Letture della domenica

-Anno 15°  n. 38 – 25 AGOSTO 2019

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

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Quella porta «stretta» per aprirci all’essenziale

Gesù è in cammino verso la città dove muoiono i profeti. Lungo la strada, un tale gli pone una domanda circa la salvezza: di Gerusalemme e di tutti. Tremore e ansia nella voce di chi chiede. E Gesù risponde con altrettanta cura: salvezza sarà, ma non sarà facile. E ricorre all’immagine della porta stretta. Un aggettivo che ci inquieta, perché «stretta» evoca per noi fatiche e difficoltà. Ma tutto il Vangelo è portatore non di dolenti, ma di belle notizie: la porta è stretta, cioè piccola, come lo sono i piccoli e i bambini e i poveri che saranno i principi del Regno di Dio; è stretta ma a misura d’uomo, di un uomo nudo ed essenziale, che ha lasciato giù tutto ciò di cui si gonfia: ruoli, portafogli gonfi, l’elenco dei meriti, i bagagli inutili, il superfluo; la porta è stretta, ma è aperta. L’insegnamento è chiaro: fatti piccolo, e la porta si farà grande. Quando il padrone di casa chiuderà la porta, voi busserete: Signore aprici. E lui: non so di dove siete, non vi conosco. Avete false credenziali. Quelli che si accalcano per entrare si vantano di cose che contano poco: abbiamo mangiato e bevuto con te, eravamo in piazza ad ascoltarti. Ma questo può essere solo un alibi di comodo. «Quando è vera fede e quando è solo religione? Fede vera è quando fai te sulla misura di Dio; semplice religione è quando fai Dio a tua misura» (Turoldo).

 

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura 

Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti.
Dal libro del profeta Isaìa.   Is 66,18b-21
Così dice il Signore:
«Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria.
Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle popolazioni di Tarsis, Put, Lud, Mesec, Ros, Tubal e Iavan, alle isole lontane che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunceranno la mia gloria alle genti.
Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari, al mio santo monte di Gerusalemme – dice il Signore –, come i figli d’Israele portano l’offerta in vasi puri nel tempio del Signore.
Anche tra loro mi prenderò sacerdoti levìti, dice il Signore».
Parola di Dio

Salmo Responsoriale.    Dal Salmo   116 (117)

R. Tutti i popoli vedranno la gloria del Signore.
Genti tutte, lodate il Signore,
popoli tutti, cantate la sua lode. R.

Perché forte è il suo amore per noi
e la fedeltà del Signore dura per sempre. R.

Seconda Lettura

Il Signore corregge colui che egli ama.
Dalla lettera agli Ebrei.    Eb 12,5-7.11-13
Fratelli, avete già dimenticato l’esortazione a voi rivolta come a figli:
«Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore
e non ti perdere d’animo quando sei ripreso da lui;
perché il Signore corregge colui che egli ama
e percuote chiunque riconosce come figlio».
È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non viene corretto dal padre? Certo, sul momento, ogni correzione non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo, però, arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati.
Perciò, rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche e camminate diritti con i vostri piedi, perché il piede che zoppica non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire.
Parola di Dio

     

Alleuia, alleluia.   (Gv 14,6)

Io sono la via, la verità e la vita, dice il Signore;
nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Alleuia, alleluia.

Vangelo

Verranno da oriente e da occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca.     Lc 13,22-30

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Dal Vangelo secondo Luca.    Lc 13,22-30

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».
Parola del Signore

PER APPROFONDIRE

25 agosto 2019-     QUANDO COMINCIA IL CATECHISMO?

Scusi don quando comincia il catechismo?” –Signora ogni domenica c’è catechismo!” “Come adesso fate catechismo di domenica! Perché ghe digo subito che me fiol de domenega el ga la partia”. “Vede signora il catechismo è accogliere e riflettere sulla Parola di Dio, vivere nella preghiera e nei sacramenti l’incontro con il Signore e poi cercare che la nostra vita traduca il vangelo in scelte coerenti prime fra tutti quella di amare il prossimo come noi stessi. Proprio questo che viene proposto nella Messa ecco perché essa è il primo e vero Catechismo”.

