti a Cana di Galilea: “Fate quello che Egli (il Maestro) vi dirà” Gesù solo, infatti, Lui ha parole di vita eterna

Meditando su questa grande realtà, ci incamminiamo spiritualmente verso l’Assemblea Sinodale indetta per la nostra diocesi e per il mondo intero. Aiutaci a preparare questo importante appuntamento ecclesiale con fervorosa preghiera e con entusiasmo apostolico.

A Te, Regina della pace e Madre della Chiesa, affidiamo in questo giorno di festa i più profondi desideri del nostro cuore.  Nelle tue mani ancora una volta, poniamo l’Unità Pastorale Concordiese per una ripresa dopo la dura prova della pandemia che tarda a lasciarci e che ci mette tanta angoscia e tristezza.

A Te chiediamo di volgere lo sguardo sui nostri bambini e i nostri giovani hanno tanto sofferto e hanno bisogno di ritrovare serenità e gioia di vivere e l’amicizia di rapporti in presenza.

Ti preghiamo abita le nostre case e le nostre famiglie e fa che in esse regni l’amore, ci sia il sorriso accogliente e il perdono che rasserena e mette in circolo il bene.

Sta vicina o Madre dolcissima ai nostri anziani, conforta e console la loro solitudine e le loro amarezze e fa che non perdiamo la ricchezza della loro esperienza e la genuinità della loro fede.

Una richiesta ancora ti rivolgiamo è per tutti gli ammalati, coloro che sono stanchi della vita, coloro che vivono male per scelte sbagliate o per cattive situazioni in cui si sono andati a cacciare, mostrati Madre di Misericordia e accorri in loro aiuto.

Ti affidiamo infine tutti i nostri morti Tu che oggi contempliamo Assunta in cielo spalanca loro le porte del Paradiso perché possano vivere e per sempre con il Tuo Figlio con gli Angeli, i nostri Santi Martiri e tutti coloro che vivono con Te in Cielo. Regina assunta in cielo, prega per noi!  Amen

don Natale

8 AGOSTO 2021

UN GREEN PASS ANCHE PER IL CRISTIANO

Si fa un tanto parlare di questo Green Pass, un documento che certifica che si è vaccinati contro il Covid. E’ stato anche definito un atto di amore e di rispetto per sé e per gli altri. Anche se non tutti sono d’accordo perché o non convinti della validità di questa prevenzione o soprattutto perché se questo diventa un obbligo, andrebbe a ledere la libertà personale. Il governo sta predisponendo un protocollo che cerchi di mettere insieme le due necessità il rispetto della libertà personale e il rispetto per la incolumità della salute per i cittadini. Per quanto riguarda la partecipazione alle celebrazioni religiose rimangono le regole vigenti che sono igienizzazione delle mani e dei luoghi, mascherine e distanziamento. Ma per stare all’attualità mi chiedevo se non fosse doveroso chiedere un Green Pass anche per il cristiano e quali dovrebbero essere le attestazioni che si richiedono per non essere contagiosi?

  1. Essere testimoni del Vangelo. Il primo grande vaccino che il cristiano ha da avere è quello della conoscenza del Vangelo che è riassunto nel Kerigma cioè nell’annuncio che Cristo è morto per i nostri peccati, e risorto il terzo giorno ed è apparso agli apostoli. Questo è l’annuncio della nostra salvezza. E noi siamo tenuti ad annunciarlo per noi e a tutti. San Paolo esclama “Guai a me se non annuncio il Vangelo”. Naturalmete questo comporta che noi adeguiamo la nostra vita in conformità al Vangelo. Che noi diventiamo Vangelo vivente.
  2. Vivere il rapporto con il Signore nei sacramenti. Per mantenerci in stretto rapporto con il Signore ci è chiesto di vivere la grazia dei sacramenti in modo particolare i sacramenti della Eucaristia e della Confessione. L’Eucaristia è il Pane di vita che è il Signore e solo nutrendoci di lui noi possiamo vivere la vita cristiana nella pienezza e nella festa. Ed è nella celebrazione della Confessione che possiamo accogliere il perdono del Signore il quale vuole che tutti gli uomini siano salvi. Nella misericordia di Dio noi ritroviamo la bellezza di essere rinati a vita nuova nella grazia e nella benevolenza di Dio nostro Padre che è sempre in attesa nel nostro ritorno per fare festa con noi nella sua casa.
  3. Seguire il Signore amando e servendo il prossimo e così riceviamo una vita ricca e felice, seguire Cristo non è una perdita, ma un incalcolabile guadagno. Abbiamo il coraggio di vivere la vostra vita affidandoci al Signore e mettendoci in cammino con Lui incontro ai fratelli. Lasciarci conquistare dal suo sguardo di amore che ci libera dalla seduzione degli idoli, dalle false ricchezze che promettono vita ma procurano morte. Non abbiamo paura di accogliere la Parola di Cristo e di accettare la sua chiamata. Lo sguardo di Dio che ci ama personalmente ci accompagni ogni giorno, così che, nelle relazioni con gli altri, possiamo essere testimoni della nuova vita che abbiamo ricevuto in dono.

Ecco il Green Pass che come cristiani dovremmo non solo esibire ma vivere nella concretezza della nostra esistenza quotidiana. Il Vangelo ci insegna che non basta cercare Dio, bisogna anche chiedersi il motivo per cui lo si cerca. Ecco allora la domanda che possiamo farci tutti noi: perché cerchiamo il Signore? Perché cerco io il Signore? Quali sono le motivazioni della nostra fede? C’è infatti il pericolo che la nostra fede rimanga superficiale e che non trasformi la nostra esistenza. Mentre cerchiamo di mettere in pratica le regole che ci vengono indicate per la salute fisica vediamo di mettere in pratica anche le indicazioni che ci chiede il vangelo per la nostra salute spirituale. In questi giorni abbiamo celebrato la memoria del Santo curato d’Ars il quale ai suoi parrocchiani e anche a tutti diceva: Non c’è niente di più grande dell’Eucaristia. La misericordia di Dio è come un torrente essa trascina i cuori al suo passaggio. L’amore per il tuo prossimo consiste in tre cosedesiderare il bene più grande per chiunque, fare il bene che possiamo quando possiamo, e sopportarescusare e perdonare le colpe degli altri.”don Natale

1 AGOSTO 2021

SANTO STEFANO: “VIDE I CIELI APERTI”

Così gli Atti degli Apostoli raccontano la visione che Santo Stefano, prima di morire martire, ha avuto. Ci stiamo preparando a celebrare la festa di “San Stiefin” che è patrono di Concordia e anche dell’intera Diocesi. Vorrei che quest’anno le parole di Santo Stefano fossero punto di riferimento e annuncio di speranza per noi e per tutto il mondo. Tutti, credo, non vediamo l’ora di ritornare a vedere cieli e piazze, scuole e oratori, cinema e teatri, chiese e aule per incontri, palestre e campi di gioco e ogni luogo di ritrovo, di riflessione, di studio o di sport aperti dove ci si possa incontrare, parlare, riflettere, studiare e pregare in serenità e fraternità. Potremmo dire che anche noi abbiamo bisogno degli occhi di Santo Stefano per vedere nei suoi occhi gli occhi di Gesù.

E’ uno sguardo attento, che si accorge degli altri, di ogni altro, che scruta le attese che portiamo nel cuore, che scorge la fatica, la stanchezza e la speranza con cui andiamo avanti. Uno sguardo che sa cogliere il bisogno di ciascuno: Gesù ha uno sguardo contemplativo, capace cioè di fermarsi davanti alla vita dell’altro e di leggervi dentro. Impariamo ad essere non una società che corre, indaffarata e indifferente, presa da troppe cose e incapace di fermarsi per rivolgere uno sguardo, un saluto, una carezza. Mi fa paura una società nella quale siamo tutti una folla anonima e non siamo più capaci di alzare lo sguardo e riconoscerci. Alziamo lo sguardo gli uni verso gli altri, come fa Gesù con noi.

La pandemia deve averci insegnato che c’è bisogno di una nuova alleanza tra giovani e anziani nella società, c’è bisogno di condividere il tesoro comune della vita, di sognare insieme, di superare i conflitti tra generazioni per preparare il futuro di tutti. Senza questa alleanza di vita, di sogni, di futuro, rischiamo di morire dentro noi stessi, perché aumentano i legami spezzati, le solitudini, gli egoismi, le forze disgregatrici. Spesso, nelle nostre società abbiamo consegnato la vita all’idea che “ognuno pensa per sé”. Ma questo uccide! Il Vangelo ci esorta a condividere ciò che siamo e ciò che abbiamo: solo così possiamo essere saziati.

Giovani e anziani, il tesoro della tradizione e la freschezza dello Spirito. Giovani e anziani insieme. Nella società e nella Chiesa: insieme.

Noi di una certa età siamo stati “tirati su” con questa accortezza che niente si deve “strassà” ma soprattutto “no se a da strassà el pan”. Un piccolo pezzo di pane può sembrare poca cosa, ma agli occhi di Dio niente deve essere oggetto di scarto. A maggior ragione nessuno è da scartare. Nessuno è un avanzo di vita, o scarto da buttare. Sono quei pezzi di pane preziosi rimasti sulla tavola della nostra vita, che possono ancora nutrirci con una fragranza che abbiamo perso, “la fragranza della misericordia e della memoria”. Non perdiamo la memoria di quello che gli anziani ci sono portatori, perché siamo figli di quella storia e senza radici appassiremo. Essi ci hanno custoditi lungo il cammino della crescita, ora tocca a noi custodire la loro vita, alleggerire le loro difficoltà, ascoltare i loro bisogni, creare le condizioni perché possano essere facilitati nelle incombenze quotidiane e non si sentano soli.

