29 dicembre 2019-TENEREZZA, SPERANZA E STUPORE IN NOME DI SANTO STEFANO

Il Santo Stefano che festeggiamo il 26 dicembre è più propriamente il patrono della Comunità di Concordia quello del 3 agosto riguarda più tutta la Diocesi. Guardando a questa figura mi pare che abbiamo da accogliere degli atteggiamenti importanti.
– Prima di tutto di fronte alla ferocia aggressiva dei suoi persecutori S. Stefano esprime un atteggiamento di mitezza, di tenerezza e di perdono. Viviamo in una società dove l’aggressione verbale, e molte volte anche quella fisica, sembrano essere sempre più il modo di vivere le relazioni tra di noi. Papa Francesco ha chiesto più volte che il Signore ci faccia scoprire la tenerezza del suo amore per essere a nostra volta capaci di vivere con mitezza e tenerezza le nostre relazioni con tutti. Sembra che una sana rivolta contro ogni aggressione verbale e fisica stia sorgendo dalla gente e chieda di poter vivere nella tenerezza rapporti di buon vicinato con tutti.
– S. Stefano mentre veniva lapidato si rivolgeva al Signore con la preghiera di intercessione e metteva nelle mani del Signore il suo spirito. Affermava così la grande speranza cristiana della vita oltre la soglia oscura della morte. Osservando i cristiani sempre più stanchi e intristiti ci viene da chiederci se ancora abita in noi la grande speranza della risurrezione, di una vita che avrà la sua pienezza e la sua gioia nell’amore eterno di Dio. Credo che noi cristiani abbiamo bisogno di ritrovare la gioia della speranza, una speranza che guarda con fiducia al futuro e che ci conferma che le fatiche e l’impegno nella vita concreta di ogni giorno non è né inutile né va sprecata ma è collegata alla speranza grande della vita che non conosce tramonto. Come cristiani non possiamo dimenticarci di ancorare la nostra vita a questa certezza che dà valore a ogni gesto della nostra esistenza. Ricordiamo anche qui quello che disse papa Francesco ai giovani ai quali raccomandò con forza di non lasciarsi rubare la speranza.
– In fine S. Stefano prima di consegnare la sua vita a Dio alzò gli occhi al cielo in un gesto di fiducia e di abbandono nel Signore. In questi tempi ci stiamo rendendo conto, spero, che abbiamo deturpato e rovinato quel giardino in cui Dio ci aveva posto e la mancata nostra salvaguardia del creato ci manifesta le ferite che le abbiamo inferto. Abbiamo perso l’abitudine di alzare gli occhi al cielo abbiamo smesso di meravigliarci del bello, abbiamo dimenticato lo stupore della bellezza così abbiamo finito per rovinare per egoismo e ingordigia la terra. La salvaguardia del creato, la cura della terra su cui viviamo è responsabilità di tutti e impegno di ciascuno.
Per individuare un percorso della Unità Pastorale in questo nuovo anno sappiamo di dover costruire un cammino a partire da tre indicazioni che sono emerse dalla Visita Pastorale del Vescovo esse sono:
1. Impegno a ripensare l’annuncio della fede a partire dal generarla in una fattiva collaborazione tra famiglie, ragazzi- giovani e parrocchia. Questo implica un riorganizzare anche tutta la proposta di catechesi non pensata solo per i bambini e i ragazzi ma a partire dagli adulti.
2. Rivitalizzare la dignità e la corresponsabilità del Battesimo, non come una delega concessa ma in forza della grazia dei sacramenti della iniziazione cristiana. Questo vuol dire che ciascuno di noi proprio in forza del battesimo è chiamato ad essere testimone e missionario della proposta del vangelo in ogni ambiente di vita a cominciare dalla propria famiglia.
3. Rinnovare i Consigli di Partecipazione a partire dai Consigli Pastorali e i Consigli per gli Affari economici, anche per riscoprire e promuovere nuove ministerialità che possano rispondere alle esigenze e alle necessità dei nostri tempi.
don Natale