Questa potrebbe essere una descrizione di che cosa sia il Catechismo. Ai miei tempi non si diceva infatti catechismo, ma “Dottrina”; la si faceva prima di andare a scuola verso le 7,30. Il parroco o il cappellano faceva salire tutti noi bambini in coro, dove c’erano le famose “banciute” (mini – banchi per bambini) e lì si faceva dottrina. Essa consisteva prima di tutto nella recita, tutti assieme, delle preghiere del mattino; poi, a turno, dovevamo rispondere a delle domande già predisposte con risposte già predisposte. Per fare un esempio la prima domanda era: “Chi ci ha creati? “. E si rispondeva: “Ci ha creati Dio” e poi “Chi è Dio?” e si rispondeva:” Dio è l’essere perfettissimo Creatore e Signore del cielo e della terra”. A conclusione ci veniva poi letto o raccontato un episodio della Bibbia. E poi via di corsa a scuola. Si chiamava Dottrina perché ci venivano impartite in maniera mnemonica (da imparare a memoria) alcune verità fondamentali della fede e ci venivano fatte conoscere  alcune parti della Bibbia, ora invece si chiama Catechesi, perché si sottolinea il rapporto di relazione personale e comunitario con il Signore Gesù, aspetto questo che  un tempo veniva trasmesso e vissuto all’interno della vita famigliare e della parrocchia. E ora? Oggi i tempi sono cambiati, abbiamo a disposizione tantissimi più mezzi per conoscere le verità della fede e con i mezzi di comunicazione moderni possiamo allargare di tanto le nostre conoscenze, ma invece rischia di venir meno quello che è l’essenza del cristianesimo e cioè il nostro rapporto personale con il Signore.

Allora è certamente importante che i ragazzi vengano al Catechismo e, anche per quello che ci ha suggerito il Vescovo nella visita pastorale, si potranno trovare iniziative e proposte che possano rispondere meglio alla realtà dei ragazzi di oggi, ma il punto è un altro, la vera e prima catechesi si fa in famiglia e vivendo e partecipando alla vita della parrocchia a cominciare dalla partecipazione della Messa domenicale.

Cari genitori avete già capito dove sto andando, infatti se per tutta l’estate non si ha partecipato ad alcuna celebrazione domenicale, se non si è mai entrati durante questo tempo in una chiesa per una preghiera e un pensiero al Signore, se in casa non c’è stato il tempo per prendere in mano il Vangelo o per leggere una rivista che faccia riflettere sulla vita cristiana o ci presenti l’esempio di qualche persona che cerca di vivere concretamente da cristiano il vangelo allora anche il bellissimo lavoro dei catechisti, che ringrazio di cuore per il loro servizio, resta così sospeso e infruttuoso. Lo scopo primo infatti del catechismo è che il ragazzo possa incontrarsi direttamente con il Signore e diventarne vero amico, il resto poi lo farà il Signore.  Ecco allora perché il Catechismo ha bisogno di un accompagnamento da parte della famiglia, che non solo con le parole ma anche con l’esempio testimoni e trasmetta la bellezza di credere e vivere con il Signore.

Catechisti, sacerdoti, comunità siamo tutti impegnati ad aiutare la famiglia in questo compito assunto il giorno del battesimo dei figli, quando è stato loro chiesto:” Cari genitori, chiedendo il Battesimo per il vostro figlio, voi vi impegnate a educarlo nella fede, perché, nell’osservanza dei comandamenti, impari ad amare Dio e il prossimo come Cristo ci ha insegnato. Siete consapevoli di questa responsabilità? “. Quel giorno voi avete risposto: “Si, lo vogliamo”.  Un che siamo chiamati a rinnovare ogni giorno a cominciare dalla partecipazione alla Messa della domenica.

Quando comincia allora il Catechismo? Ogni domenica, alla Santa Messa.

Don Natale

18 agosto 2019 – CHE NON SIA SOLO POLENTA E COSTA O FRITTURA MISTA

Giovedì sera, solennità di Maria Assunta in cielo, sono sbarcato dopo un tragitto in batea davanti alla Madonna della Pescheria a Portogruaro per onorare una tradizione popolare cristiana che data 1630. Devo confessare che vedere tanta gente che ci aspettava dopo aver recitato il Santo Rosario e molta di più era stata la gente che aveva partecipato al mattino presto alla S. Messa celebrata dal nostro Vescovo, mi ha posto una domanda: “Ma tutta questa gente e tantissime altre a Santo Stefano e nelle altre feste patronali cosa ci dice ? E’ fede, è devozione  o semplice folclore?”.

