Letture della domenica

Anno 22° N. 22- DOMENICA 26 APRILE 2026

IV DOMENICA DI PASQUA

Dice il Signore «io sono la porta delle pecore»

Per me, una delle frasi più solari del Vangelo, dove appoggio la mia fede, che mi rigenera ogni volta che l’ascolto: sono venuto perché abbiano la vita; è venuto per la mia vita piena, abbondante, gioiosa. Non per quel minimo senza il quale la vita non è vita, ma quella esuberante, eccessiva, che rompe gli argini e tracima, scialo di libertà e coraggio. La parola “vita” lega insieme tutta la Scrittura; è supplica nei Salmi: fa’ che io viva! Fammi camminare sui campi della vita! Il primo di tutti i comandamenti, quello che introduce l’intera sezione della legge è: «Hai davanti a te la vita e la morte. Scegli!». E intende: scegli la vita! Vita è tutto ciò che possiamo pensare per riempire questo nome. È proprio la piccola parola “vita” a rendere inconciliabili il pastore e il ladro. Il pastore chiama le sue pecore, ciascuna per nome. L’eccedenza di Dio. Quale pastore ha dato un nome a tutte le pecore? Ad alcune sì, magari a molte, ma le centinaia di pecore del suo gregge, chi può distinguerle e ricordarle? Chi perde tempo a recitare ogni mattina tutta la litania dei loro nomi, anziché un solo fischio o un richiamo unico per tutte? Ma è proprio scritto così: le chiama ciascuna per nome. Per noi il gregge è anonimato, fine dell’identità, omologazione. Per Gesù, no: mi da tempo, dice il mio nome, gli sto a cuore, non mi confonde con nessun’altro. E le conduce fuori. Anzi, «le spinge fuori». Non in un altro recinto magari più grande, ma fuori per spazi aperti. Io sono la porta. Non eleva muri o steccati a dividere; Cristo è passaggio, apertura, pasqua, breccia di luce, vita che entra ed esce. Pastore pieno di futuro, porta dell’amore leale e sicuro (chi entra attraverso di me si troverà in salvo), più forte di ogni prigione (potrà entrare e uscire), dove placare la fame e la sete della storia (troverà pascolo). E cammina davanti alle pecore. Pastore apripista, che non sta alle spalle a richiamare e ad agitare il bastone, non è un cane da pastore che deve tenere in riga le pecore. Non gli interessa. Le pecore stanno in riga perché intravedono davanti uno di cui hanno fiducia, vedono la strada che fa, sanno che è sicura, sanno che in fondo a quella fila c’è profumo di vita. E Gesù si definisce come porta: non un muro, o un vecchio recinto, dove giri e rigiri e torni sui giri di prima, non un guinzaglio, né corto né lungo. Cristo è porta aperta, buco nella rete, breccia nel muro, passaggio, transito, spazio per il cuore, per cui va e viene il respiro di terra e cieli nuovi.                                                                                      

  Padre Ermes Ronchi

Prima Lettura

Dio lo ha costituito Signore e Cristo.

Dagli Atti degli Apostoli
At 2,14a.36-41

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: «Sappia con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso».
All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?».
E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro».
Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 22 (23)

R. Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla.
Oppure:
R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia. R.

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro 
mi danno sicurezza. R.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca. R.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni. R.

Seconda Lettura

Siete stati ricondotti al pastore delle vostre anime.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo
1Pt 2,20b-25

Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete 
con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, perché
anche Cristo patì per voi, 
lasciandovi un esempio, 
perché ne seguiate le orme: 
egli non commise peccato
e non si trovò inganno sulla sua bocca; 
insultato, non rispondeva con insulti, 
maltrattato, non minacciava vendetta,
ma si affidava a colui che giudica con giustizia.
Egli portò i nostri peccati nel suo corpo 
sul legno della croce, perché,
non vivendo più per il peccato, 
vivessimo per la giustizia;
dalle sue piaghe siete stati guariti.
Eravate erranti come pecore,
ma ora siete stati ricondotti al pastore 
e custode delle vostre anime.

Parola di Dio.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Io sono il buon pastore, dice il Signore,
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me. (Gv 10,14)

Alleluia.

Vangelo

Io sono la porta delle pecore.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 10,1-10

In quel tempo, Gesù disse: 
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Parola del Signore.

