LETTURE DELLA DOMENICA

Anno 17° n.30 – 18 luglio 2021

Domenica 18 luglio 2021

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B-

VENITE E RIPOSATEVI

Il Vangelo di oggi ci racconta che gli apostoli, dopo la loro prima missione, ritornano da Gesù e gli riferiscono «tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato». Dopo l’esperienza della missione, certamente entusiasmante ma anche faticosa, essi hanno un’esigenza di riposo. E Gesù, pieno di comprensione, si preoccupa di assicurare loro un po’ di sollievo e dice: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Ma questa volta l’intenzione di Gesù non si può realizzare, perché la folla, intuendo il luogo solitario dove si sarebbe diretto con la barca insieme ai suoi discepoli, accorse là prima del loro arrivo. Lo stesso può accadere anche oggi. A volte non riusciamo a realizzare i nostri progetti, perché sopraggiunge un imprevisto urgente che scombina i nostri programmi e richiede flessibilità e disponibilità alle necessità degli altri. In queste circostanze, siamo chiamati ad imitare quanto ha fatto Gesù: «Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose» (v.34). In questa breve frase, l’evangelista ci offre un flash di singolare intensità, fotografando gli occhi del divino Maestro e il suo insegnamento. Osserviamo i tre verbi di questo fotogramma: vedere, avere compassione, insegnare. Li possiamo chiamare i verbi del Pastore. Lo sguardo di Gesù non è uno sguardo neutro o, peggio, freddo e distaccato, perché Gesù guarda sempre con gli occhi del cuore. E il suo cuore è così tenero e pieno di compassione, che sa cogliere i bisogni anche più nascosti delle persone. Inoltre, la sua compassione non indica semplicemente una reazione emotiva di fronte ad una situazione di disagio della gente, ma è molto di più: è l’attitudine e la predisposizione di Dio verso l’uomo e la sua storia. Gesù appare come la realizzazione della sollecitudine e della premura di Dio per il suo popolo.

papa Francesco

Prima Lettura

Radunerò il resto delle mie pecore, costituirò sopra di esse pastori.

Dal libro del profeta Geremìa. Ger 23,1-6
 
Dice il Signore:
«Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo. Oracolo del Signore.
Perciò dice il Signore, Dio d’Israele, contro i pastori che devono pascere il mio popolo: Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati; ecco io vi punirò per la malvagità delle vostre opere. Oracolo del Signore.
Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho scacciate e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno. Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi; non ne mancherà neppure una. Oracolo del Signore.
Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore –
nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto,
che regnerà da vero re e sarà saggio
ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra.
Nei suoi giorni Giuda sarà salvato
e Israele vivrà tranquillo,
e lo chiameranno con questo nome:
Signore-nostra-giustizia».

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale
Dal Sal 22 (23)

R. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia. R.
 
Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza. R.
 
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca. R.
 
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni. R.

Seconda Lettura

Egli è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni. Ef 2,13-18

Fratelli, ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo.
Egli infatti è la nostra pace,
colui che di due ha fatto una cosa sola,
abbattendo il muro di separazione che li divideva,
cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne.
Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti,
per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo,
facendo la pace,
e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo,
per mezzo della croce,
eliminando in se stesso l’inimicizia.
Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani,
e pace a coloro che erano vicini.
Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri,
al Padre in un solo Spirito.

Parola di Dio.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le concosco ed esse mi seguono. (Gv 10,27)

Alleluia.

Vangelo

Erano come pecore che non hanno pastore.

Dal Vangelo secondo Marco. Mc 6,30-34
 
In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Parola del Signore.

PER APPROFONDIRE

18 LUGLIO 2021

DISPIASE

Dispiase è il modo concordiese di dire la propria amarezza e la propria tristezza perché non abbiamo saputo approfittare di una cosa bella, di una opportunità che ci veniva proposta, e aver mancato una occasione significativa e importante.

Dispiase dice anche di un incentivo a non darsi per vinto, a riproporre a se stessi di essere più attenti, a non farsi prendere alla sprovvista, insomma a guardare con attenzione perchè ciò che ci è sfuggito e non abbiamo saputo vivere lo possiamo recuperare prima che vada perduto.

«Stiamo affrontando un momento molto difficile. C’è una crisi che riguarda i valori essenziali. Stiamo perdendo la capacità di amare». Questa frase di padre Renato Chiera, sacerdote piemontese da quarant’anni in Brasile al fianco dei ragazzi di strada, mi ha particolarmente impressionato e fatto pensare e mi chiedo se non stia succedendo che questa prova durissima della pandemia, che ritorna a farsi paurosa con le nuove varianti, non stia rendendo più duro anche il nostro cuore.

Dispiase dice anche che, se da una parte può avere il senso di una resa, dall’altra può essere invece incentivo per non arrendersi e anzi per rimboccarsi le maniche e affrontare il presente con coraggio e con speranza. Diceva sempre padre Renato: «La più grande tragedia non è essere poveri, è non essere figli, non sentirsi amati. Per questo, la nostra proposta pedagogica e psicologica cura con la “presenza” di qualcuno che li faccia sentire figli. Per questo cerco di essere padre di questi figli non amati da nessuno e di farli sentire figli del Padre di tutti noi». E bisogna ricordarsi di quanto diceva don Giovanni Bosco: “Non è sufficiente amare un figlio, bisogna sentire se lui si sente amato”».

Mercoledì – nei mercoledì di San Giuseppe — c’è stato un incontro con il dott. Michele Alzetta il quale ci ha presentato, da padre e da credente, il ruolo e la figura del padre e lo ha fatto in maniera semplice e partendo dalla sua esperienza di padre. Ha riflettuto su come cercare di non rinunciare alla grande importanza che ha la figura del padre nella vita dei figli e della famiglia. Particolarmente toccante è stata la testimonianza di come hanno vissuto la morte della figlia in un incidente stradale. Nel grande dolore e nella grande sofferenza per la disgrazia egli ha espresso una frase che in tutta la sua drammaticità va capita solo alla luce della fede diceva:

«Compito più proprio del padre a completamento del ruolo della madre è “lasciare andare il figlio” dare a lui la libertà di volare da solo, ecco noi abbiamo cercato di inserire in questo atto di alta paternità il fatto di lasciare andare questa figlia ancora giovane e in maniera così drammatica nelle mani di un Padre di cui tutti siamo figli. Noi -affermava- abbiamo speranza perché crediamo nel Risorto, siamo nelle mani di Dio».

Dispiace allora che sia venuta a mancare a questo incontro la presenza di genitori e famiglie perché ci poteva aiutare a pensare e a incoraggiare a vivere il bellissimo, ma impegnativo “mestiere” di padre. Ci rendiamo conto che il 14 di luglio non è tempo migliore per venire a chiudersi per un incontro, non ci arrenderemo però e, pandemia permettendo, riprenderemo a riproporre incontri di questo genere nel prossimo anno pastorale come avevamo già incominciato a fare nelle “giomeniche” due anni fa.

Concludo riportando ancora una frase di padre Renato riferita da Luca Ammendola regista del film Dear Child . Un film intenso, duro, profondo e al tempo stesso impregnato di speranza che racconta la vita di questo missionario e dei suoi ragazzi, i suoi meninos de rua per i quali ha dedicato e continua a dedicare tutta la vita, senza risparmio di energie, anche ora che si avvicina al traguardo degli ottant’anni. «La vita è semplice mi ha detto padre Renato la prima volta che ci siamo incontrati — ricorda il regista — siamo noi che abbiamo deciso di complicarla, ma è semplice. Tutto quello che dobbiamo fare è amare. Quello che è difficile è imparare come amare». Guardiamo a Cristo Figlio di Dio, lui ci ha insegnato e continua ad insegnarci come amare.

don Natale

11 LUGLIO 2021

SALUTO A ERIK E THOMAS PRETI NOVELLI

La gioia per la festa dell’ordinazione dei 6 nuovi preti continua nella nostra Unità pastorale di Concordia per la celebrazione della prima Messa di don Erik e di don Thomas Salvador. Riporto qui il saluto e il ringraziamento che ho rivolto all’inizio della celebrazione perché possano condividerlo anche coloro che non hanno potuto essere presenti.