Confesso che non sono in grado di dare una risposta chiara , ma questo mi permette di fare una riflessione su quanto sia importante la pietà popolare a sostegno della fede. Il Concilio Vaticano II ha molto sfoltito di quello che era venuto sovrapponendosi nei secoli in una mescolanza non ben chiara tra originale e genuina devozione e contorno non sempre in sintonia con essa. Una cosa mi preoccupa ed è l’assenza dei giovani a queste devozioni popolari tanto che tante processioni ormai hanno dovuto sostituire i portatori delle statue – una volta orgoglio e diritto dei giovani – con dei carrettini più o meno nobili. E’ questo è perché noi adulti non siamo stati capaci di trasmettere il vero significato di queste feste devozionale o semplicemente perché esse non incontrano più la sensibilità dei giovani? E in questo caso sappiamo noi adulti  “inventare” altre forme che siano ancora in grado di “emozionare” e rinnovare la fede e insieme conservare la freschezza della pietà popolare senza come si dice “buttare via con l’acqua sporca anche il bambino”? Sento questo come un interrogativo pressante perché se perdiamo la memoria  di queste feste popolari e non sappiamo sostituirle con qualcosa di veramente valido e “attraente”per la gioventù cosa rimarrà di esse? Solo degustazioni varie di polente e costa o frittura mista, qualche sballo o qualche cosa di peggio? Noi  adulti e i giovani ci ritroviamo sempre più deboli e soli ad affrontare la vita venendoci a mancare orientamenti e  valori che diano spessore di speranza e di gioia alla vita. Si sta avvicinando la Festa dei Ragazzi e con essa l’inizio del nuovo anno pastorale che ci propone di camminare  con i giovani per una autentica proposta di evangelizzazione e una proposta di vita che sia improntata al discernimento per scoprire la vita come “vocazione” come risposta alla proposta di amore di Cristo vivo.

San Paolo nella lettera ai Romani scrive: “Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato. Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?  E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati? Come sta scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene! ( Rom. 10,13-15).

Siamo noi adulti che abbiamo la grave e gioiosa responsabilità  di annunziare ai giovani Cristo, e questo non dobbiamo farlo dall’alto delle nostre comode poltrone ma mettendoci in cammino con loro, a partire dalla nostra coerenza alla vita cristiana nella concretezza della vita di ogni giorno. Credo che con molta umiltà dovremmo noi adulti metterci a riflettere e poi cercare insieme con i giovani momenti e piccole iniziative che possano tentare un cammino di fede e autentica evangelizzazione reciproca.

Papa Francesco ai partecipanti all'”euromoot” dell’unione internazionale delle guide e scouts d’Europa ha detto Avete compiuto un lungo cammino per arrivare qui! Avete fatto tanta strada. Siete un po’ stanchi, sicuramente. Di una cosa sono sicuro: che dentro vi sentite più liberi di prima. Sono sicuro di questo. E che cosa ci dice questo? Che la libertà si conquista in cammino, non si compra al supermercato. Si conquista in cammino. La libertà non arriva stando chiusi in stanza col telefonino e nemmeno sballandosi un po’ per evadere dalla realtà. No, la libertà arriva in cammino, passo dopo passo, insieme agli altri, mai soli.

E allora buona strada a tutti,  giovani e adulti; insieme mai soli !

