LETTURE DELLA DOMENICA

Anno 17° n.23 – 9 maggio 2021

Domenica 9 maggio 2021 

VI DOMENICA DI PASQUA – ANNO B

Il grande Comandamento

Anzitutto è importante prendere coscienza che l’amore di Cristo non è un sentimento superficiale, no, è un atteggiamento fondamentale del cuore, che si manifesta nel vivere come Lui vuole. Gesù infatti afferma: «Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore» (v. 10). L’amore si realizza nella vita di ogni giorno, negli atteggiamenti, nelle azioni; altrimenti è soltanto qualcosa di illusorio. Sono parole, parole, parole: quello non è l’amore. L’amore è concreto, ogni giorno. Gesù ci chiede di osservare i suoi comandamenti, che si riassumono in questo: «che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (v. 12). Come fare perché questo amore che il Signore risorto ci dona possa essere condiviso dagli altri? Più volte Gesù ha indicato chi è l’altro da amare, non a parole ma con i fatti. È colui che incontro sulla mia strada e che, con il suo volto e la sua storia, mi interpella; è colui che, con la sua stessa presenza, mi spinge a uscire dai miei interessi e dalle mie sicurezze; è colui che attende la mia disponibilità ad ascoltare e a fare un pezzo di strada insieme. Disponibilità verso ogni fratello e sorella, chiunque sia e in qualunque situazione si trovi, incominciando da chi mi è vicino in famiglia, nella comunità, al lavoro, a scuola… In questo modo, se io rimango unito a Gesù, il suo amore può raggiungere l’altro e attirarlo a sé, alla sua amicizia. E questo amore per gli altri non può essere riservato a momenti eccezionali, ma deve diventare la costante della nostra esistenza. Ecco perché siamo chiamati, per esempio, a custodire gli anziani come un tesoro prezioso e con amore, anche se creano problemi economici e disagi, ma dobbiamo custodirli. Ecco perché ai malati, anche se nell’ultimo stadio, dobbiamo dare tutta l’assistenza possibile. Ecco perché i nascituri vanno sempre accolti; ecco perché, in definitiva, la vita va sempre tutelata e amata dal concepimento al suo naturale tramonto. E questo è amore.

papa Francesco

Prima Lettura

Anche sui pagani si è effuso il dono dello Spirito Santo.

Dagli Atti degli Apostoli. At 10,25-26.34-35.44-48

Avvenne che, mentre Pietro stava per entrare [nella casa di Cornelio], questi gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Àlzati: anche io sono un uomo!».

Poi prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga».

Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio.

Allora Pietro disse: «Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Quindi lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale
Dal Sal 97 (98)

R. Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.
Oppure:
Alleluia, alleluia, alleluia.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. R.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele. R.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni! 
R.

Seconda Lettura

Dio è amore.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo. 1Gv 4,7-10

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.

In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.

In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.

Parola di Dio

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Se uno mi ama,osserverà la mia parola, dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui. (Gv 14,23)

Alleluia.

Vangelo

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.

Dal Vangelo secondo Giovanni. Gv 15,9-17

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Parola del Signore

PER APPROFONDIRE

9 MAGGIO 2021

HO DESIDERATO ARDENTEMENTE MANGIARE QUESTA PASQUA CON VOI

Nel Vangelo di questa domenica ci sono due parole che maggiormente attirano la nostra attenzione e che in qualche maniera riassumono il nostro rapporto con il Signore sono: GIOIA e AMORE. Le parole di Gesù sono di grande consolazione e tutti ne abbiamo bisogno: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». Una gioia che non dipende dalle circostanze della vita, ma è profonda esperienza dello Spirito e la gioia deriva dal fatto di sentirsi amati. Nella Bibbia si legge che l’angelo rivolgendosi al Tobia così gli augurò: «Possa tu avere molta gioia!» (Tb 5, 11). Come sarebbero più belle le nostre chiese e le nostre case, se ci ripetessimo più spesso queste parole che l’angelo rivolse a Tobia. Gesù parla spesso della gioia e anche prega per i suoi discepoli: «Perché abbiano in sé stessi la pienezza della mia gioia». Rasserena i suoi discepoli come fa la mamma con il suo bambino perché la loro tristezza si cambierà in gioia quando lo vedranno risuscitato. Noi siamo la “gioia” di Dio e Dio è la nostra vera “Gioia”.