Un grazie al nostro Vescovo Giuseppe soprattutto per efficacia delle indicazioni che ha consegnato ai novelli presbiteri affermando: “Uscite per le strade della vita per incontrare le piaghe di Gesù che sono nelle piaghe delle sorelle e dei fratelli e non le incontrate se state chiusi nelle vostre canoniche, magari di fronte ad un computer o nelle vostre sacrestie. Non sottraetevi dai problemi della gente, siate vicini, camminate con loro siate poveri che sanno amare i poveri. Abbiate una fede che sappia relazionarsi con il Signore e imparare da lui lo stesso stile di vita”.

Saluto e ringrazio con affetto il Vescovo Mons. Ovidio che ha pronunciato l’omelia alla prima messa e che ha ricordato a loro di non essere rigidi, ma poiché misericordiati usare misericordia, i nostri limiti e le nostre debolezze e fragilità se riconosciute sono quelle che ci rendono forti perché sorretti dalla forza di Gesù. E ha concluso dicendo che anche oggi è buon tempo per essere preti”.

Un saluto cordiale al Sindaco Claudio e all’amministrazione comunale che anche in questa circostanza ha dato il suo fattivo e operativo contributo per la riuscita della festa della ordinazione presbiterale.

Un saluto e un grande grazie agli operai della vigna del Signore, così chiamo i volontari che ora sono li quieti quieti ma che già sono pronti a sbaraccare tutto quanto hanno edificato e vi assicuro che stare solo dietro a loro fa sudare e ti sfinisce. Giustamente oggi occupano un posto riservato a loro che sono sempre pronti a preparare posti per gli altri. Grazie, solo vi prego trasmettete il nostro impegno, la vostra passione con la vostra capacità organizzativa di gruppo alle nuove generazioni e fate presto.

Un saluto festoso a voi tutti concordiesi e anche agli altri che siete venuti qui per incontrare il Signore e per condividere questa celebrazione unica e pregare nella prima s. messa dei Gemelli Salvador. E ora dobbiamo continuare a pregare perché altri cuncuardiesi possano occupare i posti lasciati liberi da loro.

Ciao mamma Mara e papà Giorgio siete genitori di due preti ricordo che a chi diceva a mia mamma: “te sarà contenta d’aver un fiol prete”? lei rispondeva “Non contenta contentissima ma bisugna adess prea de pì”. Ecco questo raccomando a voi e anche ad Alex.

Concludo da cuncuardiese sento tutto il sano orgoglio di essere qui oggi come parroco cuncuardiese a dare l’accoglienza a due nuovi preti cuncuardiesi ai quali rivolgo un primo pensiero: voi come me sapete che sotto di noi c’è la basilica apostolorum e immagino quando verso il 300 giunge qui la prima fiammella della fede portata da soldati vicentini una fiammella che si è propagata presto ma è stata anche  subito messa di fronte alla persecuzione così è sempre la fede se è quella evangelica trova sempre contrasto e opposizione, ma voi guardate ai nostri Santi Martiri e chiedete loro che vi aiutino a tenere accesa la fiamma della fede e a portarla dovunque il Signore vi spingerà.

E il secondo pensiero e un po’ tutto personale. Ieri i vari passaggi della celebrazione sono stati tutti carichi di emozione e di forza, ma c’è stato un momento che più mi ha preso il cuore e sappiamo che il cuore ha delle ragioni che la ragione non capisce. Quando dopo l’abbraccio con il Vescovo e alcuni confratelli vi siete trovati tutti e sei ed eravate proprio davanti a me si siete scambiati tra voi un forte abbraccio, da veri fratelli in Cristo, ma quando è toccato il vostro abbraccio esso è stato -più forte e più lungo di tutti era posso dire così non solo l’abbraccio fraterno ma anche gemello, ho visto e mi scuso se lo spio che non siete riusciti a trattenere qualche lacrima.  Grazie perché avete dimostrato che essere preti è sì dono di grazia di Dio e di fede coltivata nella quotidianità, ma anche servizio di grande umanità. Andate, dove il Signore vi manderà e dove lo Spirito Santo vi spingerà ma mi raccomando non perdete mai la vostra umanità. Grazie anche per questo.

don Natale

27 GIUGNO 2021

ANDATE, ANNUNZIATE, TESTIMONIATE e VIVETE IL VANGELO

Sabato 3 luglio 6 giovani saranno ordinati sacerdoti. Un avvenimento e una grazia per tutta la Diocesi e in modo particolare per Concordia con la consacrazione presbiterale di Erik e Thomas Salvador nostri compaesani. Riporto qui parte dell’omelia che Papa Francesco ha rivolto il 25 aprile ai nuovi sacerdoti della diocesi di Roma.  “Carissimi il servizio che voi vi preparata a compiere è strettamente legato al servizio di Dio al suo popolo esso ha uno stile, uno stile che voi dovete seguire. Stile di vicinanza, stile di compassione e stile di tenerezza. Questo è lo stile di Dio. Anche voi siete chiamati ad avere le quattro vicinanze del prete, esse sono:

  1. Vicinanza con Dio nella preghiera, nei Sacramenti, nella Messa. Parlare con il Signore, essere vicino al Signore. Lui si è fatto vicino a noi nel suo Figlio. Tutta la storia del suo Figlio. È stato anche vicino a voi, a ognuno di voi, nel percorso della vostra vita fino a questo momento. Anche nei momenti brutti del peccato, era lì. Vicinanza prima di tutto vicini a Dio, con la preghiera. Un sacerdote che non prega lentamente spegne il fuoco dello Spirito dentro. Vicinanza a Dio.
  2. Vicinanza al Vescovo. Stare vicino, perché nel Vescovo voi avrete l’unità. Voi siete, non voglio dire servitori – siete servitori di Dio – ma collaboratori del Vescovo. Vicinanza. Io ricordo una volta, tanto tempo fa, un sacerdote che ebbe la disgrazia – diciamo così – di fare uno “scivolone”… La prima cosa che ho avuto in mente è stata chiamare il Vescovo. Anche nei momenti brutti chiama il Vescovo per essere vicino a lui. Vicinanza a Dio nella preghiera, vicinanza al Vescovo. “Ma questo Vescovo non mi piace…”. Ma è tuo padre. “Ma questo Vescovo mi tratta male…”. Sii umile, va’ dal Vescovo.
  3. Vicinanza tra voi. E io vi suggerisco un proposito da fare in questo giorno: mai sparlare di un fratello sacerdote. Se voi avete qualcosa contro un altro, siate uomini, avete i pantaloni: andate lì, e diteglielo in faccia. “Ma questa è una cosa molto brutta… non so come la prenderà…”. Vai dal Vescovo, che ti aiuta. Ma mai, mai sparlare. Non siate chiacchieroni. Non cadete nel pettegolezzo. Unità tra voi: nel Consiglio presbiterale, nelle commissioni, al lavoro. Vicinanza tra voi e al Vescovo.
  4. Dopo Dio, la vicinanza più importante è al santo popolo fedele di Dio. Nessuno di voi ha studiato per diventare sacerdote. Avete studiato le scienze ecclesiastiche, come la Chiesa dice che si deve fare. Ma voi siete stati eletti, presi dal popolo di Dio. Il Signore diceva a Davide: “Io ti ho tolto da dietro il gregge”. Non dimenticatevi da dove siete venuti: della vostra famiglia, del vostro popolo… Non perdete il fiuto del popolo di Dio. Paolo diceva a Timoteo: “Ricordati tua mamma, tua nonna…”. Sì, da dove sei venuto. E quel popolo di Dio… L’autore della Lettera agli Ebrei dice: “Ricordatevi di coloro che vi hanno introdotti nella fede”. Sacerdoti di popolo, non chierici di Stato!

Le quattro vicinanze del prete: vicinanza con Dio, vicinanza con il Vescovo, vicinanza tra voi, vicinanza con il popolo di Dio. Lo stile di vicinanza che è lo stile di Dio. Ma lo stile di Dio è anche uno stile di compassione e di tenerezza. Non chiudere il cuore ai problemi. E ne vedrete tanti! Quando la gente viene a dirvi i problemi e per essere accompagnata… Perdete tempo ascoltando e consolando. La compassione, che ti porta al perdono, alla misericordia. Per favore: siate misericordiosi, siate perdonatori. Perché Dio perdona tutto, non si stanca di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono. Vicinanza e compassione. Ma compassione tenera, con quella tenerezza di famiglia, di fratelli, di padre… con quella tenerezza che ti fa sentire che stai nella casa di Dio.  Vi auguro questo stile, questo stile che è lo stile di Dio.

