Letture della domenica

-Anno 14°  n. 50- 11 novembre 2018
XXXII  Domenica del Tempo Ordinario -Anno B-


L’amore in perdita, senza calcoli, della vedova povera.
Il vangelo di questa domenica ci invita a volgere lo sguardo su una donna vedova e povera, senza difese e senza parole, che però detta la melodia del vivere, maestra di fede. Donna nel bisogno, e per questo porta di Dio, breccia per il suo intervento. Al tempio, questa maestra senza parole, raccolta tra le pieghe dolenti della vita, offre una lezione fondamentale: abitare il mondo non secondo il criterio della quantità, ma del cuore. Venuta una vedova, povera, gettò in offerta due spiccioli. Gesù se n’è accorto, unico; osserva e nota i due centesimi: sono due, è importante notarlo, poteva tenersene uno e dare l’altro. Gesù vede che la donna dà tutto, osserva il suo gesto totale. Accade qualcosa d’importante: Questa povera vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Lo sguardo di Gesù mette a fuoco i dettagli: il divino si cela in un gesto di donna, l’annuncio si nasconde nel dettaglio di due centesimi. Piccole cose che non annullano il duro scontro in atto, ma indicano la possibilità, la strada di una religione dove non tutto sia calcolo, che suggeriscono una possibilità: si può amare senza misura, amare per primi, amare in perdita, amare senza contraccambio. Il Vangelo ama l’economia della piccolezza: non è la quantità che conta, ma l’investimento di vita che metti in ciò che fai. La santità? Piccoli gesti pieni di cuore. Ed è così, perché ogni gesto umano compiuto con tutto il cuore ci avvicina all’assoluto di Dio. Ogni atto umano “totale” contiene in sé e consegna qualcosa di divino.

 

LITURGIA DELLA PAROLA   

Prima Lettura  

La vedova fece con la sua farina una piccola focaccia e la portò a Elìa.

Dal primo libro dei Re.   1Re 17,10-16

In quei giorni, il profeta Elìa si alzò e andò a Sarèpta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso, perché io possa bere».Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». Elìa le disse: «Non temere; va’ a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”».Quella andò e fece come aveva detto Elìa; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elìa.

Parola di Dio

 

Salmo Responsoriale.      Dal Salmo 145 (146)

R. Loda il Signore, anima mia.

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. R.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. R.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. R.

 

Seconda Lettura 

Cristo si è offerto una volta per tutte per togliere i peccati di molti.

Dalla lettera agli Ebrei.   Eb 9,24-28

Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte. Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.

Parola di Dio

Canto al Vangelo     (Mt 5,3)

Alleluia, alleluia.

Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.

Alleluia.

 

Vangelo

Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.

Dal Vangelo secondo Marco.    Mc 12,38-44

Dal Vangelo secondo Marco.    Mc 12,38-44

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
Parola del Signore

 

PER APPROFONDIRE

CATECHESI DI PAPA FRANCESCO SUI COMANDAMENTI  (11.11.18)

2. “ Dieci Parole” per vivere l’Alleanza

Nella Bibbia i comandamenti non vivono per sé stessi, ma sono parte di un rapporto, una relazione. Il Signore Gesù non è venuto ad abolire la Legge, ma a dare il compimento. E c’è quella relazione dell’Alleanza fra Dio e il suo Popolo. All’inizio del capitolo 20 del libro dell’Esodo leggiamo – e questo è importante – : «Dio pronunciò tutte queste parole» (v. 1).

Sembra un’apertura come un’altra, ma niente nella Bibbia è banale. Il testo non dice: “Dio pronunciò questi comandamenti”, ma «queste parole». La tradizione ebraica chiamerà sempre il Decalogo “le dieci Parole”. E il termine “decalogo” vuol dire proprio questo.  Eppure hanno forma di leggi, sono oggettivamente dei comandamenti. Perché, dunque, l’Autore sacro usa, proprio qui, il termine “dieci parole”? Perché? E non dice “dieci comandamenti”?

