Letture della domenica

-Anno 15°  n. 50 – 17 novembre 2019

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

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Neppure un capello si perderà nel nulla

Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto, i capelli del vostro capo sono tutti contati, non abbiate paura. Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra. Non c’è nessuna cosa che sia eterna. Ma l’uomo sì, è eterno. Si spegneranno le stelle prima che tu ti spenga. Saranno distrutte le pietre, ma tu ancora sarai al sicuro nel palmo della mano di Dio. Non resterà pietra su pietra delle nostre magnifiche costruzioni, ma l’uomo resterà, frammento su frammento, e nemmeno un capello andrà perduto; l’uomo resterà, nella sua interezza, dettaglio su dettaglio. Perché Dio come un innamorato ha cura di ogni dettaglio del suo amato. Ciò che deve restare scolpito nel cuore è l’ultima riga del Vangelo: risollevatevi, alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. In piedi, a testa alta, occhi liberi e luminosi: così vede noi discepoli il Vangelo. Sollevate il capo, guardate oltre: la realtà non è solo questo che si vede, viene un Liberatore, esperto di vita. Cadono molti punti di riferimento, nel mondo, ma si annunciano anche sentori di primavera. Questo mondo porta un altro mondo nel grembo. Ogni giorno c’è un mondo che muore, ma ogni giorno c’è anche un mondo che nasce.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura 

Sorgerà per voi il sole di giustizia.

Dal libro del profeta Malachìa. Ml 3,19-20a
Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno.
Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà – dice il Signore degli eserciti – fino a non lasciar loro né radice né germoglio.
Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.
Parola di Dio

Salmo Responsoriale.    Dal Salmo 97 (98)

R. Il Signore giudicherà il mondo con giustizia.
Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore. R.

Risuoni il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.
I fiumi battano le mani,
esultino insieme le montagne
davanti al Signore che viene a giudicare la terra. R.

Giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine. R.

Seconda Lettura

Chi non vuole lavorare, neppure mangi.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési. 2 Ts 3,7-2
Fratelli, sapete in che modo dovete prenderci a modello: noi infatti non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi.
Non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi.
Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione. A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità.
Parola di Dio

     

Alleuia, alleluia.   . (Lc 21,28)

Risollevate e alzate il capo,
perché la vostra liberazione è vicina.

Alleuia, alleluia.

Vangelo

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita

Dal Vangelo secondo Luca.   Lc 21,5-19

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Dal Vangelo secondo Luca.   Lc 21,5-19

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
Parola del Signore

 

PER APPROFONDIRE

17 novembre  2019-  “LA SPERANZA DEI POVERI NON SARÀ MAI DELUSA”

Salmo 9, 19

E’ questo il messaggio della III Giornata mondiale dei Poveri, che papa Francesco ci offre prendendola dal versetto 19 del salmo 9. C’è un passo del vangelo dove Gesù ci ricorda che i poveri li avremmo sempre con noi.

Hélder Câmara vescovo brasiliano del quale è in corso la causa per la beatificazione usava dire: “La Chiesa mi ha ordinato Vescovo, i poveri mi hanno convertito al Vangelo”.

Colei che ha assunto come programma di vita servire i più poveri dei poveri e ha fondato su di esso il lavoro della sua congregazione è Madre Teresa di Calcutta ora dichiarata Santa. Raccontando da dove le era derivata questa attenzione – Madre Teresa – ci ha lasciato alcune bellissime testimonianze dell’educazione ricevuta in famiglia.

