Letture della domenica

Anno 20° N. 20 – DOMENICA 14 APRILE 2024

III DOMENICA DI PASQUA – ANNO B

 

In mezzo a loro Gesù disse: «Pace a voi!»

In questa terza domenica di Pasqua, ritorniamo a Gerusalemme, nel Cenacolo, come guidati dai due discepoli di Emmaus, i quali avevano ascoltato con grande emozione le parole di Gesù lungo la via e poi lo avevano riconosciuto «nello spezzare il pane» (Lc 24,35). Ora, nel Cenacolo, Cristo risorto si presenta in mezzo al gruppo dei discepoli e li saluta: «Pace a voi!» (v. 36). Ma essi sono spaventati e credono «di vedere un fantasma», così dice il Vangelo (v. 37). Allora Gesù mostra loro le ferite del suo corpo e dice: «Guardate le mie mani e i miei piedi – le piaghe –: sono proprio io! Toccatemi» (v. 39). E per convincerli, chiede del cibo e lo mangia sotto i loro sguardi sbalorditi (cfr vv. 41-42). Era tale la gioia che avevano che non potevano credere che quella cosa fosse vera. Questa pagina evangelica è caratterizzata da tre verbi molto concreti, che riflettono in un certo senso la nostra vita personale e comunitaria: guardare, toccare e mangiare. “Guardate le mie mani e i miei piedi” – dice Gesù. Guardare non è solo vedere, è di più, comporta anche l’intenzione, la volontà. Per questo è uno dei verbi dell’amore. Guardare è un primo passo contro l’indifferenza, contro la tentazione di girare la faccia da un’altra parte, davanti alle difficoltà e alle sofferenze degli altri. Io vedo o guardo Gesù? Il secondo verbo è toccare. Invitando i discepoli a toccarlo, per constatare che non è un fantasma, Gesù indica a loro e a noi che la relazione con Lui e con i nostri fratelli non può rimanere “a distanza”, non esiste un cristianesimo a distanza, non esiste un cristianesimo soltanto sul piano dello sguardo. L’amore chiede il guardare e chiede anche la vicinanza, chiede il contatto, la condivisione della vita. E veniamo allora al terzo verbo, mangiare, che esprime bene la nostra umanità nella sua più naturale indigenza, cioè il bisogno di nutrirci per vivere. Ma il mangiare, quando lo facciamo insieme, in famiglia o tra amici, diventa pure espressione di amore, espressione di comunione, di festa… Quante volte i Vangeli ci presentano Gesù che vive questa dimensione conviviale! Anche da Risorto, con i suoi discepoli. Al punto che il Convito eucaristico è diventato il segno emblematico della comunità cristiana. Mangiare insieme il corpo di Cristo: questo è il centro della vita cristiana. Essere cristiani non è prima di tutto una dottrina o un ideale morale, è la relazione viva con Lui, con il Signore Risorto.                          

 Papa Francesco

Prima Lettura

Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti.

Dagli Atti degli Apostoli
At 3,13-15.17-19

In quei giorni, Pietro disse al popolo: «Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino. Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni.
Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati».

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 4

R. Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.
Oppure:
R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Quando t’invoco, rispondimi, Dio della mia giustizia! 
Nell’angoscia mi hai dato sollievo;
pietà di me, ascolta la mia preghiera. R.

Sappiatelo: il Signore fa prodigi per il suo fedele; 
il Signore mi ascolta quando lo invoco. R.

Molti dicono: «Chi ci farà vedere il bene,
se da noi, Signore, è fuggita la luce del tuo volto?». R.

In pace mi corico e subito mi addormento, 
perché tu solo, Signore, fiducioso mi fai riposare. R.

Seconda Lettura

Gesù Cristo è vittima di espiazione per i nostri peccati e per quelli di tutto il mondo.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
1Gv 2,1-5a

Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
Da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.

Parola di Dio.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Signore Gesù, facci comprendere le Scritture;
arde il nostro cuore mentre ci parli. (Cf. Lc 24,32)

Alleluia.