Quest’anno vorrei contemplare e vivere così la “fiesta de San Stiefin”: con lo sguardo di Gesù attento a cogliere la presenza degli altri con spirito di accoglienza e di ospitalità del cuore. Con la volontà di “ricucire” una alleanza tra generazioni dove ognuno condivide ciò che è e ciò che ha insieme. Ma soprattutto dove nessuno deve sentirsi ed essere considerato uno scarto, ma come “un bon toc de pan” va raccolto e custodito con cura e con amore.

San Stiefin donene oci bei par viodi tuti coi oci del Signor, voerghe ben a tuti col cuor dolse del Signor e ciaminà tuti insieme drio al Signor coa speransa e a ligria de fradei tuti.

don Natale

25 LUGLIO 2021

Beato CARLO ACUTIS

È giunta a Bibione una reliquia del Beato Carlo Acutis la si può venerare nella chiesa parrocchiale. Voglio dare anche da questo foglio settimanale una presentazione della sua bellissima figura di giovanissimo cristiano e la affido alla testimonianza di alcuni di coloro che l’anno conosciuto più da vicino Questo quindicenne, morto prematuramente per una leucemia fulminante nel 2006, si distingueva dagli altri suoi coetanei per una “passione smisurata” nei confronti del Signore, ma non solo. Questo ha reso la sua storia incredibile, un esempio di giovane e rara santità.

Nonna Luana «Carlo, ogni sera, mi ricordava di preparare il mangiare da portare a un mendicante che dormiva per terra nei giardini pubblici e gli metteva accanto un euro della sua paghetta, per quando si svegliava. Si intratteneva con quelli che chiedevano l’elemosina alla porta della sua chiesa. Quando capiva che gli altri soffrivano, partecipava, manifestamente, al loro dolore».

Un’insegnante «Non mi dimenticherò mai di questo ragazzo speciale, così diverso dagli altri e così buono. Sono sicura che Carlo fosse molto vicino al Signore: aveva una bella foto di Gesù proprio davanti a dove studiavamo e… guai a chi gliela toccava. Una cosa comunque ci tengo a dirla, è difficile, soprattutto in questi tempi, trovare un ragazzo puro come era lui»

Un compagno di liceo «Un compagno di Liceo racconta che vi fu un’accesissima discussione in classe durante l’ora di religione sull’aborto. Lui, unico, sosteneva la posizione della Chiesa, difendendo i valori della vita e dell’embrione, in quanto figlio di Dio. Poco prima di morire, la sua classe stava preparando delle tesine su come viene vista la fecondazione assistita nelle varie religioni e a Carlo toccò la religione ebraica. Questo gli diede modo di approfondire gli argomenti e in una conversazione con i suoi familiari si dichiarò sconcertato sul fatto che aveva scoperto che nel mondo vi fossero milioni di embrioni congelati abbandonati a una sorte tremenda. Disse che se fosse stato una donna, come opera di carità, avrebbe adottato uno di questi embrioni per dargli la possibilità di nascere»

Il suo padre spirituale «Carlo era particolarmente sensibile nel capire se i sacerdoti celebravano la messa in modo devoto e quando si accorgeva che erano poco immedesimati nella celebrazione eucaristica si rattristava; più di una volta mi ha detto che essendo i sacerdoti le mani tese di Cristo”, il Signore lo devono testimoniare con entusiasmo e loro stessi devono essere modelli luminosi e non ripetitori automatici di un rito liturgico in cui non mettono il proprio cuore e da cui non traspare la propria fede in Dio» «Più di una volta mi chiese consiglio su come convincere meglio alcune persone che non frequentavano la messa domenicale io lo incoraggiavo sempre a portare la parola del Signore quando gli si presentavano le occasioni. Era molto contento del suo grande zelo apostolico e nutrivo una forte speranza che un giorno Carlo avrebbe scelto un cammino sacerdotale”.

Giulio Savoldi, frate missionario cappuccino «Ebbi la fortuna di avere vari incontri con Carlo; di lui ho un ricordo vivissimo: era un ragazzo sereno, dal volto luminoso, aperto a tutto ciò che è buono e bello, certamente fortificato dallo Spirito del Signore. Sensibilissimo alla povertà e sofferenze altrui; secondo le sue possibilità, voleva contribuire a lenire il dolore di chi, sotto ogni aspetto, era meno fortunato di lui. Così si spiega come un giorno da ragazzino, spontaneamente, con alto senso di amore, mi portò il contenuto del suo salvadanaio per i bambini più bisognosi». Da parte mia in particolare lo sento come guida e forte richiamo di fedeltà e di santità alla mia vocazione secondo i misteriosi disegni del buon Dio sempre improntati dalla sua infinita bontà e misericordia»

Beato Carolo Acutis diceva: “Il Rosario è la scala più corta per salire in Cielo”

“Una vita è veramente bella solo se si arriva ad amare Dio sopra ogni cosa il prossimo come noi stessi”.      “L’unica      cosa      che      dobbiamo      temere      veramente      è       il       peccato”. “Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie”.

“L’Eucaristia è l’autostrada per il cielo”.

Abbiamo tutti tanto da imparare da questo beato”                                                                       don Natale

18 LUGLIO 2021

DISPIASE

Dispiase è il modo concordiese di dire la propria amarezza e la propria tristezza perché non abbiamo saputo approfittare di una cosa bella, di una opportunità che ci veniva proposta, e aver mancato una occasione significativa e importante.

Dispiase dice anche di un incentivo a non darsi per vinto, a riproporre a se stessi di essere più attenti, a non farsi prendere alla sprovvista, insomma a guardare con attenzione perchè ciò che ci è sfuggito e non abbiamo saputo vivere lo possiamo recuperare prima che vada perduto.

«Stiamo affrontando un momento molto difficile. C’è una crisi che riguarda i valori essenziali. Stiamo perdendo la capacità di amare». Questa frase di padre Renato Chiera, sacerdote piemontese da quarant’anni in Brasile al fianco dei ragazzi di strada, mi ha particolarmente impressionato e fatto pensare e mi chiedo se non stia succedendo che questa prova durissima della pandemia, che ritorna a farsi paurosa con le nuove varianti, non stia rendendo più duro anche il nostro cuore.

Dispiase dice anche che, se da una parte può avere il senso di una resa, dall’altra può essere invece incentivo per non arrendersi e anzi per rimboccarsi le maniche e affrontare il presente con coraggio e con speranza. Diceva sempre padre Renato: «La più grande tragedia non è essere poveri, è non essere figli, non sentirsi amati. Per questo, la nostra proposta pedagogica e psicologica cura con la “presenza” di qualcuno che li faccia sentire figli. Per questo cerco di essere padre di questi figli non amati da nessuno e di farli sentire figli del Padre di tutti noi». E bisogna ricordarsi di quanto diceva don Giovanni Bosco: “Non è sufficiente amare un figlio, bisogna sentire se lui si sente amato”».

Mercoledì – nei mercoledì di San Giuseppe — c’è stato un incontro con il dott. Michele Alzetta il quale ci ha presentato, da padre e da credente, il ruolo e la figura del padre e lo ha fatto in maniera semplice e partendo dalla sua esperienza di padre. Ha riflettuto su come cercare di non rinunciare alla grande importanza che ha la figura del padre nella vita dei figli e della famiglia. Particolarmente toccante è stata la testimonianza di come hanno vissuto la morte della figlia in un incidente stradale. Nel grande dolore e nella grande sofferenza per la disgrazia egli ha espresso una frase che in tutta la sua drammaticità va capita solo alla luce della fede diceva:

«Compito più proprio del padre a completamento del ruolo della madre è “lasciare andare il figlio” dare a lui la libertà di volare da solo, ecco noi abbiamo cercato di inserire in questo atto di alta paternità il fatto di lasciare andare questa figlia ancora giovane e in maniera così drammatica nelle mani di un Padre di cui tutti siamo figli. Noi -affermava- abbiamo speranza perché crediamo nel Risorto, siamo nelle mani di Dio».

Dispiace allora che sia venuta a mancare a questo incontro la presenza di genitori e famiglie perché ci poteva aiutare a pensare e a incoraggiare a vivere il bellissimo, ma impegnativo “mestiere” di padre. Ci rendiamo conto che il 14 di luglio non è tempo migliore per venire a chiudersi per un incontro, non ci arrenderemo però e, pandemia permettendo, riprenderemo a riproporre incontri di questo genere nel prossimo anno pastorale come avevamo già incominciato a fare nelle “giomeniche” due anni fa.

Concludo riportando ancora una frase di padre Renato riferita da Luca Ammendola regista del film Dear Child . Un film intenso, duro, profondo e al tempo stesso impregnato di speranza che racconta la vita di questo missionario e dei suoi ragazzi, i suoi meninos de rua per i quali ha dedicato e continua a dedicare tutta la vita, senza risparmio di energie, anche ora che si avvicina al traguardo degli ottant’anni. «La vita è semplice mi ha detto padre Renato la prima volta che ci siamo incontrati — ricorda il regista — siamo noi che abbiamo deciso di complicarla, ma è semplice. Tutto quello che dobbiamo fare è amare. Quello che è difficile è imparare come amare». Guardiamo a Cristo Figlio di Dio, lui ci ha insegnato e continua ad insegnarci come amare.

don Natale

11 LUGLIO 2021

SALUTO A ERIK E THOMAS PRETI NOVELLI

La gioia per la festa dell’ordinazione dei 6 nuovi preti continua nella nostra Unità pastorale di Concordia per la celebrazione della prima Messa di don Erik e di don Thomas Salvador. Riporto qui il saluto e il ringraziamento che ho rivolto all’inizio della celebrazione perché possano condividerlo anche coloro che non hanno potuto essere presenti.