Nella celebrazione per le Messe di prima Comunione dei bambini di quest’anno sentiremo anche il Signore Gesù dire a loro e a tutti noi: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15, 12). La vita, anche se sempre non è facile, sempre può essere felice perché sotto la tristezza di tanti nostri giorni, nascosto in qualche angolo dentro di noi, c’è un tesoro prezioso che dobbiamo cercare con la lampada dello Spirito, l’Amore del Padre. Sì noi siamo amati dal Signore. Nessun dolore, nessuna difficoltà, nessun male della vita sarà mai più forte dell’amore del Padre. Un Padre misericordioso che ci vuole più felici perchè fedeli, suoi amici e non servi.

Ai bambini della prima comunione, alle loro famiglie, a tutta la comunità vorrei ripetere con dolcezza e grande tenerezza queste due parole di Gesù: GIOIA E AMORE.  Non andiamo dietro ad altre cose con il pericolo di perdere quello che è più importante e vero dono che ci fa Gesù nella Eucaristia. Dobbiamo però essere umili e vigilanti perché la “mondanità” che è il contrario dell’Amore si oppone al vangelo, e lo contrasta fin dentro la Chiesa nel cuore di ciascuno di noi. In un attimo si passa da amare secondo la misura del cuore di Dio, ad amare se stessi e quello che più ci conviene. Chiediamo al Signore e al Suo Spirito, di essere persone che vogliono bene, così semplicemente senza condizioni e tornaconti, per aiutarci gli uni gli altri a camminare verso la visione del volto del Padre che Gesù ci ha rivelato.

Infine vorrei ricordare a tutti che l’incontro con il Signore alla domenica nella santa Messa è risposta all’invito che lui ci fa: “Venite in disparte e riposatevi un po’”. Sì la santa Messa è il momento della settimana in cui, come cristiani, siamo invitati dal Signore a riposarci un po’. Egli ci dona la sua Parola, ci offre il Pane di vita che è il suo Corpo e ci fa incontrare con la Comunità dei fratelli per vivere la gioia e l’amore dell’essere figli e fratelli tra di noi, redenti, salvati e amati dal Signore Gesù morto e risorto per la nostra gioia. La santa Messa non è una perdita di tempo ma ci aiuta a vivere bene e nell’amore tutta la settimana sia in famiglia che nella realtà quotidiana.

A conclusione riporto qui la letterina che due genitori hanno scritto al loro figlio in occasione della Prima Comunione. “Ti scriviamo queste poche righe per raccontarti tutta la nostra gioia ed emozione in questo giorno importante per te. Ognuno di noi ha vissuto il proprio primo incontro con Gesù con entusiasmo e sicuro di una giornata “speciale”. Ricordati che la cosa veramente “speciale” non saranno i regali, la festa e il tempo… ma l’incontro con il vero pane di vita: Gesù. Questo dono, ti accompagnerà per sempre e sarà la forza per il cammino della tua vita. Noi ti accompagneremo per trasformare la nostra vita in una festa, in una lode, in una testimonianza del nostro grande Amico comune: Gesù. Con tutto il nostro amore mamma e papà

don Natale

2 MAGGIO 2021

I° MAGGIO FESTA DI SAN GIUSEPPE LAVORATORE

Patrono della PARROCCHIA DI SINDACALE

Nel “Dizionario del dialetto concordiese”, di cui tra breve uscirà una riedizione riveduta e ampliata, c’è una foto a tutta pagina che riprende la “purcision de S. Giuseppe”. Si vede una enorme folla e su di essa svetta la statua di S. Giuseppe portato a spalle, un S. Giuseppe vestito da lavoratore col traverson maron da faegname. A Concordia S. Giuseppe è un santo che si incontra con la nostra gente, gente lavoratrice, gente abituata alla fatica del lavoro come dice anche il monumento a Toni del’aga, uomo non di tante parole ma di fatti concreti.

