2 luglio – Madonna del tempeston

“Oggi 2 luglio 1870, fu una grandine così desolatrice in Concordia da non lasciare neppure una foglia sopra gli alberi; le viti spogliate e macerate come pure gli altri vegetabili (sic), le biade troncate con tutti gli altri legumi, così da non conoscere il luogo dove erano germinati. Il frumento era per buona parte già raccolto. Questo giorno sacro alla Visitazione di Maria a santa Elisabetta, il Signore ci ha visitati.” Don Osvaldo Moretti, Economo Spirituale di Concordia dal 1 ottobre 1859 al giorno d’oggi.

L’anno dopo per la prima volta fu promossa la Processione della Madonna del Tempeston: sono passati 145 anni!

Ore 18.30, alla Santa Messa seguirà la processione della Madonna del Tempeston, che si concluderà in Tavella con la benedizione e l’affidamento delle famiglie e delle attività lavorative di Concordia alla Madonna.

27 giugno – salutiamo don Igor

Don Igor, lunedì 27, conclude la sua presenza a Concordia. Lo ringraziamo di cuore! Gli chiediamo di salutare la nostra e sua parrocchiana, Chiara Pasian.  E speriamo di rivederlo ancora il prossimo anno.

26 giugno – Inaugurazione della casa alpina di Tramonti

Casa Alpina di Concordia Sagittaria

“Casa Roppa” di Tramonti di sopra

 I lavori di ristrutturazione della Casa Alpina in Tramonti di Sopra sono iniziati il 14 marzo 2016 e oggi, domenica 26 giugno 2016, li inauguriamo con la benedizione del Vescovo e con l’inizio del primo campo parrocchiale!

 Era il 1979, trentasette anni fa, quando mons. Rosin decise l’acquisto della casa e i concordiesi con grande sacrificio, pochissimi mezzi e tanto entusiasmo ci hanno consegnato la Casa Alpina in Tramonti di Sopra, Casa Ropa, che aveva lo scopo di continuare, con i campi estivi, l’azione formativo dei bambini e dei ragazzi che normalmente veniva svolta, durante l’anno,  all’interno dell’ Oratorio. In questi mesi abbiamo lavorato anche pensando a loro.

 La vocazione e l’utilità della casa non è stata mai cambiata ma, negli ultimi anni si sono resi necessari dei lavori di ristrutturazione.  La capienza e gli standar di sicurezza risultavano insufficienti, l’agibilità ottenuta permetteva di ospitare solo venticinque persone. Nonostante gli amorevoli e costanti lavori per mantenere la casa in efficienza, la struttura presentava una inevitabile esigenza di una profonda manutenzione straordinaria.

 La decisione di avviare i lavori è stata ponderata e vagliata dai rappresentanti delle comunità della parrocchia (consiglio pastorale e consiglio per gli affari economici) e, nonostante le difficoltà del momento, all’unanimità è prevalsa la volontà di continuare a dare a tanti bambini e ragazzi di Concordia, un luogo idoneo per crescere insieme.

 Per dare una struttura semplice ma funzionale, la manutenzione straordinaria ha in particolar modo interessato:

la cucina e i servizi igienici, cercando per quanto possibile di attrezzare dei vani per le persone con difficoltà motorie;

– un nuovo prefabbricato per l’accoglienza di 18 persone;

– inoltre è stata realizzato un nuovo accesso carraio che darà la possibilità di raggiungere l’edificio sia a mezzi di soccorso, qualora si rendano necessari, sia ai mezzi di assistenza alle persone con necessità;

– a lavori conclusi la struttura potrà ospitare oltre ai bambini e i ragazzi anche famiglie o gruppi parrocchiali in periodi anche autunnali o invernali perché la zona cucina-salotto, i servizi igienici e una parte della Casa, potranno essere riscaldati;

– a settembre i lavori riprenderanno con l’ampliamento della Casa. L’anno prossimo potremmo così ospitare almeno ottanta persone! Oggi la casa ne accoglie 60.

Grazie alle ditte, alle maestranze e ai tecnici di Concordia (e non solo) che hanno lavorato con perizia e passione. Soprattutto non finiremo mai di ringraziare, i quasi 200 volontari che hanno contribuito, quasi ogni giorno, alla realizzazione dell’opera, lavorando per parecchie settimane.