Un grazie al nostro Vescovo Giuseppe soprattutto per efficacia delle indicazioni che ha consegnato ai novelli presbiteri affermando: “Uscite per le strade della vita per incontrare le piaghe di Gesù che sono nelle piaghe delle sorelle e dei fratelli e non le incontrate se state chiusi nelle vostre canoniche, magari di fronte ad un computer o nelle vostre sacrestie. Non sottraetevi dai problemi della gente, siate vicini, camminate con loro siate poveri che sanno amare i poveri. Abbiate una fede che sappia relazionarsi con il Signore e imparare da lui lo stesso stile di vita”.

Saluto e ringrazio con affetto il Vescovo Mons. Ovidio che ha pronunciato l’omelia alla prima messa e che ha ricordato a loro di non essere rigidi, ma poiché misericordiati usare misericordia, i nostri limiti e le nostre debolezze e fragilità se riconosciute sono quelle che ci rendono forti perché sorretti dalla forza di Gesù. E ha concluso dicendo che anche oggi è buon tempo per essere preti”.

Un saluto cordiale al Sindaco Claudio e all’amministrazione comunale che anche in questa circostanza ha dato il suo fattivo e operativo contributo per la riuscita della festa della ordinazione presbiterale.

Un saluto e un grande grazie agli operai della vigna del Signore, così chiamo i volontari che ora sono li quieti quieti ma che già sono pronti a sbaraccare tutto quanto hanno edificato e vi assicuro che stare solo dietro a loro fa sudare e ti sfinisce. Giustamente oggi occupano un posto riservato a loro che sono sempre pronti a preparare posti per gli altri. Grazie, solo vi prego trasmettete il nostro impegno, la vostra passione con la vostra capacità organizzativa di gruppo alle nuove generazioni e fate presto.

Un saluto festoso a voi tutti concordiesi e anche agli altri che siete venuti qui per incontrare il Signore e per condividere questa celebrazione unica e pregare nella prima s. messa dei Gemelli Salvador. E ora dobbiamo continuare a pregare perché altri cuncuardiesi possano occupare i posti lasciati liberi da loro.

Ciao mamma Mara e papà Giorgio siete genitori di due preti ricordo che a chi diceva a mia mamma: “te sarà contenta d’aver un fiol prete”? lei rispondeva “Non contenta contentissima ma bisugna adess prea de pì”. Ecco questo raccomando a voi e anche ad Alex.

Concludo da cuncuardiese sento tutto il sano orgoglio di essere qui oggi come parroco cuncuardiese a dare l’accoglienza a due nuovi preti cuncuardiesi ai quali rivolgo un primo pensiero: voi come me sapete che sotto di noi c’è la basilica apostolorum e immagino quando verso il 300 giunge qui la prima fiammella della fede portata da soldati vicentini una fiammella che si è propagata presto ma è stata anche  subito messa di fronte alla persecuzione così è sempre la fede se è quella evangelica trova sempre contrasto e opposizione, ma voi guardate ai nostri Santi Martiri e chiedete loro che vi aiutino a tenere accesa la fiamma della fede e a portarla dovunque il Signore vi spingerà.

E il secondo pensiero e un po’ tutto personale. Ieri i vari passaggi della celebrazione sono stati tutti carichi di emozione e di forza, ma c’è stato un momento che più mi ha preso il cuore e sappiamo che il cuore ha delle ragioni che la ragione non capisce. Quando dopo l’abbraccio con il Vescovo e alcuni confratelli vi siete trovati tutti e sei ed eravate proprio davanti a me si siete scambiati tra voi un forte abbraccio, da veri fratelli in Cristo, ma quando è toccato il vostro abbraccio esso è stato -più forte e più lungo di tutti era posso dire così non solo l’abbraccio fraterno ma anche gemello, ho visto e mi scuso se lo spio che non siete riusciti a trattenere qualche lacrima.  Grazie perché avete dimostrato che essere preti è sì dono di grazia di Dio e di fede coltivata nella quotidianità, ma anche servizio di grande umanità. Andate, dove il Signore vi manderà e dove lo Spirito Santo vi spingerà ma mi raccomando non perdete mai la vostra umanità. Grazie anche per questo.

don Natale

27 GIUGNO 2021

ANDATE, ANNUNZIATE, TESTIMONIATE e VIVETE IL VANGELO

Sabato 3 luglio 6 giovani saranno ordinati sacerdoti. Un avvenimento e una grazia per tutta la Diocesi e in modo particolare per Concordia con la consacrazione presbiterale di Erik e Thomas Salvador nostri compaesani. Riporto qui parte dell’omelia che Papa Francesco ha rivolto il 25 aprile ai nuovi sacerdoti della diocesi di Roma.  “Carissimi il servizio che voi vi preparata a compiere è strettamente legato al servizio di Dio al suo popolo esso ha uno stile, uno stile che voi dovete seguire. Stile di vicinanza, stile di compassione e stile di tenerezza. Questo è lo stile di Dio. Anche voi siete chiamati ad avere le quattro vicinanze del prete, esse sono:

  1. Vicinanza con Dio nella preghiera, nei Sacramenti, nella Messa. Parlare con il Signore, essere vicino al Signore. Lui si è fatto vicino a noi nel suo Figlio. Tutta la storia del suo Figlio. È stato anche vicino a voi, a ognuno di voi, nel percorso della vostra vita fino a questo momento. Anche nei momenti brutti del peccato, era lì. Vicinanza prima di tutto vicini a Dio, con la preghiera. Un sacerdote che non prega lentamente spegne il fuoco dello Spirito dentro. Vicinanza a Dio.
  2. Vicinanza al Vescovo. Stare vicino, perché nel Vescovo voi avrete l’unità. Voi siete, non voglio dire servitori – siete servitori di Dio – ma collaboratori del Vescovo. Vicinanza. Io ricordo una volta, tanto tempo fa, un sacerdote che ebbe la disgrazia – diciamo così – di fare uno “scivolone”… La prima cosa che ho avuto in mente è stata chiamare il Vescovo. Anche nei momenti brutti chiama il Vescovo per essere vicino a lui. Vicinanza a Dio nella preghiera, vicinanza al Vescovo. “Ma questo Vescovo non mi piace…”. Ma è tuo padre. “Ma questo Vescovo mi tratta male…”. Sii umile, va’ dal Vescovo.
  3. Vicinanza tra voi. E io vi suggerisco un proposito da fare in questo giorno: mai sparlare di un fratello sacerdote. Se voi avete qualcosa contro un altro, siate uomini, avete i pantaloni: andate lì, e diteglielo in faccia. “Ma questa è una cosa molto brutta… non so come la prenderà…”. Vai dal Vescovo, che ti aiuta. Ma mai, mai sparlare. Non siate chiacchieroni. Non cadete nel pettegolezzo. Unità tra voi: nel Consiglio presbiterale, nelle commissioni, al lavoro. Vicinanza tra voi e al Vescovo.
  4. Dopo Dio, la vicinanza più importante è al santo popolo fedele di Dio. Nessuno di voi ha studiato per diventare sacerdote. Avete studiato le scienze ecclesiastiche, come la Chiesa dice che si deve fare. Ma voi siete stati eletti, presi dal popolo di Dio. Il Signore diceva a Davide: “Io ti ho tolto da dietro il gregge”. Non dimenticatevi da dove siete venuti: della vostra famiglia, del vostro popolo… Non perdete il fiuto del popolo di Dio. Paolo diceva a Timoteo: “Ricordati tua mamma, tua nonna…”. Sì, da dove sei venuto. E quel popolo di Dio… L’autore della Lettera agli Ebrei dice: “Ricordatevi di coloro che vi hanno introdotti nella fede”. Sacerdoti di popolo, non chierici di Stato!

Le quattro vicinanze del prete: vicinanza con Dio, vicinanza con il Vescovo, vicinanza tra voi, vicinanza con il popolo di Dio. Lo stile di vicinanza che è lo stile di Dio. Ma lo stile di Dio è anche uno stile di compassione e di tenerezza. Non chiudere il cuore ai problemi. E ne vedrete tanti! Quando la gente viene a dirvi i problemi e per essere accompagnata… Perdete tempo ascoltando e consolando. La compassione, che ti porta al perdono, alla misericordia. Per favore: siate misericordiosi, siate perdonatori. Perché Dio perdona tutto, non si stanca di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono. Vicinanza e compassione. Ma compassione tenera, con quella tenerezza di famiglia, di fratelli, di padre… con quella tenerezza che ti fa sentire che stai nella casa di Dio.  Vi auguro questo stile, questo stile che è lo stile di Dio.