La principale responsabilità, ma anche la grande gioia, di S. Giuseppe è quella di essere “custode” della santa famiglia di Nazareth. Nel vangelo S. Giuseppe è definito “uomo giusto” nel senso che ha cercato di compiere sempre quella che è la volontà del Signore anche se questo ha comportato non poche difficoltà. S. Giuseppe è stato “uomo giusto” perché ha svolto con onestà e lealtà il suo servizio di “padre” di Gesù e di sposo di Maria.

Papa Francesco ha chiesto ai cristiani che quest’anno 2021 sia dedicato alla figura di S. Giuseppe a cui anche il Papa è molto devoto e ricorre a lui per chiedere la sua intercessione per le necessità della chiesa e lo fa per tante occasioni.

Permettimi ora S. Giuseppe di rivolgermi a te in maniera confidente e figliale.

La tua figura di operaio con le preoccupazioni di dare con dignità e onestà un giusto sostentamento alla tua famiglia mi incoraggia a chiedere che a ogni marito e ogni papà sia data la possibilità di avere un lavoro onesto e dignitoso per il sostentamento della propria famiglia e dei propri cari.

Il fatto poi che, rassicurato dall’Angelo, tu abbia accolto come sposa la Vergine Maria e condiviso con Lei le gioie e le fatiche della vita matrimoniale mi invita a chiedere che tu stia vicino alle nostre famiglie perché in esse regni la collaborazione, la comprensione, la gratitudine e, quando è necessario, anche il perdono, insomma fa che in ogni famiglia regni la pace e l’amore nell’aiuto vicendevole.

Il compito che ti è stato affidato da Dio è quello di essere “custode” e “padre” di Gesù. Ti voglio così affidare con affetto tutti i papà, sostienili nel loro impegnativo compito di essere riferimento nell’educazione per i loro figli, accompagnali nei momenti di difficoltà e di incomprensione. E fa che, quando saranno anziani e nonni, trovino accoglienza, affetto, riconoscenza e tenerezza da parte dei figli e nipoti.

In fine S. Giuseppe ti voglio pregare in cuncuardiese:

“Stane visin a tuti quanti, insegnane a iessi onesti,

a far del ben e a aiutasse tra de noi,

fa che imparen a prea el Signor e a vivi come che lui ne ha insegnat,

protegi tute e nostre fameie, fa che i tosas,

 i tosatei e i putei i ciamini paa strada dreta.

Tegnene la to man sul ciaf e quan che sgaren tirene

un fia i ciaviei par fane capì che sbaglien.

S. Giuseppe benedetto prea par noi adess e ancia ancia. Amen.

NB.: Stiamo predisponendo un programma di incontri e di celebrazioni in riferimento all’anno di San Giuseppe e avranno con punto di riferimento la parrocchia di SINDACALE di cui egli è patron. Su richiesta del Vescovo saranno rivolti anche a tutta la zona sud della Diocesi. I giorno di riferimento sarà il MERCOLEDÌ giorno dedicato alla memoria di S. Giuseppe.

