(tratto dal sito www.donbosco-torino.it)
“… No, non vogliamo raccontarvi la vita ma parlarvi
della sua tomba, localizzata, ormai senza alcun dubbio, a Bet Gemal (Beitgemal) una Casa Salesiana a circa 30 km a ovest di Gerusalemme.
Vi raccontiamo questa storia come la raccontiamo ogni anno (in Ebraico, naturalmente, perché siamo in Israele) a decine di migliaia di visitatori Ebrei che vengono in visita da noi, a Bet Gemalappunto, attirati dal bel panorama, dai reperti archeologici degli scavi eseguiti nella nostra proprietà, dalla bellezza della chiesa moderna (1930) dedicata a Santo Stefano e da tanti altri motivi. Certo, rispetto ai nostri amici Ebrei, voi avete il vantaggio di conoscere, per così dire, le coordinate di questa storia.
A loro dobbiamo spiegare chi era Stefano, chi erano gli Apostoli, chi era Gesù Cristo, ecc. Per voi non c’è bisogno, per cui possiamo entrare subito “in medias res”, cioè nel cuore delle cose. Due le date principali da tener presenti: Kfargamla nel 415 e Bet Gemal nel 1916.
Incominciamo con la prima, il 415 (dopo Cristo, naturalmente!), anno in cui un certo prete di nome Lucianos, “parroco” greco di una località in Palestina, chiamata Kfargamla, invia una lettera alle Chiese d’Oriente e d’Occidente in cui annuncia, con gioia, la scoperta della tomba del protomartire Stefano, assieme a quella di Nicodemo (cfr Gv 3), del Rabbino Gamaliele, membro autorevole del Sinedrio e zio di Nicodemo (At 5,34-39), e quella di uno dei suoi due figli, Abibos. …”
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