Dio nostro Padre, ti affidiamo con affetto e tenerezza questi 6 giovani che hai scelto per il servizio e la vicinanza al tuo popolo. Fa’ sentire loro la tua presenza e la tua benevolenza paterna, sii accanto a loro sempre. Vergine Santissima proteggili e guidali sempre da tuo Figlio Gesù. Santi Martiri Concordiesi rendete forti nel dono dello Spirito Santo la loro testimonianza nell’amore e nella grazia per i secoli dei secoli. Amen

don Natale

20 GIUGNO 2021

SANT’ANTONIO L’E’ TORNAT A CIASA

Dopo più di 15 mesi la statua di Sant’Antonio, voluta e offerta dalla fede e dal contributo dei suoi devoti, statua che era stata benedetta con grande partecipazione di popolo in una celebrazione in piazza Costantini dal Vescovo Livio finalmente l’è tornadat a ciasa nel so cisiol in via Fratelli Bandiera. La celebrazione della Santa Messa è stata presieduta dal nostro padre Giorgio dei frati cappuccini e dal nostro don Sergio e da me. Padre Giorgio nella sua omelia ha tracciato, con grande semplicità ed efficacia, la breve vita di appena 37 anni di Sant’Antonio e si è chiesto meravigliato come sia arrivato così giovane a così alte vette di santità. Due, ha detto, sono le strade tra le altre che hanno portato Sant’ Antonio alla santità: la preghiera fiduciosa e confidente al Signore e l’annuncio- testimonianza del Vangelo nella predicazione delle parole e della vita. A questo riguardo ha citato l’episodio che ha, per così dire, fatto di Sant’ Antonio un predicatore per gran parte dell’Italia settentrionale. Il Santo era ospite del convento di Montepaolo vicino a Forlì dove c’era una comunità di frati francescani. Così con il gruppo dei frati un giorno ha partecipato all’ordinazione sacerdotale di un frate e gli fu chiesto di tenere lui l’omelia. Sant’ Antonio tanto fu appassionato e convincente nel suo dire che da quel giorno fu chiamato da per tutto a predicare e ad annunciare la bellezza del Vangelo con forza e coraggio. Questo episodio mi richiama immediatamente la data del 3 luglio qui a concordia dove alla 9,30 sulla Piazza Costantini ci sarà ordinazione sacerdotale di 6 nuovi sacerdoti tra i quali i nostri Erik e Thomas Salvador.

Vorrei ora fermarmi un attimo con voi per una sosta di riflessione:

  • Prima di tutto per ricordare e prendere atto che per me concordiese come credo per tutto il popolo di Concordia è un evento da vivere con partecipazione piena a cominciare dalla preghieracosì da questa domenica aggiungiamo una intenzione particolare per loro nelle intenzioni dei fedeli. Il Signore ci ha detto che il primo nostro compito è “pregare perché il Padre mandi operai per la sua messe”.
  • Questi sei giovani hanno concluso il loro percorso di formazione c’è bisogno che altri prendano il loro posto per iniziare un percorso di discernimento in Seminario: “cari ragazzi e giovani mettete dentro ai vostri sogni per il futuro anche il servizio sacerdotale insomma dite – “Signore se vuoi manda me, fammi sentire la tua voce e fa che non mi distolga da essa diventando sordo alla tua chiamata”.
  • Sono le famiglie e tutta la comunità che vivendo e testimoniando con fedeltà la propria adesione al vangelo devono essere il luogo dove possono crescere e maturare le vocazioni ogni vocazione sia quelle sacerdotali e religiose e anche quelle di una donazione nel matrimonio o nel servizio al prossimo – Gesù ci ricorda che se il terreno non è buono e ben preparato anche il seme non può giungere a maturazione.
  • Infine vorrei accogliere da questa celebrazione e dal dono di questi 6 giovani un bel segno di speranza– il Signore non si è dimenticato di noi e di questi nostri tempi, egli continua a spargere il seme della sua bontà spetta a noi con la forza dello Spirito Santo farlo germogliare e crescere perché sia di beneficio a tutti.

“Signore fa’ di noi terreno buono e accogliente perché possiamo produrre il bene, rendi gioiosi testimoni nel loro servizio sacerdotale Erik e Thomas e fa’ che questa nostra terra concordiese, resa feconda dal sangue dei Santi Martiri, sia generosa nel donare nuove vocazioni alla tua chiesa e al mondo Amen.”

don Natale

13 GIUGNO 2021

I PIU’ FRAGILI TRA I FRAGILI

Ci sono due caratteristiche, nella proposta delle attività estive, che è giusto mettere in risalto. Esse sono.

1) la scelta di formare un gruppo proprio per il GREST per i ragazzi delle medie con sede staccata in Paludetto.

2) la scelta di prolungare la possibilità dei campi in montagna a Casa Ropa  a Tramonti oltre che per le classi delle medie anche per  quelli della prima e seconda superiore.

La decisione di questa proposta nasce da una precisa attenzione, infatti quindici mesi di pandemia hanno visto gli adolescenti e i giovani soffrire più di altre categorie sociali: intere giornate trascorse senza la libertà di muoversi, nè lezioni in presenza, con i rapporti interpersonali ridotti all’uso del web. Ma adesso sembra arrivato il momento della ripartenza. Come sostenerli nel graduale ritorno alla normalità? «Dipende da noi adulti, dalla nostra coscienza, siamo noi che dobbiamo fare il nostro mestiere: aldilà delle chiacchiere, è ora che i genitori tornino a fare i genitori e gli insegnanti gli insegnanti, i cristiani  i cristiani perché l’educazione è stata sottovalutata, con un discredito dei valori e un vuoto di progetti» «C’è un malessere diffuso tra i giovani, stiamo attenti a non farlo precipitare» afferma don Antonio Mazzi, fondatore della Comunità Exodus, da più di 60 anni impegnato nell’assistenza e formazione dei giovani.

Come aiutarli essendo presenza di adulti in questo momento di particolare difficoltà? Preoccupandosi di fare recuperare l’interiorità, non preoccuparsi più solo del portafoglio e della casa comoda. Dobbiamo noi vivere per primi i valori che danno significato vero alla vita, noi dandone l’esempio. Un enorme lavoro culturale che chiama in causa soprattutto il nostro essere cristiani. Il problema, però, non è andare in chiesa ma essere veramente cristiani. Vanno recuperate le otto parole delle Beatitudini. Papa Francesco ha detto che «il mondo si cambia con la forza delle Beatitudini e non con il potere o con la forza». E ha parlato di libertà, eguaglianza e fraternità come le tre declinazioni laiche della Carità.  La libertà sembra essere la prima preoccupazione dei giovani in questa fase post-Covid. La libertà vera, però, non è sottovalutazione totale delle norme, delle leggi, delle regole. E vale innanzitutto per noi adulti. Bisogna saper scegliere tra diritti e doveri. Ma c’è bisogno di un padre che lo insegni, e non è stato mai difficile esserlo come oggi. Come insegnarlo?  Rileggendo la figura di San Giuseppe chiamato a fare il padre, in quest’anno a lui dedicato sarà riflettendo insieme sulla sua presenza nella vita della santa famiglia potrà aiutarci a recuperare il significato delle parole: famiglia, madre, padre, figlio, scuola, parrocchia, oratorio… La condizione più drammatica oggi sembra essere quella degli adolescenti essi risultano essere i più fragili tra i fragili. La preoccupazione è per i ragazzi che hanno tra i 10 e i 16 anni. Da un’indagine in una scuola professionale femminile: il 45% delle studentesse si taglia, cioè compie atti di autolesionismo. Alcune lo fanno perché fa snob… altre hanno problemi molto più seri. Sono tutti segnali di un profondo disagio. Hanno bisogno di relazioni vere. Sì, lo psichiatra, d’accordo, ma scuola, famiglia, parrocchia e Stato tutti dobbiamo fare la nostra parte! I capisaldi della società sono stati distrutti, è necessario ricostruire la rete, tutti insieme. Non proibire, però, ma orientare. Incominciando dalle piccole e fondamentali realtà della vita di tutti i giorni.  Recuperare lo spirito della cena in famiglia, per esempio, come momento intimo della sera. Una volta era così. La scuola deve insegnare ad educare, bisogna preparare gli insegnanti ad affrontare le nuove emergenze. Ma, soprattutto, recuperiamo il significato delle parole che abbiamo banalizzato: rispetto, obbedienza, senso del dovere, fatica… Come chiesa e parrocchia stiamo scommettendo sulla Assemblea Sinodale la domanda che essa pone a tutti noi è: Come essere ancora comunità capace di annunziale la bellezza del Vangelo al mondo di oggi e nella situazione dell’oggi?

Spirito Santo illumina le nostre menti e orienta il nostro cammino. Amen

don Natale

6 GIUGNO 2021

LUNEDÌ 7 GIUGNO SI PARTE… NEL NOME DEL SIGNORE

I nostri vecchi avevano tradizioni che legavano strettamente le realtà umane al Signore. Così quando si iniziava o si riprendeva una attività si chiedevano la benedizione del sacerdote e quando si mangiava un frutto per la prima volta della stagione ci si faceva il segno della croce e si ringraziava il Signore che ci donava i frutti della terra e la bellezza della natura. Quando poi succedeva una cosa eccezionale in un modo scherzoso – ma non irriverente – per sottolineare la straordinarietà dell’evento si diceva: “Spetta che me fai la Crose coa man sanca”.

Con lunedì 7 giugno, al mattino, saremo tutti pronti a farci un bel segno di Croce “coa man dreta “ però per chiedere al Signore che tutti ci benedica per l’inizio del GREST, e con esso anche a tutte le attività estive per la nostra unità pastorale concordiese. Lo facciamo con grande entusiasmo, con grande fiducia e con grande gioia, e sempre con grande responsabilità. Dopo i mesi di restrizioni di vario genere, dopo i vaccini si comincia a vedere una certa possibilità di uscita da questa pandemia, c’è una consistente speranza che si vada verso la conclusione di questa durissima prova. “Sia ringraziato il Signore che sempre veglia su di noi e che non ci ha mai lasciati soli”.