don Natale

25 APRILE 2021

IL CRISTIANO: UNO CHE PRENDE SUL SERIO IL VANGELO

Ricorrono in questi giorni il 28° anniversario della morte di don Tonino Bello prete e vescovo un pastore asciutto e sobrio, carico di umanità e compassione, sensibile al punto da far cantare l’anima, capace di scrutare con stupore gli invisibili segni della presenza di Dio nelle pieghe a volte sofferte della vita, è stato un poeta del Vangelo, un appassionato cantore della storia umana e un sognatore capace di avere “visioni” sull’uomo, sulla Chiesa e sul germogliare del Regno di Dio.  Ritornano vive nel mio cuore le parole con cui si rivolgeva alla Madonna, come “Vergine dell’attesa” diceva: «Santa Maria, Vergine dell’attesa, donaci del tuo olio perché le nostre lampade si spengono. Vedi: le riserve si sono consumate». Forse sono i tempi più difficili, quelli della crisi e dell’aridità, che ci riconducono all’essenziale e ci riportano, dai frammenti della distrazione, a un nuovo ascolto dei profeti. Stiamo avvicinandoci al mese di maggio, mese dedicato alla Vergine Maria e alla recita del santo rosario, anche quest’anno proponiamo l’esperienza della recita del rosario per le vie della nostra Unità Pastorale Concordiese. Anche noi infatti abbiamo bisogno che la Madonna ci doni l’olio per le nostre lampade della fede e della speranza per tenerle accese nella nostra realtà e nella prova che stiamo vivendo della pandemia.

Don Tonino Bello viene ricordato per il suo volto luminoso, per la parola tagliente e calda, per la carezza che ha sempre saputo dare a ciascuno e specialmente agli smarriti e agli oppressi, per il suo episcopio aperto alle famiglie sfrattate, per le sue battaglie contro ogni forma di degrado e disagio sociale, per il suo impegno internazionale al servizio della pace. Ma in tutto questo non c’era mai l’esibizione di un eroismo personale don Tonino aveva solo preso sul serio il Vangelo. Don Tonino sognava e cantava la Chiesa del grembiule, la Chiesa povera che sa scoprire la presenza di Dio nel volto degli ultimi, la Chiesa capace di rompere gli argini per aprirsi al mondo, la Chiesa capace di accogliere, di accarezzare, di sollevare. Una Chiesa che non esclude nessuno, che non pretende il centro della scena, la cui unica gioia è quella di annunciare la gioia del Vangelo. Questo era il desiderio di don Tonino: una Chiesa povera nei segni esteriori e ricca di sogni. Mi chiedo se noi siamo una comunità che non si ferma alla esteriorità dei segni, alla volontà di apparire ma è capace di sognare i sogni del Vangelo, che infondono tenerezza e spezzano il pane dell’amore.

Abbiamo celebrato le Cresime per 55 giovani di Concordia e ci prepariamo a celebrare la Cresima a Sindacale e poi tutte le prime comunioni a questi giovani e ragazzi sappiamo presentarci come una comunità che sa sognare la vita bella del Vangelo? Pregava, don Tonino, che la Chiesa ricevesse il coraggio di sciogliere gli armeggi e di uscire dal quieto vivere e dalla falsa pace di liturgie senza carne e senza sangue, per essere Chiesa samaritana nel mondo, che lenisce con l’olio della tenerezza le piaghe dell’umanità: perché non basta sperare, bisogna “organizzare la speranza” portando nel mondo la compassione e la vicinanza affettuosa di Dio Padre. Come Papa Francesco che instancabilmente ripete: non c’è cristianesimo senza accoglienza degli ultimi, non c’è speranza cristiana senza azione contro la cultura dello scarto e non c’è Chiesa senza il coraggio di uscire nel mondo per portare a tutti la gioia consolante del Vangelo. Lasciatemi esprime un solo desiderio e un augurio a tutti coloro che bambini, ragazzi e giovani vivranno le celebrazioni dei sacramenti dell’iniziazione cristiana del Battesimo, della Cresima e della Comunione imparino, anche con la testimonianza di tutti noi, a prendere sul serio il Vangelo, questa è la più bella e affascinante avventura che veramente fa bella la vita.                                                                                             don Natale

18 APRILE 2021

SIGNOR, FERMETE A SENA CO NOIALTRI

Mi è successo, più di qualche volta, che andando da qualche famiglia verso sera quando stavo per andare via mi sia stato detto con grande cordialità: “Fermete a sena co noialtri”.