Ricordava: “La regola sulla quale si fonda l’accoglienza albanese è: “La casa è di Dio e dell’ospite”; mentre i simboli sono tre: pane, sale e cuore.” Ebbene, Madre Teresa farà di questa regola e di questi simboli la sua ragione di vita. Ogni dimora che aprirà sarà la casa di Dio e, di conseguenza, la casa dove ospiterà, sfamerà, disseterà, curerà i poveri, che definiva suoi “fratelli ospiti”. Il suo pane non sarà soltanto quello di farina, ma soprattutto quello di Gesù Eucaristia, sorgente della sua forza. Il suo sale sarà il gusto per la vita, attinto alla fonte della fede, immensa, dirompente, straripante. In ultimo, il cuore, cioè l’amore. Ancora oggi, fra il popolo albanese esiste questa usanza: quando si offre qualcosa a qualcuno si usa la mano destra per porgere, mentre la mano sinistra viene tenuta al petto per simboleggiare l’offerta fatta con tutto il cuore. Una tradizione che Madre Teresa assorbì fin nel profondo e porterà fuori dalla propria casa e dai confini albanesi, fino alle strade più abbandonate del mondo. Ricordava ancora: “Quando penso a mia mamma e a mio papà, mi viene sempre in mente, quando alla sera eravamo tutti insieme a pregare (…). Vi posso dare un solo consiglio: che al più presto torniate a pregare insieme, perché la famiglia che non prega insieme non può vivere insieme. E non abbiamo mai avuto così bisogno di pregare insieme come oggi. Penso che tutte le difficoltà del mondo abbiano origine dal fatto che non diamo tempo ai bambini, alla preghiera e alla vita insieme. Tutte le crisi del mondo vengono da questo: i genitori sono così presi dal lavoro, che non hanno tempo per i figli. I figli sono soli e non hanno dialogo con i genitori.” Ricordava anche: “Il mio papà spesso mi dava del denaro, o cibo o vestiti, e mi diceva: “Vai da quella famiglia. Non farti notare. Se trovi la porta o la finestra aperta, lascia il nostro aiuto e scappa”. Io ho fatto tante volte questo lavoro. Mio padre voleva aiutare, ma non farsi notare, facendo quello che dice il Vangelo: “Quando fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra quel che fa la tua destra, affinché la tua elemosina rimanga in segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto, ti darà la ricompensa”. Ricordava con commozione: “Quando manifestai il desiderio di donare a Dio la mia vita facendomi missionaria, mia madre era contraria, non voleva perdermi, ma alla fine disse: “Va bene, figlia mia, va’, ma sta’ attenta di essere soltanto di Dio e di Cristo”. Un giorno mi avrebbe chiesto: “Figlia mia, sei vissuta soltanto per Dio?”. Tutti a casa abbiamo pregato insieme perchè mantenessi fede a questa promessa.

La felice intuizione del Papa nell’indire questa Giornata mondiale dei Poveri è un forte richiamo a vivere nella concretezza la nostra fede cristiana e nel manifestarla con gioia nella certezza che la speranza dei poveri non andrà mai delusa, dice il Signore.

don Natale

 

10 novembre  2019- 

BUON “SAN MARTINO”: CARA PARROCCHIA

Fin da piccolo della figura di S. Martino mi veniva raccontato questo significativo episodio. Si diceva che in un giorno di freddo intenso, Martino, che era al galoppo con il suo cavallo – al tempo era un giovane cavaliere – avendo incontrato un povero tutto infreddolito, non avesse esitato a estrarre la spada e a tagliare in due il suo grande mantello, donandone una metà al povero perché si coprisse dal freddo. La storia commentava questo bell’atto di carità con il fatto che anche il cielo da quel giorno l’11 di novembre fa splendere un bel sole a mitigare l’aria, in modo che nessuno abbia, in questo giorno, a soffrire il freddo in ricordo dall’atto di carità di S. Martino e quel giorno da allora si chiama “estate di S. Martino”.  Nella memoria dei più anziani c’era anche un altro modo di dire che non era affatto benevolo come il precedente esso era “fare S. Martino”. Voleva dire che per l’11 di novembre i contadini fittavoli, che erano stati privati dell’affitto da parte del padrone, erano obbligati a lasciare la casa e i campi entro quel giorno.  Capiamo perciò come per i contadini fosse un giorno molto triste, dovendo raccogliere le loro poche cose e andare alla ricerca di un altro padrone che li prendesse in affitto con le loro famiglie, dando loro la possibilità di coltivare a mezzadria dei campi. Il tutto era almeno un po’ mitigato dal fatto che lo sfratto avveniva nel tempo in cui si erano conclusi i raccolti, per cui i contadini potevano usufruire almeno di una specie di buona uscita potendo avere almeno una parte del raccolto che avevano provveduto a coltivare durante l’anno.  Meno noto è il fatto che S. Martino, benché anziano e malato, volle recarsi in un paese della sua diocesi – era infatti diventato vescovo di Tours – per cercare di mettere pace tra i parrocchiani e fu proprio  lì  che morì, compiendo questo atto di pacificazione e di amore verso i suoi fedeli.