Vangelo

Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 24,35-48

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Parola del Signore.

PER APPROFONDIRE

CINQUE NUOVI PRETI DONO PER LA NOSTRA DIOCESI

Sabato 20 aprile alle 15.00 nella nostra Cattedrale di Santo Stefano saranno ordinati presbiteri per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria del vescovo Giuseppe Pellegrini:

Alex Didonè, della Parrocchia di Roveredo in Piano (PN);
Riccardo Forniz, della Parrocchia di Cusano-Poincicco (PN);
Riccardo Moro, della Parrocchia di S. Antonio di Porcia (PN);
Luca Toffolon, della Parrocchia di Pramaggiore-Salvarolo (VE);
Diego Toffoletti, della Parrocchia di Maria Ss. Regina in Gorizia.

Così quest’anno la nostra Diocesi avrà il dono di cinque nuovi sacerdoti a servizio delle nostre comunità. Ma ci sono ancora giovani che accolgono con gioia l’impegno di donare la propria vita nella vita sacerdotale?Certo i numeri di un tempo non ci sono più, ma comunque rimane vera la frase si Gesù nel Vangelo che invita a pregare perché la messa è tanta e gli operai sono pochi.

Provando poi a ragionare con gli occhi e con lo sguardo della fede, e non solo con quelli dell’efficienza dei numeri, possiamo ricavare una opportunità di riflessione per questi nostri tempi e in questo spazio di territorio in cui viviamo.

  • Il Signore ancora fa udire la sua voce e trova giovani che gli rispondono positivamente. Questi cinque giovani e altri che sono in seminario sono la prova che la chiamata del Signore trova accoglienza. Rendiamo grazie a Dio e anche a questi giovani con la preghiera incessante per loro.
  • La carenza del numero non è solo una “disgrazia”. Come cristiani dobbiamo sempre saper guardare la storia che viviamo abitata dalla presenza dello Spirito Santo che la orienta e la guida se noi siamo docili e obbedienti alla sua voce. Il venir meno nelle nostre comunità di un prete che vi risiede, così che un singolo prete ha l’incarico di presiedere alla vita spirituale di più parrocchie richiede che i laici possano e debbano condividere con il prete la responsabilità della vita parrocchiale. L’Assemblea Sinodale è stata un dono importante per prendere atto che come battezzati e in forza del Battesimo tutti siamo chiamati a essere evangelizzatori nella Comunità e a concorrere alla edificazione di essa nel tempo e nello spazio in cui viviamo. Non solo una “disgrazia” ma anche una “opportunità” per una partecipazione condivisa per far maturale quello che chiediamo a Dio nel Padre nostro. “Venga il tuo regno”.
  • Il prete ha bisogno di essere aiutano e non lasciato solo. Il prete con la ordinazione sacerdotale riceve quella che si chiama la “grazia di stato” cioè quella grazia che con il sacramento dell’ordine gli viene conferita perché possa corrispondere alla sua missione di essere a servizio della gente per il bene di tutti. Ma in questo non è immune di quelle fragilità e di quelle debolezze che sono il retaggio del “peccato originale” e di conseguenza abile anche a fare scelte e esperienze vissute male. Per questo ha bisogno di persone che con grande verità gli facciano osservare i propri limiti e le proprie inadempienze e allo stesso modo che venga “illuminato” e “confortato” dalla presenza di fratelli che lo aiutino a capire e a fare scelte secondo il Vangelo. Quello che invece non va assolutamente bene è il pettegolezzo, il parlare alle spalle e seguire pregiudizi sul sentito dire prendendosi il lusso criticare. Con spirito di vera carità fraterna invece gli si parli direttamente e come dice il Vangelo o da solo o con il conforto di una o due persone e se no si riferisca il tutto al Vescovo che è il responsabile della vita della Diocesi e dei suoi preti.

La nostra preghiera è che il Signore mandi tanti sacerdoti quanti ne sono necessari ma soprattutto che essi siano santi preti e attenti alla gente.

don Natale