E’ questa una frase che, facendo le debite distinzioni, mi richiama i due discepoli di Emmaus di cui ci parla anche il vangelo di questa domenica. Conosciamo la loro avventura. Quel giorno, il primo dopo il sabato, delusi e sfiduciati lasciano Gerusalemme con il volto triste, si affianca a loro un viandante che vedendoli così avviliti rivolge loro alcune domande sul perché di tanta delusione e loro gli parlano di un certo Gesù, un uomo che era stato potente in opere e in parole, che era stato preso e condannato dal Sinedrio e ucciso appendendolo alla Croce, e concludono: “Noi speravamo che fosse lui il Messia, ma sono passati ornai tre giorni dalla sua morte…”. E quel viandante aveva incominciato a parlare e a fare ricordo di tutto quello che avevano detto i profeti al riguardo del Messia e loro mentre egli parlava sentivano come un fuoco invadere il loro cuore. Quando poi, arrivati a Emmaus, quel viandante aveva fatto come se volesse procedere oltre loro lo avevano invitato con forza dicendogli: “Resta noi perché si fa sera e il giorno è ormai alla fine” che se fossero stati di Concordia gli avrebbero detto proprio: “Fermete a sena co noialtri che ormai le scuro e la dornada lè finia”. E lui si era fermato con loro e una volta a cena aveva ripetuto i gesti dell’Ultima Cena aveva preso il pane lo aveva benedetto e poi lo aveva spezzato, si erano così aperti i loro occhi e avevano riconosciuto in lui il Cristo Risorto.

In questi tempi di Pasqua la nostra Unità Pastorale si prepara a vivere la celebrazione dei sacramenti pasquali in modo particolare la festa del perdono, le prime comunioni, e le Cresime di bambini e ragazzi. Il Signore Risorto ci dona la grazia del suo perdono nella confessione, la sua presenza nel pane dell’Eucaristia con la Comunione e il dono dello Spirito Santo nella Cresima. Doni che vengono donati non solo a loro ma tramite i bambini e i ragazzi alle loro famiglie e a tutta la Comunità. Vorrei così invitare tutti a non sprecare questi doni fermandoci solo alla esteriorità e superficialità, riservare tanta attenzione solo alle cose che sono solo di facciata che servono solo a mettere in mostra cose che passano e non lasciano niente di profondo e di bello nella nostra vita. Vorrei chiedere di non distrarre i bambini e i ragazzi con regali o regalini e di far perdere invece il grande dono che è la presenza del Signore Gesù che viene a farci visita nei suoi sacramenti. Facciamo in modo di preparare questi incontri con la preghiera, con la riflessione su quanto ci viene donato dal Signore, e sull’essere attenti a coloro che sono nella necessità e nel bisogno. Nelle nostre famiglie si respiri un’aria di accoglienza e di benevolenza e, se c’è qualche screzio o qualche offesa, si faccia la pace, si chieda e si doni il perdono, e si viva la gioiosa attesa per il Signore che viene. Ci ricorda papa Francesco: “La vita di una parrocchia e di ogni comunità cristiana è scandita dai tempi della liturgia e della preghiera comunitaria. Quel dono che nell’infanzia abbiamo ricevuto con semplicità, ci accorgiamo che è un patrimonio grande, un patrimonio ricchissimo, e che l’esperienza della preghiera merita di essere approfondita sempre di più. La preghiera è quella che apre la porta allo Spirto Santo, che è quello che ispira per andare avanti. E questo è un compito essenziale della Chiesa: pregare ed educare a pregare”. E possiamo anche dire che compito della famiglia è pregare ed educare alla preghiera.