Dio nostro Padre, ti affidiamo con affetto e tenerezza questi 6 giovani che hai scelto per il servizio e la vicinanza al tuo popolo. Fa’ sentire loro la tua presenza e la tua benevolenza paterna, sii accanto a loro sempre. Vergine Santissima proteggili e guidali sempre da tuo Figlio Gesù. Santi Martiri Concordiesi rendete forti nel dono dello Spirito Santo la loro testimonianza nell’amore e nella grazia per i secoli dei secoli. Amen

don Natale

20 GIUGNO 2021

SANT’ANTONIO L’E’ TORNAT A CIASA

Dopo più di 15 mesi la statua di Sant’Antonio, voluta e offerta dalla fede e dal contributo dei suoi devoti, statua che era stata benedetta con grande partecipazione di popolo in una celebrazione in piazza Costantini dal Vescovo Livio finalmente l’è tornadat a ciasa nel so cisiol in via Fratelli Bandiera. La celebrazione della Santa Messa è stata presieduta dal nostro padre Giorgio dei frati cappuccini e dal nostro don Sergio e da me. Padre Giorgio nella sua omelia ha tracciato, con grande semplicità ed efficacia, la breve vita di appena 37 anni di Sant’Antonio e si è chiesto meravigliato come sia arrivato così giovane a così alte vette di santità. Due, ha detto, sono le strade tra le altre che hanno portato Sant’ Antonio alla santità: la preghiera fiduciosa e confidente al Signore e l’annuncio- testimonianza del Vangelo nella predicazione delle parole e della vita. A questo riguardo ha citato l’episodio che ha, per così dire, fatto di Sant’ Antonio un predicatore per gran parte dell’Italia settentrionale. Il Santo era ospite del convento di Montepaolo vicino a Forlì dove c’era una comunità di frati francescani. Così con il gruppo dei frati un giorno ha partecipato all’ordinazione sacerdotale di un frate e gli fu chiesto di tenere lui l’omelia. Sant’ Antonio tanto fu appassionato e convincente nel suo dire che da quel giorno fu chiamato da per tutto a predicare e ad annunciare la bellezza del Vangelo con forza e coraggio. Questo episodio mi richiama immediatamente la data del 3 luglio qui a concordia dove alla 9,30 sulla Piazza Costantini ci sarà ordinazione sacerdotale di 6 nuovi sacerdoti tra i quali i nostri Erik e Thomas Salvador.

Vorrei ora fermarmi un attimo con voi per una sosta di riflessione:

  • Prima di tutto per ricordare e prendere atto che per me concordiese come credo per tutto il popolo di Concordia è un evento da vivere con partecipazione piena a cominciare dalla preghieracosì da questa domenica aggiungiamo una intenzione particolare per loro nelle intenzioni dei fedeli. Il Signore ci ha detto che il primo nostro compito è “pregare perché il Padre mandi operai per la sua messe”.
  • Questi sei giovani hanno concluso il loro percorso di formazione c’è bisogno che altri prendano il loro posto per iniziare un percorso di discernimento in Seminario: “cari ragazzi e giovani mettete dentro ai vostri sogni per il futuro anche il servizio sacerdotale insomma dite – “Signore se vuoi manda me, fammi sentire la tua voce e fa che non mi distolga da essa diventando sordo alla tua chiamata”.
  • Sono le famiglie e tutta la comunità che vivendo e testimoniando con fedeltà la propria adesione al vangelo devono essere il luogo dove possono crescere e maturare le vocazioni ogni vocazione sia quelle sacerdotali e religiose e anche quelle di una donazione nel matrimonio o nel servizio al prossimo – Gesù ci ricorda che se il terreno non è buono e ben preparato anche il seme non può giungere a maturazione.
  • Infine vorrei accogliere da questa celebrazione e dal dono di questi 6 giovani un bel segno di speranza– il Signore non si è dimenticato di noi e di questi nostri tempi, egli continua a spargere il seme della sua bontà spetta a noi con la forza dello Spirito Santo farlo germogliare e crescere perché sia di beneficio a tutti.

“Signore fa’ di noi terreno buono e accogliente perché possiamo produrre il bene, rendi gioiosi testimoni nel loro servizio sacerdotale Erik e Thomas e fa’ che questa nostra terra concordiese, resa feconda dal sangue dei Santi Martiri, sia generosa nel donare nuove vocazioni alla tua chiesa e al mondo Amen.”

don Natale

13 GIUGNO 2021

I PIU’ FRAGILI TRA I FRAGILI

Ci sono due caratteristiche, nella proposta delle attività estive, che è giusto mettere in risalto. Esse sono.

1) la scelta di formare un gruppo proprio per il GREST per i ragazzi delle medie con sede staccata in Paludetto.

2) la scelta di prolungare la possibilità dei campi in montagna a Casa Ropa  a Tramonti oltre che per le classi delle medie anche per  quelli della prima e seconda superiore.

La decisione di questa proposta nasce da una precisa attenzione, infatti quindici mesi di pandemia hanno visto gli adolescenti e i giovani soffrire più di altre categorie sociali: intere giornate trascorse senza la libertà di muoversi, nè lezioni in presenza, con i rapporti interpersonali ridotti all’uso del web. Ma adesso sembra arrivato il momento della ripartenza. Come sostenerli nel graduale ritorno alla normalità? «Dipende da noi adulti, dalla nostra coscienza, siamo noi che dobbiamo fare il nostro mestiere: aldilà delle chiacchiere, è ora che i genitori tornino a fare i genitori e gli insegnanti gli insegnanti, i cristiani  i cristiani perché l’educazione è stata sottovalutata, con un discredito dei valori e un vuoto di progetti» «C’è un malessere diffuso tra i giovani, stiamo attenti a non farlo precipitare» afferma don Antonio Mazzi, fondatore della Comunità Exodus, da più di 60 anni impegnato nell’assistenza e formazione dei giovani.

Come aiutarli essendo presenza di adulti in questo momento di particolare difficoltà? Preoccupandosi di fare recuperare l’interiorità, non preoccuparsi più solo del portafoglio e della casa comoda. Dobbiamo noi vivere per primi i valori che danno significato vero alla vita, noi dandone l’esempio. Un enorme lavoro culturale che chiama in causa soprattutto il nostro essere cristiani. Il problema, però, non è andare in chiesa ma essere veramente cristiani. Vanno recuperate le otto parole delle Beatitudini. Papa Francesco ha detto che «il mondo si cambia con la forza delle Beatitudini e non con il potere o con la forza». E ha parlato di libertà, eguaglianza e fraternità come le tre declinazioni laiche della Carità.  La libertà sembra essere la prima preoccupazione dei giovani in questa fase post-Covid. La libertà vera, però, non è sottovalutazione totale delle norme, delle leggi, delle regole. E vale innanzitutto per noi adulti. Bisogna saper scegliere tra diritti e doveri. Ma c’è bisogno di un padre che lo insegni, e non è stato mai difficile esserlo come oggi. Come insegnarlo?  Rileggendo la figura di San Giuseppe chiamato a fare il padre, in quest’anno a lui dedicato sarà riflettendo insieme sulla sua presenza nella vita della santa famiglia potrà aiutarci a recuperare il significato delle parole: famiglia, madre, padre, figlio, scuola, parrocchia, oratorio… La condizione più drammatica oggi sembra essere quella degli adolescenti essi risultano essere i più fragili tra i fragili. La preoccupazione è per i ragazzi che hanno tra i 10 e i 16 anni. Da un’indagine in una scuola professionale femminile: il 45% delle studentesse si taglia, cioè compie atti di autolesionismo. Alcune lo fanno perché fa snob… altre hanno problemi molto più seri. Sono tutti segnali di un profondo disagio. Hanno bisogno di relazioni vere. Sì, lo psichiatra, d’accordo, ma scuola, famiglia, parrocchia e Stato tutti dobbiamo fare la nostra parte! I capisaldi della società sono stati distrutti, è necessario ricostruire la rete, tutti insieme. Non proibire, però, ma orientare. Incominciando dalle piccole e fondamentali realtà della vita di tutti i giorni.  Recuperare lo spirito della cena in famiglia, per esempio, come momento intimo della sera. Una volta era così. La scuola deve insegnare ad educare, bisogna preparare gli insegnanti ad affrontare le nuove emergenze. Ma, soprattutto, recuperiamo il significato delle parole che abbiamo banalizzato: rispetto, obbedienza, senso del dovere, fatica… Come chiesa e parrocchia stiamo scommettendo sulla Assemblea Sinodale la domanda che essa pone a tutti noi è: Come essere ancora comunità capace di annunziale la bellezza del Vangelo al mondo di oggi e nella situazione dell’oggi?

