03 febbraio 2019 – “La carità non avrà mai fine”-

“La carità non avrà mai fine”

Oggi la liturgia ci presenta l’inno alla carità di San Paolo nella prima lettera ai Corinzi. Forse ci farà bene leggere a commento e riflettere su questa lettera aperta del parroco don Alessandro per Giovanni che è morto da solo in casa e  ritrovato dopo un mese.

Giovanni Irrera. Chi era? Giovanni Irrera non era nessuno. Come tale è morto. Quando? Non lo sappiamo. E’ stato trovato morto in casa sua sabato 26 gennaio 2019. Probabilmente è deceduto, stando alle condizioni del suo corpo, un mese fa. Abitava davanti alla nostra chiesa, pochi metri più in là del municipio. Nessuno lo ha cercato, nessuno si è preoccupato di lui. Era in vita solo per il fatto di essere nato, la sua storia muore con lui. Veniva alla Caritas a chiedere un po’ di aiuto. Andava in su e giù per il corso con quel suo giacchettone di pile, il berretto di lana, la barba non curata, il passo stanco, lo sguardo di chi non ha grandi motivi per vivere. Disse a qualcuno che si sarebbe trasferito altrove per cercare un lavoretto che gli permettesse di arrotondare la misera pensione di 300 euro con la quale doveva pagare l’affitto e provvedere a sé stesso. E invece il suo corpo abbandonato nel letto è restato qui, da prima di Natale. Nessuno gli era vicino quando si è sentito male nessuno gli ha preso la mano, nessuno gli ha sussurrato quelle parole che solo nell’ultimo istante dell’esistenza si ha il coraggio di pronunciare, nessuno lo ha incoraggiato dicendogli che, se anche il suo essere sulla terra fosse stato tutto un fallimento, il suo entrare in cielo sarebbe stato un trionfo. Nessuno ha pianto per lui, nessuno ha pregato. Nessuno conosceva la sua vita e la sua storia ma per quanto possa essere stata pessima, non meritava una morte così. Vorrei chiedere perdono a Giovanni a nome di tutti, a nome di quelli che non lo hanno mai salutato e di quelli che hanno pensato male di lui; a nome di chi non gli ha dato delle opportunità e a nome di chi (familiare o conoscente) a Natale aveva il dovere di fargli almeno una telefonata». Io credo che sia morto la notte di Natale (non ho nessuna prova ma le persone importanti agli occhi di Dio, nascono e muoiono in giorni importanti) quando gli angeli irruppero nel buio e annunciarono la pace ai pastori, agli ultimi della terra. Anche quella notte cantarono ma solo Giovanni ebbe l’opportunità di ascoltarli: Vorrei che la comunità conoscesse la sua non-storia e vorrei che tutti fossimo più attenti al nostro prossimo. Vorrei che il giorno del suo funerale ci fosse tutta la comunità non quella delle grandi occasioni ma quella degli uomini di buona volontà che desiderano e si impegnano affinché, almeno nella comunità di chi si dice cristiano, nessuno abbia a morire da solo.   

Don Alessandro