Facciamo nostra la preghiera dei discepoli di Emmaus e diciamo: “Signor, fermete a sena co noialtri che ormai le scuro e la dornada lè finia – e aggiungiamo- e dopo fermete par sempre in cjasa nostra. Amen”.    

don Natale

11 APRILE 2021

CARO TOMMASO, GEMELLO NOSTRO

Caro Tommaso, oggi seconda domenica di Pasqua e domenica della Misericordia, nella chiesa leggiamo sempre il racconto del tuo incontro con il Signore Risorto dopo che il giorno di Pasqua, non essendo presente, hai  detto  agli apostoli che ti avevano annunciato  la risurrezione di Gesù: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”.

E otto giorni dopo quando Gesù è venuto, a porte chiuse nel cenacolo, e ti ha invitato a mettere le tue mani e i l tuo dito nelle sue piaghe invitando a non essere incredulo, ma credente, tu sei caduto in ginocchio e hai pronunciato il primo grande atto di fede in Gesù dicendo: “Mio Signore e mio Dio”. Quest’oggi io voglio dirti grazie per la tua sincerità e per la tua onestà tu hai detto la tua  difficoltà a credere alla risurrezione di Gesù e poi però hai professato la tua fede di fronte a Lui con coraggio e non vergognandoti della tua difficoltà a credere. Un appassionato poeta dei nostri tempi padre David Maria Turoldo ha composto una poesia per tutti quelle persone che come te fanno fatica a credere ma sono alla ricerca di Dio e l’ha dedicata al Fratello ateo essa dice:

Fratello ateo nobilmente pensoso alla ricerca di un Dio che io non so darti attraversiamo insieme il deserto.
Di deserto in deserto andiamo oltre la foresta delle fedi liberi e nudi verso
il nudo Essere e là dove la Parola muore abbia fine il nostro cammino.

Ho motivo di credere che un po’ tutti abbiamo fatto la tua stessa esperienza della difficoltà a credere e abbiamo avuto e abbiamo tanti dubbi ma non sempre invece  abbiamo l’umiltà e il coraggio di dichiarare come te la nostra fiducia  nel Signore e sapere che se anche non vediamo Gesù Risorto sappiamo che Lui cammina sempre con noi sui sentieri della vita.

Sono stufo di vederti descritto come un incredulo. Su te abbiamo addirittura composto un proverbio: “Te so come San Tommaso, che nol crede se nol mete el naso”, e, così, sei arrivato fino a noi con la falsa nomea di incredulo. Sai, Tommaso, penso che anche noi che ci diciamo credenti dovremmo batterci il petto perché non traduciamo la nostra fede nelle opere di bene e di servizio al prossimo e così la nostra fede è morta. Tante volte abbiamo pensato che la fede consista nella esteriorità, in una ritualità superficiale  e vuota, nell’apparire e non nell’essere veri ed autentici, fedeli e coerenti. Anche noi tante volte e non solo una volta, come te, siamo mancati agli appuntamenti con la comunità e poi magari abbiamo preteso che tutto si facesse come volevamo noi. Come è vero che tante volte noi che frequentiamo la chiesa e che ci dichiariamo praticanti siamo “peggio” di altri che non vengono mai in chiesa, ma questo può succedere non perché frequentiamo ma perché la nostra presenza è solo esterna e non cambia e converte il nostro cuore. Tu, caro Tommaso, ci insegni tante cose e poiché vieni riconosciuto anche perché sei gemello, fa che anch’io sia tuo gemello per seguirti e imparare da te come amare veramente il Signore Gesù.