Lunedì scorso il nostro Vescovo ha riunito i parroci e i vicepresidenti dei Consigli Pastorali. Ci ha avvisati che tutti dobbiamo prepararci, per dire così, a “fare S. Martino”, cioè a cambiare il nostro tipo di partecipazione alla vita della parrocchia. Prendeva spunto, il Vescovo, da alcuni numeri e da quello che tutti possiamo osservare, cioè della diminuzione della partecipazione alla vita parrocchiale e concludeva dicendo che la vita delle nostre parrocchie è molto cambiata soprattutto come frequenza, in modo particolare nel mondo giovanile. E’ urgente allora, ha detto il Vescovo, che in forza della grazia del Battesimo tutti ci poniamo in verifica per vedere quali cose vadano cambiate, quali modalità siano da valorizzare per potere ancora annunciare la bellezza del Vangelo in un modo che è velocemente cambiato; insomma come essere cristiani e parrocchie credibili, ancora capaci di trasmettere la fede oggi. Urge, lo ha ripetuto più volte, cominciare a fare delle scelte e prendere delle decisioni in fedeltà al Vangelo e fare anche noi come chiesa locale un “San Martino” – non si può continuare a fare come si è sempre fatto-. Ci viene chiesto di lasciare cioè la casa di un tempo con le abitudini, i tempi e i modi dell’annuncio passati, per trasferirci in una realtà di parrocchia, che ora si chiama Unità Pastorale, per un’azione pastorale integrata operando delle scelte che si colleghino, in un modo ordinato e condiviso, in una pastorale d’insieme. Si tratterà di portare come preziosa eredità i frutti buoni di esperienze, di vita di carità e di preghiera che abbiamo coltivato un tempo e trasferirli in modo nuovo e adatto per la gente di oggi. Sappiamo che questo passaggio comporterà anche qualche sacrificio e fatica, perché il cambiare lo è sempre, ma dobbiamo renderci conto che solo rinnovando il modo dell’annunzio, non la sostanza, del messaggio cristiano potremmo portare, anche in questi nostri tempi, la testimonianza che il Cristo risorto è risposta all’ uomo di ieri, di oggi e di sempre. Allora prepariamoci a fare anche per le nostre parrocchie un “San Martino” all’insegna della fedeltà alla perenne novità del Vangelo.

Buon “San Martino”, dunque, cara parrocchia!

don Natale

3 novembre  2019- 

“DALLA TERRA E DAL LAVORO: PANE PER LA VITA”

