Convegno di Firenze

Dopo Roma (1976), Loreto (1985), Palermo (1995) e Verona (2006), la chiesa italiana si è ritrovata in convegno nazionale per la quinta volta nella sua storia, ospite dell’arcidiocesi di Firenze, nei giorni dal 9 al 13 novembre.

I numeri dicono che eravamo 2246 delegati provenienti dalle 226 diocesi italiane.

È stato incoraggiante vedere la passione per la chiesa da parte di tanti fratelli e sorelle, così come condividere l’entusiasmo con cui i fiorentini hanno accolto il papa allo stadio.  Soprattutto, è stato rassicurante incontrare e ascoltare Papa Francesco, che è venuto a trovarci e ci ha confidato il suo sogno: Mi piace una Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà. L’umanesimo cristiano che siete chiamati a vivere afferma radicalmente la dignità di ogni persona come Figlio di Dio, stabilisce tra ogni essere umano una fondamentale fraternità, insegna a comprendere il lavoro, ad abitare il creato come casa comune, fornisce ragioni per l’allegria e l’umorismo, anche nel mezzo di una vita tante volte molto dura”.

Siamo anche stati positivamente colpiti dalla fantasia degli organizzatori, che ogni volta ci sorprende; siamo stati divisi in cinque ambiti, cioè nelle 5 vie dalle quali partire per la costruzione di una umanità nuova, non 5 semplici parole indefinite o vaghe ma 5 verbi che rappresentano altrettante azioni concrete: uscire, annunciare, abitare, educare e trasfigurare. Suddivisi ulteriormente in gruppi da 10, siamo stati più di 6 ore ad individuare proposte per un nuovo cammino di chiesa.

Ad essere sinceri, ci siamo anche lamentati di qualche sbavatura, cose che alcuni non hanno approvato: tra esse, ad esempio, le liturgie non molto significative, oppure diverse conclusioni lasciate sospese, senza la richiesta di un voto di approvazione delle sintesi finali, così come dovrebbe essere nello stile sinodale continuamente evocato. Personalmente mi conferma sulla necessità di collegare questi convegni (che ritengo ancora utili per il cammino della chiesa) allo strumento di partecipazione quali sono i consigli pastorali parrocchiali e diocesani …

In tutti, comunque, era ben presente e radicata la consapevolezza che non era uno scherzo la sfida che ci eravamo dati come chiesa: costruire un uomo nuovo, sull’esempio dell’umanità di Gesù. Firenze, e la sua storia di umanesimo cercato e trovato, ci hanno in questo incoraggiato.

Se avevamo bisogno di una contro prova, di cosa cioè significhi non illuminare la vita dell’uomo con la luce di Cristo, l’abbiamo purtroppo trovata poche ore dopo il nostro ritorno a casa con il massacro di Parigi: una cosa non umana.

La  dura realtà ci ha portato subito con i piedi per terra. L’impegno per un uomo nuovo va continuamente perseguito. Il male non ha vinto 2000 anni fa, crocifiggendo Gesù; non vincerà neppure oggi, uccidendo (bestemmiando) nel nome di Dio. Anche allora, come oggi, gli uomini pensavano di rendere lode a Dio mandando sul patibolo l’uomo Gesù. Ma, ed è qui la nostra certezza, la nostra speranza, la nostra forza, il male ha fermato Gesù per solo tre giorni.

I delegati diocesani sono disponibili a portare la loro esperienza. Telefonando allo 0421.270269, verranno comunicati i numeri telefonici degli interessati.

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