PER APPROFONDIRE

LEONE XIV: PAPA FRANCESCO, DONO PER LA CHIESA

E PER IL MONDO INTERO

• Il Papa ricorda il primo anniversario della morte del suo predecessore sull’aereo che dall’Angola lo porta in Guinea Equatoriale e ricorda come Papa Francesco abbia lasciato e donato alla Chiesa e al mondo intero, con la sua vita, la sua testimonianza, le sue parole, i suoi gesti. Ne cita alcuni: anzitutto la prossimità ai più poveri, ai piccoli, ai malati, ai bambini, agli anziani e poi l’impegno infaticabile per la fratellanza universale promuovendo un autentico rispetto per tutti gli uomini e le donne. È quel continuo appello a «essere fratelli e sorelle tutti», spiega Leone XIV richiamando l’enciclica di papa Bergoglio. Del resto, chiarisce, è questo «il messaggio che troviamo nel Vangelo». E ancora: la misericordia una dimensione che Francesco «ha voluto condividere con tutta la Chiesa anche grazie alla bellissima intuizione di un Giubileo straordinario della misericordia», aggiunge. E l’invito: «Preghiamo affinché lui stia godendo della misericordia del Signore». Papa Leone cita ancora il coraggio e la chiamata all’evangelizzazione che non è proselitismo perché ciò che conta è l’attrazione della fede e la gioia dei credenti che rappresenta una delle migliori vie per diffondere il Vangelo. 

• L’infermiere di Bergoglio: “Conservo suo profumo, è stato un secondo padre”

Si è tenuto per ricordo il suo profumo. Il profumo di Papa Francesco. Ogni volta che gli prende la nostalgia, cioè molto spesso, Massimiliano Strappetti, 56 anni, romano, l’infermiere che tutti noi abbiamo visto in mille foto spingere la carrozzina di Bergoglio, in Vaticano come al Gemelli, stappa la boccetta di acqua di colonia della Farmacia Vaticana “con cui il Papa si umettava il viso prima di uscire da Santa Marta” e l’annusa. “Così in un attimo – dice intervistato dal Corriere della Sera – mi torna in mente tutto quello che è stato”. Strappetti rimase per due giorni e mezzo sempre accanto alla bara aperta del Papa, “perché avevo curato fino all’ultimo, con amore, il corpo del Santo Padre – racconta – e allora sentivo l’urgenza di occuparmene pure in quel frangente, pronto ad intervenire per qualunque necessità dovuta alla lunga esposizione della salma ai fedeli. Era giusto così”.

• Mattarella: “Da Papa Francesco impronta indelebile per la pace”

“È trascorso un anno dalla scomparsa dell’amatissimo Papa Francesco e il popolo italiano custodisce con affetto e gratitudine la memoria della sua figura e del suo insegnamento”. Con queste parole il Presidente della Repubblica apre il suo intervento su L’Osservatore Romano in occasione del primo anniversario della morte di Francesco. Il Capo dello Stato sottolinea come “il suo pontificato abbia attraversato stagioni difficili della vita internazionale e abbia lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’umanità, nella Chiesa, nella coscienza dei costruttori di pace, di chi ha fame e sete di giustizia“. Mattarella poi evidenzia il legame tra il Pontefice e le istituzioni italiane: “Nei confronti della Repubblica e delle sue istituzioni ha manifestato una costante vicinanza, valorizzando il legame storico tra Santa Sede e Italia e non facendo mai mancare, specialmente nei momenti più difficili, come durante la pandemia, il suo conforto. La sua preghiera sul sagrato della Basilica, in una piazza San Pietro deserta, è stata, per il mondo intero, voce dell’umanità”. Il Presidente ricorda infine la qualità del rapporto personale con Papa Francesco: “Conservo come patrimonio prezioso il ricordo dei rapporti intrattenuti, sobri e profondi, nella consapevolezza della distinzione dei rispettivi ruoli”. 

• CARO PAPA FRANCESCO, il ricordo del tuo sorriso, dell’immediatezza della tua paterna affabilità, la dolcezza della tua parola piena di riferimenti e di immagini attuali, la dolcezza della tua carezza sugli anziani e gli ammalati, la tenerezza del tuo sguardo verso i piccoli e i bambini, la tua insistente impazienza  perché i giovani non invecchino anzitempo sdraiati sui divani, la ferma difesa dei poveri e degli emarginati, la premura nel  promuovere concretamente la presenza  della donna nella chiesa e nel mondo, la insistenza sulla certezza che la misericordia di Dio e per tutti gli uomini, e che tutti siamo fratelli, la indomabile infaticabile, artigiana  insistenza per la pace in tutto il mondo, la tua fede confidente e leale per il Signore, la tua devozione figliale e affettuosa verso la Vergine Maria,  il tuo sincero affidarsi a San Giuseppe e a tutti Santi, il tuo spenderti fino alla fine per il bene della gente che aveva capito il tuo affetto e la tua dedizione a favore di tutti a cominciare dai poveri perché hai sempre cercato di vivere in una chiesa povera per i poveri e… sono alcune della tante cose che ci hai lasciate e che ora dobbiamo impegnarci noi a farle fiorire. Tu ci hai sempre chiesto di pregare per te e noi continueremo a farlo ma ora prega anche tu per noi. 

GRAZIE PAPA FRANCESCO e fino a che non ci incontreremo di nuovo,
possa Dio tenerti nel palmo della Sua mano.

don Natale