E’ questo il titolo del messaggio per la 69a Giornata del Ringraziamento.
Dunque il pane; uso dire che sono nato in un forno perché mia madre ha lavorato per tanti anni al forno e per noi il forno era come la seconda casa. Specialmente l’inverso il forno era il luogo dove andavamo il pomeriggio a fare i compiti al caldo a quei tempi infatti il forno era aperto di mattina prestissimo e rimaneva chiuso al pomeriggio. Per me il pane ha sempre rivestito (posso dire) un “affetto” particolare. La gioia di mangiarlo ancora fresco e profumato e il grande rispetto che da sempre mi era stato insegnato per cui “guaia a strassar el pan” era quasi peccato, soprattutto pensando a chi, per povertà, non poteva che permettersi al posto del pane solo “una feta de poenta sala”. Si aveva un tale rispetto e quasi una devozione che anche quando cadeva a terra non si buttava mai via, ma data una soffiata e una rapida pulita con la mano e poi si mangiava.
Per il cristiano poi il pane è dono della bontà di Dio e sua benedizione come recita la liturgia:” Benedetto sei tu Signore, Dio dell’universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane, frutto della terra e del lavoro dell’uomo; lo presentiamo a te, perché diventi per noi cibo di vita eterna”. E “guadagnarse el pan” è sinonimo di impegnarsi nel lavorare e quando si vuole riconoscere la bontà di una persona si dice: “All’è bon come el pan”.
Ho un ricordo particolare legato al pane. Un tempo c’erano dei poveri che venivano per le case a chiedere l’elemosina e c’era un uomo anziano che regolarmente ogni settimana veniva a casa nostra e sapeva che le davamo qualche panino, solo si raccomandava che fosse tenero perché non aveva denti per masticare il pane se era croccante e quando lo riceveva prima di metterlo nel sacchetto lo baciava e, nascondendosi con la mano la bocca sdentata, con un mezzo sorriso diceva grazie nel nome del Signore e della Madonna.
Nel messaggio della giornata del ringraziamento c’è un titoletto che recita: “Pane spezzato per la fraternità e la pace”. Commentando la frase del Padre nostro – dacci oggi il nostro pane quotidiano – papa Francesco ha affermato durante l’Udienza dello scorso 27 marzo: «Il pane che chiediamo al Signore nella preghiera è quello stesso che un giorno ci accuserà. Ci rimprovererà la poca abitudine a spezzarlo con chi ci è vicino, la poca abitudine a condividerlo. Era un pane regalato per l’umanità, e invece è stato mangiato solo da qualcuno: l’amore non può sopportare questo. Il nostro amore non può sopportarlo; e neppure l’amore di Dio può sopportare questo egoismo di non condividere il pane». Mangiare e spezzare il pane diventa dunque anche l’impegno a condividere con il prossimo il pane materiale e il pane della solidarietà.
San Paolo ci ricorda di essere molto attenti quando riceviamo il pane dell’Eucaristia perchè: “Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, mangia e beve la propria condanna”.
Mentre Gesù ci assicura: “Io sono il pane vivente, quello disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”.
GRAZIE a tutti gli agricoltori e ai contadini che si adoperano per celebrare la Giornata del Ringraziamento nelle nostre comunità parrocchiali. Attraverso il dono dei frutti della terra diciamo GRAZIE a Dio e ci disponiamo ad essere disponibili a spezzare il pane della solidarietà e della condivisione con ogni fratello che è nel bisogno.

don Natale

27 ottobre 2019-  INVOCARE I SANTI E PREGARE PER I DEFUNTI 

Ricordo che quando frequentavo le scuole elementari uno dei temi che le maestre ci assegnavano in questo periodo era “Racconta la visita al cimitero”.  Era infatti ed è -spero – “d’obbligo” nelle festività dei Santi e dei defunti recarci in cimitero a portare un fiore, accendere un lume e a dire una preghiera sulle tombe dei nostri cari. Sono piccoli segni ma con essi si cerca di esprimere, così come siamo capaci, tre bei sentimenti.

