Ci sono state in questi giorni parole molte dure sugli immigrati pronunciate dal vescovo segretario della Cei, mons. Nunzio Galantino. Sono anni che molti pronunciano parole, indegne in bocca a qualsiasi uomo, rivolte nei confronti di altre persone umane.
Venticinque anni fa ero direttore della Caritas e posso pronunciare la mia opinione e parlare a ragion veduta. Ho visto nascere il fenomeno migratorio e nel frattempo ho sentito e ascoltato e risentito tanti dei discorsi che ancora oggi vengono ripetuti. Sono cambiati i protagonisti, ma le cose che si dicono sono sempre le stesse. Il fenomeno è epocale. Chi fa qualcosa può anche sbagliare, ma chi (stra)parla senza fare niente invocando soluzioni facili e definitive – che per forza di cose definitive non possono essere – si dimostra solo incapace di considerare e comprendere la realtà. Si vogliono indicare e proporre soluzioni superficiali e semplici a problemi complessi e intrecciati. La chiesa propone e sostiene discorsi di tipo morale, che però vengono subito interpretati come discorsi partitici.
Il messaggio è unico e limpido: la fraternità.
Sia verso i vicini (ricordo che da anni la chiesa, per esempio, gestisce un fondo di solidarietà, frutto anche di donazioni di uno stipendio mensile una volta l’anno da parte dei sacerdoti in favore delle famiglie in difficoltà), sia verso i lontani (aiutando a casa loro i poveri, attraverso l’opera dei missionari). Non tutti sono d’accordo? Pazienza. Sappiamo di essere una minoranza. I populisti, invece, cercano il consenso della maggioranza.
I cristiani hanno una sola domanda alla quale rispondere: se Gesù fosse al mio posto cosa farebbe?
La festa dell’Assunzione del corpo di Maria ci insegna l’amore di Dio per il corpo dell’uomo. Anche il corpo sarà risuscitato. Prepariamoci onorando il nostro e il corpo dei fratelli che soffrono.
don Livio Corazza