31 marzo 2019 – A metà Quaresima con passo spedito verso la Pasqua

A metà Quaresima con passo spedito verso la Pasqua -31 marzo2019                

La preghiera (colletta) del giovedì della terza settimana di Quaresima così si rivolge al Signore: ”Dio grande e misericordioso, quanto più si avvicina la festa della nostra redenzione, tanto più cresca in noi il fervore per celebrare santamente la Pasqua del tuo Figlio”.

Abbiamo passato già più della metà della quaresima e ormai vediamo avvicinarsi la festa più importante e fondamentale della vita del cristiano che è la festa di Pasqua. Allora è il tempo giusto per fermarci un attimo e fare il punto del nostro cammino fin qui e per riprendere poi, con lena ed entusiasmo, il tempo che ci rimane fino alla Pasqua.

Ricordiamo che ci eravamo proposti di valorizzare questo tempo di Quaresima con una preghiera più attenta, impegnandoci ad assumere uno stile di vita più sobrio ed essenziale e regalando agli altri un po’ del nostro tempo per aiutare, per ascoltare per andare a trovare chi era solo o triste. Verifichiamo dunque e ripartiamo con maggiore determinazione e con più serio impegno cercando eventualmente di recuperare il tempo perduto.

Impegno che deve orientarci con più entusiasmo a quella che è la mèta della vita del cristiano: l’incontro con Gesù Crocifisso e Risorto nella festa della sua e della nostra Pasqua.

Ci incamminiamo dunque tenendo lo sguardo del cuore attento e ben sveglio per celebrare con intensità di spirito la settimana tra tutte la più santa appunto la Settimana santa.

Essa inizia con la Domenica delle palme o degli ulivi che ci ricorda e ci impegna ad accogliere Gesù nella nostra vita e nelle nostre case nel segno dell’Ulivo benedetto e invocare la Sua benedizione.

Ci sono poi i primi tre giorni della Settimana santa con l’invito a fare visita a Gesù nell’Eucaristia per le 40 ore in cattedrale secondo il turno della nostra via e nella serata dedicata a Sindacale e Teson… e se questo non è possibile trovare in casa un tempo per la preghiera e la lettura del Vangelo.

E arriviamo  così al Triduo Pasquale del giovedì, venerdì e sabato santo.

Martedì scorso ci siamo riuniti con i rappresentanti dei Consigli Parrocchiali delle tre parrocchie: Concordia, Sindacale e Teson e all’ordine del giorno c’era anche la riflessione sul come rendere bella e partecipata ora e qui la Settimana santa per l’Unità Pastorale Concordiese.

Abbiamo concordato che ci sono delle celebrazioni che rivestono per ogni comunità uno specifico significato e che quindi vanno potenziate e mantenute vive esse sono:

Il Giovedì santo la celebrazione della Cena del Signore, in essa la comunità accoglie l’invito struggente ed accorato che Gesù ci rivolge: “Ho desiderato celebrare con voi questa Pasqua”.

La processione del Venerdì santo in cui i cristiani alla sera sono chiamati a seguire Gesù del suo cammino dall’Orto degli ulivi al Calvario con la Via Crucis per arrivare poi in un silenzio partecipe ed affettuoso e riconoscente al bacio della Croce.

La domenica di Pasqua dove la comunità canta con gioia l’Alleluia della risurrezione per annunciare a tutti che il Cristo è risorto è vivo e presente in mezzo alla sua comunità redenta, perdonata e salvata dalla sua morte e risurrezione nella Pasqua.

Rimangono due celebrazioni: la solenne liturgia del Venerdì santo ore 15,00 e la Santa Veglia Pasquale delle ore 21,00.

Alla domanda come rendere queste due celebrazioni segno di unità e capaci di esprimere la solennità dell’annuncio che contengono cioè la morte del Signore e la sua risurrezione mi è sembrato opportuno, dopo aver riflettuto e essermi consultato con il Consiglio di presidenza,  di chiedere di celebrarle ambedue in Cattedrale nella convinzione che esse per il carattere unico che rivestono proprio nella partecipazione di tutte le comunità della Unità Pastorale   possano esprimere con più visibilità l’unità verso la quale ci spingono i tempi che stiamo vivendo. Chiedo a tutti di capire che non è un impoverimento delle singole comunità ma un modo per arricchire di verità e autenticità quello che celebriamo.

Don Natale