Letture della domenica

Anno 14 n. 1 – 3 dicembre 2017

I domenica di avvento – anno B

“ Aprite gli occhi, il Signore è vicino”

E’ iniziato il tempo di Avvento. Attenzione è un tempo che non ha lo scopo di preparaci al Natale! Il Natale arriva lo stesso anche se non ci prepariamo. Come diceva Turoldo: “E’ sempre tempo di Avvento”. Per John Henry Newman il nome del cristiano è “colui che attende il Signore”. Invece dobbiamo riconoscerlo. Da secoli, in occidente, l’attesa della venuta del Signore è una dimensione per lo più assente  nella vita di fede dei cristiani. Era il rammarico di Ignazio Silone che scriveva: “Mi sono stancato dei cristiani che aspettano la venuta del loro Signore con la stessa indifferenza con cui si aspetta l’arrivo dell’autobus”.

Una domanda dovrebbe accompagnarci in questi pochi giorni di Avvento: mi sono stancato del Signore? Tanti cristiani non vengono più a messa, non pregano più con i loro figli, credono agli oroscopi e alle ultime novità che trovano su internet, sembra proprio che si siano stancati di Cristo. Si sono stancati di incontrarlo oggi, nella loro vita. Gli interessa di più una domenica al Supermercato o ai mercatini che accogliere il Signore che viene!

Prima Lettura

Ci sarà gioia per gli scampati d’Israele.Dal libro del profeta Isaìa
Is 4,2-6
 
In quel giorno, il germoglio del Signore crescerà in onore e gloria e il frutto della terra sarà a magnificenza e ornamento per i superstiti d’Israele. Chi sarà rimasto in Sion e chi sarà superstite in Gerusalemme sarà chiamato santo: quanti saranno iscritti per restare in vita in Gerusalemme.
 
Quando il Signore avrà lavato le brutture delle figlie di Sion e avrà pulito Gerusalemme dal sangue che vi è stato versato, con il soffio del giudizio e con il soffio dello sterminio, allora creerà il Signore su ogni punto del monte Sion e su tutti i luoghi delle sue assemblee una nube di fumo durante il giorno e un bagliore di fuoco fiammeggiante durante la notte, perché la gloria del Signore sarà sopra ogni cosa come protezione, come una tenda sarà ombra contro il caldo di giorno e rifugio e riparo contro la bufera e contro la pioggia.

Parola di Dio
 

Salmo Responsoriale
Dal Sal 121

R. Andiamo con gioia incontro al Signore.Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme! R.
 
Gerusalemme è costruita
come città unita e compatta.
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore. R.
 
Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano;
sia pace nelle tue mura,
sicurezza nei tuoi palazzi. R.
 
Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: «Su te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene. R.
 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.
 
Signore, nostro Dio, vieni a liberarci:
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi. (Cfr. Sal 79,4)
 
Alleluia.
 

Vangelo

Dall’oriente e dall’occidente verranno nel regno dei cieli.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 8,5-11
 
In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò».
 
Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
 
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».

Parola del Signore

 

PER APPROFONDIRE

Se Matteo nell’ultima domenica ci proponeva l’affresco della venuta del Figlio dell’uomo e del suo giudizio su tutta l’umanità (cf. Mt 25,31-46), oggi Marco pone ancora davanti ai nostri occhi la venuta del Figlio dell’uomo alla fine dei tempi e ci istruisce su come attendere quel giorno.

Secondo l’evangelista più antico, la manifestazione gloriosa del Figlio dell’uomo avverrà dopo una tribolazione nella quale l’assetto attuale del mondo sarà sconvolto e avrà fine (cf. Mc 13,5-23). Allora tutta l’umanità sarà posta di fronte alla visione del Figlio dell’uomo veniente sulle nubi con grande potenza e gloria (cf. Mc 13,24-27; Dn 7,13-14). Sarà un evento estrinseco alla storia e alla volontà umana, che realizzerà un decreto del Padre: il Figlio dell’uomo instaurerà per sempre il suo Regno e, attraverso i suoi messaggeri, radunerà i chiamati da lui. Visione apocalittica, rivelativa, le cui immagini devono evocare l’inenarrabile azione di Dio, che è e sarà sempre azione di salvezza e di liberazione.
La parusia, la venuta gloriosa, coinciderà con la fine dell’attuale creazione e l’avvento della nuova, un evento che avverrà certamente ma la cui ora non è conosciuta da nessuno se non da Dio, come Gesù afferma subito prima del nostro brano liturgico: “Quanto a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre” (Mc 13,32). Neppure Gesù li conosce, lui che, nella condizione di vero uomo in tutto simile a noi eccetto il peccato (cf. Eb 4,15), ignora e dunque non può dichiarare quell’ora che verrà improvvisa, sia che gli umani la attendano sia che non l’attendano. Certo, ci sono dei segni che possono ammonire, segni che richiedono un discernimento attento: come, osservando le gemme del fico, al loro gonfiarsi si può intravedere che l’estate è vicina, così i credenti, leggendo in profondità gli eventi della storia, possono comprendere che “il giorno del Signore” (jom ’Adonaj) è vicino e che il Figlio dell’uomo è alle porte (cf. Mc 13,28-31). E proprio affinché i discepoli attendano quel giorno ed esso non li colga all’improvviso, Gesù consegna loro un’ammonizione nella quale è contenuto anche l’abbozzo di una parabola.

Egli comincia dicendo: “State in guardia e vegliate”. All’inizio del discorso escatologico, e poi altre due volte prima di questa, Gesù ripete: “State in guardia” (blépete: Mc 13,5.9.23). Qui lo ribadisce per la quarta volta, in modo dunque incalzante, unendo questo monito all’altro: “Vegliate”.

Stare in guardia, attenti, e vegliare è un atteggiamento assolutamente necessario nella lotta, e la vita cristiana è una lotta, un combattimento contro l’intontimento spirituale, il letargo della consapevolezza, l’assopimento della convinzione nella fede, il raffreddamento della carità (cf. Mt 24,12).

Altre volte nel vangelo secondo Marco Gesù richiama i discepoli a questa vigilanza per ascoltare la parola di Dio (cf. Mc 4,24), per non essere influenzati dal lievito dei farisei (cf. Mc 8,15), dall’ipocrisia degli scribi (cf. Mc 12,38), dall’inganno di quanti predicono il futuro come se lo conoscessero (cf. Mc 13,23). Egli vuole che i discepoli siano convinti della venuta gloriosa del Figlio dell’uomo, perché questo ormai è il solo evento che conta veramente e definitivamente nella storia. Anche l’Apostolo Paolo chiederà alla comunità cristiana questa vigilanza, questa capacità di stare svegli destandosi dal sonno, perché il giorno del Signore è vicino (cf. Rm 13,11). Il momento non è conosciuto, occorre dunque attenderlo per essere pronti ad accogliere il Veniente, il Signore stesso!

Il lettore delle sante Scritture partecipi dunque a questa invocazione e la ripeta senza tregua, entrando con tutte le sue forze in quel dialogo che chiude l’intera Bibbia e avvolge l’intera nostra vita: “Sì, vengo presto!”.“Amen. Vieni, Signore Gesù!”. (Enzo Bianchi)