Spirito Santo illumina le nostre menti e orienta il nostro cammino. Amen

don Natale

6 GIUGNO 2021

LUNEDÌ 7 GIUGNO SI PARTE… NEL NOME DEL SIGNORE

I nostri vecchi avevano tradizioni che legavano strettamente le realtà umane al Signore. Così quando si iniziava o si riprendeva una attività si chiedevano la benedizione del sacerdote e quando si mangiava un frutto per la prima volta della stagione ci si faceva il segno della croce e si ringraziava il Signore che ci donava i frutti della terra e la bellezza della natura. Quando poi succedeva una cosa eccezionale in un modo scherzoso – ma non irriverente – per sottolineare la straordinarietà dell’evento si diceva: “Spetta che me fai la Crose coa man sanca”.

Con lunedì 7 giugno, al mattino, saremo tutti pronti a farci un bel segno di Croce “coa man dreta “ però per chiedere al Signore che tutti ci benedica per l’inizio del GREST, e con esso anche a tutte le attività estive per la nostra unità pastorale concordiese. Lo facciamo con grande entusiasmo, con grande fiducia e con grande gioia, e sempre con grande responsabilità. Dopo i mesi di restrizioni di vario genere, dopo i vaccini si comincia a vedere una certa possibilità di uscita da questa pandemia, c’è una consistente speranza che si vada verso la conclusione di questa durissima prova. “Sia ringraziato il Signore che sempre veglia su di noi e che non ci ha mai lasciati soli”.

Dunque si riparte e dopo il grazie al Signore voglio dire anche un grande grazie a voi tutti operatori pastorali. A voi catechisti, a voi operatori della Caritas e delle Missioni, a voi operai sempre disponibili per le varie mansioni sia nelle parrocchie e negli oratori e in montagna alla Casa Ropa, a voi tutti che tenete igienizzate  le nostre chiese, le aule, i luoghi di incontro, a voi che vi siete resi disponibili come adulti per i gruppi Grest e a voi giovani e giovanissimi animatori che con la intelligente regia di don Daniele e dei responsabili maggiori avete preparato e vi preparate a guidare la grande “carovana” delle attività estive per i bambini, ragazzi e giovani. Così partono anche gli aderenti all’AC con gli educatori e gli animatori e i capi Scout che con tenacia e spirito servizio, condividendo il rispetto delle regole, hanno continuato a riproporre i loro cammini con entusiasmo e gioia. Non voglio dimenticare chi, anche se non frequentando in presenza, è rimasto sempre in contatto e ha mantenuto vivo il suo rapporto con il Signore attraverso la preghiera e si è collegato con la parrocchia con mezzi di comunicazione.

Mi sia permesso un ultimo pensiero e mi rivolgo a tutti coloro che fiaccati, intristiti, affaticati da questa lunga prova della pandemia hanno difficoltà a sorridere, a ritrovarsi con gli altri e soprattutto a rimettersi in gioco. Credo di capirli e di condividere con loro la fatica di riprendere il cammino, ma come tante volte abbiamo ripetuto non siamo soli, aiutiamoci a vicenda anzi solo aiutando gli altri troveremo la forza per aiutare anche noi stessi.

San Giovanni XXIII, il papa buono, la sera del l’11 ottobre alla apertura del Concilio Vaticano II alla folla riunita in piazza San Pietro ha salutato i fedeli con quello che è stato chiamato il discorso della luna: “Cari Figliuoli, sento le vostre voci. La mia è una voce, sola, ma riassunte la voce del mondo intero: qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera, osservatela in alto, a guardare questo spettacolo. La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, diventato padre per la volontà di nostro Signore… Ma tutti insieme, paternità e fraternità e grazia di Dio, tutto tutto… Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così; guardandoci così nell’incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte, se c’è, qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà… Tornando a casa, troverete i bambini, date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare: dite una parola buona. Il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza. E poi, tutti insieme ci animiamo: cantando, sospirando, piangendo, ma sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, continuiamo a riprendere il nostro cammino”.

Riprendiamo dunque il cammino, cantando,

sospirando ma sempre con la fiducia nel Signore.

A tutti l’augurio di un  BUON INIZIO DELLE ATTIVITA’ ESTIVE !

don Natale

30 MAGGIO 2021

AVE MARIA … PREGA PER NOI PECCATORI…

In questo mese di maggio, nonostante un tempo alquanto umido e piovoso, l’invocazione dell’Ave Maria e i canti mariani sono risuonati lungo le vide della nostra Unità Pastorale Concordiese. Ad ogni sosta, lungo le vie, per l’annunzio del mistero che veniva richiamato dal quadro che lo rappresentava, c’era un gruppetto più o meno numeroso di persone che ci aspettava e molte di esse si accodavano poi per raggiungere cantando l’altra tappa per la recita del mistero. Ad ogni fermata poi abbiamo implorato la benedizione del Signore per tutte le famiglie della via dove passavamo e abbiamo concluso sempre il Santo Rosario con un particolare ricordo e una preghiera per le persone malate e con un saluto affettuoso nella preghiera per tutti i nostri morti. Questa esperienza della recita del S. Rosario lungo le vie del paese si è rivelata una modalità bella e coinvolgente e le persone che vi hanno partecipato hanno espresso la loro soddisfatta e grata approvazione. Quest’anno per desiderio del Papa abbiamo aggiunto alla recita del S. Rosario una intenzione particolare: perché per l’intercessione della Madonna venga a cessare la pandemia ci ha provato nel corpo e nello spirito. Questa proposta è stata in qualche modo contestata perché si è detto che questo modo di pregare è una specie di mercanteggiare con Dio come dire: “Io ti do la preghiera e Tu mi dai la grazia che ti chiedo”. Indirettamente il Papa nell’ultima catechesi del mercoledì di questa settimana ha così risposto: “C’è una contestazione radicale alla preghiera, che deriva da una osservazione che tutti facciamo: noi preghiamo, domandiamo, eppure a volte le nostre preghiere sembrano rimanere inascoltate: ciò che abbiamo chiesto – per noi o per gli altri – non si è realizzato o non si è realizzato nei tempi e nei modi da noi richiesti.

Il Catechismo ci offre una buona sintesi sulla questione. Ci mette in guardia dal rischio di non vivere un’autentica esperienza di fede, ma di trasformare la relazione con Dio anche nella preghiera in qualcosa di magico. La preghiera non è una bacchetta magica: è un dialogo con il Signore. In effetti, quando preghiamo possiamo cadere nel rischio di non essere noi a servire Dio, ma di pretendere che sia Lui a servire noi. Ecco allora una preghiera che sempre protesta, che vuole indirizzare gli avvenimenti secondo il nostro disegno, che non ammette altri progetti se non i nostri desideri. Gesù invece ha avuto una grande sapienza mettendoci sulle labbra il “Padre nostro”. San Paolo ci dice: noi neppure sappiamo cosa è conveniente chiedere. Per questo quando preghiamo dobbiamo essere umili: questo è il primo atteggiamento per andare a pregare. Quando preghiamo dobbiamo essere umili, perché le nostre parole siano effettivamente delle preghiere e non una azione di prepotenza che Dio respinge. Stiamo attenti perché si può anche pregare per motivi sbagliati. Nella preghiera, è Dio che deve convertire noi, non siamo noi che dobbiamo convertire Dio ai nostri desideri. L’atteggiamento giusto allora è l’umiltà. Io vado a pregare ma Tu, Signore, converti il mio cuore perché chieda quello che è conveniente, chieda quello che sarà meglio per la mia salute spirituale.