Dunque si riparte e dopo il grazie al Signore voglio dire anche un grande grazie a voi tutti operatori pastorali. A voi catechisti, a voi operatori della Caritas e delle Missioni, a voi operai sempre disponibili per le varie mansioni sia nelle parrocchie e negli oratori e in montagna alla Casa Ropa, a voi tutti che tenete igienizzate  le nostre chiese, le aule, i luoghi di incontro, a voi che vi siete resi disponibili come adulti per i gruppi Grest e a voi giovani e giovanissimi animatori che con la intelligente regia di don Daniele e dei responsabili maggiori avete preparato e vi preparate a guidare la grande “carovana” delle attività estive per i bambini, ragazzi e giovani. Così partono anche gli aderenti all’AC con gli educatori e gli animatori e i capi Scout che con tenacia e spirito servizio, condividendo il rispetto delle regole, hanno continuato a riproporre i loro cammini con entusiasmo e gioia. Non voglio dimenticare chi, anche se non frequentando in presenza, è rimasto sempre in contatto e ha mantenuto vivo il suo rapporto con il Signore attraverso la preghiera e si è collegato con la parrocchia con mezzi di comunicazione.

Mi sia permesso un ultimo pensiero e mi rivolgo a tutti coloro che fiaccati, intristiti, affaticati da questa lunga prova della pandemia hanno difficoltà a sorridere, a ritrovarsi con gli altri e soprattutto a rimettersi in gioco. Credo di capirli e di condividere con loro la fatica di riprendere il cammino, ma come tante volte abbiamo ripetuto non siamo soli, aiutiamoci a vicenda anzi solo aiutando gli altri troveremo la forza per aiutare anche noi stessi.

San Giovanni XXIII, il papa buono, la sera del l’11 ottobre alla apertura del Concilio Vaticano II alla folla riunita in piazza San Pietro ha salutato i fedeli con quello che è stato chiamato il discorso della luna: “Cari Figliuoli, sento le vostre voci. La mia è una voce, sola, ma riassunte la voce del mondo intero: qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera, osservatela in alto, a guardare questo spettacolo. La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, diventato padre per la volontà di nostro Signore… Ma tutti insieme, paternità e fraternità e grazia di Dio, tutto tutto… Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così; guardandoci così nell’incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte, se c’è, qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà… Tornando a casa, troverete i bambini, date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare: dite una parola buona. Il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza. E poi, tutti insieme ci animiamo: cantando, sospirando, piangendo, ma sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, continuiamo a riprendere il nostro cammino”.

Riprendiamo dunque il cammino, cantando,

sospirando ma sempre con la fiducia nel Signore.

A tutti l’augurio di un  BUON INIZIO DELLE ATTIVITA’ ESTIVE !

don Natale

30 MAGGIO 2021

AVE MARIA … PREGA PER NOI PECCATORI…

In questo mese di maggio, nonostante un tempo alquanto umido e piovoso, l’invocazione dell’Ave Maria e i canti mariani sono risuonati lungo le vide della nostra Unità Pastorale Concordiese. Ad ogni sosta, lungo le vie, per l’annunzio del mistero che veniva richiamato dal quadro che lo rappresentava, c’era un gruppetto più o meno numeroso di persone che ci aspettava e molte di esse si accodavano poi per raggiungere cantando l’altra tappa per la recita del mistero. Ad ogni fermata poi abbiamo implorato la benedizione del Signore per tutte le famiglie della via dove passavamo e abbiamo concluso sempre il Santo Rosario con un particolare ricordo e una preghiera per le persone malate e con un saluto affettuoso nella preghiera per tutti i nostri morti. Questa esperienza della recita del S. Rosario lungo le vie del paese si è rivelata una modalità bella e coinvolgente e le persone che vi hanno partecipato hanno espresso la loro soddisfatta e grata approvazione. Quest’anno per desiderio del Papa abbiamo aggiunto alla recita del S. Rosario una intenzione particolare: perché per l’intercessione della Madonna venga a cessare la pandemia ci ha provato nel corpo e nello spirito. Questa proposta è stata in qualche modo contestata perché si è detto che questo modo di pregare è una specie di mercanteggiare con Dio come dire: “Io ti do la preghiera e Tu mi dai la grazia che ti chiedo”. Indirettamente il Papa nell’ultima catechesi del mercoledì di questa settimana ha così risposto: “C’è una contestazione radicale alla preghiera, che deriva da una osservazione che tutti facciamo: noi preghiamo, domandiamo, eppure a volte le nostre preghiere sembrano rimanere inascoltate: ciò che abbiamo chiesto – per noi o per gli altri – non si è realizzato o non si è realizzato nei tempi e nei modi da noi richiesti.

Il Catechismo ci offre una buona sintesi sulla questione. Ci mette in guardia dal rischio di non vivere un’autentica esperienza di fede, ma di trasformare la relazione con Dio anche nella preghiera in qualcosa di magico. La preghiera non è una bacchetta magica: è un dialogo con il Signore. In effetti, quando preghiamo possiamo cadere nel rischio di non essere noi a servire Dio, ma di pretendere che sia Lui a servire noi. Ecco allora una preghiera che sempre protesta, che vuole indirizzare gli avvenimenti secondo il nostro disegno, che non ammette altri progetti se non i nostri desideri. Gesù invece ha avuto una grande sapienza mettendoci sulle labbra il “Padre nostro”. San Paolo ci dice: noi neppure sappiamo cosa è conveniente chiedere. Per questo quando preghiamo dobbiamo essere umili: questo è il primo atteggiamento per andare a pregare. Quando preghiamo dobbiamo essere umili, perché le nostre parole siano effettivamente delle preghiere e non una azione di prepotenza che Dio respinge. Stiamo attenti perché si può anche pregare per motivi sbagliati. Nella preghiera, è Dio che deve convertire noi, non siamo noi che dobbiamo convertire Dio ai nostri desideri. L’atteggiamento giusto allora è l’umiltà. Io vado a pregare ma Tu, Signore, converti il mio cuore perché chieda quello che è conveniente, chieda quello che sarà meglio per la mia salute spirituale.

Gesù nell’orto degli ulivi ha pregato il Padre con queste parole: “Padre, se possibile, allontana da me questo che mi aspetta”. Sembra che il Padre non lo ha ascoltato. Ma il Venerdì Santo non è il capitolo finale, perché il terzo giorno, cioè la domenica, c’è la risurrezione. Il male è signore del penultimo giorno: ricordiamo bene questo. Il male mai è un signore dell’ultimo giorno, no ma del penultimo, il momento dove è più buia la notte, proprio prima dell’aurora. Il male è signore del penultimo giorno: l’ultimo giorno c’è la risurrezione. Ma il male mai è signore dell’ultimo giorno: Dio è il Signore dell’ultimo giorno.

Continuiamo a pregare, continuiamo a chiedere con fede e con umiltà, a volte il Signore ci viene in aiuto subito a volte ha altri modi per intervenire nella nostra e nella vita delle persone, ma certo non ci lascia mai, mai soli nella nostra vita.

don Natale

23 MAGGIO 2021

PENTECOSTE:

LO SPIRITO È COME IL VENTO, NON LASCIA RIPOSARE LA POLVERE!

Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi. ( Atti 2,1)

Gli Atti degli apostoli annunciano così la discesa dello Spirito Santo il giorno della Pentecoste. E’ interessante notare con lo Spirito ha i suoi tempi, ha il suo modo di manifestarsi, ma è certo che o all’albeggiare del mattino, o al tramonto della sera, o nel mezzo della motte Egli arriva, perché lo Spirito è libero e le sue manifestazioni sono sempre originali e nuove, la sua potenza e la sua forza scuote tutto e tutti, lo Spirito scombussola e butta per aria ogni nostro progetto che non sia secondo il suo piano di salvezza dice padre Turoldo: “Lo Spirito è come il vento, non lascia riposare la polvere”. Del passaggio dello Spirito te ne accorgi da ciò che Egli produce in chi l’accoglie, così: Lo Spirito ci fa vivere da risorti. Non serve sapere che il Risorto è vivo se non si vive da risorti. Ed è lo Spirito che fa vivere Gesù in noi, che ci risuscita dentro. La nuova vita, quella vera di risorti, è riallacciare la nostra relazione col Padre, rovinata dal peccato. Questa è la missione di Gesù: “toglierci dalla condizione di orfani e restituirci a quella di figli” amati da Dio. La via è uscire da noi stessi, allontanandoci dal nostro egocentrismo. È possibile grazie alla preghiera che suscita in noi lo Spirito. Quando spezziamo il cerchio del nostro egoismo, usciamo da noi stessi e ci accostiamo agli altri per incontrarli, aiutarli, è lo Spirito di Dio che ci ha spinti. Quando scopriamo in noi una sconosciuta capacità di perdonare, di amare chi non ci vuole bene, è lo Spirito che ci ha afferrati. Chi vive secondo lo Spirito porta pace dov’è discordia, concordia dov’è conflitto. Gli uomini spirituali rendono bene per male, rispondono all’arroganza con mitezza, alla cattiveria con bontà, al frastuono col silenzio, alle chiacchiere con la preghiera, al disfattismo col sorriso. Lo Spirito del perdono è il collante che ci tiene insieme. Il perdono libera il cuore e permette di ricominciare: il perdono dà speranza, senza perdono non si edifica la Chiesa. Lo Spirito del perdono ci spinge a rifiutare altre vie: quelle sbrigative di chi giudica, quelle senza uscita di chi chiude ogni porta, quelle a senso unico di chi critica gli altri. Lo Spirito ci esorta invece a percorrere la via a doppio senso del perdono ricevuto e del perdono donato. Le resistenze allo Spirito Santo: la tentazione di addomesticarlo. È sempre presente in noi la tentazione di fare resistenza allo Spirito Santo, perché scombussola, perché smuove, fa camminare, spinge la Chiesa ad andare avanti. Ed è sempre più facile e comodo adagiarsi nelle proprie posizioni statiche e immutate. In realtà, la Chiesa si mostra fedele allo Spirito Santo nella misura in cui non ha la pretesa di regolarlo e di addomesticarlo. Egli è freschezza, fantasia che non riempie tanto la mente di idee, ma incendia il cuore e spinge a un servizio di amore, un linguaggio che ciascuno è in grado di comprendere. Missione è portare al mondo la gioia dello Spirito. Senza lo Spirito Santo non esiste la missione. Infatti, la missione non è opera nostra, è un dono. La Chiesa ha bisogno di evangelizzatori che si aprano senza paura all’azione dello Spirito Santo che infonde la forza per annunciare la novità del Vangelo con audacia, a voce alta e in ogni tempo e luogo, anche controcorrente. Questi brevi appunti sono solo alcune delle azioni dello Spirito egli agisce in noi ad una solo condizione che noi lo accogliamo e lo lasciamo agire in noi in libertà.