  1. Il fiore dice un grazie per tutto quello che i nostri cari ci hanno donato e fatto mentre erano con noi. Un grazie che forse avremmo potuto e dovuto dire prima e soprattutto esprimere più spesso e invece talvolta abbiamo trascurato, a volte ce ne siamo dimenticati, altre ancora non ci siamo preoccupati di dire. Lo diciamo ora, con un po’ di vergogna per il ritardo, sia almeno un grazie sincero e bello simboleggiato dal fiore che portiamo.
  2. Il lume sta ad indicare la vittoria della luce sul buio della morte. Esso mostra che il Cristo Risorto, che è la luce venuta nel mondo, ha vinto con la luce della sua risurrezione la morte. Il lume acceso ricorda che la vita non finisce nel buio del nulla e del niente, ma che con la morte noi andiamo incontro alla Luce vera che illumina ogni uomo: è il volto splendente del Cristo che con la sua risurrezione ha vinto la morte e ha assicurato a tutti noi la vittoria sulla morte. Questo lume acceso è un segno che ci richiama alla fede nella risurrezione dei morti ed è un impegno affinchè teniamo accesa anche in noi la fede e la speranza della risurrezione.
  3. La preghiera con essa affidiamo alla misericordia del Signore i nostri cari defunti. Per loro chiediamo che, riconciliati nell’amore e nella grazia del Signore, possano vivere per sempre nella gioia e nella pace del Paradiso con la Beata Vergine Maria, i nostri Santi Martiri Concordiesi, tutti i Santi e con coloro che ci hanno preceduto, oltre la morte, nella pienezza dell’amore di Dio Padre.

Tra tutte le preghiere che si recitano per i defunti c’è la preghiera del Santo Rosario che un tempo veniva recitata in ogni casa la sera dei morti. Quella sera nessuno usciva anche perché le osterie erano chiuse e dal campanile a intervalli regolari suonavano le campane a martello. C’erano infatti degli uomini che durante la notte, saliti alla cella del campanile, dandosi il turno suonavano le campane per ricordare a tutti di pregare per i defunti.

A sottolineare il “dovere” di pregare per i defunti c’è questo ricordo di un anziano sacerdote egli racconta: «Qualche anno fa mi recai in ospedale a trovare un anziano contadino amico di famiglia, ormai morente. Con la confidenza che ci accomunava da tempo, gli chiesi se avesse paura della morte. Mi rispose di sì, che aveva un po’ di timore; ma poi fece un’affermazione che mi sorprese: Mi consola– mi disse – però l’idea del funerale. Se penso al funerale cristiano la morte non mi spaventa! Quando vado ai funerali, vedendo tanta gente che prega per il morto, penso: vuoi che il Padre eterno non ascolti tutte quelle persone, i loro canti e le loro preghiere! Quanta fede, quale speranza e che consapevolezza del valore della carità e solidarietà fraterna aveva quel semplice uomo».

E’ molto bello e veramente cristiano che ci siano sempre tante persone che partecipano ai funerali, è un modo evangelico per esprimere nella preghiera e nella partecipazione la speranza cristiana nella vita oltre la morte; è pure un modo concreto di esprimere vera solidarietà e fraternità in Cristo ai defunti e ai loro famigliari.

“L’eterno riposo dona loro Signore

e splenda ad essi la luce perpetua.

Riposino in pace. Amen”

don Natale

20 ottobre 2019-  “E CAMMINAVA CON LORO…”

Domenica scorsa è iniziato l’anno pastorale 2019-2020. La Cattedrale era stracolma: bambini e ragazzi occupavano il presbiterio, le Associazioni ben in vista con i loro labari erano schierate lungo la navata centrale e poi la gente che finalmente, dopo la lunga pausa estiva, si è ritrovata tanta insieme. E così va ad iniziare il catechismo durante la settimana, procedono le attività della Caritas, delle Missioni e delle Associazioni AGESCI e AC, ed è tutto un dare inizio ad iniziative di formazione e per l’educazione con le Giomeniche; insomma, come sempre Concordia dice la voglia di rimettersi in cammino insieme con Gesù il Risorto che cammina con noi. Buon cammino dunque alle Comunità dell’Unità Pastorale concordiese, buon cammino nel nome del Signore, della Vergine Maria, dei nostri santi Patroni e dei santi Martiri di Concordia.