Che differenza c’è fra un comando e una parola? Il comando è una comunicazione che non richiede il dialogo. La parola, invece, è il mezzo essenziale della relazione come dialogo. Dio Padre crea per mezzo della sua parola, e il Figlio suo è la Parola fatta carne. L’amore si nutre di parole, e così l’educazione o la collaborazione. Due persone che non si amano, non riescono a comunicare. Quando qualcuno parla al nostro cuore, la nostra solitudine finisce. Riceve una parola, si dà la comunicazione e i comandamenti sono parole di Dio: Dio si comunica in queste dieci Parole, e aspetta la nostra risposta.

Altro è ricevere un ordine, altro è percepire che qualcuno cerca di parlare con noi. Un dialogo è molto di più che la comunicazione di una verità. Io posso dirvi: “Oggi è l’ultimo giorno di primavera, calda primavera, ma oggi è l’ultimo giorno”. Questa è una verità, non è un dialogo. Ma se io vi dico: “Cosa pensate di questa primavera?”, incomincio un dialogo. I comandamenti sono un dialogo. La comunicazione si realizza per il piacere di parlare e per il bene concreto che si comunica tra coloro che si vogliono bene per mezzo delle parole. È un bene che non consiste in cose, ma nelle stesse persone che scambievolmente si donano nel dialogo» (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 142).

Ma questa differenza non è una cosa artificiale. Guardiamo cosa è successo all’inizio. Il Tentatore, il diavolo, vuole ingannare l’uomo e la donna su questo punto: vuole convincerli che Dio ha vietato loro di mangiare il frutto dell’albero del bene e del male per tenerli sottomessi. La sfida è proprio questa: la prima norma che Dio ha dato all’uomo, è l’imposizione di un despota che vieta e costringe, o è la premura di un papà che sta curando i suoi piccoli e li protegge dall’autodistruzione? E’ una parola o è un comando? La più tragica, fra le varie menzogne che il serpente dice a Eva, è la suggestione di una divinità invidiosa – “Ma no, Dio è invidioso di voi” – di una divinità possessiva – “Dio non vuole che voi abbiate libertà”. I fatti dimostrano drammaticamente che il serpente ha mentito (cfr Gen 2,16-17; 3,4-5), ha fatto credere che una parola d’amore fosse un comando.

L’uomo è di fronte a questo bivio: Dio mi impone le cose o si prende cura di me? I suoi comandamenti sono solo una legge o contengono una parola, per curarsi di me? Dio è padrone o Padre? Dio è Padre: non dimenticatevi mai questo. Anche nelle situazioni più brutte, pensate che abbiamo un Padre che ci ama tutti. Siamo sudditi o figli? Questo combattimento, dentro e fuori di noi, si presenta continuamente: mille volte dobbiamo scegliere tra una mentalità da schiavi e una mentalità da figli. Il comandamento è dal padrone, la parola è dal Padre.

Lo Spirito Santo è uno Spirito di figli, è lo Spirito di Gesù. Uno spirito da schiavi non può che accogliere la Legge in modo oppressivo, e può produrre due risultati opposti: o una vita fatta di doveri e di obblighi, oppure una reazione violenta di rifiuto. Tutto il Cristianesimo è il passaggio dalla lettera della Legge allo Spirito che dà la vita (cfr 2 Cor 3,6-17). Gesù è la Parola del Padre, non è la condanna del Padre. Gesù è venuto a salvare, con la sua Parola, non a condannarci.

Si vede quando un uomo o una donna hanno vissuto questo passaggio oppure no. La gente si rende conto se un cristiano ragiona da figlio o da schiavo. E noi stessi ricordiamo se i nostri educatori si sono presi cura di noi come padri e madri, oppure se ci hanno solo imposto delle regole. I comandamenti sono il cammino verso la libertà, perché sono la parola del Padre che ci fa liberi in questo cammino.

 