                                               don Natale

11 agosto 2019 –VENERDÌ 3 AGOSTO 2018 “SAN STIEFIN”
A UN ANNO DALLA NOMINA A PARROCO

Il 3 agosto dell’anno scorso veniva ufficializzato quello che già si sapeva, cioè il mio venire a Concordia come parroco. Questo arrivo non era nei miei pensieri e aspettative per tanti motivi ma principalmente perché mi rendevo conto che non sarebbe stato un impegno indifferente, ed era una responsabilità che avrebbe richiesto oltre capacità pratiche e sapienza di cuore anche resistenza e forze fisiche che, con l’avanzare dell’età, si sa che vanno diminuendo. Ho fatto presente, come è giusto, le mie osservazioni e ho presentato al Vescovo tutte le mie perplessità e le mie reali difficoltà nell’accettare questo nuovo servizio. Alla fine, dopo le sue insistenti richieste, ho accettato confidando nell’aiuto del Signore che mi chiedeva, attraverso il mio Vescovo, questa nuova disponibilità, sapendo che il Signore se ci da un peso ci da anche la forza e la gioia, sì la gioia, di portarlo. Ce l’ha detto Gesù nel vangelo: “il mio giogo è dolce e il mio peso leggero». (proprio leggero non è, ma…). E poi ho avuto la presenza, come aiuti preziosi, di don Enrico, di don Federico e di don Sergio e poi prima del seminarista e poi diacono don Daniele, la loro condivisione pastorale mi ha rassicurato non poco e in questi mesi ho avuta ampia e bella conferma della loro efficace e positiva collaborazione. Grazie di cuore a tutti loro.
E poi, a dirla tutta, sapevo che “a dent de Cuncuardia , ancia se un puoc selvadega non la se tira indrio quan che l’è da da una man e ancia do”. E anche questo ho potuto verificare ampiamente: ho trovato cordialità, simpatia, benevolenza e sincera e buona collaborazione. Grasie dent de Cuncurdia.
Invero un po’ mi rattrista constatare che anche a Concordia è calata la frequenza alla vita cristiana e le partecipazioni alle celebrazioni, mentre ho ritrovato con piacere la Concordia attiva, che sa mettersi a disposizione, che si dà da fare con generosità e senza tanto ragionare forti della logica del: “Chel che se ha da fa bisogna fao e basta”.
Non ho progetti ad ampio raggio ma per quello che potrò collaborare a fare nella nostra Unità Pastorale Concordiese mi piacerebbe puntare, per quello che riguarda l’evangelizzazione e l’annuncio del Vangelo, sulla fascia di età che va dai 30 e ai 50 anni. Giovani e famiglie che so essere oberati da tanti impegni, da tante incombenze e che vedo affaticati e alla fine della settimana stanchi. Vorrò per questa attenzione pastorale confrontarmi con tutti a partire da quello che il nostro Vescovo ci darà come indirizzo e direzione dopo la sua Visita Pastorale dello scorso maggio. E poi incontrerò i Consigli Pastorali, i catechisti, i gruppi sposi, la Caritas e le Missioni, i vari gruppi che ci sostengono con la preghiera e soprattutto vorrei riuscire ad ascoltare i veri protagonisti con i quali poter iniziare qualche, anche piccola, proposta concreta di cammino, qualche esperienza significativa che ci porti a confrontarci e ad incontrarci con il Signore Gesù; Lui il Risorto, vivo, presente, che cammina con noi. Faccio affidamento alla generosa predisposizione della gente di Concordia, alla sua solidarietà, all’aiuto al prossimo: questo essere pronti a correre incontro a chi è nel bisogno senza calcoli ma liberamente, gratuitamente e gioiosamente è premessa importante perché come ha detto Gesù questo ci porta a “non essere distanti dal regno di Dio”.
Cantiamo e dunque continuiamo a camminare insieme.

Concludo dicendo che dopo il primo assestamento necessario nel cambiamento ora posso dire di essere serenamente contento di ritrovarmi qui con voi e voglio provarmi a dare quello di cui sarò più capace perché insieme andiamo, come discepoli, dietro al Signore per vivere e testimoniare come Santo Stefano e i nostri Santi Martiri la bellezza del Vangelo che da senso e pienezza di significato a tutta la vita.
Don Natale

4 agosto 2019 – 

28 luglio 2019 –     “SAN STIEFIN”

Per prepararci bene alla festa del nostro patrono “SAN STIEFIN” abbiamo una ricorrenza che ci da le giuste indicazioni; infatti dal mezzogiorno del 1° agosto alla mezzanotte del giorno seguente 2 agosto, si può lucrare l’indulgenza plenaria.
E’ quello che si chiama il Perdon D’Assisi: ecco il racconto di come è iniziato questo dono di grazia, per la richiesta e la preghiera di San Francesco d’Assisi:
“Una notte dell’anno del Signore 1216, Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l’altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore! 
Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco fu immediata: “Signore, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. “Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande – gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio Vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”.
E Francesco si presentò subito al Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visione avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà dette la sua approvazione. Poi disse: “Per quanti anni vuoi questa indulgenza?”. Francesco scattando rispose: “Padre Santo, non domando anni, ma anime”. E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo chiamò: “Come, non vuoi nessun documento?”. E Francesco: “Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento: questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”. 
E qualche giorno più tardi, insieme ai Vescovi dell’Umbria, al popolo convenuto alla Porziuncola, disse tra le lacrime: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”.
Le condizioni per l’indulgenza sono anche indicazioni utili per la vita cristiana e per noi possono essere utili in preparazione alla festa del nostro patrono.