Senti, Tommaso, io ti voglio un sacco di bene e ti ringrazio per la tua fede cristallina. Voglio affidarti, caro mio gemello, tutti quelli che – come te – non si sono ancora fidati del Signore. E anche gli scandalizzati da noi cristiani: che guardino a Cristo piuttosto che a noi suoi fragili discepoli.”

don Natale

4 APRILE 2021

“NDEMO VISTISETE CHE TE A DA NDI’ A MESSA”

E’ citando questa frase che il figlio faceva racconto e raccoglieva con questa espressione l’insegnamento della fede semplice ma genuina e convinta della mamma. Come sarebbe bello se in ogni famiglia oggi giorno di Pasqua e in ogni domenica, Pasqua settimanale, ogni mamma  e ogni genitore invitasse così i componenti della famiglia ad affrettarsi: “Ndemo vistive che ve’ da ndi’ a Messa”. Pasqua nel pronunciare il nome di questa festa, tra tutte la prima e la più grande festa del cristiano, l’aria tutta si riempie dei profumi dei fiori perché  a Pasqua c’è la luna di primavera e la primavera profuma di vita nuova. Ma la primavera è anche faticosa perché il seme deve spaccare la zolla per uscire alla luce e germogliare alla vita, perché la gemma deve spaccare l’involucro che la riveste per uscire ad accogliere la luce e fiorire alla vita, perché, e ce lo ricorda il vangelo di Pasqua, anche Gesù Crocifisso chiuso nel sepolcro ha dovuto ribaltare la grossa pietra che chiudeva il sepolcro per poter risorgere nella luce radiosa di quel mattino di Pasqua nel giardino  in festa per il trionfo della vita sulla morte, su ogni morte.

Carissimi “Fratelli tutti” come ha scritto il papa nella sua ultima enciclica, in questo tempo di prova e di fatica abbiamo tutti bisogno della Pasqua, della risurrezione del Figlio di Dio il Cristo per affrontare anche noi ancora una difficile primavera. Solo insieme, solo nella condivisione e nella solidarietà, dove ciascuno mette il suo poco o tanto che sia a disposizione di tutti e per tutti, solo così spunterà la primavera della vita nuova.

Carissimi “Fratelli tutti” anziani e malati che siete costretti per vari motivi a rimanere in casa, uscite almeno sul balcone e osservate il cielo spazzato via dalle nuvole minacciose ed elevate un pensiero, una preghiera, perchè anche il nostro mondo sia liberato dalle nuvole minacciose della pandemia che porta con sè tante tristezze, situazioni dolorose e faticose.

Carissimi “Fratelli tutti” adulti e famiglie su di voi incombe più di tutto la fatica di far fronte alle ristrettezze del lavoro e alla organizzazione di questo tempo, abbiamo bisogno che voi doniate con coraggio la speranza di non abbandonare, di non rassegnarci. “La nostra salvezza è più vicina oggi di quando diventammo credenti” ci dice l’Apostolo Paolo.

Carissimi “Fratelli tutti” giovani a voi è stato rubato un anno di relazioni in presenza, ma proprio la sofferenza di questa assenza vi avrà fatto capire la bellezza delle relazioni autentiche, delle relazioni in presenza, delle relazioni sincere. “Cristo vive, – ha scritto Francesco – Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo”. Non perdete, vi raccomando, la relazione in presenza con Lui.

Carissimi “Fratelli tutti” ragazzi e bambini questo cattivo virus ha intaccato le vostre più belle e spensierate giornate, ma appena si potrà, fate una bella corsa sul prato vicino a casa. Il Vangelo dice che i bambini di corsa andavano da Gesù e ai discepoli che volevano fermarli Gesù ha detto:

“Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite”.  Se andate da Gesù, oggi come allora, Gesù vi abbraccerà e ponendo sulla vostra testa le sue mani vi benedirà.

Ecco nella semplicità e nella bellezza del dialetto de Cuncuardia diciamo a tutti:

“Ndemo vistimose da fiesta aven da ndi’ a Messa

incuoi che l’è la Pasqua del Signor, Lui l’è risorto e noiatri con Lui. Amen”.

Buona Pasqua!

don Natale