Anno 22° N. 28- DOMENICA 07 GIUGNO 2026
SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO ANNO A

«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo»
«Ricordati del cammino», sussurra la prima Lettura. Ricordati! Ricorda il deserto e il monte. E poi la manna scesa all’improvviso, quando non l’aspettavi più. Ricordati del tuo deserto tra scorpioni e serpenti, ma soprattutto dell’acqua giunta sotto forma di una risposta. Improvvisi squarci si sono aperti a dirti che non sei solo, che non sei smarrito tra le dune del deserto. Che Dio è acqua e pane incamminati verso la tua fame. La mia forza è sapermi cercato, con la mia vita distratta e le risposte che non do; sapermi desiderato è tutta la mia pace. Io vivo di Dio. Ricordati del cammino: dialoga con la storia della tua vita, rimani nella tua sorgente limpida. Il Vangelo oggi ha solo otto versetti, e Gesù a ripetere per otto volte: Chi mangia la mia carne vivrà in eterno. Quasi un ritmo incantatorio, una divina monotonia, nello stile di Giovanni, che avanza per cerchi concentrici e ascendenti, come una spirale; come un sasso che getti nell’acqua e vedi i cerchi delle onde che si allargano sempre più. È il discorso più dirompente di Gesù: mangiate la mia carne e bevete il mio sangue. Un invito che sconcerta amici e avversari, e lui che ostinatamente ne ribadisce, per otto volte, come in otto cerchi, la motivazione, sempre più chiara e diretta: per vivere, semplicemente vivere, per vivere davvero. Altro è vivere, altro è lasciarsi vivere. È l’incalzante convinzione di Gesù di possedere qualcosa che cambia la direzione e la qualità della vita. È il dono di Dio. Il dono di Dio è Dio che si dona: si dona e si perde dentro le sue creature come lievito dentro il pane, come pane dentro il corpo. «Carne, sangue, pane di cielo» indicano la totalità della sua vicenda umana e divina, le sue mani di carpentiere con il profumo del legno, le sue lacrime, le sue passioni, la polvere delle strade, la casa che si riempie di profumo, la pietra che rotola via. E Dio in ogni fibra. Un pezzo di Dio in me perché io salvi un pezzetto di Dio nel mondo. Il suo invito pressante significa: mangia e bevi ogni goccia e ogni fibra di me. Vivi di me. Prendi la mia vita come misura alta del vivere, come lievito del tuo pane, seme del tuo campo, sangue delle tue vene, allora conoscerai cosa sia vivere davvero. Mangiare e bere Cristo significa più che «fare la comunione» eucaristica, è «farmi comunione con Lui». Il Verbo si è fatto carne perché la carne si faccia Spirito. L’Eterno cerca la nostra setacciata briciola di cielo; per poi ridarcela, luminosa e serena.
Padre Ermes Ronchi
Prima Lettura
Ti ha nutrito di un cibo, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto.
Dal libro del Deuteronòmio
Dt 8,2-3.14b-16a
Mosè parlò al popolo dicendo:
«Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi.
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 147
R. Loda il Signore, Gerusalemme.
Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. R.
Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce. R.
Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. R.
Seconda Lettura
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 10,16-17
Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.
Parola di Dio.
SEQUENZA
La sequenza è facoltativa e si può cantare o recitare anche nella forma breve, a cominciare dalla strofa: Ecce panis.
Se la sequenza viene omessa, segue il CANTO AL VANGELO.