Volevo, questa domenica, fermarmi con voi su un aspetto di questo cammino che ci sta particolarmente a cuore ed è l’essere adulti nei confronti delle giovani generazioni. Sottolineo tre aspetti.

  1. Adulti come educatori. Scriveva il papa emerito Benedetto XVI: “Educare non è mai stato facile e oggi sembra diventato sempre più difficile”. Proprio per questo abbiamo bisogno di essere insieme, anche di riflettere insieme, di raccontarci e aiutarci insieme. La proposta delle Giomeniche con la presenza di un “facilitatore” che ci aiuti a confrontarci, a porci domande e indicare percorsi è un aiuto importante. Il fatto di avere poi la possibilità di fermarci per una “pastasciutta” da consumare in Oratorio ci permette di continuare assieme la conversazione e la riflessione in maniera tranquilla e distensiva.
  2. Adulti come credenti. Come comunità cristiana abbiamo l’impegnativo e bel compito di trasmettere la fede. Sappiamo infatti che la fede non si insegna ma si mostra e si dimostra con la testimonianza della propria vita. In tutti gli incontri che abbiamo avuto questo mese con i genitori, per presentare i vari percorsi di catechismo, è stata ribadita la necessità del coinvolgimento diretto e attivo delle famiglie nella trasmissione della fede. Sono state anche indicate delle proposte che, pur non essendo le soluzioni definitive ed esaustive, però indicano e orientano il cammino verso cui andare per costruire una intensa collaborazione tra famiglia e parrocchia.
  3. Adulti in umanità. C’è, non dobbiamo nascondercelo, e si sta diffondendo sempre più, un’atmosfera, una mentalità e una forma di cultura che porta a dubitare del valore della persona umana e che finisce per rendere i rapporti tra le persone incentrati su interessi personali e individuali svuotandoli da una vera e affettuosa umanità. Una società e noi singoli diventiamo sempre più insensibili alla sofferenza, alla povertà, alle ingiustizie, alle tristezze del mondo a cominciare dalle persone che stanno vicine a noi. Urge un recupero di umanità, c’è da chiedersi a volte se siamo capaci ancora di voler bene, di volere il bene dell’altro così semplicemente, gratuitamente e gioiosamente. Sappiamo ancora commuoverci fino alle lacrime, sentire compassione per ogni ingiustizia, per ogni violenza sia fisica che morale, anzi quando è che non piangiamo per amore e per umanità? Adulti in umanità significa trasmettere e vivere la speranza, quella vera, quella che ha un volto e un nome ben chiaro: Cristo Gesù Crocifisso e Risorto che cammina con noi per liberarci da ogni disperazione, sopraffazione e cattiveria.

Buon cammino allora da adulti in questo nuovo anno pastorale!

don Natale

13 ottobre 2019-

“ANDATE ANCHE VOI A LAVORARE NELLA MIA VIGNA” (Mt 20,4)

L’invito lo troviamo nella parabola che Gesù ha raccontato per indicare che la sua chiamata è a tutte le ore e in tutti i tempi della nostra vita. Essere operai nella vigna del Signore significa aver accolto la sua proposta e aver risposto liberamente, gratuitamente e gioiosamente. Significa mettere a disposizione tempo, entusiasmo e capacità a servizio della comunità sia parrocchiale sia civile per il bene del prossimo. Le chiamate del Signore sono tante e per molteplici servizi, ci sono coloro che sono chiamati come operatori  liturgici (chierichetti, gruppi di preghiera e adorazione, cantori e lettori, ministri della comunione e della consolazione), ci sono gli operatori della catechesi e dell’evangelizzazione (catechisti dei vari gruppi, coloro  che  accompagnano ai sacramenti del battesimo, comunione, confessione, cresima e matrimonio, i gruppi animatori e delle Giomeniche e i gruppi sposi, gli animatori  dell’AC e i capigruppo dell’ AGESCI), gli operatori Caritas e Missioni (coloro che incontrano e assistono persone segnate dalla povertà e dalla necessità, coloro che collaborano per l’invio di materiali o li distribuiscono a chi ne ha bisogno e promuovono l’ospitalità del cuore e la generosità della condivisione), gli operatori  degli ambienti di incontro e formazione (gli operatori dell’Oratorio, della Casa Alpina, tutti coloro che lavorano nelle contrade per i varie appuntamenti durante l’anno e coloro che sono preziosissima “manodopera” per le tante iniziative della vita parrocchiale).