Ringraziamo i benefattori che hanno contribuito, con la donazioni di mezzi, attrezzature, o limitando i costi dell’opera, al risultato finale.

Ma c’era ancora tanto spazio alla generosità naturalmente.

Il costo totale dell’opera sarà di circa 400.000,00 euro, Iva compresa. Confidiamo nella sollecitudine delle Istituzioni e nella tradizionale generosità dei concordiesi per il pagamento dell’opera.

Una entrata sarà assicurata anche dall’utilizzo, dopo le necessità delle Parrocchie dell’Unità pastorale, anche da altri gruppi o Parrocchie (già tre hanno richiesto di poter utilizzare la casa nei prossimi giorni …).

Abbiamo bisogno di tanti aiuti e di tanta energia positiva… Se puoi aiutaci ad aiutare i nostri ragazzi, grazie!

Il Parroco

21 giugno – 35° di ordinazione presbiteriale

Martedì 21 ricorrono 35 anni dalla mia ordinazione presbiterale. Sono stato ordinato il 21 giugno del 1981 nel Santuario della Madonna delle Grazie di Pordenone. Era la Domenica del Corpus Domini e il vescovo era mons. Abramo Freschi. Colgo l’occasione per chiedere preghiere per me e per la mia missione. Grazie per coloro che vogliono unirsi a me, per ringraziare il Signore, alla messa delle 18.30, in cattedrale. Come lo sposo festeggia con la sposa, così il parroco con i suoi parrocchiani (che senso avrebbe celebrarlo da solo?).

Ricordo che don Armando è stato ordinato il 1 luglio del 1956 (60); Don Umberto e don Sergio, insieme, il 30 giugno 1957 (59); don Iosif 29 giugno 2000 (16); don Enrico il 24 settembre 2011 (5);

Benvenuto don Igor

Don Igor Kassah, del Benin, ci ha raggiunto e resterà con noi fino alla fine di giugno. È Parroco della Parrocchia dove vive da anni Chiara Pasian. Lo accogliamo e gli auguriamo buona permanenza!

Cartolina da Roma

 

Roma, 3 giugno 2016

Giubileo dei sacerdotiIMG-20160603-WA0000

 

Una preghiera per tutta la comunità e un saluto da Roma

don Livio

3 giugno – in memoria di Mons. Luigi Padovese

Articolo estratto da www.tempi.it

Sei anni fa moriva il vicario apostolico dell’Anatolia, assassinato dal suo autista islamico fanatizzato. «Accettare di essere ridotti a una presenza insignificante? Una strada che non renderebbe giustizia alla storia dei cristiani in questi paesi»

Luigi Padovese«Se oggi mi si chiedesse: sei contento di essere dove sei? Risponderei certamente di sì. Le difficoltà non hanno ridotto, ma anzi aumentato l’amore per questa Chiesa piccola ma importante. È facile amare quando tutto va bene e funziona, eppure tutti sappiamo che l’amore si misura nella prova». Sono queste le parole quasi profetiche che monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia, ha rivolto ai pochi fedeli della chiesa turca quattro giorni prima di essere assassinato a Iskenderun.

Celebriamo il sesto anniversario della sua morte, avvenuta il 3 giugno 2010 per mano del suo autista musulmano, Murat Altun. Il vescovo è stato ucciso in casa sua: i medici che hanno effettuato l’autopsia hanno trovato coltellate su tutto il corpo, otto al cuore. Prima di morire, Padovese è riuscito a raggiungere la soglia di casa per chiedere aiuto. Poi il suo assassino lo ha sgozzato, è salito sul tetto della casa e ha gridato: «Ho ammazzato il grande satana! Allahu Akbar».