Vieni Spirito Santo ravviva in noi il ricordo del dono ricevuto.

Liberaci dalle paralisi dell’egoismo e

accendi in noi il desiderio di servire, di fare del bene.

Vieni, Spirito Santo: Tu che sei armonia, rendici costruttori di unità; Tu che sempre ti doni, dacci il coraggio di uscire da noi stessi,

di amarci e aiutarci, per diventare un’unica famiglia. Amen.

don Natale

16 MAGGIO 2021

EL Dì DEA SENSA VA BEN A BRONDUA, MA NO SOL CHE CHEA!

La tradizione vuole che qui a Concordia el dì dea Sensa si festeggi l’Ascensione del Signore Gesù non solo, come è giusto, con la celebrazione in chiesa della santa messa ma anche in famiglia o tra gli amici mangiando la famosa brondua. Nei tempi passati era certamente un modo per unire alla festa religiosa anche una festa in famiglia che quel giorno poteva mangiare come companasego e in santa allegria a brondua”. Noi bambini poi sentivamo a brondua   un po’ opera anche nostra perché ci era stato dato l’incarico “de sgionfà a visiga del pursiel” che poi el pursiter aveva riempito con la carne de pursiel pe fatta a brondua.

Lascio ad altri di spiegare a fiesta dea brondua, io vorrei soffermarmi un attimo sulla festa della Ascensione del Signore a cui essa fa riferimento.

Dice il Vangelo che l’Ascensione del Signore ha trovati gli apostoli non pronti alla partenza di Gesù anzi scrive che essi ancora dubitavano, dubitavano della risurrezione di Gesù e soprattutto della sua divinità come Figlio di Dio. Il tempo che stiamo vivendo e che è stato messo allo scoperto dalla disastrosa e dolorosa pandemia ha fatto emergere come la nostra società si stia abituando ad accettare un mondo dove Dio, se c’è, rimane una realtà privata riservata solo a chi crede. E’ uscito recentemente un libro dal titolo significativo: “La Chiesa brucia?” di Andrea Riccardi fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Egli pone all’inizio questa domanda forte: La crisi della Chiesa ha già raggiunto o meno un suo punto di irreversibilità?”. Che i “parametri vitali” (calo delle ordinazioni, della frequentazione ai sacramenti, delle scelte di vita religiosa, ecc.) fossero in grave affanno era cosa nota, ma la situazione è così grave? Sicuramente la pandemia che ha investito il mondo sta mostrando con virulenza tutte le fragilità preesistenti nella Chiesa.

Per questo la puntuale e dettagliata panoramica della crisi della Chiesa in Occidente che Andrea Riccardi svolge costituisce oggi la fonte documentaria più completa e sicura per addentrarsi in un dibattito che è invece troppo spesso caratterizzato dalla superficialità delle pre-comprensioni. Riccardi specifica: “Non possiamo pensare che sia sufficiente solo rattoppare il presente o inventare nuove istituzioni. Quando dico che occorre tornare a pensare, voglio dire che dobbiamo tornare ad avere una visione. Visione del mondo, della storia, visione della Chiesa in un mondo che è cambiato rapidamente come non mai dall’inizio della storia umana. C’è bisogno di sentire il “fuoco” della crisi per cominciare un cammino di riflessione sul futuro e di lettura della realtà in cui viviamo. Non si generano idee e indicazioni per il futuro, se prima non si capisce in profondità la situazione in cui viviamo. Mai come oggi è il tempo dell’ascolto e dell’incontro gli uni con gli altri”.

La nostra chiesa diocesana ha convocato per l’autunno del 2022 una ASSEMBLEA SINODALE in cui chiamare tutti gli abitanti della Diocesi ad un confronto per chiedere allo Spirito Santo quale direzione devono prendere le nostre comunità per essere ancora capaci di testimoniare la bellezza della vita cristiana e per tradurla nella situazione concreta delle persone.  La prima fase di questo cammino sinodale che significa appunto “cammino fatto insieme” è quella dell’ASCOLTO: siamo tutti invitati a proporre le nostre riflessioni, le nostre osservazioni, le nostre critiche, i nostri desideri e le nostre intuizioni riguardanti il cammino che la Chiesa è chiamata a fare per essere fedele a Cristo e agli uomini di oggi in modo particolare dopo la grande prova della pandemia. Nel presentare la sua Ascensione agli apostoli il Signore Gesù dice: “E’ bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito: lo Spirito Santo”. Allora in questa festa dell’Ascensione del Signore preghiamo: Vieni Spirito Santo illumina la mente e infiamma il cuore di tutti noi perché possiamo costruire nella fedeltà al Vangelo una comunità che sia motivo di salvezza, di gioia e di amore tra di noi e per tutto il mondo. Amen

don Natale

9 MAGGIO 2021

HO DESIDERATO ARDENTEMENTE MANGIARE QUESTA PASQUA CON VOI

Nel Vangelo di questa domenica ci sono due parole che maggiormente attirano la nostra attenzione e che in qualche maniera riassumono il nostro rapporto con il Signore sono: GIOIA e AMORE. Le parole di Gesù sono di grande consolazione e tutti ne abbiamo bisogno: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». Una gioia che non dipende dalle circostanze della vita, ma è profonda esperienza dello Spirito e la gioia deriva dal fatto di sentirsi amati. Nella Bibbia si legge che l’angelo rivolgendosi al Tobia così gli augurò: «Possa tu avere molta gioia!» (Tb 5, 11). Come sarebbero più belle le nostre chiese e le nostre case, se ci ripetessimo più spesso queste parole che l’angelo rivolse a Tobia. Gesù parla spesso della gioia e anche prega per i suoi discepoli: «Perché abbiano in sé stessi la pienezza della mia gioia». Rasserena i suoi discepoli come fa la mamma con il suo bambino perché la loro tristezza si cambierà in gioia quando lo vedranno risuscitato. Noi siamo la “gioia” di Dio e Dio è la nostra vera “Gioia”.

Nella celebrazione per le Messe di prima Comunione dei bambini di quest’anno sentiremo anche il Signore Gesù dire a loro e a tutti noi: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15, 12). La vita, anche se sempre non è facile, sempre può essere felice perché sotto la tristezza di tanti nostri giorni, nascosto in qualche angolo dentro di noi, c’è un tesoro prezioso che dobbiamo cercare con la lampada dello Spirito, l’Amore del Padre. Sì noi siamo amati dal Signore. Nessun dolore, nessuna difficoltà, nessun male della vita sarà mai più forte dell’amore del Padre. Un Padre misericordioso che ci vuole più felici perchè fedeli, suoi amici e non servi.

Ai bambini della prima comunione, alle loro famiglie, a tutta la comunità vorrei ripetere con dolcezza e grande tenerezza queste due parole di Gesù: GIOIA E AMORE.  Non andiamo dietro ad altre cose con il pericolo di perdere quello che è più importante e vero dono che ci fa Gesù nella Eucaristia. Dobbiamo però essere umili e vigilanti perché la “mondanità” che è il contrario dell’Amore si oppone al vangelo, e lo contrasta fin dentro la Chiesa nel cuore di ciascuno di noi. In un attimo si passa da amare secondo la misura del cuore di Dio, ad amare se stessi e quello che più ci conviene. Chiediamo al Signore e al Suo Spirito, di essere persone che vogliono bene, così semplicemente senza condizioni e tornaconti, per aiutarci gli uni gli altri a camminare verso la visione del volto del Padre che Gesù ci ha rivelato.

Infine vorrei ricordare a tutti che l’incontro con il Signore alla domenica nella santa Messa è risposta all’invito che lui ci fa: “Venite in disparte e riposatevi un po’”. Sì la santa Messa è il momento della settimana in cui, come cristiani, siamo invitati dal Signore a riposarci un po’. Egli ci dona la sua Parola, ci offre il Pane di vita che è il suo Corpo e ci fa incontrare con la Comunità dei fratelli per vivere la gioia e l’amore dell’essere figli e fratelli tra di noi, redenti, salvati e amati dal Signore Gesù morto e risorto per la nostra gioia. La santa Messa non è una perdita di tempo ma ci aiuta a vivere bene e nell’amore tutta la settimana sia in famiglia che nella realtà quotidiana.