Altro versante e cuore pulsante della vita civile sono le numerose Associazioni, che sono vanto e orgoglio di Concordia tutta e di Teson, Sindacale, Paludetto e Cavanella.

Questa domenica 13 ottobre ci ritroviamo alla Messa delle ore 10,00 per iniziare tutti assieme il nuovo ANNO PASTORALE: un modo per dire che, nel rispetto della loro indipendenza e della loro autonomia, Parrocchia e Città si adoperano a perseguire il bene comune per tutti gli abitanti di Concordia.  Tre sussidi:

  1. Il nostro Vescovo Giuseppe ha scritto una lunga lettera per indicare l’orientamento del nuovo anno pastorale 2019-2020. Porta come titolo: “… e Camminava con loro” dove si richiama a Gesù Risorto che cammina insieme con noi per aiutarci a riconoscere, interpretare e scegliere. La lettera ci propone, con una articolata e motivata riflessione, tutta una serie di attenzioni, di proposte e di opportunità per incontri, confronti, ascolti in un proficuo cammino giovani e adulti nella comunità.
  2. Come memoria visiva viene consegnata ad ogni parrocchia e ad ogni oratorio un’icona che rappresenta Gesù risorto con i due discepoli di Emmaus e contiene l’invito a vivere l’incontro con il Cristo vivo nelle strade della vita soprattutto nei tre momenti.
  • mettersi in cammino avendo come compagno di viaggio Gesù
  • essere in ascolto in maniera “ardente” della sua Parola
  • partecipare alla sua Mensa riconoscendolo nel Pane spezzato e nel Vino versato per la nostra salvezza nell’Eucaristia.
  1. Verrà consegnato ai rappresentanti dei vari gruppi di operatori e delle varie associazioni una “barbatella”, cioè una pianta di vite con l’invito a piantarla e a coltivarla perché produca frutto così come è chiesto ad ogni gruppo e associazione.

Aveva il nonno, nel suo campo, alcune piante di uva “bacò” che ha il pregio di essere la prima a maturare e non ha bisogno di alcun trattamento. Il nonno, quando nella vite incominciavano a formarsi i grappoli e fino alla maturazione, subito dopo pranzo, prendeva la sua bicicletta e si recava ogni giorno al campo per vedere la sua vignetta. Gli ho chiesto: “Ma nonno perché vai ogni giorno sul campo tanto fino a che non è matura non c’è niente da fare”. Mi ha risposto: “Anche la vide, come i cristiani, la ga bisogno dell’ocio del paron per creser benon”. Anche noi abbiamo bisogno dell’occhio buono del Signore per portare molto frutto. Buon lavoro a tutti nella vigna del Signore!                                                                                                                                          don Natale

6 ottobre 2019-   “CONCORDIA, TERRA DI MARIA”