CATECHESI DI PAPA FRANCESCO SUI COMANDAMENTI  (4.11.18)
1. Introduzione: Il desiderio di una vita piena
Iniziamo oggi un nuovo itinerario di catechesi sul tema dei comandamenti. Per introdurlo
prendiamo spunto dal brano dell’incontro fra Gesù e un uomo – è un giovane – che, in
ginocchio, gli chiede come poter ereditare la vita eterna (cfr Mc 10,17-21). E in quella
domanda c’è la sfida di ogni esistenza, anche la nostra: il desiderio di una vita piena,
infinita. Ma come fare per arrivarci? Quale sentiero percorrere? Vivere per davvero, vivere
un’esistenza nobile… […]
Alcuni pensano che sia meglio spegnere questo impulso – l’impulso di vivere – perché
pericoloso. Vorrei dire, specialmente ai giovani: il nostro peggior nemico non sono i
problemi concreti, per quanto seri e drammatici: il pericolo più grande della vita è un
cattivo spirito di adattamento che non è mitezza o umiltà, ma mediocrità, pusillanimità.
Un giovane mediocre è un giovane con futuro o no? No! Rimane lì, non cresce, non avrà
successo. La mediocrità o la pusillanimità. Quei giovani che hanno paura di tutto: “No, io
sono così …”. Questi giovani non andranno avanti. Mitezza, forza e niente pusillanimità,
niente mediocrità. Il Beato Pier Giorgio Frassati – che era un giovane – diceva che bisogna
vivere, non vivacchiare. I mediocri vivacchiano. Vivere con la forza della vita. Bisogna
chiedere al Padre celeste per i giovani di oggi il dono della sana inquietudine. […] La
domanda di quell’uomo del Vangelo che abbiamo sentito è dentro ognuno di noi: come si
trova la vita, la vita in abbondanza, la felicità? Gesù risponde: «Tu conosci i
comandamenti» (v. 19), e cita una parte del Decalogo. È un processo pedagogico, con cui
Gesù vuole guidare ad un luogo preciso; infatti è già chiaro, dalla sua domanda, che
quell’uomo non ha la vita piena, cerca di più è inquieto. Che cosa deve dunque capire?
Dice: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza» (v. 20).
Come si passa dalla giovinezza alla maturità? Quando si inizia ad accettare i propri limiti.
Si diventa adulti quando ci si relativizza e si prende coscienza di “quello che manca” (cfr
v. 21). […] Com’è bello essere uomini e donne! Com’è preziosa la nostra esistenza! Eppure
c’è una verità che nella storia degli ultimi secoli l’uomo ha spesso rifiutato, con tragiche
conseguenze: la verità dei suoi limiti. Gesù, nel Vangelo, dice qualcosa che ci può aiutare:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire,
ma a dare pieno compimento» (Mt 5,17). Il Signore Gesù regala il compimento, è venuto
per questo. Quell’uomo doveva arrivare sulla soglia di un salto, dove si apre la possibilità
di smettere di vivere di sé stessi, delle proprie opere, dei propri beni e – proprio perché
manca la vita piena – lasciare tutto per seguire il Signore. A ben vedere, nell’invito finale
di Gesù – immenso, meraviglioso – non c’è la proposta della povertà, ma della ricchezza,
quella vera: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un
tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!» (v. 21).
Chi, potendo scegliere fra un originale e una copia, sceglierebbe la copia? Ecco la sfida:
trovare l’originale della vita, non la copia. Gesù non offre surrogati, ma vita vera,
amore vero, ricchezza vera! Come potranno i giovani seguirci nella fede se non ci vedono
scegliere l’originale, se ci vedono assuefatti alle mezze misure? È brutto trovare cristiani di
mezza misura, cristiani – mi permetto la parola – “nani”; crescono fino ad una certa statura
e poi no; cristiani con il cuore rimpicciolito, chiuso. È brutto trovare questo. Ci vuole
l’esempio di qualcuno che mi invita a un “oltre”, a un “di più”, a crescere un po’.
Sant’Ignazio lo chiamava il “magis”, «il fuoco, il fervore dell’azione, che scuote gli
assonnati».
La strada di quel che manca passa per quel che c’è. Gesù non è venuto per abolire la Legge
o i Profeti ma per dare compimento. Dobbiamo partire dalla realtà per fare il salto in “quel
che manca”. Dobbiamo scrutare l’ordinario per aprirci allo straordinario.
In queste catechesi prenderemo le due tavole di Mosè da cristiani, tenendoci per mano a
Gesù, per passare dalle illusioni della giovinezza al tesoro che è nel cielo, camminando
dietro di Lui. Scopriremo, in ognuna di quelle leggi, antiche e sapienti, la porta aperta dal
Padre che è nei cieli perché il Signore Gesù, che l’ha varcata, ci conduca nella vita vera. La
sua vita. La vita dei figli di Dio.