A conclusione riporto qui la letterina che due genitori hanno scritto al loro figlio in occasione della Prima Comunione. “Ti scriviamo queste poche righe per raccontarti tutta la nostra gioia ed emozione in questo giorno importante per te. Ognuno di noi ha vissuto il proprio primo incontro con Gesù con entusiasmo e sicuro di una giornata “speciale”. Ricordati che la cosa veramente “speciale” non saranno i regali, la festa e il tempo… ma l’incontro con il vero pane di vita: Gesù. Questo dono, ti accompagnerà per sempre e sarà la forza per il cammino della tua vita. Noi ti accompagneremo per trasformare la nostra vita in una festa, in una lode, in una testimonianza del nostro grande Amico comune: Gesù. Con tutto il nostro amore mamma e papà

don Natale

2 MAGGIO 2021

I° MAGGIO FESTA DI SAN GIUSEPPE LAVORATORE

Patrono della PARROCCHIA DI SINDACALE

Nel “Dizionario del dialetto concordiese”, di cui tra breve uscirà una riedizione riveduta e ampliata, c’è una foto a tutta pagina che riprende la “purcision de S. Giuseppe”. Si vede una enorme folla e su di essa svetta la statua di S. Giuseppe portato a spalle, un S. Giuseppe vestito da lavoratore col traverson maron da faegname. A Concordia S. Giuseppe è un santo che si incontra con la nostra gente, gente lavoratrice, gente abituata alla fatica del lavoro come dice anche il monumento a Toni del’aga, uomo non di tante parole ma di fatti concreti.

La principale responsabilità, ma anche la grande gioia, di S. Giuseppe è quella di essere “custode” della santa famiglia di Nazareth. Nel vangelo S. Giuseppe è definito “uomo giusto” nel senso che ha cercato di compiere sempre quella che è la volontà del Signore anche se questo ha comportato non poche difficoltà. S. Giuseppe è stato “uomo giusto” perché ha svolto con onestà e lealtà il suo servizio di “padre” di Gesù e di sposo di Maria.

Papa Francesco ha chiesto ai cristiani che quest’anno 2021 sia dedicato alla figura di S. Giuseppe a cui anche il Papa è molto devoto e ricorre a lui per chiedere la sua intercessione per le necessità della chiesa e lo fa per tante occasioni.

Permettimi ora S. Giuseppe di rivolgermi a te in maniera confidente e figliale.

La tua figura di operaio con le preoccupazioni di dare con dignità e onestà un giusto sostentamento alla tua famiglia mi incoraggia a chiedere che a ogni marito e ogni papà sia data la possibilità di avere un lavoro onesto e dignitoso per il sostentamento della propria famiglia e dei propri cari.

Il fatto poi che, rassicurato dall’Angelo, tu abbia accolto come sposa la Vergine Maria e condiviso con Lei le gioie e le fatiche della vita matrimoniale mi invita a chiedere che tu stia vicino alle nostre famiglie perché in esse regni la collaborazione, la comprensione, la gratitudine e, quando è necessario, anche il perdono, insomma fa che in ogni famiglia regni la pace e l’amore nell’aiuto vicendevole.

Il compito che ti è stato affidato da Dio è quello di essere “custode” e “padre” di Gesù. Ti voglio così affidare con affetto tutti i papà, sostienili nel loro impegnativo compito di essere riferimento nell’educazione per i loro figli, accompagnali nei momenti di difficoltà e di incomprensione. E fa che, quando saranno anziani e nonni, trovino accoglienza, affetto, riconoscenza e tenerezza da parte dei figli e nipoti.

In fine S. Giuseppe ti voglio pregare in cuncuardiese:

“Stane visin a tuti quanti, insegnane a iessi onesti,

a far del ben e a aiutasse tra de noi,

fa che imparen a prea el Signor e a vivi come che lui ne ha insegnat,

protegi tute e nostre fameie, fa che i tosas,

 i tosatei e i putei i ciamini paa strada dreta.

Tegnene la to man sul ciaf e quan che sgaren tirene

un fia i ciaviei par fane capì che sbaglien.

S. Giuseppe benedetto prea par noi adess e ancia ancia. Amen.

NB.: Stiamo predisponendo un programma di incontri e di celebrazioni in riferimento all’anno di San Giuseppe e avranno con punto di riferimento la parrocchia di SINDACALE di cui egli è patron. Su richiesta del Vescovo saranno rivolti anche a tutta la zona sud della Diocesi. I giorno di riferimento sarà il MERCOLEDÌ giorno dedicato alla memoria di S. Giuseppe.

don Natale

25 APRILE 2021

IL CRISTIANO: UNO CHE PRENDE SUL SERIO IL VANGELO

Ricorrono in questi giorni il 28° anniversario della morte di don Tonino Bello prete e vescovo un pastore asciutto e sobrio, carico di umanità e compassione, sensibile al punto da far cantare l’anima, capace di scrutare con stupore gli invisibili segni della presenza di Dio nelle pieghe a volte sofferte della vita, è stato un poeta del Vangelo, un appassionato cantore della storia umana e un sognatore capace di avere “visioni” sull’uomo, sulla Chiesa e sul germogliare del Regno di Dio.  Ritornano vive nel mio cuore le parole con cui si rivolgeva alla Madonna, come “Vergine dell’attesa” diceva: «Santa Maria, Vergine dell’attesa, donaci del tuo olio perché le nostre lampade si spengono. Vedi: le riserve si sono consumate». Forse sono i tempi più difficili, quelli della crisi e dell’aridità, che ci riconducono all’essenziale e ci riportano, dai frammenti della distrazione, a un nuovo ascolto dei profeti. Stiamo avvicinandoci al mese di maggio, mese dedicato alla Vergine Maria e alla recita del santo rosario, anche quest’anno proponiamo l’esperienza della recita del rosario per le vie della nostra Unità Pastorale Concordiese. Anche noi infatti abbiamo bisogno che la Madonna ci doni l’olio per le nostre lampade della fede e della speranza per tenerle accese nella nostra realtà e nella prova che stiamo vivendo della pandemia.

Don Tonino Bello viene ricordato per il suo volto luminoso, per la parola tagliente e calda, per la carezza che ha sempre saputo dare a ciascuno e specialmente agli smarriti e agli oppressi, per il suo episcopio aperto alle famiglie sfrattate, per le sue battaglie contro ogni forma di degrado e disagio sociale, per il suo impegno internazionale al servizio della pace. Ma in tutto questo non c’era mai l’esibizione di un eroismo personale don Tonino aveva solo preso sul serio il Vangelo. Don Tonino sognava e cantava la Chiesa del grembiule, la Chiesa povera che sa scoprire la presenza di Dio nel volto degli ultimi, la Chiesa capace di rompere gli argini per aprirsi al mondo, la Chiesa capace di accogliere, di accarezzare, di sollevare. Una Chiesa che non esclude nessuno, che non pretende il centro della scena, la cui unica gioia è quella di annunciare la gioia del Vangelo. Questo era il desiderio di don Tonino: una Chiesa povera nei segni esteriori e ricca di sogni. Mi chiedo se noi siamo una comunità che non si ferma alla esteriorità dei segni, alla volontà di apparire ma è capace di sognare i sogni del Vangelo, che infondono tenerezza e spezzano il pane dell’amore.

Abbiamo celebrato le Cresime per 55 giovani di Concordia e ci prepariamo a celebrare la Cresima a Sindacale e poi tutte le prime comunioni a questi giovani e ragazzi sappiamo presentarci come una comunità che sa sognare la vita bella del Vangelo? Pregava, don Tonino, che la Chiesa ricevesse il coraggio di sciogliere gli armeggi e di uscire dal quieto vivere e dalla falsa pace di liturgie senza carne e senza sangue, per essere Chiesa samaritana nel mondo, che lenisce con l’olio della tenerezza le piaghe dell’umanità: perché non basta sperare, bisogna “organizzare la speranza” portando nel mondo la compassione e la vicinanza affettuosa di Dio Padre. Come Papa Francesco che instancabilmente ripete: non c’è cristianesimo senza accoglienza degli ultimi, non c’è speranza cristiana senza azione contro la cultura dello scarto e non c’è Chiesa senza il coraggio di uscire nel mondo per portare a tutti la gioia consolante del Vangelo. Lasciatemi esprime un solo desiderio e un augurio a tutti coloro che bambini, ragazzi e giovani vivranno le celebrazioni dei sacramenti dell’iniziazione cristiana del Battesimo, della Cresima e della Comunione imparino, anche con la testimonianza di tutti noi, a prendere sul serio il Vangelo, questa è la più bella e affascinante avventura che veramente fa bella la vita.                                                                                             don Natale

18 APRILE 2021

SIGNOR, FERMETE A SENA CO NOIALTRI

Mi è successo, più di qualche volta, che andando da qualche famiglia verso sera quando stavo per andare via mi sia stato detto con grande cordialità: “Fermete a sena co noialtri”.

E’ questa una frase che, facendo le debite distinzioni, mi richiama i due discepoli di Emmaus di cui ci parla anche il vangelo di questa domenica. Conosciamo la loro avventura. Quel giorno, il primo dopo il sabato, delusi e sfiduciati lasciano Gerusalemme con il volto triste, si affianca a loro un viandante che vedendoli così avviliti rivolge loro alcune domande sul perché di tanta delusione e loro gli parlano di un certo Gesù, un uomo che era stato potente in opere e in parole, che era stato preso e condannato dal Sinedrio e ucciso appendendolo alla Croce, e concludono: “Noi speravamo che fosse lui il Messia, ma sono passati ornai tre giorni dalla sua morte…”. E quel viandante aveva incominciato a parlare e a fare ricordo di tutto quello che avevano detto i profeti al riguardo del Messia e loro mentre egli parlava sentivano come un fuoco invadere il loro cuore. Quando poi, arrivati a Emmaus, quel viandante aveva fatto come se volesse procedere oltre loro lo avevano invitato con forza dicendogli: “Resta noi perché si fa sera e il giorno è ormai alla fine” che se fossero stati di Concordia gli avrebbero detto proprio: “Fermete a sena co noialtri che ormai le scuro e la dornada lè finia”. E lui si era fermato con loro e una volta a cena aveva ripetuto i gesti dell’Ultima Cena aveva preso il pane lo aveva benedetto e poi lo aveva spezzato, si erano così aperti i loro occhi e avevano riconosciuto in lui il Cristo Risorto.