Nessuno sa con precisione perché Altun l’abbia ucciso. L’autista è stato condannato a 15 anni di carcere nel 2013 e durante il processo ha addotto motivazioni diverse e contrastanti per il suo gesto: se alla polizia aveva accennato a una «rivelazione divina», ai giudici ha parlato di un rituale islamico, poi ha confessato di essere infermo mentalmente e infine ha citato un presunto rapporto omosessuale con il vescovo. Dopo la condanna ha dichiarato: «Sono pentito per avere ucciso monsignor Luigi, l’ultima persona che nella vita mi poteva fare del male. Ma in quel momento non ero padrone di me stesso». Nonostante i giudici abbiano escluso qualunque collegamento tra l’omicidio e l’appartenenza all’islam di Altun, al processo la sua famiglia l’ha continuamente incitato: «Dio è con te».

Padovese conosceva bene le difficoltà della sua nuova missione. Ai suoi fedeli scriveva nell’ottobre del 2005: «Tra tutti i paesi di antica tradizione cristiana, nessuno ha avuto tanti martiri come la Turchia. La terra che noi calpestiamo è stata lavata con il sangue di tanti martiri che hanno scelto di morire per Cristo». L’ultimo in ordine di tempo era sicuramente don Andrea Santoro, il sacerdote romano ucciso il 5 febbraio 2006 nella chiesa di Trabzon mentre era raccolto in preghiera.
In occasione del primo anniversario della sua morte, Padovese disse: «Chi ha pensato che uccidendo un sacerdote avrebbe cancellato la presenza cristiana da questa terra, non sa che la forza del cristianesimo sono proprio i suoi martiri… Preghiamo per il suo giovane assassino. La forza del nostro perdono e della nostra preghiera lo aiuti a capire che l’amore è più forte della morte».

Nel secondo anniversario della morte di don Santoro, cosciente di essere lui stesso in pericolo, Padovese disse durante una Messa: «L’assassinio di un mio sacerdote, il ferimento di un altro, le intimidazioni ricevute, l’abbandono del sacerdozio di un giovane e poi le difficoltà di gestire una realtà molto piccola ma complessa, mi hanno pesato e a volte mi tolgono la tranquillità e il sonno. C’è poi il timore che all’improvviso uno o più pazzi, come è avvenuto ultimamente a Malatya, compia qualche gesto folle. Questa situazione vincola ancora i miei movimenti perché mi rendo conto che ormai tutto è possibile».

Il dialogo con le altre fedi
Ma nonostante queste difficoltà non ha mai pensato di abbandonare la Turchia. Anzi, era convinto dell’importanza di essere presenti come comunità cristiana: «Il primo passo nel diventare cristiani si fonda nell’incontro di uomini che vivono da cristiani convinti. Se, come è avvenuto nei decenni passati, accettassimo come cristiani di non comparire, restando una presenza insignificante nel tessuto del paese, non ci sarebbero difficoltà, ma rendiamoci conto che, come sta avvenendo in Palestina, in Libano e soprattutto in Iraq, è una strada senza ritorno che non fa giustizia alla nostra storia in questi paesi nei quali il cristianesimo è nato e fiorito, e che non farebbe giustizia alle migliaia di martiri che in queste terre ci hanno lasciato in eredità la testimonianza del loro sangue».

Alla testimonianza, monsignor Padovese ha sempre affiancato il dialogo, soprattutto con i fedeli musulmani. Il motivo che lo spingeva al dialogo è contenuto nel suo motto episcopale, In Caritate Veritas, che lui spiegava così: «Ispirandomi al grande figlio di Antakia e poi vescovo di Costantinopoli, Giovanni Crisostomo, ho scelto come motto episcopale: In Caritate Veritas – La verità nell’amore. Sono poche parole ma esprimono il mio programma di ricercare nella stima e nel reciproco volersi bene la verità. Se è vero che chi più ama, più si avvicina a Dio, è anche vero che per questa strada ci avviciniamo al senso vero della nostra esistenza, che è un vivere per gli altri. Del resto la porta della felicità si apre solo dall’esterno. Su questa convinzione si fonda anche la mia volontà di dialogo con i fratelli ortodossi, quelli di altre confessioni cristiane e con i credenti dell’islam».

La vita e la morte di Luigi Padovese hanno portato frutto. Almeno a giudicare dai suoi funerali, che si sono tenuti in una cattedrale di Iskenderun colma di persone. Ai cattolici si sono uniti non solo i fedeli e le autorità della Chiesa ortodossa, ma anche i responsabili e il popolo musulmano della zona.

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