Gesù nell’orto degli ulivi ha pregato il Padre con queste parole: “Padre, se possibile, allontana da me questo che mi aspetta”. Sembra che il Padre non lo ha ascoltato. Ma il Venerdì Santo non è il capitolo finale, perché il terzo giorno, cioè la domenica, c’è la risurrezione. Il male è signore del penultimo giorno: ricordiamo bene questo. Il male mai è un signore dell’ultimo giorno, no ma del penultimo, il momento dove è più buia la notte, proprio prima dell’aurora. Il male è signore del penultimo giorno: l’ultimo giorno c’è la risurrezione. Ma il male mai è signore dell’ultimo giorno: Dio è il Signore dell’ultimo giorno.

Continuiamo a pregare, continuiamo a chiedere con fede e con umiltà, a volte il Signore ci viene in aiuto subito a volte ha altri modi per intervenire nella nostra e nella vita delle persone, ma certo non ci lascia mai, mai soli nella nostra vita.

don Natale

23 MAGGIO 2021

PENTECOSTE:

LO SPIRITO È COME IL VENTO, NON LASCIA RIPOSARE LA POLVERE!

Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi. ( Atti 2,1)

Gli Atti degli apostoli annunciano così la discesa dello Spirito Santo il giorno della Pentecoste. E’ interessante notare con lo Spirito ha i suoi tempi, ha il suo modo di manifestarsi, ma è certo che o all’albeggiare del mattino, o al tramonto della sera, o nel mezzo della motte Egli arriva, perché lo Spirito è libero e le sue manifestazioni sono sempre originali e nuove, la sua potenza e la sua forza scuote tutto e tutti, lo Spirito scombussola e butta per aria ogni nostro progetto che non sia secondo il suo piano di salvezza dice padre Turoldo: “Lo Spirito è come il vento, non lascia riposare la polvere”. Del passaggio dello Spirito te ne accorgi da ciò che Egli produce in chi l’accoglie, così: Lo Spirito ci fa vivere da risorti. Non serve sapere che il Risorto è vivo se non si vive da risorti. Ed è lo Spirito che fa vivere Gesù in noi, che ci risuscita dentro. La nuova vita, quella vera di risorti, è riallacciare la nostra relazione col Padre, rovinata dal peccato. Questa è la missione di Gesù: “toglierci dalla condizione di orfani e restituirci a quella di figli” amati da Dio. La via è uscire da noi stessi, allontanandoci dal nostro egocentrismo. È possibile grazie alla preghiera che suscita in noi lo Spirito. Quando spezziamo il cerchio del nostro egoismo, usciamo da noi stessi e ci accostiamo agli altri per incontrarli, aiutarli, è lo Spirito di Dio che ci ha spinti. Quando scopriamo in noi una sconosciuta capacità di perdonare, di amare chi non ci vuole bene, è lo Spirito che ci ha afferrati. Chi vive secondo lo Spirito porta pace dov’è discordia, concordia dov’è conflitto. Gli uomini spirituali rendono bene per male, rispondono all’arroganza con mitezza, alla cattiveria con bontà, al frastuono col silenzio, alle chiacchiere con la preghiera, al disfattismo col sorriso. Lo Spirito del perdono è il collante che ci tiene insieme. Il perdono libera il cuore e permette di ricominciare: il perdono dà speranza, senza perdono non si edifica la Chiesa. Lo Spirito del perdono ci spinge a rifiutare altre vie: quelle sbrigative di chi giudica, quelle senza uscita di chi chiude ogni porta, quelle a senso unico di chi critica gli altri. Lo Spirito ci esorta invece a percorrere la via a doppio senso del perdono ricevuto e del perdono donato. Le resistenze allo Spirito Santo: la tentazione di addomesticarlo. È sempre presente in noi la tentazione di fare resistenza allo Spirito Santo, perché scombussola, perché smuove, fa camminare, spinge la Chiesa ad andare avanti. Ed è sempre più facile e comodo adagiarsi nelle proprie posizioni statiche e immutate. In realtà, la Chiesa si mostra fedele allo Spirito Santo nella misura in cui non ha la pretesa di regolarlo e di addomesticarlo. Egli è freschezza, fantasia che non riempie tanto la mente di idee, ma incendia il cuore e spinge a un servizio di amore, un linguaggio che ciascuno è in grado di comprendere. Missione è portare al mondo la gioia dello Spirito. Senza lo Spirito Santo non esiste la missione. Infatti, la missione non è opera nostra, è un dono. La Chiesa ha bisogno di evangelizzatori che si aprano senza paura all’azione dello Spirito Santo che infonde la forza per annunciare la novità del Vangelo con audacia, a voce alta e in ogni tempo e luogo, anche controcorrente. Questi brevi appunti sono solo alcune delle azioni dello Spirito egli agisce in noi ad una solo condizione che noi lo accogliamo e lo lasciamo agire in noi in libertà.

Vieni Spirito Santo ravviva in noi il ricordo del dono ricevuto.

Liberaci dalle paralisi dell’egoismo e

accendi in noi il desiderio di servire, di fare del bene.

Vieni, Spirito Santo: Tu che sei armonia, rendici costruttori di unità; Tu che sempre ti doni, dacci il coraggio di uscire da noi stessi,

di amarci e aiutarci, per diventare un’unica famiglia. Amen.

don Natale

16 MAGGIO 2021

EL Dì DEA SENSA VA BEN A BRONDUA, MA NO SOL CHE CHEA!

La tradizione vuole che qui a Concordia el dì dea Sensa si festeggi l’Ascensione del Signore Gesù non solo, come è giusto, con la celebrazione in chiesa della santa messa ma anche in famiglia o tra gli amici mangiando la famosa brondua. Nei tempi passati era certamente un modo per unire alla festa religiosa anche una festa in famiglia che quel giorno poteva mangiare come companasego e in santa allegria a brondua”. Noi bambini poi sentivamo a brondua   un po’ opera anche nostra perché ci era stato dato l’incarico “de sgionfà a visiga del pursiel” che poi el pursiter aveva riempito con la carne de pursiel pe fatta a brondua.

Lascio ad altri di spiegare a fiesta dea brondua, io vorrei soffermarmi un attimo sulla festa della Ascensione del Signore a cui essa fa riferimento.

Dice il Vangelo che l’Ascensione del Signore ha trovati gli apostoli non pronti alla partenza di Gesù anzi scrive che essi ancora dubitavano, dubitavano della risurrezione di Gesù e soprattutto della sua divinità come Figlio di Dio. Il tempo che stiamo vivendo e che è stato messo allo scoperto dalla disastrosa e dolorosa pandemia ha fatto emergere come la nostra società si stia abituando ad accettare un mondo dove Dio, se c’è, rimane una realtà privata riservata solo a chi crede. E’ uscito recentemente un libro dal titolo significativo: “La Chiesa brucia?” di Andrea Riccardi fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Egli pone all’inizio questa domanda forte: La crisi della Chiesa ha già raggiunto o meno un suo punto di irreversibilità?”. Che i “parametri vitali” (calo delle ordinazioni, della frequentazione ai sacramenti, delle scelte di vita religiosa, ecc.) fossero in grave affanno era cosa nota, ma la situazione è così grave? Sicuramente la pandemia che ha investito il mondo sta mostrando con virulenza tutte le fragilità preesistenti nella Chiesa.

Per questo la puntuale e dettagliata panoramica della crisi della Chiesa in Occidente che Andrea Riccardi svolge costituisce oggi la fonte documentaria più completa e sicura per addentrarsi in un dibattito che è invece troppo spesso caratterizzato dalla superficialità delle pre-comprensioni. Riccardi specifica: “Non possiamo pensare che sia sufficiente solo rattoppare il presente o inventare nuove istituzioni. Quando dico che occorre tornare a pensare, voglio dire che dobbiamo tornare ad avere una visione. Visione del mondo, della storia, visione della Chiesa in un mondo che è cambiato rapidamente come non mai dall’inizio della storia umana. C’è bisogno di sentire il “fuoco” della crisi per cominciare un cammino di riflessione sul futuro e di lettura della realtà in cui viviamo. Non si generano idee e indicazioni per il futuro, se prima non si capisce in profondità la situazione in cui viviamo. Mai come oggi è il tempo dell’ascolto e dell’incontro gli uni con gli altri”.