In questi tempi di Pasqua la nostra Unità Pastorale si prepara a vivere la celebrazione dei sacramenti pasquali in modo particolare la festa del perdono, le prime comunioni, e le Cresime di bambini e ragazzi. Il Signore Risorto ci dona la grazia del suo perdono nella confessione, la sua presenza nel pane dell’Eucaristia con la Comunione e il dono dello Spirito Santo nella Cresima. Doni che vengono donati non solo a loro ma tramite i bambini e i ragazzi alle loro famiglie e a tutta la Comunità. Vorrei così invitare tutti a non sprecare questi doni fermandoci solo alla esteriorità e superficialità, riservare tanta attenzione solo alle cose che sono solo di facciata che servono solo a mettere in mostra cose che passano e non lasciano niente di profondo e di bello nella nostra vita. Vorrei chiedere di non distrarre i bambini e i ragazzi con regali o regalini e di far perdere invece il grande dono che è la presenza del Signore Gesù che viene a farci visita nei suoi sacramenti. Facciamo in modo di preparare questi incontri con la preghiera, con la riflessione su quanto ci viene donato dal Signore, e sull’essere attenti a coloro che sono nella necessità e nel bisogno. Nelle nostre famiglie si respiri un’aria di accoglienza e di benevolenza e, se c’è qualche screzio o qualche offesa, si faccia la pace, si chieda e si doni il perdono, e si viva la gioiosa attesa per il Signore che viene. Ci ricorda papa Francesco: “La vita di una parrocchia e di ogni comunità cristiana è scandita dai tempi della liturgia e della preghiera comunitaria. Quel dono che nell’infanzia abbiamo ricevuto con semplicità, ci accorgiamo che è un patrimonio grande, un patrimonio ricchissimo, e che l’esperienza della preghiera merita di essere approfondita sempre di più. La preghiera è quella che apre la porta allo Spirto Santo, che è quello che ispira per andare avanti. E questo è un compito essenziale della Chiesa: pregare ed educare a pregare”. E possiamo anche dire che compito della famiglia è pregare ed educare alla preghiera.

Facciamo nostra la preghiera dei discepoli di Emmaus e diciamo: “Signor, fermete a sena co noialtri che ormai le scuro e la dornada lè finia – e aggiungiamo- e dopo fermete par sempre in cjasa nostra. Amen”.    

don Natale

11 APRILE 2021

CARO TOMMASO, GEMELLO NOSTRO

Caro Tommaso, oggi seconda domenica di Pasqua e domenica della Misericordia, nella chiesa leggiamo sempre il racconto del tuo incontro con il Signore Risorto dopo che il giorno di Pasqua, non essendo presente, hai  detto  agli apostoli che ti avevano annunciato  la risurrezione di Gesù: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”.

E otto giorni dopo quando Gesù è venuto, a porte chiuse nel cenacolo, e ti ha invitato a mettere le tue mani e i l tuo dito nelle sue piaghe invitando a non essere incredulo, ma credente, tu sei caduto in ginocchio e hai pronunciato il primo grande atto di fede in Gesù dicendo: “Mio Signore e mio Dio”. Quest’oggi io voglio dirti grazie per la tua sincerità e per la tua onestà tu hai detto la tua  difficoltà a credere alla risurrezione di Gesù e poi però hai professato la tua fede di fronte a Lui con coraggio e non vergognandoti della tua difficoltà a credere. Un appassionato poeta dei nostri tempi padre David Maria Turoldo ha composto una poesia per tutti quelle persone che come te fanno fatica a credere ma sono alla ricerca di Dio e l’ha dedicata al Fratello ateo essa dice:

Fratello ateo nobilmente pensoso alla ricerca di un Dio che io non so darti attraversiamo insieme il deserto.
Di deserto in deserto andiamo oltre la foresta delle fedi liberi e nudi verso
il nudo Essere e là dove la Parola muore abbia fine il nostro cammino.

Ho motivo di credere che un po’ tutti abbiamo fatto la tua stessa esperienza della difficoltà a credere e abbiamo avuto e abbiamo tanti dubbi ma non sempre invece  abbiamo l’umiltà e il coraggio di dichiarare come te la nostra fiducia  nel Signore e sapere che se anche non vediamo Gesù Risorto sappiamo che Lui cammina sempre con noi sui sentieri della vita.

Sono stufo di vederti descritto come un incredulo. Su te abbiamo addirittura composto un proverbio: “Te so come San Tommaso, che nol crede se nol mete el naso”, e, così, sei arrivato fino a noi con la falsa nomea di incredulo. Sai, Tommaso, penso che anche noi che ci diciamo credenti dovremmo batterci il petto perché non traduciamo la nostra fede nelle opere di bene e di servizio al prossimo e così la nostra fede è morta. Tante volte abbiamo pensato che la fede consista nella esteriorità, in una ritualità superficiale  e vuota, nell’apparire e non nell’essere veri ed autentici, fedeli e coerenti. Anche noi tante volte e non solo una volta, come te, siamo mancati agli appuntamenti con la comunità e poi magari abbiamo preteso che tutto si facesse come volevamo noi. Come è vero che tante volte noi che frequentiamo la chiesa e che ci dichiariamo praticanti siamo “peggio” di altri che non vengono mai in chiesa, ma questo può succedere non perché frequentiamo ma perché la nostra presenza è solo esterna e non cambia e converte il nostro cuore. Tu, caro Tommaso, ci insegni tante cose e poiché vieni riconosciuto anche perché sei gemello, fa che anch’io sia tuo gemello per seguirti e imparare da te come amare veramente il Signore Gesù.

Senti, Tommaso, io ti voglio un sacco di bene e ti ringrazio per la tua fede cristallina. Voglio affidarti, caro mio gemello, tutti quelli che – come te – non si sono ancora fidati del Signore. E anche gli scandalizzati da noi cristiani: che guardino a Cristo piuttosto che a noi suoi fragili discepoli.”

don Natale

4 APRILE 2021

“NDEMO VISTISETE CHE TE A DA NDI’ A MESSA”

E’ citando questa frase che il figlio faceva racconto e raccoglieva con questa espressione l’insegnamento della fede semplice ma genuina e convinta della mamma. Come sarebbe bello se in ogni famiglia oggi giorno di Pasqua e in ogni domenica, Pasqua settimanale, ogni mamma  e ogni genitore invitasse così i componenti della famiglia ad affrettarsi: “Ndemo vistive che ve’ da ndi’ a Messa”. Pasqua nel pronunciare il nome di questa festa, tra tutte la prima e la più grande festa del cristiano, l’aria tutta si riempie dei profumi dei fiori perché  a Pasqua c’è la luna di primavera e la primavera profuma di vita nuova. Ma la primavera è anche faticosa perché il seme deve spaccare la zolla per uscire alla luce e germogliare alla vita, perché la gemma deve spaccare l’involucro che la riveste per uscire ad accogliere la luce e fiorire alla vita, perché, e ce lo ricorda il vangelo di Pasqua, anche Gesù Crocifisso chiuso nel sepolcro ha dovuto ribaltare la grossa pietra che chiudeva il sepolcro per poter risorgere nella luce radiosa di quel mattino di Pasqua nel giardino  in festa per il trionfo della vita sulla morte, su ogni morte.

Carissimi “Fratelli tutti” come ha scritto il papa nella sua ultima enciclica, in questo tempo di prova e di fatica abbiamo tutti bisogno della Pasqua, della risurrezione del Figlio di Dio il Cristo per affrontare anche noi ancora una difficile primavera. Solo insieme, solo nella condivisione e nella solidarietà, dove ciascuno mette il suo poco o tanto che sia a disposizione di tutti e per tutti, solo così spunterà la primavera della vita nuova.

Carissimi “Fratelli tutti” anziani e malati che siete costretti per vari motivi a rimanere in casa, uscite almeno sul balcone e osservate il cielo spazzato via dalle nuvole minacciose ed elevate un pensiero, una preghiera, perchè anche il nostro mondo sia liberato dalle nuvole minacciose della pandemia che porta con sè tante tristezze, situazioni dolorose e faticose.

Carissimi “Fratelli tutti” adulti e famiglie su di voi incombe più di tutto la fatica di far fronte alle ristrettezze del lavoro e alla organizzazione di questo tempo, abbiamo bisogno che voi doniate con coraggio la speranza di non abbandonare, di non rassegnarci. “La nostra salvezza è più vicina oggi di quando diventammo credenti” ci dice l’Apostolo Paolo.

Carissimi “Fratelli tutti” giovani a voi è stato rubato un anno di relazioni in presenza, ma proprio la sofferenza di questa assenza vi avrà fatto capire la bellezza delle relazioni autentiche, delle relazioni in presenza, delle relazioni sincere. “Cristo vive, – ha scritto Francesco – Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo”. Non perdete, vi raccomando, la relazione in presenza con Lui.

Carissimi “Fratelli tutti” ragazzi e bambini questo cattivo virus ha intaccato le vostre più belle e spensierate giornate, ma appena si potrà, fate una bella corsa sul prato vicino a casa. Il Vangelo dice che i bambini di corsa andavano da Gesù e ai discepoli che volevano fermarli Gesù ha detto:

“Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite”.  Se andate da Gesù, oggi come allora, Gesù vi abbraccerà e ponendo sulla vostra testa le sue mani vi benedirà.

Ecco nella semplicità e nella bellezza del dialetto de Cuncuardia diciamo a tutti:

“Ndemo vistimose da fiesta aven da ndi’ a Messa

incuoi che l’è la Pasqua del Signor, Lui l’è risorto e noiatri con Lui. Amen”.

Buona Pasqua!

don Natale