Questa definizione, che era solito dare il Vescovo Livio, è confermata dalle celebrazioni e ricorrenze mariane in tutto il territorio del comune di Concordia.
Ritengo che la devozione alla Madonna non solo sia una cosa bella, che fa onore a Concordia, ma anche un’attenzione cristiana arricchente per tutti noi concordiesi. Da quanto ci dicono le cronache del passato sembra confermato che le feste mariane, in genere, abbiano avuto l’avallo e la convalida dall’autorità della Chiesa solo dopo che la devozione semplice e forte del popolo le aveva “inventate”, attribuendo di volta in volta titoli diversi, a seconda delle necessità, alla Vergine Maria. Insomma, all’origine di ogni festa mariana c’è il cuore filiale di un popolo che vuole fare festa e onorare Colei che, per dono di Gesù dall’alto della Croce, è diventata nostra Madre celeste.
Maria Santissima è Madre di bontà e di tenerezza, aiuto sempre presente nei momenti belli come nei momenti bui della vita del popolo cristiano, che sempre si è affidato a Lei riconoscendola quale Madre dispensatrice di ogni grazia, cui consegnare le ansie, le sofferenze e le avventure della vita. Osservando il calendario ci si rende conto di come tutti i luoghi della nostra Unità Pastorale hanno un riferimento esplicito a Maria: Madonna della Misericordia al Paludetto, Madonna del Tempeston e Natività di Maria alla Tavella, Madonna del Carmelo a Cavanella, Madonna Maria bambina a Teson, Madonna della Pace al Loncon, Madonna del Santo Rosario prima a Concordia e poi a Sindacale e infine la Madonna della Salute che ogni dieci anni lascia l’altare in Cattedrale per essere portata in processione a benedire la nostra città.
Mi fermo un attimo a questo mese di ottobre sulla devozione della Madonna del S. Rosario. Ho sentito raccontare che un tempo nelle stalle ci si riuniva e il più anziano teneva su il Rosario, ed era un momento semplice ed efficace per mantenere unita la famiglia e affidare tutti e tutto all’intercessione materna di Maria.
Il mio ricordo per la recita del Rosario è diverso, non avendo i miei la stalla, ci riunivamo nella cucina, che era l’unica stanza in comune nella casa. Veniva accesa da noi bambini una candela, che poi veniva infilata in un bicchiere pieno fino a metà di sabion in modo che reggesse diritta la candela e s’incominciava la recita. Quando a reggere la recita veniva una mia zia, questa lo recitava in latino, ma venivano fuori tanti strambolotti e noi bambini ridevamo. Quando cresciuto sono andato in Seminario e ho studiato un po’ di latino mi divertivo a chiedere alla zia che ci recitasse in latino la preghiera del “Salve Regina” e poi dicevo alla zia che neanche la Madonna, con tutta la sua bontà, aveva capito niente di quella preghiera. La zia mi rispondeva: “Ricuardate che la Madonna la capis sempre tut perché la scolta non sol che-e parole ma il cuor di chi che prea”. Grande sapienza dei semplici! Oggi in tante famiglie di Concordia, specialmente dove ci sono anziani, ci sono degli orari serali che sono sacri e nei quali è proibito disturbare, perchè per televisione o per Radio Maria è trasmesso il S. Rosario e come mi diceva una nonna: “Vado meio, a andarghe drio aa Teevision perché se no da soa me perdo, invesi cusì insieme rivo benon fino in fondo al Rosario”.
Cari anziani, con l’aiuto della televisione, della radio o da soli continuate a recitare il S. Rosario per le famiglie, per i giovani e per la parrocchia. Per chi può cerchi di riunirsi nei vari luoghi delle parrocchie dove si recita insieme il Rosario e raccogliere nella preghiera alla Madonna anche l’intercessione per tutti gli abitanti della zona in modo particolare per coloro che vivono situazioni di sofferenza nel corpo e nello spirito.
E a tutti, almeno in questo mese di ottobre dedicato alla recita del Santo Rosario, pregare insieme in famiglia almeno una decina di Ave Maria: facciamo così rifiorire nelle nostre case la preghiera e manteniamo viva la tradizione di Concordia, terra di Maria perchè Lei, da buona Madre, continui a proteggerci e a guidarci, tenendoci per mano, verso suo Figlio Gesù.
Don Natale