La nostra chiesa diocesana ha convocato per l’autunno del 2022 una ASSEMBLEA SINODALE in cui chiamare tutti gli abitanti della Diocesi ad un confronto per chiedere allo Spirito Santo quale direzione devono prendere le nostre comunità per essere ancora capaci di testimoniare la bellezza della vita cristiana e per tradurla nella situazione concreta delle persone.  La prima fase di questo cammino sinodale che significa appunto “cammino fatto insieme” è quella dell’ASCOLTO: siamo tutti invitati a proporre le nostre riflessioni, le nostre osservazioni, le nostre critiche, i nostri desideri e le nostre intuizioni riguardanti il cammino che la Chiesa è chiamata a fare per essere fedele a Cristo e agli uomini di oggi in modo particolare dopo la grande prova della pandemia. Nel presentare la sua Ascensione agli apostoli il Signore Gesù dice: “E’ bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito: lo Spirito Santo”. Allora in questa festa dell’Ascensione del Signore preghiamo: Vieni Spirito Santo illumina la mente e infiamma il cuore di tutti noi perché possiamo costruire nella fedeltà al Vangelo una comunità che sia motivo di salvezza, di gioia e di amore tra di noi e per tutto il mondo. Amen

don Natale

9 MAGGIO 2021

HO DESIDERATO ARDENTEMENTE MANGIARE QUESTA PASQUA CON VOI

Nel Vangelo di questa domenica ci sono due parole che maggiormente attirano la nostra attenzione e che in qualche maniera riassumono il nostro rapporto con il Signore sono: GIOIA e AMORE. Le parole di Gesù sono di grande consolazione e tutti ne abbiamo bisogno: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». Una gioia che non dipende dalle circostanze della vita, ma è profonda esperienza dello Spirito e la gioia deriva dal fatto di sentirsi amati. Nella Bibbia si legge che l’angelo rivolgendosi al Tobia così gli augurò: «Possa tu avere molta gioia!» (Tb 5, 11). Come sarebbero più belle le nostre chiese e le nostre case, se ci ripetessimo più spesso queste parole che l’angelo rivolse a Tobia. Gesù parla spesso della gioia e anche prega per i suoi discepoli: «Perché abbiano in sé stessi la pienezza della mia gioia». Rasserena i suoi discepoli come fa la mamma con il suo bambino perché la loro tristezza si cambierà in gioia quando lo vedranno risuscitato. Noi siamo la “gioia” di Dio e Dio è la nostra vera “Gioia”.

Nella celebrazione per le Messe di prima Comunione dei bambini di quest’anno sentiremo anche il Signore Gesù dire a loro e a tutti noi: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15, 12). La vita, anche se sempre non è facile, sempre può essere felice perché sotto la tristezza di tanti nostri giorni, nascosto in qualche angolo dentro di noi, c’è un tesoro prezioso che dobbiamo cercare con la lampada dello Spirito, l’Amore del Padre. Sì noi siamo amati dal Signore. Nessun dolore, nessuna difficoltà, nessun male della vita sarà mai più forte dell’amore del Padre. Un Padre misericordioso che ci vuole più felici perchè fedeli, suoi amici e non servi.

Ai bambini della prima comunione, alle loro famiglie, a tutta la comunità vorrei ripetere con dolcezza e grande tenerezza queste due parole di Gesù: GIOIA E AMORE.  Non andiamo dietro ad altre cose con il pericolo di perdere quello che è più importante e vero dono che ci fa Gesù nella Eucaristia. Dobbiamo però essere umili e vigilanti perché la “mondanità” che è il contrario dell’Amore si oppone al vangelo, e lo contrasta fin dentro la Chiesa nel cuore di ciascuno di noi. In un attimo si passa da amare secondo la misura del cuore di Dio, ad amare se stessi e quello che più ci conviene. Chiediamo al Signore e al Suo Spirito, di essere persone che vogliono bene, così semplicemente senza condizioni e tornaconti, per aiutarci gli uni gli altri a camminare verso la visione del volto del Padre che Gesù ci ha rivelato.

Infine vorrei ricordare a tutti che l’incontro con il Signore alla domenica nella santa Messa è risposta all’invito che lui ci fa: “Venite in disparte e riposatevi un po’”. Sì la santa Messa è il momento della settimana in cui, come cristiani, siamo invitati dal Signore a riposarci un po’. Egli ci dona la sua Parola, ci offre il Pane di vita che è il suo Corpo e ci fa incontrare con la Comunità dei fratelli per vivere la gioia e l’amore dell’essere figli e fratelli tra di noi, redenti, salvati e amati dal Signore Gesù morto e risorto per la nostra gioia. La santa Messa non è una perdita di tempo ma ci aiuta a vivere bene e nell’amore tutta la settimana sia in famiglia che nella realtà quotidiana.

A conclusione riporto qui la letterina che due genitori hanno scritto al loro figlio in occasione della Prima Comunione. “Ti scriviamo queste poche righe per raccontarti tutta la nostra gioia ed emozione in questo giorno importante per te. Ognuno di noi ha vissuto il proprio primo incontro con Gesù con entusiasmo e sicuro di una giornata “speciale”. Ricordati che la cosa veramente “speciale” non saranno i regali, la festa e il tempo… ma l’incontro con il vero pane di vita: Gesù. Questo dono, ti accompagnerà per sempre e sarà la forza per il cammino della tua vita. Noi ti accompagneremo per trasformare la nostra vita in una festa, in una lode, in una testimonianza del nostro grande Amico comune: Gesù. Con tutto il nostro amore mamma e papà

don Natale

2 MAGGIO 2021

I° MAGGIO FESTA DI SAN GIUSEPPE LAVORATORE

Patrono della PARROCCHIA DI SINDACALE

Nel “Dizionario del dialetto concordiese”, di cui tra breve uscirà una riedizione riveduta e ampliata, c’è una foto a tutta pagina che riprende la “purcision de S. Giuseppe”. Si vede una enorme folla e su di essa svetta la statua di S. Giuseppe portato a spalle, un S. Giuseppe vestito da lavoratore col traverson maron da faegname. A Concordia S. Giuseppe è un santo che si incontra con la nostra gente, gente lavoratrice, gente abituata alla fatica del lavoro come dice anche il monumento a Toni del’aga, uomo non di tante parole ma di fatti concreti.

La principale responsabilità, ma anche la grande gioia, di S. Giuseppe è quella di essere “custode” della santa famiglia di Nazareth. Nel vangelo S. Giuseppe è definito “uomo giusto” nel senso che ha cercato di compiere sempre quella che è la volontà del Signore anche se questo ha comportato non poche difficoltà. S. Giuseppe è stato “uomo giusto” perché ha svolto con onestà e lealtà il suo servizio di “padre” di Gesù e di sposo di Maria.

Papa Francesco ha chiesto ai cristiani che quest’anno 2021 sia dedicato alla figura di S. Giuseppe a cui anche il Papa è molto devoto e ricorre a lui per chiedere la sua intercessione per le necessità della chiesa e lo fa per tante occasioni.

Permettimi ora S. Giuseppe di rivolgermi a te in maniera confidente e figliale.

La tua figura di operaio con le preoccupazioni di dare con dignità e onestà un giusto sostentamento alla tua famiglia mi incoraggia a chiedere che a ogni marito e ogni papà sia data la possibilità di avere un lavoro onesto e dignitoso per il sostentamento della propria famiglia e dei propri cari.

Il fatto poi che, rassicurato dall’Angelo, tu abbia accolto come sposa la Vergine Maria e condiviso con Lei le gioie e le fatiche della vita matrimoniale mi invita a chiedere che tu stia vicino alle nostre famiglie perché in esse regni la collaborazione, la comprensione, la gratitudine e, quando è necessario, anche il perdono, insomma fa che in ogni famiglia regni la pace e l’amore nell’aiuto vicendevole.

Il compito che ti è stato affidato da Dio è quello di essere “custode” e “padre” di Gesù. Ti voglio così affidare con affetto tutti i papà, sostienili nel loro impegnativo compito di essere riferimento nell’educazione per i loro figli, accompagnali nei momenti di difficoltà e di incomprensione. E fa che, quando saranno anziani e nonni, trovino accoglienza, affetto, riconoscenza e tenerezza da parte dei figli e nipoti.