CONDIZIONI RICHIESTE:
1 – Visita, alla Cattedrale o Parrocchiale e recita del “Padre Nostro” e del “Credo” .
2 – Confessione Sacramentale (negli otto giorni precedenti o seguenti).
3 – Partecipazione alla Santa Messa e Comunione Eucaristica.
4 – Una preghiera secondo le intenzioni del Papa: un “Padre Nostro” e un’“Ave Maria” e un “Gloria”
5 – Compiere un atto di carità, di attenzione, di servizio nei riguardi del prossimo.

Venerdì 2 agosto alle ore 17,00 e fino alle 18,30 in cattedrale ci sarà la liturgia per il perdono D’Assisi e la presenza di alcuni sacerdoti per le confessioni.

Carissimi concordiesi da vostro compaesano so della nostra devozione e della gioia di vivere la festa di Santo Stefano non solo come festa esteriore, ma anche e soprattutto come festa religiosa in comunione con il nostro Vescovo Giuseppe e con i presbiteri e fedeli della nostra Diocesi. Facciamo in modo di essere presenti e di partecipare alle celebrazioni perché sempre più abbiamo bisogno che il nostro patrono ci aiuti ad essere testimoni fedeli e credibili del vangelo di Gesù e a viverlo con la gioia in questi nostri tempi nei quali c’è il rischio di “dimenticarci” del Signore.
Buon San Stiefin a tutti.
Don Natale

21 luglio 2019 – APOFTEGMI DEI PADRI DEL DESERTO

L’apoftegma è un particolare tipo di sentenza, enunciata dal protagonista “in risposta” affermazione, o domanda, oppure come esempio che racchiuda compiutamente un evento. Celebri sono gli apoftegmi dei Padri del deserto. Gli apoftegmi sono una fonte preziosa per la vita spirituale, ricchi di arguzie, di annotazioni pittoresche e di saggezza. Ho pensato di trascriverne qualcuno perché la loro lettura ci doni un po’ della loro saggezza e della loro attuazione pratica del Vangelo.

La sorpresa della carità. Un giorno il padre Agatone si recò in città a vendere un po’ di roba e trovò sul ciglio della strada un lebbroso. Il lebbroso gli dice: «Dove vai?». E il padre Agatone: «In città a vendere merce». «Fammi la carità – gli dice l’altro – prendimi su e portami là». Se lo caricò sulle spalle e lo portò in città. «Dove vendi la roba, lasciami lì», gli disse. E così fece. Quando ebbe venduto un canestro, il lebbroso gli chiese: «A quanto l’hai venduto?». Glielo disse. Ed egli: «Comprami una focaccia». La comprò. Vendette poi un altro canestro. E gli chiese: «E questo a quanto?». Gli disse: «A tanto». Ed egli: «Comprami questa cosa». Gliela comprò. Quando ebbe venduto tutto e stava per andarsene, il lebbroso gli chiese: «Te ne vai?». «Sì». «Fammi un’altra carità – gli disse allora – prendimi su e portami dove mi hai trovato». Agatone se lo caricò sulle spalle e lo riportò in quel luogo. Il lebbroso gli disse infine: «Benedetto sei tu Agatone dal Signore in cielo e in terra». Agatone alzò gli occhi e non vide nessuno: era infatti un angelo del Signore, venuto per metterlo alla prova.