TENEREZZA, SPERANZA E STUPORE IN NOME DI SANTO STEFANO

Il Santo Stefano che festeggiamo il 26 dicembre è più propriamente il patrono della Comunità di Concordia quello del 3 agosto riguarda più tutta la Diocesi. Guardando a questa figura mi pare che abbiamo da accogliere degli atteggiamenti importanti.
– Prima di tutto di fronte alla ferocia aggressiva dei suoi persecutori S. Stefano esprime un atteggiamento di mitezza, di tenerezza e di perdono. Viviamo in una società dove l’aggressione verbale, e molte volte anche quella fisica, sembrano essere sempre più il modo di vivere le relazioni tra di noi. Papa Francesco ha chiesto più volte che il Signore ci faccia scoprire la tenerezza del suo amore per essere a nostra volta capaci di vivere con mitezza e tenerezza le nostre relazioni con tutti. Sembra che una sana rivolta contro ogni aggressione verbale e fisica stia sorgendo dalla gente e chieda di poter vivere nella tenerezza rapporti di buon vicinato con tutti.
– S. Stefano mentre veniva lapidato si rivolgeva al Signore con la preghiera di intercessione e metteva nelle mani del Signore il suo spirito. Affermava così la grande speranza cristiana della vita oltre la soglia oscura della morte. Osservando i cristiani sempre più stanchi e intristiti ci viene da chiederci se ancora abita in noi la grande speranza della risurrezione, di una vita che avrà la sua pienezza e la sua gioia nell’amore eterno di Dio. Credo che noi cristiani abbiamo bisogno di ritrovare la gioia della speranza, una speranza che guarda con fiducia al futuro e che ci conferma che le fatiche e l’impegno nella vita concreta di ogni giorno non è né inutile né va sprecata ma è collegata alla speranza grande della vita che non conosce tramonto. Come cristiani non possiamo dimenticarci di ancorare la nostra vita a questa certezza che dà valore a ogni gesto della nostra esistenza. Ricordiamo anche qui quello che disse papa Francesco ai giovani ai quali raccomandò con forza di non lasciarsi rubare la speranza.
– In fine S. Stefano prima di consegnare la sua vita a Dio alzò gli occhi al cielo in un gesto di fiducia e di abbandono nel Signore. In questi tempi ci stiamo rendendo conto, spero, che abbiamo deturpato e rovinato quel giardino in cui Dio ci aveva posto e la mancata nostra salvaguardia del creato ci manifesta le ferite che le abbiamo inferto. Abbiamo perso l’abitudine di alzare gli occhi al cielo abbiamo smesso di meravigliarci del bello, abbiamo dimenticato lo stupore della bellezza così abbiamo finito per rovinare per egoismo e ingordigia la terra. La salvaguardia del creato, la cura della terra su cui viviamo è responsabilità di tutti e impegno di ciascuno.
Per individuare un percorso della Unità Pastorale in questo nuovo anno sappiamo di dover costruire un cammino a partire da tre indicazioni che sono emerse dalla Visita Pastorale del Vescovo esse sono:
1. Impegno a ripensare l’annuncio della fede a partire dal generarla in una fattiva collaborazione tra famiglie, ragazzi- giovani e parrocchia. Questo implica un riorganizzare anche tutta la proposta di catechesi non pensata solo per i bambini e i ragazzi ma a partire dagli adulti.
2. Rivitalizzare la dignità e la corresponsabilità del Battesimo, non come una delega concessa ma in forza della grazia dei sacramenti della iniziazione cristiana. Questo vuol dire che ciascuno di noi proprio in forza del battesimo è chiamato ad essere testimone e missionario della proposta del vangelo in ogni ambiente di vita a cominciare dalla propria famiglia.
3. Rinnovare i Consigli di Partecipazione a partire dai Consigli Pastorali e i Consigli per gli Affari economici, anche per riscoprire e promuovere nuove ministerialità che possano rispondere alle esigenze e alle necessità dei nostri tempi.
don Natale