In fine S. Giuseppe ti voglio pregare in cuncuardiese:

“Stane visin a tuti quanti, insegnane a iessi onesti,

a far del ben e a aiutasse tra de noi,

fa che imparen a prea el Signor e a vivi come che lui ne ha insegnat,

protegi tute e nostre fameie, fa che i tosas,

 i tosatei e i putei i ciamini paa strada dreta.

Tegnene la to man sul ciaf e quan che sgaren tirene

un fia i ciaviei par fane capì che sbaglien.

S. Giuseppe benedetto prea par noi adess e ancia ancia. Amen.

NB.: Stiamo predisponendo un programma di incontri e di celebrazioni in riferimento all’anno di San Giuseppe e avranno con punto di riferimento la parrocchia di SINDACALE di cui egli è patron. Su richiesta del Vescovo saranno rivolti anche a tutta la zona sud della Diocesi. I giorno di riferimento sarà il MERCOLEDÌ giorno dedicato alla memoria di S. Giuseppe.

don Natale

25 APRILE 2021

IL CRISTIANO: UNO CHE PRENDE SUL SERIO IL VANGELO

Ricorrono in questi giorni il 28° anniversario della morte di don Tonino Bello prete e vescovo un pastore asciutto e sobrio, carico di umanità e compassione, sensibile al punto da far cantare l’anima, capace di scrutare con stupore gli invisibili segni della presenza di Dio nelle pieghe a volte sofferte della vita, è stato un poeta del Vangelo, un appassionato cantore della storia umana e un sognatore capace di avere “visioni” sull’uomo, sulla Chiesa e sul germogliare del Regno di Dio.  Ritornano vive nel mio cuore le parole con cui si rivolgeva alla Madonna, come “Vergine dell’attesa” diceva: «Santa Maria, Vergine dell’attesa, donaci del tuo olio perché le nostre lampade si spengono. Vedi: le riserve si sono consumate». Forse sono i tempi più difficili, quelli della crisi e dell’aridità, che ci riconducono all’essenziale e ci riportano, dai frammenti della distrazione, a un nuovo ascolto dei profeti. Stiamo avvicinandoci al mese di maggio, mese dedicato alla Vergine Maria e alla recita del santo rosario, anche quest’anno proponiamo l’esperienza della recita del rosario per le vie della nostra Unità Pastorale Concordiese. Anche noi infatti abbiamo bisogno che la Madonna ci doni l’olio per le nostre lampade della fede e della speranza per tenerle accese nella nostra realtà e nella prova che stiamo vivendo della pandemia.

Don Tonino Bello viene ricordato per il suo volto luminoso, per la parola tagliente e calda, per la carezza che ha sempre saputo dare a ciascuno e specialmente agli smarriti e agli oppressi, per il suo episcopio aperto alle famiglie sfrattate, per le sue battaglie contro ogni forma di degrado e disagio sociale, per il suo impegno internazionale al servizio della pace. Ma in tutto questo non c’era mai l’esibizione di un eroismo personale don Tonino aveva solo preso sul serio il Vangelo. Don Tonino sognava e cantava la Chiesa del grembiule, la Chiesa povera che sa scoprire la presenza di Dio nel volto degli ultimi, la Chiesa capace di rompere gli argini per aprirsi al mondo, la Chiesa capace di accogliere, di accarezzare, di sollevare. Una Chiesa che non esclude nessuno, che non pretende il centro della scena, la cui unica gioia è quella di annunciare la gioia del Vangelo. Questo era il desiderio di don Tonino: una Chiesa povera nei segni esteriori e ricca di sogni. Mi chiedo se noi siamo una comunità che non si ferma alla esteriorità dei segni, alla volontà di apparire ma è capace di sognare i sogni del Vangelo, che infondono tenerezza e spezzano il pane dell’amore.

Abbiamo celebrato le Cresime per 55 giovani di Concordia e ci prepariamo a celebrare la Cresima a Sindacale e poi tutte le prime comunioni a questi giovani e ragazzi sappiamo presentarci come una comunità che sa sognare la vita bella del Vangelo? Pregava, don Tonino, che la Chiesa ricevesse il coraggio di sciogliere gli armeggi e di uscire dal quieto vivere e dalla falsa pace di liturgie senza carne e senza sangue, per essere Chiesa samaritana nel mondo, che lenisce con l’olio della tenerezza le piaghe dell’umanità: perché non basta sperare, bisogna “organizzare la speranza” portando nel mondo la compassione e la vicinanza affettuosa di Dio Padre. Come Papa Francesco che instancabilmente ripete: non c’è cristianesimo senza accoglienza degli ultimi, non c’è speranza cristiana senza azione contro la cultura dello scarto e non c’è Chiesa senza il coraggio di uscire nel mondo per portare a tutti la gioia consolante del Vangelo. Lasciatemi esprime un solo desiderio e un augurio a tutti coloro che bambini, ragazzi e giovani vivranno le celebrazioni dei sacramenti dell’iniziazione cristiana del Battesimo, della Cresima e della Comunione imparino, anche con la testimonianza di tutti noi, a prendere sul serio il Vangelo, questa è la più bella e affascinante avventura che veramente fa bella la vita.                                                                                             don Natale

18 APRILE 2021

SIGNOR, FERMETE A SENA CO NOIALTRI

Mi è successo, più di qualche volta, che andando da qualche famiglia verso sera quando stavo per andare via mi sia stato detto con grande cordialità: “Fermete a sena co noialtri”.

E’ questa una frase che, facendo le debite distinzioni, mi richiama i due discepoli di Emmaus di cui ci parla anche il vangelo di questa domenica. Conosciamo la loro avventura. Quel giorno, il primo dopo il sabato, delusi e sfiduciati lasciano Gerusalemme con il volto triste, si affianca a loro un viandante che vedendoli così avviliti rivolge loro alcune domande sul perché di tanta delusione e loro gli parlano di un certo Gesù, un uomo che era stato potente in opere e in parole, che era stato preso e condannato dal Sinedrio e ucciso appendendolo alla Croce, e concludono: “Noi speravamo che fosse lui il Messia, ma sono passati ornai tre giorni dalla sua morte…”. E quel viandante aveva incominciato a parlare e a fare ricordo di tutto quello che avevano detto i profeti al riguardo del Messia e loro mentre egli parlava sentivano come un fuoco invadere il loro cuore. Quando poi, arrivati a Emmaus, quel viandante aveva fatto come se volesse procedere oltre loro lo avevano invitato con forza dicendogli: “Resta noi perché si fa sera e il giorno è ormai alla fine” che se fossero stati di Concordia gli avrebbero detto proprio: “Fermete a sena co noialtri che ormai le scuro e la dornada lè finia”. E lui si era fermato con loro e una volta a cena aveva ripetuto i gesti dell’Ultima Cena aveva preso il pane lo aveva benedetto e poi lo aveva spezzato, si erano così aperti i loro occhi e avevano riconosciuto in lui il Cristo Risorto.

In questi tempi di Pasqua la nostra Unità Pastorale si prepara a vivere la celebrazione dei sacramenti pasquali in modo particolare la festa del perdono, le prime comunioni, e le Cresime di bambini e ragazzi. Il Signore Risorto ci dona la grazia del suo perdono nella confessione, la sua presenza nel pane dell’Eucaristia con la Comunione e il dono dello Spirito Santo nella Cresima. Doni che vengono donati non solo a loro ma tramite i bambini e i ragazzi alle loro famiglie e a tutta la Comunità. Vorrei così invitare tutti a non sprecare questi doni fermandoci solo alla esteriorità e superficialità, riservare tanta attenzione solo alle cose che sono solo di facciata che servono solo a mettere in mostra cose che passano e non lasciano niente di profondo e di bello nella nostra vita. Vorrei chiedere di non distrarre i bambini e i ragazzi con regali o regalini e di far perdere invece il grande dono che è la presenza del Signore Gesù che viene a farci visita nei suoi sacramenti. Facciamo in modo di preparare questi incontri con la preghiera, con la riflessione su quanto ci viene donato dal Signore, e sull’essere attenti a coloro che sono nella necessità e nel bisogno. Nelle nostre famiglie si respiri un’aria di accoglienza e di benevolenza e, se c’è qualche screzio o qualche offesa, si faccia la pace, si chieda e si doni il perdono, e si viva la gioiosa attesa per il Signore che viene. Ci ricorda papa Francesco: “La vita di una parrocchia e di ogni comunità cristiana è scandita dai tempi della liturgia e della preghiera comunitaria. Quel dono che nell’infanzia abbiamo ricevuto con semplicità, ci accorgiamo che è un patrimonio grande, un patrimonio ricchissimo, e che l’esperienza della preghiera merita di essere approfondita sempre di più. La preghiera è quella che apre la porta allo Spirto Santo, che è quello che ispira per andare avanti. E questo è un compito essenziale della Chiesa: pregare ed educare a pregare”. E possiamo anche dire che compito della famiglia è pregare ed educare alla preghiera.