| [Lauda Sion Salvatórem, lauda ducem et pastórem, in hymnis et cánticis. | [Sion, loda il Salvatore, la tua guida, il tuo pastore con inni e cantici. |
| Quantum potes, tantum aude: quia maior omni laude, nec laudáre súfficis. | Impegna tutto il tuo fervore: egli supera ogni lode, non vi è canto che sia degno. |
| Laudis thema speciális, panis vivus et vitális hódie propónitur. | Pane vivo, che dà vita: questo è tema del tuo canto, oggetto della lode. |
| Quem in sacrae mensa cenae, turbae fratrum duodénae datum non ambígitur. | Veramente fu donato agli apostoli riuniti in fraterna e sacra cena. |
| Sit laus plena, sit sonóra, sit iucúnda, sit decóra mentis iubilátio. | Lode piena e risonante, gioia nobile e serena sgorghi oggi dallo spirito. |
| Dies enim sollémnis ágitur, in qua mensae prima recólitur huius institútio. | Questa è la festa solenne nella quale celebriamo la prima sacra cena. |
| In hac mensa novi Regis, novum Pascha, novae legis, phase vetus términat. | È il banchetto del nuovo Re, nuova Pasqua, nuova legge; e l’antico è giunto a termine. |
| Vetustátem nóvitas, umbram fugat véritas, noctem lux elíminat. | Cede al nuovo il rito antico, la realtà disperde l’ombra: luce, non più tenebra. |
| Quod in cena Christus gessit, faciéndum hoc expréssit in sui memóriam. | Cristo lascia in sua memoria ciò che ha fatto nella cena: noi lo rinnoviamo. |
| Docti sacris institútis, panem, vinum in salútis consecrámus hóstiam. | Obbedienti al suo comando, consacriamo il pane e il vino, ostia di salvezza. |
| Dogma datur christiánis, quod in carnem transit panis et vinum in sánguinem. | È certezza a noi cristiani: si trasforma il pane in carne, si fa sangue il vino. |
| Quod non capis, quod non vides, animósa firmat fides, praeter rerum órdinem. | Tu non vedi, non comprendi, ma la fede ti conferma, oltre la natura. |
| Sub divérsis speciébus, signis tantum et non rebus, latent res exímiae. | È un segno ciò che appare: nasconde nel mistero realtà sublimi. |
| Caro cibus, sanguis potus: manet tamen Christus totus sub utráque spécie. | Mangi carne, bevi sangue; ma rimane Cristo intero in ciascuna specie. |
| A suménte non concísus, non confráctus, non divísus, ínteger accípitur. | Chi ne mangia non lo spezza, né separa, né divide: intatto lo riceve. |
| Sumit unus, sumunt mille: quantum isti, tantum ille: nec sumptus consúmitur. | Siano uno, siano mille, ugualmente lo ricevono: mai è consumato. |
| Sumunt boni, sumunt mali: sorte tamen inaequáli, vitae vel intéritus. | Vanno i buoni, vanno gli empi; ma diversa ne è la sorte: vita o morte provoca. |
| Mors est malis, vita bonis: vide paris sumptiónis quam sit dispar éxitus. | Vita ai buoni, morte agli empi: nella stessa comunione ben diverso è l’esito! |
| Fracto demum sacraménto, ne vacílles, sed meménto, tantum esse sub fragménto, quantum toto tégitur. | Quando spezzi il sacramento non temere, ma ricorda: Cristo è tanto in ogni parte, quanto nell’intero. |
| Nulla rei fit scissúra, signi tantum fit fractúra, qua nec status, nec statúra signáti minúitur.] | È diviso solo il segno non si tocca la sostanza; nulla è diminuito della sua persona.] |
| Ecce panis angelórum, factus cibus viatórum: vere panis filiórum, non mitténdus cánibus. | Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini, vero pane dei figli: non dev’essere gettato. |
| In figúris praesignátur, cum Isaac immolátur: agnus Paschae deputátur, datur manna pátribus. | Con i simboli è annunziato, in Isacco dato a morte, nell’agnello della Pasqua, nella manna data ai padri. |
| Bone pastor, panis vere, Iesu, nostri miserére: tu nos pasce, nos tuére: tu nos bona fac vidére in terra vivéntium. | Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi: nútrici e difendici, portaci ai beni eterni nella terra dei viventi. |
| Tu qui cuncta scis et vales, qui nos pascis hic mortáles: tuos ibi commensáles, coherédes et sodáles fac sanctórum cívium. | Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra, conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo nella gioia dei tuoi santi. |
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore,
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno. (Gv 6,51)
Alleluia.
Vangelo
La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,51-58
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Parola del Signore.
PER APPROFONDIRE
TENERE LA PORTA APERTA PER ESSERE il RIFLESSO DELLA PAZIENZA E DELLA TENEREZZA DI DIO
Sabato 6 giugno dal nostro vescovo Giuseppe sono stati ordinati sacerdoti i giovani: Don Davide Cancian, Don Matteo Pietrobon, Don Michael Rossit. L’ordinazione si è tenuta nella nostra Cattedrale di Santo Stefano protomartire a Concordia Sagittaria.