Il libro di pergamena. Raccontavano che il padre Gelasio aveva un libro di pergamena, che valeva diciotto monete. Conteneva tutto il Vecchio e il Nuovo Testamento. Lo lasciava in chiesa, perché potessero leggerlo i fratelli che lo desideravano. Un giorno venne un fratello forestiero a far visita all’anziano e, visto il libro, bramò di possederlo; lo rubò e se ne andò. Benché l’avesse notato, l’anziano non gli corse dietro per prenderlo. Giunto quegli in città, cercò di venderlo e, trovato un acquirente, gli chiese la somma di sedici monete. Colui che voleva comperarlo, gli disse: «Dammelo, prima lo faccio stimare, e poi ti darò quel che vale». Avutolo, lo portò dal padre Gelasio perché lo stimasse, dicendogli il prezzo richiesto dal venditore. L’anziano gli disse: «Compralo, è bello e vale il prezzo che hai detto». Ma l’altro, tornato dal rivenditore, riferì la cosa diversamente da quanto l’anziano gli aveva detto. Disse: «Ecco, l’ho mostrato al padre Gelasio ed egli mi ha detto che è caro e non vale la cifra che hai detto». Udito ciò, il fratello gli chiese: «L’anziano non ti ha detto nient’altro?». «No». Allora dice: «Non voglio più venderlo». E, preso da compunzione, ritornò dall’anziano per esprimergli il suo pentimento e lo pregò di riprendere il libro. Questi non voleva, ma alle parole del fratello: «Se non lo prendi non avrò pace», disse: «Se non puoi aver pace, lo prendo». Il fratello rimase quindi presso di lui fino alla morte, molto edificato dallo zelo del vecchio.

L’albero del frutto dell’obbedienza. Raccontavano del padre Giovanni che, ritiratosi a Scete presso un anziano della Tebaide, visse nel deserto. Il suo padre, preso un legno secco, lo piantò e gli disse di innaffiarlo ogni giorno con un secchio d’acqua, finché non desse frutto. L’acqua era tanto lontana che doveva partire alla sera per essere di ritorno al mattino. Dopo tre anni il legno cominciò a vivere e a dare frutti. L’anziano li colse e li portò ai fratelli radunati insieme, dicendo: «Prendete, mangiate il frutto dell’obbedienza».

Impariamo anche noi a tradurre il Vangelo in gesti concreti di bene e avremo     pace e gioia nel cuore e nello spirito, buone vacanze!                                         

Don Natale

14 luglio 2019.    EDUCARCI PER EDUCARE
Percorso formativo per genitori e adulti

Quando sarà terminata l’estate potremmo tirare le somme e potremmo constatare quante e quanto varie sono state le iniziative per aiutare a stare insieme, per condividere momenti di sano svago e di amicizia, per dare spazio a ragazzi e giovani per pensare, per riflettere in maniera divertente e impegnata. Un grazie grandissimo a tutti coloro che si sono spesi per questo prezioso servizio. Grazie per il prima e anche per il dopo di questi mesi.
C’era, ricordo, nel cortile degli zii in Friuli, come anche nei cortili vicini, una fontana che buttava sempre acqua buona, fresca anche se per me sapeva un po’ di ruggine, ma mi dicevano che era perché conteneva minerali che fanno bene alla salute. Poi cominciò a buttare sempre meno acqua e alla fine non buttò più niente e così anche le fontane dei vicini. Chiamarono gli esperti che sentenziarono che dopo il grande terremoto del 1976 le falde non erano più le stesse e per questo le sorgenti si erano esaurite.
Dopo il “terremoto” del cambio generazionale che oggi è molto più velocizzato, potremmo chiederci se anche le fonti delle nostre relazioni si sono esaurite, visto che non sappiamo più capire quello che i giovani e ragazzi dicono con le parole e soprattutto con il loro modo di fare, con le loro scelte e decisioni. E allora bisogna che i genitori, ma in generale noi adulti ci chiediamo come e dove ritrovare le fonti per far di nuovo zampillare l’acqua del dialogo, delle relazioni e, in fondo, del vero amore verso le giovani generazioni. Abbiamo ancora bisogno di imparare e dobbiamo chiederci come essere da adulti di fronte ai giovani e come essere ancora collaboratori nella formazione e nell’arte antica e sempre nuova dell’educare, per trasmettere valori e orientamenti come attrezzature, perché i giovani possano affrontare il futuro costruendolo nel loro presente.
Così lunedì 15 luglio alle ore 20,30 in sala Rufino avremmo modo di regalarci – genitori, adulti e giovani – un tempo per “educarci per educare” o, come meglio ci dirà il relatore Lorenzo Battistutta, che guiderà gli incontri, per non soffrire e fare soffrire pur volendo con tutto noi stessi solo voler bene e amare gli altri. Le tematiche presentate sono indicate come le tre intelligenze e si dividono in intelligenza emotiva, razionale e istintiva.
Scrive il formatore ed educatore Battistutta: “La nostra persona utilizza 3 canali principali di espressione con il mondo esterno che danno senso e risonanza alla relazione con se stessi e con gli altri. Conoscerle diventa un prezioso strumento per superare incomprensioni e tensioni all’interno di relazioni personali ed educative”.
L’invito che mi permetto di fare con una certa insistenza ai genitori e a tutti a cui sta a cuore il tema dell’educazione è quello di partecipare a questi tre incontri introduttivi per avere un primo assaggio di quello che vorremmo costruire durante l’anno come aiuto continuativo sul tema dell’educazione e della formazione del dialogo tra adulti e giovani.
Don Natale