Facciamo nostra la preghiera dei discepoli di Emmaus e diciamo: “Signor, fermete a sena co noialtri che ormai le scuro e la dornada lè finia – e aggiungiamo- e dopo fermete par sempre in cjasa nostra. Amen”.    

don Natale

11 APRILE 2021

CARO TOMMASO, GEMELLO NOSTRO

Caro Tommaso, oggi seconda domenica di Pasqua e domenica della Misericordia, nella chiesa leggiamo sempre il racconto del tuo incontro con il Signore Risorto dopo che il giorno di Pasqua, non essendo presente, hai  detto  agli apostoli che ti avevano annunciato  la risurrezione di Gesù: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”.

E otto giorni dopo quando Gesù è venuto, a porte chiuse nel cenacolo, e ti ha invitato a mettere le tue mani e i l tuo dito nelle sue piaghe invitando a non essere incredulo, ma credente, tu sei caduto in ginocchio e hai pronunciato il primo grande atto di fede in Gesù dicendo: “Mio Signore e mio Dio”. Quest’oggi io voglio dirti grazie per la tua sincerità e per la tua onestà tu hai detto la tua  difficoltà a credere alla risurrezione di Gesù e poi però hai professato la tua fede di fronte a Lui con coraggio e non vergognandoti della tua difficoltà a credere. Un appassionato poeta dei nostri tempi padre David Maria Turoldo ha composto una poesia per tutti quelle persone che come te fanno fatica a credere ma sono alla ricerca di Dio e l’ha dedicata al Fratello ateo essa dice:

Fratello ateo nobilmente pensoso alla ricerca di un Dio che io non so darti attraversiamo insieme il deserto.
Di deserto in deserto andiamo oltre la foresta delle fedi liberi e nudi verso
il nudo Essere e là dove la Parola muore abbia fine il nostro cammino.

Ho motivo di credere che un po’ tutti abbiamo fatto la tua stessa esperienza della difficoltà a credere e abbiamo avuto e abbiamo tanti dubbi ma non sempre invece  abbiamo l’umiltà e il coraggio di dichiarare come te la nostra fiducia  nel Signore e sapere che se anche non vediamo Gesù Risorto sappiamo che Lui cammina sempre con noi sui sentieri della vita.

Sono stufo di vederti descritto come un incredulo. Su te abbiamo addirittura composto un proverbio: “Te so come San Tommaso, che nol crede se nol mete el naso”, e, così, sei arrivato fino a noi con la falsa nomea di incredulo. Sai, Tommaso, penso che anche noi che ci diciamo credenti dovremmo batterci il petto perché non traduciamo la nostra fede nelle opere di bene e di servizio al prossimo e così la nostra fede è morta. Tante volte abbiamo pensato che la fede consista nella esteriorità, in una ritualità superficiale  e vuota, nell’apparire e non nell’essere veri ed autentici, fedeli e coerenti. Anche noi tante volte e non solo una volta, come te, siamo mancati agli appuntamenti con la comunità e poi magari abbiamo preteso che tutto si facesse come volevamo noi. Come è vero che tante volte noi che frequentiamo la chiesa e che ci dichiariamo praticanti siamo “peggio” di altri che non vengono mai in chiesa, ma questo può succedere non perché frequentiamo ma perché la nostra presenza è solo esterna e non cambia e converte il nostro cuore. Tu, caro Tommaso, ci insegni tante cose e poiché vieni riconosciuto anche perché sei gemello, fa che anch’io sia tuo gemello per seguirti e imparare da te come amare veramente il Signore Gesù.

Senti, Tommaso, io ti voglio un sacco di bene e ti ringrazio per la tua fede cristallina. Voglio affidarti, caro mio gemello, tutti quelli che – come te – non si sono ancora fidati del Signore. E anche gli scandalizzati da noi cristiani: che guardino a Cristo piuttosto che a noi suoi fragili discepoli.”

don Natale

4 APRILE 2021

“NDEMO VISTISETE CHE TE A DA NDI’ A MESSA”

E’ citando questa frase che il figlio faceva racconto e raccoglieva con questa espressione l’insegnamento della fede semplice ma genuina e convinta della mamma. Come sarebbe bello se in ogni famiglia oggi giorno di Pasqua e in ogni domenica, Pasqua settimanale, ogni mamma  e ogni genitore invitasse così i componenti della famiglia ad affrettarsi: “Ndemo vistive che ve’ da ndi’ a Messa”. Pasqua nel pronunciare il nome di questa festa, tra tutte la prima e la più grande festa del cristiano, l’aria tutta si riempie dei profumi dei fiori perché  a Pasqua c’è la luna di primavera e la primavera profuma di vita nuova. Ma la primavera è anche faticosa perché il seme deve spaccare la zolla per uscire alla luce e germogliare alla vita, perché la gemma deve spaccare l’involucro che la riveste per uscire ad accogliere la luce e fiorire alla vita, perché, e ce lo ricorda il vangelo di Pasqua, anche Gesù Crocifisso chiuso nel sepolcro ha dovuto ribaltare la grossa pietra che chiudeva il sepolcro per poter risorgere nella luce radiosa di quel mattino di Pasqua nel giardino  in festa per il trionfo della vita sulla morte, su ogni morte.

Carissimi “Fratelli tutti” come ha scritto il papa nella sua ultima enciclica, in questo tempo di prova e di fatica abbiamo tutti bisogno della Pasqua, della risurrezione del Figlio di Dio il Cristo per affrontare anche noi ancora una difficile primavera. Solo insieme, solo nella condivisione e nella solidarietà, dove ciascuno mette il suo poco o tanto che sia a disposizione di tutti e per tutti, solo così spunterà la primavera della vita nuova.

Carissimi “Fratelli tutti” anziani e malati che siete costretti per vari motivi a rimanere in casa, uscite almeno sul balcone e osservate il cielo spazzato via dalle nuvole minacciose ed elevate un pensiero, una preghiera, perchè anche il nostro mondo sia liberato dalle nuvole minacciose della pandemia che porta con sè tante tristezze, situazioni dolorose e faticose.

Carissimi “Fratelli tutti” adulti e famiglie su di voi incombe più di tutto la fatica di far fronte alle ristrettezze del lavoro e alla organizzazione di questo tempo, abbiamo bisogno che voi doniate con coraggio la speranza di non abbandonare, di non rassegnarci. “La nostra salvezza è più vicina oggi di quando diventammo credenti” ci dice l’Apostolo Paolo.

Carissimi “Fratelli tutti” giovani a voi è stato rubato un anno di relazioni in presenza, ma proprio la sofferenza di questa assenza vi avrà fatto capire la bellezza delle relazioni autentiche, delle relazioni in presenza, delle relazioni sincere. “Cristo vive, – ha scritto Francesco – Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo”. Non perdete, vi raccomando, la relazione in presenza con Lui.

Carissimi “Fratelli tutti” ragazzi e bambini questo cattivo virus ha intaccato le vostre più belle e spensierate giornate, ma appena si potrà, fate una bella corsa sul prato vicino a casa. Il Vangelo dice che i bambini di corsa andavano da Gesù e ai discepoli che volevano fermarli Gesù ha detto:

“Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite”.  Se andate da Gesù, oggi come allora, Gesù vi abbraccerà e ponendo sulla vostra testa le sue mani vi benedirà.

Ecco nella semplicità e nella bellezza del dialetto de Cuncuardia diciamo a tutti:

“Ndemo vistimose da fiesta aven da ndi’ a Messa

incuoi che l’è la Pasqua del Signor, Lui l’è risorto e noiatri con Lui. Amen”.

Buona Pasqua!

don Natale