Riporto qui alcuni stralci della omelia che Papa Leone ha donato ai nuovi presbiteri e con loro anche ha indicato quello che è il loro compito e quello dei cristiani nella società e nelle chiese di oggi. La omelia di Papa Leone XIV per l’ordinazione dei nuovi presbiteri, si concentra sull’importanza di essere testimoni credibili e pastori umili, sottolineando che la missione appartiene a Gesù e nessuno deve sostituirlo.
I punti focali del suo discorso ai novelli sacerdoti includono:
• Il servizio del prete è un ministero di comunione. La “vita in abbondanza”, infatti, viene a noi nel personalissimo incontro con la persona del Figlio. Ecco un primo segreto nella vita del prete. Carissimi ordinandi, più profondo è il vostro legame con Cristo, più radicale è la vostra appartenenza alla comune umanità. Non c’è contrapposizione, né competizione, tra il cielo e la terra: in Gesù si saldano per sempre. Questo mistero vivo e dinamico impegna il cuore in un amore indissolubile: lo impegna e lo riempie. Certo, come l’amore degli sposi, così l’amore che ispira il celibato per il Regno di Dio va custodito e sempre rinnovato, perché ogni vero affetto matura e diventa fecondo nel tempo. Siete chiamati a uno specifico, delicato, difficile modo di amare e, ancora di più, di lasciarvi amare, nella libertà. Un modo che potrà fare di voi, oltre che dei buoni preti, anche dei cittadini onesti, disponibili, costruttori di pace e di amicizia sociale.
• Essere testimoni credibili: Il Papa ha esortato i sacerdoti a vivere in mezzo al popolo per ricostruire la credibilità di una Chiesa ferita. Non è richiesta la perfezione assoluta, ma trasparenza e autenticità. Ciò che annunciate e celebrate vi custodirà anche in situazioni e tempi difficili. Le comunità cui sarete inviati sono luoghi in cui il Risorto è già presente, dove molti lo hanno già seguito in modo esemplare. Riconoscerete le sue piaghe, distinguerete la sua voce, troverete chi ve lo indicherà. Sono comunità che aiuteranno anche voi a diventare santi! E voi aiutatele a camminare unite dietro a Gesù buon Pastore, spesso ciò che manca alle persone è un luogo in cui sperimentare che insieme è meglio, che insieme è bello, che si può vivere insieme. Facilitare l’incontro, aiutare a convergere chi altrimenti non si frequenterebbe mai, avvicinare gli opposti è un tutt’uno col celebrare l’Eucaristia e la Riconciliazione. Radunare è sempre e di nuovo impiantare la Chiesa.
• Custodi e non padroni: I presbiteri sono chiamati a essere custodi amorevoli, evitando l’autoreferenzialità che spegne lo spirito missionario. Oggi più che mai, specialmente dove i numeri sembrano delineare un distacco fra le persone e la Chiesa, tenete la porta aperta! Lasciate entrare e siate pronti a uscire. È un altro segreto per la vostra vita: voi siete un canale, non un filtro. Molti credono di sapere già cosa c’è oltre quella soglia. Portano con sé ricordi, magari di un passato lontano; il Signore sa e attende. Siate riflesso della sua pazienza e della sua tenerezza. Voi siete di tutti e siete per tutti!
• Apertura verso tutti: L’invito costante è di non rinchiudersi nelle parrocchie ma di uscire tra la gente, caricandosi sulle spalle chi è perduto e interessandosi alle storie concrete delle persone.
• Umorismo e fraternità: Il Pontefice ha spesso invocato per loro reti di sostegno fraterno, amicizie sane e un pizzico di umorismo per affrontare le difficoltà.
Carissimi, uscite e trovate la cultura, la gente, la vita! Meravigliatevi per ciò che Dio fa crescere senza che noi l’abbiamo seminato. Coloro per cui sarete preti – fedeli laici e famiglie, giovani e anziani, bambini e malati – abitano pascoli che dovete conoscere. Quante persone oggi si sentono perse! Siate testimoni di quanto recita il salmo 23: «Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita» Fratelli, sorelle, cari giovani: così sia!
Questo l’augurio e la preghiera del Papa e questo l’augurio e la preghiera della nostra comunità
per il nuovo parroco don Lorenzo, per il futuro cooperatore,
e per i servizi a cui saranno chiamati i nuovi preti e anche i nostri preti.
don Natale