7 luglio 2019. MENO MESSE E PIÙ MESSA

E’ questa una affermazione che circolava più di 30 anni fa. In essa si sottolineava che la verità della S. Messa non viene espressa dalla quantità di Messe celebrate, ma la S. Messa è dono di Gesù per la partecipazione attiva e consapevole di coloro che sono presenti. Così, sia detto con tutto il rispetto, talvolta a vedere dall’esterno non si ha la sensazione che ci sia un’assemblea che vive con autentica partecipazione la S. Messa, ma piuttosto un gruppo di persone che solo assiste alla celebrazione. La partecipazione autentica poi non si esaurisce nei gesti e nelle preghiere, ma è data dalla “verità” dei gesti e dalla ”sapienza” delle preghiere per un autentico coinvolgimento in quello che è celebrato in memoria di Gesù Cristo morto e risorto per la nostra salvezza: Gesù morendo sulla Croce ci ha fatto dono di sé e ci ha lasciano nel pane e nel vino la presenza del suo Corpo e del suo Sangue offerti per la remissione dei nostri peccati e quelli del mondo intero. Questo senza dimenticare che, là dove è possibile, si cerchi di andare incontro, negli orari e nei tempi, alle necessità della gente proprio per una più fruttuosa partecipazione. Le persone poi sappiano, nel caso, fare qualche sacrificio per vivere nel migliore dei modi la partecipazione alla S. Messa.
Così il cambio di orari, con gli inevitabili disagi che possono derivare da essi, non sono dei capricci ma nascono da reali difficoltà per combinare dignitosamente le varie celebrazioni, in modo che siano, anche da parte del celebrante, una vera liturgia di lode e di ringraziamento al Signore con tutta l’assemblea, senza fretta e con lo spazio per una vera condivisione di fede. Dall’altra parte il fatto che la partecipazione alla S. Messa comporti anche delle scelte che esigono qualche rinuncia e qualche sacrificio rende più vera la partecipazione a questo dono che il Signore ci ha chiesto di fare “in memoria di Lui”. Venendo poi alla celebrazione durante la settimana c’è da considerare che la presenza in parrocchia di un solo sacerdote durante il periodo estivo richiede anche qui di ci sia una qualche modifica. La presenza preziosa poi tra noi del diacono don Daniele ci permette di sostituire la celebrazione della santa Messa con la liturgia della Parola con la possibilità per chi lo desidera della S. Comunione. Per ciò durante la settimana questi sono gli orari delle celebrazioni:

Il lunedì, il mercoledì e il venerdì alle ore 7,00
e il martedì, il giovedì e il sabato alle ore 18,30
VERRÀ CELEBRATA LA SANTA MESSA
e
Il lunedì, il mercoledì e il venerdì alle ore 18,30
e il martedì, il giovedì alle ore 7,00
VERRÀ CELEBRATA LA LITURGIA DELLA PAROLA
CON LA POSSIBILITÀ DELLA SANTA COMUNIONE.

Quindi ogni giorno sarà celebrata la santa Messa e anche alternativamente la liturgia della Parola. Rimane chiaro che qualora ci fosse un altro sacerdote disponibile durante la settimana verrà celebrata la santa Messa al posto della liturgia della Parola come avviene normalmente durante l’anno. Spero che anche questi cambiamenti ci aiutino a “liberaci” da una certa abitudine consolidata che talvolta può “mortificare” una partecipazione gioiosa, fresca e nuova alle celebrazioni.
Don Natale